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L’eutanasia per i bambini accelera solo l’auto-genocidio dell’Europa. E non è un diritto: è la fine del diritto

di Leone Grotti - Tempi del 29/11/2013

Intervista al cardinale Sgreccia, ex presidente della Pontificia accademia per la vita, sulla legge in via di approvazione in Belgio. «La dolce morte serve ad alleviare non le sofferenze di chi sta male, ma il peso di chi sta bene»
«L’Europa ha intrapreso il cammino dell’auto-genocidio. Quello che è successo segnala un calo drastico di umanità, un abbassamento del livello di civiltà». Il cardinale Elio Sgreccia, ex presidente della Pontificia accademia per la vita, si riferisce alla decisione presa dalla Commissione del Senato belga che ha autorizzato l’estensione dell’eutanasia ai bambini. La legge per essere approvata dovrà ottenere il via libera dalle due Camere ma come dichiara Sgreccia a tempi.it questo primo voto «è un salto di inaudita gravità che disumanizza il rapporto tra adulti e bambini e legalizza un grave delitto contro la vita umana».

Eminenza, chi appoggia la legge in Belgio dice di farlo in nome della «dignità dei malati».

L’eutanasia è un grave crimine contro la vita umana. Quella della dignità è solo una scusa: nessuno è padrone della sua vita, che non ci diamo da soli.

L’uomo non ha diritto di essere autonomo fino alla fine?
È giusto invocare il principio di autonomia quando parliamo in generale delle nostre azioni, di cui siamo sempre responsabili, ma noi non siamo autonomi rispetto alla vita, perché non ce la diamo noi. Con l’eutanasia si offende il diritto alla vita e si offende anche la società, che permettendola perde il controllo di se stessa e autorizza un delitto grave. E se parliamo di bambini, il delitto è gravissimo.

Secondo la nuova legge, è il bambino a dover chiedere l’eutanasia e uno psicologo deve valutare la sua capacità di comprendere quello che sta facendo.
I bambini non sono in grado di giudicare o decidere. Il bambino è sempre stato una categoria protetta, infatti non può prendersi la responsabilità di sottoscrivere contratti, di votare né di assumere un servizio come quello militare. La legge poi non fissa limiti di età, quindi il bambino può essere ucciso anche a due anni o quando è ancora neonato. L’idea dello psicologo, poi, è solo un trucco.

Perché?
Se uno vede un soggetto che si sta gettando da un ponte per suicidarsi, cosa fa, va a chiamare lo psicologo perché si accerti se l’aspirante suicida è in grado di decidere o meno? La decisione di uccidere è sempre ingiusta e il diritto alla vita vale di più di un esame psicologico. Lo psicologo è un trucco usato per dare una parvenza di legalità a una legge che distrugge la dignità e la libertà del bambino. Perché, diciamolo, l’aiuto a morire non è affatto un aiuto.

Ma se un bambino dà il suo consenso?
Ma di quale consenso stiamo parlando? Anche se dice di volerlo, magari sta solo passando una crisi di scoraggiamento. Il consenso è solo un pretesto e non era mai successo che aggrappandosi a questo si permettesse di anticipare la morte. Un tredicenne, un adolescente, potrebbe chiedere l’eutanasia solo perché attraversa una crisi, magari dopo una bocciatura o un forte dispiacere. La verità è che il bambino quando soffre deve essere aiutato e curato, non ucciso.

La legge belga autorizza l’eutanasia anche per i pazienti dementi, come in Olanda.
Anche qui si dimostra che il consenso è una scusa, perché la volontà dei malati mentali è ritenuta non valida da sempre. Infatti non possono firmare contratti. Ma c’è di più, perché il Belgio supera anche l’Olanda non fissando limiti di età per l’eutanasia dei bambini. Siamo davanti a un salto di inaudita gravità che disumanizza il rapporto tra le persone. È davvero arrivato il momento per l’Europa di chiedersi che cosa vuole fare dei suoi figli.

Perché?
Già ne nascono sempre di meno: siamo sotto il livello di ricambio tra morti e nati, ormai, per cui si può dire che l’Europa ha intrapreso un cammino di auto-distruzione, auto-genocidio. La sua popolazione infatti va estinguendosi. Se poi, a questi pochi che nascono, si toglie anche la percentuale dei sofferenti che possono essere uccisi, si accelera il processo di distruzione, di abuso del diritto della vita e di crudeltà. Così diventiamo disumani.

Perché un bambino possa ottenere l’eutanasia, però, serve il consenso dei genitori.
Ma di cosa stiamo parlando? I genitori non hanno la potestà neanche di fare delle operazioni sui minori, che non siano necessarie per il loro bene, figuriamoci di autorizzarne la morte. Questa legge non è gravissima solo dal punto di vista giuridico, ma anche da quello morale e umano perché la vita è sacra.

Chi non è religioso, però, non riconosce la sacralità della vita.
Non sono solo le religioni ad opporsi a questa legge perché considerano la vita un dono di Dio, è un problema di rispetto dell’uomo che tutti possono riconoscere.

Eppure da quando l’eutanasia è stata legalizzata in Belgio nel 2002, i casi sono quintuplicati.
Se cresce il numero dei casi è perché si allargano le eccezioni e il rigore delle condizioni iniziali viene meno. È la legge del piano inclinato: quando si fa uno strappo alla legge, è destinato ad allargarsi sempre di più.

Non può essere un atto di umanità alleviare le sofferenze di chi sta male?
No, perché con l’eutanasia si allevia solo il peso di chi sta bene. Diamo alle cose il loro nome: questo è utilitarismo, perché si toglie di mezzo il malato, è la cultura dello scarto di cui parla papa Francesco. Una persona è malata, mi pesa, è scomoda, non produce e quindi la butto. Chi sta bene per aiutare i sofferenti deve sacrificarsi, se uno non vuole sacrifici e non vuole soffrire deve eliminare il prossimo che gli sta vicino. Ma una persona così protegge solo se stesso finché ha piena validità e salute, perché poi finisce per buttare via anche la propria vita: eutanasia e suicidio assistito, infatti, vanno insieme. Dovremmo allarmarci tutti davanti a queste cose perché una legge del genere segnala un calo di umanità, di rispetto della vita umana, un abbassamento del livello di civiltà.

Da dove nasce questo calo di umanità?
La cultura della morte nasce dal fatto che si vuole la vita solo quando è perfetta e capace di produrre denaro o vantaggi. È il principio del piacere che diventa principio di morte: quando la vita non ti dà più soddisfazione, non è più apprezzabile o degna. In ultima analisi, però, è il calo della fiducia nella vita ultraterrena, la mancanza di fede nella vita eterna, in Dio e nell’immortalità a portare al deprezzamento dell’uomo. Come dice il Concilio vaticano II, quando viene meno la fiducia in Dio anche l’uomo svanisce. La vita va verso la pienezza e merita di essere vissuta perché ha un valore eterno. La morte va accettata quando è naturale, quando la fisicità non regge più e per questo non bisogna neanche praticare l’accanimento terapeutico.