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Meditazioni 20 ottobre 2014

Solo nella compagnia di Cristo, nell’esperienza di contemporaneità con la sua presenza, anche dentro mille fatiche, errori, paure e contraddizioni, tutto quello che siamo, quello che ci accade di vivere o che siamo chiamati a vivere, tutta la realtà segnata da una molteplicità di circostanze, fattori, rapporti… l’amore alla propria donna, al proprio uomo, ai figli, il lavoro, il dolore, la malattia… tutti gli istanti anche quelli più banali, tutto, ma proprio tutto, è pienamente abbracciato, veramente spiegato, riconosciuto nel suo vero e pieno significato. È veramente amato, posseduto, sopportato e sopportabile, affrontato e affrontabile, possibile e resistente; ragionevole e libero, totale e compiuto. Tutto emerge sempre come occasione e strada. (Nicolino Pompei, Senza di me non potete fare nulla).

In comunione con Papa Francesco, rendiamo grazie a Dio per il Sinodo che si è appena concluso e affidiamo il cammino della Santa Chiesa all’intercessione di Maria Santissima e del beato Paolo VI che nel suo diario al termine del Concilio Vaticano II scrisse: “Forse il Signore mi ha chiamato e mi tiene a questo servizio non tanto perché io vi abbia qualche attitudine, o affinché io governi e salvi la Chiesa dalle sue presenti difficoltà, ma perché io soffra qualche cosa per la Chiesa, e sia chiaro che Egli, e non altri, la guida e la salva”. Preghiamo anche per Nicolino, per il nostro Convegno ormai prossimo, per Pietro, Alessandra e tutte le persone malate, in particolare un bambino ricoverato in gravi condizioni al Gaslini. Preghiamo anche per tutti i nostri cari defunti, in particolare per Lino e per Ugo di cui in questi giorni ricorre il primo anniversario della morte.

Nel primo mistero della gloria contempliamo la resurrezione di Gesù
“Il cristianesimo è gioia. La fede è gioia. La grazia è gioia. Cristo è la gioia, la vera gioia del mondo. (…) Perché risolviamo la vita cristiana in felicità umana? È facile intendere. Perché vogliamo a tutti augurare di sperimentare il cristianesimo, il quale altro non è che la derivazione del mistero pasquale, nei suoi termini veri, che sono quelli della soluzione e della soddisfazione dei problemi umani!” (Beato Paolo VI, in Volantino di Fides Vita Santa Pasqua 1989).

Nel secondo mistero della gloria contempliamo l’ascensione di Gesù al cielo
L’ascensione di Gesù al Cielo ci fa intravedere qualche cosa della Sua Gloria immortale! Nello stesso tempo ci fa pensare all’oltretomba riguardo a noi morituri, destinati alla fine dei nostri giorni alla sopravvivenza nella comunione dei Santi. La fede allora diventa speranza: una speranza vittoriosa emana dal Mistero dell’Ascensione, fonte ed esempio del nostro futuro destino e che può e deve sorreggere il faticoso cammino del nostro pellegrinaggio terrestre. La speranza, ci ha assicurato Gesù, non delude (Beato Paolo VI, Discorso del maggio 1975).

Nel terzo mistero della gloria contempliamo la Pentecoste
Di che vive la Chiesa? La questione si dirige verso ciò ch’è principio interiore della sua vita; principio originale, che la distingue da ogni altra società; principio indispensabile, com’è il respiro per la vita fisica dell’uomo; principio divino, che fa del figlio della terra un figlio del Cielo, e che conferisce alla Chiesa la sua mistica personalità: lo Spirito Santo. La Chiesa vive di Spirito Santo. La Chiesa è nata veramente, si può dire, il giorno di Pentecoste. Il bisogno primo della Chiesa è di vivere sempre la Pentecoste (Beato Paolo VI, Udienza del 12 ottobre 1966).

Nel quarto mistero della gloria contempliamo l’assunzione in cielo di Maria
O Maria Immacolata Assunta in cielo, tu che vivi beatissima nella visione di Dio: di Dio Padre che fece di te alta creatura, di Dio Figlio che volle da te essere generato uomo e averti sua madre, di Dio Spirito Santo che in te compì la concezione umana del Salvatore. O Maria purissima o Maria dolcissima e bellissima, o Maria donna forte e pensosa, o Maria povera e dolorosa, o Maria vergine e madre, donna umanissima come Eva più di Eva. Vicina a Dio nella tua grazia, nei tuoi privilegi, nei tuoi misteri, nella tua missione, nella tua gloria. O Maria assunta nella gloria di Cristo, nella perfezione completa e trasfigurata della nostra natura umana. O Maria porta del cielo, specchio della luce divina, santuario dell’Alleanza tra Dio e gli uomini, lascia che le nostre anime volino dietro a te, lascia che salgano dietro il tuo radioso cammino, trasportate da una speranza che il mondo non ha, quella della beatitudine eterna. Confortaci dal cielo o Madre pietosa, e per le tue vie della purezza e della speranza guidaci un giorno all’incontro beato con te e con il tuo divin Figlio il nostro Salvatore Gesù. Amen (Beato Paolo VI, Preghiera a Maria Assunta).

Nel quinto mistero della gloria contempliamo Maria che viene coronata Regina
Se il Signore ci chiamasse adesso, saremmo pronti? Un cristiano dovrebbe sempre poter dire: «sono pronto, sono in grazia di Dio, sono pellegrino verso quella meta, non sono fuori strada, sono fedele, sono cristiano, faccio il mio dovere, e allora posso condividere con tranquilla coscienza, senza presunzione, la grande speranza del Paradiso, la gioia che oggi Noi celebriamo inneggiando alla Madonna». Tutto poi si riduce, in fondo, a queste due cose: amare Dio ed amare il prossimo. Siamo fedeli a questo programma, vediamo in sintesi il nostro destino. Che la Madonna appunto ci insegni a vivere bene la giornata che passa, anche questa piena di doni del Signore e della Provvidenza. E guardiamo di mettere nel nostro cuore il grande desiderio, il grande amore che fu quello di Maria, l’amore del Cielo (Beato Paolo VI, Omelia del 15 agosto 1972).