HOME > Articoli vari > Coppia filippina al Sinodo: La famiglia tradizionale è un dono, per le altre serve carità illuminata

Coppia filippina al Sinodo: La famiglia tradizionale è un dono, per le altre serve carità illuminata

AsiaNews del 16 ottobre 2014

Una coppia sposata, con quattro figli, unita, ha superato sfide terribili grazie alla fede. E non ha mai smesso di “arrendersi” alla volontà di Dio, continuando a sostenere altre famiglie nonostante gravi problemi di salute e dubbi terribili. Cynthia e George Campos sono una delle coppie che ha presentato al Sinodo sulla famiglia in corso in Vaticano la propria testimonianza di vita e di missione. Con un richiamo ai Padri sinodali: “Per le nuove forme di famiglia irregolare, servono carità illuminata, preparazione e nuove forme di accompagnamento”. Di seguito il testo completo dell’intervento (traduzione in italiano a cura di AsiaNews).
La nostra chiamata alla vocazione
George: “Io e Cynthia ci siamo sposati nel 1987, e siamo stati benedetti con quattro figli. Nel 1990 siamo divenuti membri di ‘Coppie per Cristo’, un’associazione privata di fedeli laici di diritto pontificio. Ci siamo impegnati a essere una catechesi viva della nostra visione della vita, come ‘famiglie nello Spirito Santo che rinnovano la faccia della Terra’ sulla base della nostra missione: ‘Costruire la Chiesa della casa e dei poveri’. Siamo presenti in 170 nazioni.
Discernimento vocazionale
Cynthia: “Io avevo chiesto di poter divenire suora con le Rosas Hermanas (le sorelle Serve dello Spirito Santo), una congregazione contemplativa. Ero stata accettata, ma mi era stato chiesto di frequentare un ritiro personale diretto da un sacerdote. Alla fine del ritiro, questo sacerdote mi ha detto: ‘Tu non sei chiamata alla vita religiosa. Dio ti darà un marito che ti aiuterà a crescere i figli che Lo serviranno in futuro. Il tuo lavoro è fuori’. Dopo quello che poteva sembrare un respingimento da parte del Signore, sono tornata a scuola per finire i miei studi. Tra l’altro, George serviva l’altare nello stesso convento dove avevo chiesto di entrare.
George: “Sono arrivato ad avere un ruolo molto alto nella compagnia dove ho lavorato per 25 anni. All’età di 46 anni, ho deciso di dimettermi. Ho detto al proprietario: ‘Ho speso la prima metà della mia vita servendo questa compagnia, ora voglio spendere la seconda metà servendo il Signore’. Anche Cynthia, a 47 anni, si è dimessa: così abbiamo potuto iniziare a servirLo insieme come coppia.
Abbiamo approfondito la fede e l’amore per il Signore attraverso la formazione e degli incontri di preghiera settimanali con altre coppie. Questo incontro benedetto con Gesù ci ha portati a divenire discepoli missionari a tempo pieno. I nostri figli ci hanno seguito. Si sono uniti ai Ministeri familiari di ‘Coppie per Cristo’ iniziando con i ragazzi, i giovani e i singles per Cristo. Insieme siamo stati in missione in Vietnam, Thailandia e Australia.
Una gravidanza pericolosa
Cynthia: “Durante la mia quarta gravidanza, mi hanno diagnosticato un diabete gestazionale e una preeclampsia [la gestosi ndr]. Ci hanno detto che la mia vita era a rischio, se avessi deciso di portare a termine la gravidanza, e che c’era un’alta probabilità che mio figlio nascesse anormale. Ci hanno avvisato di scegliere tra continuare o assumerci questi rischi. È stato davvero un test di fede e di arrendevolezza al Signore. Abbiamo deciso di tenere il bambino e obbedire alla volontà di Dio. Per grazia del Signore, siamo sopravvissuti entrambi: oggi mia figlia Christen è in salute e piena di vita.
Una diagnosi di cancro al seno
Cynthia: “Nel 1998 mi hanno diagnosticato un cancro al seno, che mi lasciava tra i tre e i sei mesi di vita. Invece di lasciare il nostro servizio abbiamo continuato, sostenuti dalla preghiera della mia famiglia e dalla nostra comunità di ‘Coppie per Cristo’. Nela mia preghiera dicevo: ‘Signore, soltanto agitando un mignolo potresti guarirmi. Devi soltanto volerlo’. Dio ha ascoltato le nostre preghiere e ora sono qui, davanti a voi, curata con un semplice intervento medico e una dosa di antibiotici”.
George: “La formazione pastorale e il sostegno di ‘Coppie per Cristo’ ci ha dato forza e sostegno nelle sfide quotidiane che abbiamo affrontato. Ma cosa ne è di coloro che non hanno il privilegio di poter contare su un gruppo di sostegno? Ecco perché la nostra missione continua con passione sempre maggiore. ‘Coppie per Cristo’ ha dei ministeri per uomini maturi (‘Servi del Signore’) e per le donne single, che hanno il marito all’estero o che lo hanno perso per morte, separazione legale/divorzio o per divergenze di opinioni sui gruppi cattolici (le ‘Ancelle del Signore’).
Per le coppie in situazioni irregolari è stato creato il ministero ‘Il pozzo di Giacobbe’. Il nome è ispirato dalla conversazione che Gesù ha con la donna samaritana nel Vangelo di Giovanni (4,1-42). Questo progetto non sta progredendo bene sia a causa della reciproca inquietudine fra i componenti sia per la mancanza di preparazione, di interazione e di consiglio da parte della Chiesa, secondo la quale la nostra organizzazione è pensata soltanto per le coppie sposate in Cristo.

Una carità pastorale illuminata che inauguri forme innovative di “accompagnamento”, di formazione coniugale spirituale e di partecipazione inclusiva nella vita della Chiesa – che porti alla piena comunione – ha bisogno di promozione e attuazione da parte dei nostri ministri ordinati.
Caritas Christi urget nos.
Grazie!