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	<title>FidesVita.org &#187; Affidamento a Maria</title>
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	<description>Sito Ufficiale  del Movimento Fides Vita</description>
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		<title>Meditazioni 14 maggio 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 15:49:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Affidamento a Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[San Mattia Apostolo Non si diventa cristiani per una conoscenza intellettuale ed erudita dei contenuti di verità del Cristianesimo, ma solo se accade la possibilità, dice sant’Agostino, “ad fruendum Te”: di godere di Te – di godere del Signore, della Sua presenza reale […] Non basta dire di conoscere Dio e che Dio è la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>San Mattia Apostolo</strong></p>
<p>Non si diventa cristiani per una conoscenza intellettuale ed erudita dei contenuti di verità del Cristianesimo, ma solo se accade la possibilità, dice sant’Agostino, “ad fruendum Te”: di godere di Te – di godere del Signore, della Sua presenza reale […] Non basta dire di conoscere Dio e che Dio è la massima felicità e beatitudine perché uno sia felice e beato. Anche Platone, afferma sempre Agostino, intuisce che Dio è la felicità, ma non per questo era felice. È solo l’incontro reale con Gesù, è solo l’incontro con la Grazia, che investe la nostra vita e da cui ci lasciamo investire, che rende possibile l’esperienza di godimento della felicità che solo Dio è […] Se pensiamo, ad esempio, a Maria Maddalena, siamo certi che nessun discorso su Dio, sul fatto che Dio fosse la felicità, sull’esistenza del Verbo eterno, avrebbe potuto ridarle quella speranza che solo si è riaccesa nell’incontro col Signore Gesù, nell’incontro e nell’abbraccio con il Verbo eterno fatto carne. Solo l’incontro e l’abbraccio con il Verbo eterno fatto carne ha permesso alle sue lacrime di potersi riversare sui piedi di quella Presenza da cui si è sentita totalmente amata, abbracciata, perdonata, riaffermata e rimessa in gioco come “io”, come donna nella vita e nel cammino verso la felicità. Lo stesso Agostino non si è convertito perché ha aggiunto un ulteriore contenuto di verità ad altri che già aveva. Ma solo quando umilmente ha abbracciato l’umile Gesù e, sono sue parole, “quando la tua mano ha curato la tristezza del mio cuore”. Così anche per noi non sarà mai un ulteriore, aggiornato e proclamato contenuto di verità che potrà farci riconoscere o affermare Cristo come la presenza più cara e decisiva della vita (Nicolino Pompei, Quello che abbiamo di più caro è Cristo stesso).<br />
Nell’Omelia di Pentecoste dello scorso anno, il Papa così pregava: “Signore, mostrati! Facci il dono della tua presenza, e avremo il dono più bello: la tua gioia”. Invochiamo per questo lo Spirito Santo.</p>
<p><em>&#8230; Invocazione allo Spirito Santo</em></p>
<p>Ringraziamo il Signore per il dono della nostra Compagnia e per i prodigi della Grazia di cui continuamente ci investe e ci rende testimoni. Affidiamo a Maria Santissima Nicolino, ciascuno di noi, ciascuno dei nuovi amici che riceviamo in dono, tutti i bambini e i ragazzi, a noi in vari modi affidati, che stanno ricevendo la Prima Comunione e la Cresima. Raccomandiamo alla Madonna Stefano, il figlio della signora Claudia, e tutte le persone malate.</p>
<p><strong>Nel primo mistero della gloria contempliamo la resurrezione di Gesù</strong><br />
Madre Immacolata, […] siamo consapevoli che, senza Gesù, non possiamo fare nulla di buono (cfr Gv 15,5) e che, solo per Lui, con Lui ed in Lui, saremo per il mondo strumenti di salvezza. Sposa dello Spirito Santo, ottienici l&#8217;inestimabile dono della trasformazione in Cristo. Per la stessa potenza dello Spirito che, estendendo su di Te la sua ombra, ti rese Madre del Salvatore, aiutaci affinché Cristo, tuo Figlio, nasca anche in noi (<em>Benedetto XVI,</em> Preghiera a Fatima, 12.05.10).</p>
<p><strong>Nel secondo mistero della gloria contempliamo l’ascensione di Gesù al cielo</strong><br />
