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E alla fine i padri si votano a san Luca

di Luciano Moia - Avvenire del 18 ottobre 2014

«Ma secondo voi il Papa ci ha convocati qui perché ci limitassimo a ripetere tutto quello che già sappiamo, oppure per trovare insieme una strada che renda possibile annunciare con maggior freschezza il Vangelo della famiglia?».
La domanda è arrivata nel bel mezzo del dibattito sul Messaggio che ieri pomeriggio ha tenuto a lungo inchiodati i padri sinodali. Il cosiddetto nuntius era stato steso da un cardinale biblista che ha solitamente grande facilità di scrittura ed era riuscito a trovare accenti quasi poetici per un testo finalizzato a sintetizzare il meglio delle varie opinioni. Che poi, nella vulgata mediatica, sono state ridotte a due: chi propende per uno sguardo pastorale benevolo per le situazioni determinate dalle varie fragilità familiari e chi vorrebbe limitarsi a ribadire la dottrina di sempre. In realtà, come più volte è stato fatto notare, gli orientamenti sono più sfumati e, sia da una parte sia dall’altra, gli interventi sono stati segnati dalla preoccupazione di rendere più efficace l’annuncio cristiano. Ma quella sintesi alata ha fatto comunque discutere. Troppo segnata da una volontà di apertura?
Ma come sarebbe un accolto un documento – è stato fatto notare – che fornisse l’impressione di chiudere tutte le strade? Stamattina il documento viene votato. «Domani (oggi, ndr) ricordiamo san Luca medico. Preghiamolo perché guarisca qualche cuore indurito», è stato il commento di un padre nel lasciare l’Aula sinodale.