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Meditazioni 23 giugno 2014

La domanda della presenza di Cristo è tutta la mendicanza del cuore di ogni uomo. È ciò che fonda il suo vero bisogno e il suo sterminato desiderio dentro ogni istante della sua vita. Tutto l’essere dell’uomo è attesa dell’Essere di Cristo. Prendere sul serio l’esperienza di noi stessi come il tralcio, anche nel rapporto con altri tralci, ci fa emergere in quell’essere fame e sete di quella linfa vitale e infinita che sola può nutrire, dissetare, compiere e soddisfare noi stessi dentro ogni rapporto. Avere a cuore il bene e la felicità di noi stessi come dell’altro, della nostra donna, dei nostri figli, del collega di lavoro… non può che renderci più disponibili e più attenti alla verifica di quella dinamica necessaria che Gesù ci indica attraverso la parabola [della vite e del tralcio], perché la sua presenza sia l’avvenimento da cui attendiamo tutto e in cui concepiamo tutto e tutti. Nella vita di un uomo che ha avuto la grazia del sorprendente e travolgente incontro con Cristo, come è accaduto a ciascuno di noi, non c’è nient’altro da domandare, da attendere, da favorire e da vivere se non lui e il rimanere nel suo amore (Nicolino Pompei, Senza di me non potete fare nulla).

In comunione con Papa Francesco, preghiamo per tutti i cristiani che vivono in Medio Oriente perché possano continuare a vivere nella terra in cui il Cristianesimo ha avuto origine; preghiamo per tutti i cristiani che in varie parti del mondo subiscono persecuzioni a causa della loro fede e in particolare per la famiglia del nostro carissimo amico Paul Bhatti in Pakistan e per Meriam, che rischia la pena di morte in Sudan. Affidiamo a Maria Santissima Alessandra, Gianluca e tutta la loro carissima famiglia; Franco, Laura e tutte le persone malate. Preghiamo per tutti i nostri ragazzi che in questi giorni stanno sostenendo gli esami, per Nicolino e tutte le intenzioni che porta nel suo cuore.

O Dio, vieni a salvarmi!
Signore, vieni presto in mio aiuto!
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo
Come era nel principio è ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen

…Invocazione allo Spirito Santo

Nel primo mistero del dolore contempliamo l’agonia di Gesù nell’Orto degli Ulivi
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,51). Gesù sottolinea che non è venuto in questo mondo per dare qualcosa, ma per dare sé stesso, la sua vita, come nutrimento per quanti hanno fede in Lui (Papa Francesco, Angelus del 22.06.14).

Nel secondo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene flagellato
Questa nostra comunione con il Signore impegna noi, suoi discepoli, ad imitarlo, facendo della nostra esistenza, con i nostri atteggiamenti, un pane spezzato per gli altri, come il Maestro ha spezzato il pane che è realmente la sua carne. Per noi, invece, sono i comportamenti generosi verso il prossimo che dimostrano l’atteggiamento di spezzare la vita per gli altri (Ibi).

Nel terzo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene coronato di spine
La carità di Cristo, accolta con cuore aperto, ci cambia, ci trasforma, ci rende capaci di amare non secondo la misura umana, sempre limitata, ma secondo la misura di Dio. E qual è la misura di Dio? Senza misura! La misura di Dio è senza misura. Tutto! Tutto! Tutto! Non si può misurare l’amore di Dio: è senza misura! E allora diventiamo capaci di amare anche chi non ci ama: e questo non è facile. Amare chi non ci ama… Non è facile! Perché se noi sappiamo che una persona non ci vuole bene, anche noi siamo portati a non volerle bene. E invece no! Dobbiamo amare anche chi non ci ama! (Ibi).

Nel quarto mistero del dolore contempliamo Gesù che sale al Calvario portando la croce
Opporci al male con il bene, perdonare, condividere, accogliere. Grazie a Gesù e al suo Spirito, anche la nostra vita diventa “pane spezzato” per i nostri fratelli. E vivendo così scopriamo la vera gioia! La gioia di farsi dono, per ricambiare il grande dono che noi per primi abbiamo ricevuto, senza nostro merito. È bello questo: la nostra vita si fa dono! Questo è imitare Gesù. Io vorrei ricordare queste due cose. Primo: la misura dell’amore di Dio è amare senza misura. E’ chiaro questo? E la nostra vita, con l’amore di Gesù, ricevendo l’Eucaristia, si fa dono. Come è stata la vita di Gesù. Non dimenticare queste due cose: la misura dell’amore di Dio è amare senza misura. E seguendo Gesù, noi, con l’Eucaristia, facciamo della nostra vita un dono (Ibi).

Nel quinto mistero del dolore contempliamo Gesù che muore in croce
Gesù, Pane di vita eterna, è disceso dal cielo e si è fatto carne grazie alla fede di Maria Santissima. Dopo averlo portato in sé con ineffabile amore, Ella lo ha seguito fedelmente fino alla croce e alla risurrezione. Chiediamo alla Madonna di aiutarci a riscoprire la bellezza dell’Eucaristia, a farne il centro della nostra vita, specialmente nella Messa domenicale e nell’adorazione (Ibi).