Madre di Misericordia, è stato il tuo Figlio Gesù che ci ha chiamati a diventare come Lui: luce del mondo e sale della terra (cfr Mt 5, 13-14). Aiutaci, con la tua potente intercessione, a non venir mai meno a questa sublime vocazione, a non cedere ai nostri egoismi, alle lusinghe del mondo ed alle suggestioni del Maligno. Preservaci con la tua purezza, custodiscici con la tua umiltà e avvolgici col tuo amore materno. Madre della Chiesa, […] vogliamo essere pastori che non pascolano se stessi, ma si donano a Dio per i fratelli, trovando in questo la loro felicità. Non solo a parole, ma con la vita, vogliamo ripetere umilmente, giorno per giorno, il nostro &#8220;eccomi&#8221;. Guidati da te, vogliamo essere Apostoli della Divina Misericordia (Ibi).</p>
<p><strong>Nel terzo mistero della gloria contempliamo la Pentecoste</strong><br />
Ripeti al Signore l&#8217;efficace tua parola: &#8220;non hanno più vino&#8221; (Gv 2,3), affinché il Padre e il Figlio riversino su di noi, come in una nuova effusione, lo Spirito Santo. Pieno di stupore e di gratitudine<br />
per la tua continua presenza in mezzo a noi, […] anch&#8217;io voglio esclamare: &#8220;a che cosa devo che la Madre del mio Signore venga a me?&#8221; (Lc 1,43) (Ibi).</p>
<p><strong>Nel quarto mistero della gloria contempliamo Maria che viene assunta in cielo</strong><br />
Avvocata e Mediatrice della grazia, tu che sei tutta immersa nell&#8217;unica mediazione universale di Cristo, invoca da Dio, per noi, un cuore completamente rinnovato, che ami Dio con tutte le proprie forze e serva l&#8217;umanità come hai fatto tu (Ibi).</p>
<p><strong>Nel quinto mistero della gloria contempliamo Maria che viene coronata regina del cielo e della terra</strong><br />
Madre nostra da sempre, non ti stancare di &#8220;visitarci&#8221;, di consolarci, di sostenerci. Vieni in nostro soccorso e liberaci da ogni pericolo che incombe su di noi. […] La tua presenza faccia rifiorire il deserto delle nostre solitudini e brillare il sole sulle nostre oscurità, faccia tornare la calma dopo la tempesta, affinché ogni uomo veda la salvezza del Signore, che ha il nome e il volto di Gesù, riflesso nei nostri cuori, per sempre uniti al tuo! (Ibi).</p>
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		<title>Meditazioni 7 maggio 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 17:53:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Affidamento a Maria]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Che io ti veda: ed è questo il mattino. Il mattino dentro ogni mattino. Mostraci il tuo volto e noi saremo salvi: è questa la salvezza. E Lui si mostra: Lui si mostra ed accade nella storia, accade nella presenza di un uomo di nome Gesù e della sua santa Compagnia. Non solo 2000 anni fa, ma anche adesso. Siamo noi questa presenza e questa compagnia adesso. Che ci sia io, con tutto quello che sono. Che aderisca e mi lasci afferrare io. Ed è questo il mattino. Un nuovo mattino. Possiamo essere venuti segnati da una vita stanca, amareggiata, delusa, confusa e ottenebrata da ciò in cui l’abbiamo irrazionalmente tentata di sfamare fino a qualche minuto fa: ma è più grande la presenza del suo amore e della sua misericordia che opera sempre, che sta operando ora, nella tua vita. Basta solo uno spiraglio del cuore: ed è subito un nuovo mattino, uno splendore di luce che vince queste tenebre. Un nuovo inizio. Perché solo Lui è. Che io ti veda: perché la vita è e c’è per vederti, incontrarti, attaccarla tutta a te. Così dice Gesù nel Vangelo di Giovanni: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato”. È questa la vita, quella vera, quella piena, quella eterna. “Mostraci il Padre e ci basta”. Sì, solo la presenza del Padre basta. Solo la presenza del Mistero che è Padre e che si rivela nella presenza di Gesù è tutta la corrispondenza del cuore di ogni uomo (<em>Nicolino Pompei, Mostraci il Padre e ci basta… Chi ha visto Me ha visto il Padre</em>).</p>
<p><em>&#8230; Invocazione allo Spirito Santo</em></p>
<p>Preghiamo in particolare per i nostri carissimi amici Gianluca, Adriano e Rita di cui, proprio, in questi giorni ricorre l’anniversario della morte; preghiamo perché il Signore, nella Sua Infinita Misericordia, porti in cielo le loro anime. Preghiamo per Stefano, il figlio della signora Gerbi, e per tutti i malati. Alla Madonna affidiamo tutte le persone che ci hanno chiesto preghiera, ognuno di noi, Nicolino e tutte le intenzioni che porta nel suo cuore.</p>
