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Meditazioni 11 marzo 2013

Alla vigilia del Conclave, ci introduciamo all’Affidamento leggendo la lettera che il 22 febbraio scorso, Nicolino ha desiderato inviare ai Padri Cardinali:  
Eminenza Reverendissima,
in questa ora così decisiva per la vita della santa Chiesa e del mondo intero, portando il cuore e la voce di tutti gli aderenti alla Compagnia Fides Vita, desidero renderLa partecipe di come, ogni giorno di più, la nostra appassionata mendicanza si unisce a quella che si sta innalzando al Signore da ogni angolo della terra.
Ancora profondamente commossi, continuiamo a lasciarci provocare dalla decisione del Santo Padre e dalla sua struggente testimonianza; la testimonianza di inaudita libertà, di radicale umiltà e di assoluto amore di un uomo totalmente spalancato e consegnato alla volontà di Dio, realmente immedesimato con il Signore Gesù e fedelmente mobilitato per il bene e l’edificazione della santa Chiesa. Tutta la vita del Papa – sin dentro questo suo gesto ultimo e radicale – continua splendentemente a mostrare che la Chiesa è la Chiesa del Signore Gesù e che è lo Spirito del Signore Risorto, vivo e presente, che la fa e la guida attraverso coloro che Lui chiama. Ciascuno di noi, accogliendo una tale testimonianza, non può che sentirsi colpito, profondamente provocato, e quindi ritrovarsi rinnovato e cambiato, più ardentemente mosso per la Gloria di Cristo nella struggente e indomabile passione per ogni uomo.
Con il cuore gonfio di questa irrefrenabile commozione, molte volte in questi giorni il mio – il nostro – pensiero è corso al Collegio dei Cardinali, e particolarmente a Lei, Eminenza carissima, che in questi anni ha continuato a manifestarci la Sua premurosa e attenta paternità, la Sua costante e puntuale amicizia, la Sua sorprendente e confortante stima. Ed il pensiero, immediatamente e semplicemente, si è fatto mendicanza; mendicanza di Colui da cui tutto ha origine, in cui tutto consiste, a cui tutto è destinato: Cristo Redentore dell’uomo.
La ragione di queste righe sta proprio in questo: nel desiderio di condividerLe che ad accompagnare la Vostra drammatica responsabilità vi è l’umile e certa preghiera di un popolo intero, di quel popolo di santi e di peccatori che è la Chiesa; nel desiderio di parteciparLe che questo popolo, ed in esso il piccolo popolo di questa nostra cara Compagnia, guarda con fiducia a coloro che, innanzitutto, sono chiamati a non disperdere l’immensa eredità lasciata da Benedetto XVI e, con audace figliolanza, domanda che la Chiesa tutta, il gregge dietro al suo pastore, possa ritrovarsi in Colui che è la verità della realtà, l’iniziativa e il compimento, l’atteso significato e la puntuale soddisfazione, l’inesausta misericordia, la viva e certa speranza, l’unica salvezza: Cristo Redentore dell’uomo.
Desideriamo, insomma, che possa giungere a Lei e ai Suoi Confratelli l’abbraccio umile e certo della nostra orante figliolanza affinché, di fronte all’alto e grave compito di riconoscere il Successore di Benedetto, il Successore di Pietro, possiate essere totalmente attenti e aperti al soffio e all’azione dello Spirito Santo, e affinché possiate trovare sostegno e conforto nel solo Consolatore, nell’unico Paràclito. Sì, in comunione con tutta la Chiesa, stretti attorno al Sacro Collegio, congiunti al cuore di Benedetto XVI, osiamo, già fin d’ora, mendicare l’intercessione della Madonna e la presenza dello Spirito Santo perché suggerisca e assicuri alla santa Chiesa il dono di un Padre che la guidi e la governi, servendola e amandola come successore di Pietro e come dolce Cristo in terra.
Certi che la Divina Misericordia abbraccia sempre e non abbandona mai il popolo dei redenti, imploriamo il miracolo della nostra conversione e rinnoviamo la nostra promessa di ardente e filiale obbedienza alla santa madre Chiesa e a colui che avrà dal Signore la personale chiamata e il drammatico privilegio di essere il Successore di Pietro, accompagnandolo sin d’ora con la nostra confidente preghiera.
RingraziandoLa di vero cuore per il prezioso e amorevole servizio che ha svolto e che sta svolgendo per il bene di tutta la Chiesa e di ogni uomo, mi permetta di assicurarLa alla certa e tenerissima protezione della Vergine Maria e di salutarLa in Cristo Gesù Nostro Signore.

…Invocazione allo Spirito Santo

Alla preghiera per Benedetto XVI, per tutti i Cardinali e per il nuovo Successore di Pietro che chiediamo in dono al Signore, uniamo la preghiera per il nostro carissimo Nicolino e per tutti i nostri cari malati; in particolare preghiamo per il piccolo Pietro, che se Dio vorrà nascerà giovedì, e per i suoi genitori Marco e Maria; preghiamo per Nicole, una bambina che domani dovrà subire una delicata operazione, per Brando e per Marcella. Alla Divina Misericordia affidiamo l’anima di Luigia è morta mercoledì.

Nel primo mistero del dolore contempliamo l’agonia di Gesù nel Getsemani
Cristo nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito pere la sua pietà. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza per tutti coloro che gli obbediscono (Eb 5,7-9).

Nel secondo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene flagellato
Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia (1Pt 1,18-19).

Nel terzo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene coronato di spine
Sopporto ogni cosa per gli eletti, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Certa è questa parola: se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo (2Tm 2,10-12a).

Nel quarto mistero del dolore contempliamo Gesù che sale al Calvario
Mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio (1Cor 1,22-24).

Nel quinto mistero del dolore contempliamo Gesù che muore in croce
L’amore di Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e  risuscitato per loro (2Cor 5,14-15).