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Il monito del Sinodo sulle orme delle indicazioni di Benedetto XVI ai fidanzati

di Giacomo Galeazzi - Avvenire (8 ottobre 2014)

Questa proposta implica una maggior istruzione dei futuri sposi sul VI Comandamento del decalogo Questa proposta implica una maggior istruzione dei futuri sposi sul VI Comandamento del decalogo
“Maggiore cura pastorale per i futuri sposi”. Per non intasare dopo i tribunali ecclesiastici, servono corsi pre-matrimoniali più severi. Il Sinodo straordinario sulla famiglia indica la necessità di percorsi di formazione più severi per fidanzati “senza timore di veder diminuire il numero delle nozze celebrate in chiesa” .
Quindi “il cammino di preparazione al sacramento del matrimonio deve essere lungo, personalizzato e anche severo, senza timori di vedere eventualmente diminuire il numero di nozze celebrate in chiesa; altrimenti, si corre poi il rischio di intasare i tribunali con le cause matrimoniali”, avverte il Sinodo convocato da Francesco in Vaticano.
«È necessaria una maggiore preparazione al matrimonio, affinché esso sia non solo valido ma anche fruttuoso -si spiega nella nota della Santa Sede- bisogna trasmettere una visione del matrimonio non solo come un punto di arrivo ma come un cammino verso una meta più alta, come una strada di crescita personale e di coppia, come una forza e una fonte di energia. La scelta matrimoniale è una vera e propria vocazione che ha bisogno di fedeltà e di coerenza per risultare un vero luogo di crescita e di salvaguardia della società umana». Per questo motivo, «i coniugi vanno accompagnati costantemente nel loro percorso di vita matrimoniale, attraverso una pastorale familiare intensa e vigorosa», anche per contrastare «l’influenza dei massmedia, a volte invadente, nel presentare ideologie contrarie alla dottrina della Chiesa sulla famiglia e sul matrimonio».
Già tre anni fa la questione era stata posta all’attenzione delle diocesi italiane in occasione del Congresso Eucaristico di Ancona. «Spesso i futuri sposi sono lontani dalla Chiesa», evidenziò papa Ratzinger nell’incontro con i fidanzati In piazza del Plebiscito, vicino alla cattedrale del capoluogo marchigiano, sollecitando i vescovi ad accompagnare al matrimonio con maggiore attenzione i fidanzati.
L’11 settembre scorso, per la prima volta nei suoi viaggi pastorali, a conclusione della sua visita ad Ancona, Benedetto XVI aveva incontrato alcune coppie di giovani fidanzati. La Chiesa è chiamata a farsi carico delle esigenze di formazione specifica del cammino vocazionale di risposta alla chiamata di Dio verso ciascun fidanzato, finalizzato ad aiutare i giovani a creare una base solida al dialogo ed alla comunicazione di coppia, che li sostengano in tutte le fasi della futura vita coniugale, nonché nella partecipazione alla vita sociale ed ecclesiale.
Benedetto XVI aveva esortato i futuri sposi a “non pensare, secondo una mentalità diffusa, che la convivenza sia garanzia per il futuro”. In risposta all’invito di Benedetto XVI, la Cei, attraverso l’ufficio nazionale per la pastorale della famiglia, ha favorito la riflessione sul valore e il significato del fidanzamento nel contesto della cultura giovanile attuale. Un approfondimento condotto attraverso le coordinate antropologiche e sociologiche in cui viene, di norma, vissuto il tempo del fidanzamento il quale, oggi, è per lo più momento dai contorni molto sfumati, privo di identità precisa. Insomma una teologia del fidanzamento in grado di sviluppare il tempo di maturazione della fede e delle responsabilità reciproche dei fidanzati, “nell’aiutarsi vicendevolmente a crescere nello zelo per l´amore che Dio ha acceso nei loro cuori”.