<p><strong>Nel primo mistero della gioia contempliamo l’annuncio dell’angelo a Maria</strong><br />
O Santa Madre del Redentore, porta dei cieli, stella del mare, soccorri il tuo popolo che anela a risorgere. Tu che accogliendo il saluto dell’angelo, nello stupore di tutto il creato, hai generato il tuo Creatore, madre sempre vergine, pietà di noi peccatori (dalla Tradizione della Chiesa).</p>
<p><strong>Nel secondo mistero della gioia contempliamo la visita di Maria alla cugina Elisabetta</strong><br />
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen (dalla Tradizione della Chiesa).</p>
<p><strong>Nel terzo mistero della gioia contempliamo la nascita di Gesù</strong><br />
Santa Maria, Madre di Dio, tu hai donato al mondo la vera luce, Gesù, tuo Figlio – Figlio di Dio. Ti sei consegnata completamente alla chiamata di Dio e sei così diventata sorgente della bontà che sgorga da Lui. Mostraci Gesù. Guidaci a Lui. Insegnaci a conoscerlo e ad amarlo, perché possiamo anche noi diventare capaci di vero amore ed essere sorgenti di acqua viva in mezzo a un mondo assetato (Benedetto XVI).</p>
<p><strong>Nel quarto mistero della gioia contempliamo la presentazione di Gesù al tempio</strong><br />
Salve, Regina, madre di misericordia, / vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva; a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria (dalla Tradizione della Chiesa).</p>
<p><strong>Nel quinto mistero della gioia contempliamo il ritrovamento di Gesù nel tempio</strong><br />
Santa Maria, Madre di Dio, Madre nostra, insegnaci a credere, sperare ed amare con te. Indicaci la via verso il suo regno! Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino! (Benedetto XVI).</p>
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		<title>Meditazioni 30 aprile 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 16:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Affidamento a Maria]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Invochiamo instancabilmente lo Spirito Santo perché abbatta quella strutturata e accanita resistenza che ci rende indifferenti od ostinati nel rifiutare di spalancare la vita alla signoria e allo splendore di questo Amore; di questo Amore che ci costituisce totalmente, che ci ama continuamente, che ci perdona sempre, che ci rigenera incessantemente nella sua Misericordia. Dice san Paolo ai Romani: “L’Amore di Dio si è riversato nei nostri cuori attraverso lo Spirito Santo”. Dobbiamo invocare lo Spirito Santo perché il nostro cuore si ritrovi nell’apertura ed esigenza originale con cui è stato creato e posto in noi; in quella apertura all’Amore e in quella esigenza incancellabile dell’Amore che ci ha fatto. Nell’apertura e nella semplicità di lasciarsi afferrare e portare dalle braccia del Divino Amore che ci ha fatto e in cui solo è possibile la nostra capacità di corrispondenza e di piena realizzazione nell’amore. Chi più di Maria Santissima ci può accompagnare dentro il Mistero dell’Amore di Dio, che l’ha eletta e chiamata ad essere il grembo accogliente della sua nascita come Uomo tra gli uomini. “Tu se’ colei che l’umana natura / nobilitasti sì, che ’l suo fattore / non disdegnò di farsi sua fattura”. Chi più di Maria Santissima – nel cui ventre “si raccese l’Amore”, nel cui grembo l’Amore accade come Uomo per rivelarsi come Uomo, come Uomo che porta anche i suoi connotati umani e materni – possiamo reclamare perché ci accompagni e ci sostenga a corrispondere all’Amore di Cristo, ad una vita segnata dall’amore a Cristo e dall’Amore di Cristo. Dice il Papa nella Deus Caritas est: “Maria, la Vergine, la Madre, ci mostra che cos’è l’amore e da dove esso trae la sua origine, la sua forza sempre rinnovata. A lei affidiamo la Chiesa – e la nostra Compagnia attraverso un gesto a noi caro e familiare – la sua missione – che non può che essere la nostra e coincidere con la nostra vocazione – a servizio dell’amore…” (Nicolino Pompei, Caritas Christi urget nos).</p>
<p><em>&#8230;Invocazione allo Spirito Santo</em><br />
È grande il desiderio di continuare a ringraziare il Signore per il pellegrinaggio a Lourdes che alcuni di noi hanno potuto vivere insieme a Nicolino e di cui tutti, nella comunione che ci lega, partecipiamo. Continuando ad affidare alla Madonna le intenzioni che abbiamo lasciato alla Grotta, vogliamo pregare particolarmente per i bambini  che nei prossimi giorni riceveranno la Prima Comunione, per i ragazzi saranno cresimati e per tutte le loro famiglie. Raccomandiamo alla Madonna la signora Claudia, suo figlio Stefano e tutte le persone malate, anziane e sole. Nel dolore per la notizia degli attentati che alcuni cristiani hanno subito ieri in Kenya e in Nigeria mentre vivevano la Santa Messa, preghiamo per le vittime, per le loro famiglie e comunità, chiedendo che ciascuno di noi si lasci realmente colpire e convertire dalla loro testimonianza.</p>
<p><strong>Nel primo mistero della gloria contempliamo la resurrezione di Gesù</strong><br />
Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come ho già detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le loro passioni e i loro desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito (Gal 5, 20-25).</p>
<p><strong>Nel secondo mistero della gloria contempliamo l’ascensione di Gesù al cielo</strong><br />
Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, si sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria (Col 3,1-4)</p>
<p><strong>Nel terzo mistero della gloria contempliamo la discesa dello Spirito Santo</strong><br />
Fratelli, nessuno può dire: “Gesù è Signore!”, se non sotto l’azione dello Spirito Santo. Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito (1Cor 12, 3b-7.13).</p>
<p><strong>Nel quarto mistero della gloria contempliamo l’assunzione in cielo di Maria</strong><br />
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi (Rm 8, 9-11).</p>
<p><strong>Nel quinto mistero della gloria contempliamo Maria che viene coronata Regina  </strong><br />
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria (Rm 8,16-17).</p>
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		<title>Meditazioni 23 aprile 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 16:40:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Affidamento a Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[Di fronte al pericolo, alla difficoltà, alla minaccia, la prima comunità cristiana non cerca di fare analisi su come reagire, trovare strategie, come difendersi, quali misure adottare, ma, davanti alla prova, si mette in preghiera, prende contatto con Dio… La richiesta che la prima comunità cristiana di Gerusalemme formula a Dio nella preghiera non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di fronte al pericolo, alla difficoltà, alla minaccia, la prima comunità cristiana non cerca di fare analisi su come reagire, trovare strategie, come difendersi, quali misure adottare, ma, davanti alla prova, si mette in preghiera, prende contatto con Dio… La richiesta che la prima comunità cristiana di Gerusalemme formula a Dio nella preghiera non è quella di essere difesa, di essere risparmiata dalla prova, dalla sofferenza, non è la preghiera di avere successo, ma solamente quella di poter proclamare con «parresia», cioè con franchezza, con libertà, con coraggio, la Parola di Dio (cfr At 4,29)&#8230; Alla fine della preghiera – annota san Luca &#8211; «il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono colmati di Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con franchezza» (At 4,31), il luogo tremò, cioè la fede ha la forza di trasformare la terra e il mondo. Lo stesso Spirito… irrompe nella casa e ricolma il cuore di tutti coloro che hanno invocato il Signore. Questo è il frutto della preghiera corale che la comunità cristiana innalza a Dio: l’effusione dello Spirito, dono del Risorto che sostiene e guida l’annuncio libero e coraggioso della Parola di Dio, che spinge i discepoli del Signore ad uscire senza paura per portare la buona novella fino ai confini del mondo. Anche noi, cari fratelli e sorelle, dobbiamo saper portare gli avvenimenti della nostra vita quotidiana nella nostra preghiera, per ricercarne il significato profondo. E come la prima comunità cristiana, anche noi, lasciandoci illuminare dalla Parola di Dio, attraverso la meditazione sulla Sacra Scrittura, possiamo imparare a vedere che Dio è presente nella nostra vita, presente anche e proprio nei momenti difficili, e che tutto &#8211; anche le cose incomprensibili &#8211; fa parte di un superiore disegno di amore nel quale la vittoria finale sul male, sul peccato e sulla morte è veramente quella del bene, della grazia, della vita, di Dio. Come per la prima comunità cristiana, la preghiera ci aiuta a leggere la storia personale e collettiva nella prospettiva più giusta e fedele, quella di Dio. E anche noi vogliamo rinnovare la richiesta del dono dello Spirito Santo, che scaldi il cuore e illumini la mente, per riconoscere come il Signore realizzi le nostre invocazioni secondo la sua volontà di amore e non secondo le nostre idee. Guidati dallo Spirito di Gesù Cristo, saremo capaci di vivere con serenità, coraggio e gioia ogni situazione della vita e con san Paolo vantarci «nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza la virtù provata e la virtù provata la speranza»: quella speranza che «non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato» (Rm 5,3-5) (<em>Benedetto XVI, Udienza del 18.04.12</em>).</p>
<p><em>&#8230;Invocazione allo Spirito Santo</em></p>
<p>In comunione con Nicolino e con i nostri amici che si trovano a Lourdes, affidiamo alla Madonna tutte le intenzioni che ci sono state consegnate e che abbiamo portato in questo pellegrinaggio.</p>
<p><strong>Nel primo mistero della gloria contempliamo la resurrezione di Gesù</strong><br />
Maria di Magdala e l&#8217;altra Maria, secondo il racconto di san Matteo, mosse dall&#8217;amore per Lui si erano recate al sepolcro per &#8220;visitare&#8221; la tomba di Gesù. Narra l&#8217;evangelista che Egli venne loro incontro e disse: &#8220;Non temete, andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno&#8221; (Mt 28, 10). Fu veramente una gioia indicibile quella che esse provarono nel rivedere il loro Signore e, piene di entusiasmo, corsero a farne parte ai discepoli. Il Vangelo non dice nulla di Maria, ma la tradizione cristiana ama contemplarla mentre si rallegra più di ogni altro nel riabbracciare il suo divin Figlio, che aveva stretto a sé quando venne deposto dalla Croce. Ora, dopo la resurrezione, la Madre del Redentore gioisce con gli “amici” di Gesù che costituiscono la Chiesa nascente (Benedetto XVI,  Regina coeli del 9.04.07).</p>
<p><strong>Nel secondo mistero della gloria contempliamo l’ascensione di Gesù al cielo</strong><br />
Se vogliamo anche noi passare per la porta stretta, dobbiamo impegnarci ad essere piccoli, cioè umili di cuore come Gesù, come Maria, sua e nostra Madre. Lei per prima, dietro il Figlio, ha percorso la via della Croce ed è stata assunta nella gloria del Cielo… Il popolo cristiano la invoca quale Ianua Caeli, Porta del Cielo. Chiediamole di guidarci, nelle nostre scelte quotidiane, sulla strada che conduce alla “porta del Cielo” (Benedetto XVI, Angelus 26.08.07).</p>
<p><strong>Nel terzo mistero della gloria contempliamo la Pentecoste</strong><br />
La prima Pentecoste avvenne quando Maria Santissima era presente in mezzo ai discepoli nel Cenacolo di Gerusalemme e pregava. Anche oggi ci affidiamo alla sua materna intercessione, affinché lo Spirito Santo scenda in abbondanza sulla Chiesa del nostro tempo, riempia i cuori di tutti i fedeli e accenda in essi – in noi – il fuoco del suo amore (Benedetto XVI, Regina coeli del 27.05.07).</p>
<p><strong>Nel quarto mistero della gloria contempliamo l’assunzione di Maria in cielo</strong><br />
Assunta in cielo, Maria non si è allontanata da noi, ma ci resta ancor più vicina e la sua luce si proietta sulla nostra vita e sulla storia dell’intera umanità. Attratti dal fulgore celeste della Madre del Redentore, ricorriamo con fiducia a Colei che dall’alto ci guarda e ci protegge. Abbiamo tutti bisogno del suo aiuto e del suo conforto per affrontare le prove e le sfide di ogni giorno; abbiamo bisogno di sentirla madre e sorella nelle concrete situazioni della nostra esistenza. E per poter condividere un giorno anche noi per sempre il suo medesimo destino, imitiamola ora nella docile sequela di Cristo e nel generoso servizio dei fratelli. È questo l’unico modo per pregustare, già nel nostro pellegrinaggio terreno, la gioia e la pace che vive in pienezza chi giunge alla meta immortale del Paradiso (Benedetto XVI, Angelus 15.08.08).</p>
<p><strong>Nel quinto mistero della gloria contempliamo l’incoronazione di Maria</strong><br />
Guardiamo a nostra volta quella “Donna vestita di sole” che ci descrive la Scrittura. La Santissima Vergine Maria, la Donna gloriosa dell’Apocalisse, porta sul suo capo una corona di dodici stelle, che rappresentano le dodici tribù d’Israele, l’intero popolo di Dio, tutta la comunione dei santi, e insieme, ai suoi piedi, la luna, immagine della morte e della mortalità. Maria ha lasciato la morte dietro di sé; è interamente rivestita di vita, quella del Figlio, del Cristo risorto. Ella è così il segno della vittoria dell’amore, del bene e di Dio, che dona al nostro mondo la speranza di cui ha bisogno. Questa sera volgiamo il nostro sguardo verso Maria, così gloriosa e così umana, e lasciamo che sia lei a condurci verso Dio, che è il vincitore (Benedetto XVI, Lourdes 2008).</p>
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		<title>Meditazioni 16 aprile 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 17:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[…] Cristo che prorompe vincitore sul male e sulla morte – da cui si lascia massacrare, inchiodare e uccidere per amore dell’uomo – è la verità e il giudizio definitivo di tutto ciò che c’è: Lui è la salvezza di ogni uomo. La sua salvezza è la mia vittoria adesso, adesso ancora nelle doglie del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[…] Cristo che prorompe vincitore sul male e sulla morte – da cui si lascia massacrare, inchiodare e uccidere per amore dell’uomo – è la verità e il giudizio definitivo di tutto ciò che c’è: Lui è la salvezza di ogni uomo. La sua salvezza è la mia vittoria adesso, adesso ancora nelle doglie del parto; è la sorgente della Speranza nel cammino drammatico verso la certa Gloria finale, vero Destino dell’uomo. È la Vittoria su tutto ciò in cui io mi ritrovo vinto, sconfitto, diviso, sopraffatto, incarcerato, deluso; su tutto ciò che è nemico (il nemico) della vita nella sua vera natura ed esigenza; sulla vita impaurita, intristita e depressa, fino alla patologia, dal peccato, dal male, dall’ombra della morte. Sull’incapacità di essere me stesso e del rapporto con la realtà tutta; su tutte le conseguenze operanti di quell’originale peccato e strutturale debolezza; sulle conseguenze devastanti dell’insolenza della mia misura, di quell’ostinato, disumano, suicida e omicida assenso alla sempre ruggente azione di seduzione della menzogna (del menzognero), continuamente organizzata contro la creatura di Dio. Sia una continua tensione il nostro cedimento alla sua inarrestabile presa redentiva; all’esperienza del suo reale e incessante abbraccio che ricostituisce e rigenera sempre, che non ci fa più sentire ultimamente schiacciati o definiti da errori, colpe e tradimenti: è la Misericordia, il prorompere della Misericordia dell’Eterno Padre come esperienza sempre rigenerativa e ultima parola sul tragico tempo dell’uomo […] (Nicolino Pompei, <em>Volantino di Fides Vita per la Santa Pasqua 2004</em>).</p>
<p><em>Invocazione allo Spirito Santo</em></p>
<p>Nel giorno del suo 85° compleanno e in prossimità del 7° anniversario della Sua elezione al soglio pontificio, vogliamo pregare in maniera particolare per il Santo Padre Benedetto XVI; ci uniamo commossi a Lui nella lode filiale a Dio Padre per il dono che la Sua vita è per la Santa Chiesa e per il mondo intero. Profondamente grati a Sua Santità per il Suo chiarissimo ed esaltante Magistero e per la Sua testimonianza sempre più struggente, preghiamo perché la Grazia del Signore Lo preceda e Lo accompagni sempre nel Suo cammino e nel Suo ministero.</p>
<p><strong>Nel primo mistero della gloria contempliamo la resurrezione di Gesù</strong><br />
Da una parte il Signore Risorto appare quale uomo come gli altri uomini: Egli è in cammino con i discepoli di Emmaus; lascia che le sue ferite siano toccate da Tommaso, anzi, secondo Luca si lascia addirittura offrire un pezzo di pesce da mangiare, per dimostrare la sua vera corporeità. E tuttavia, anche secondo questi racconti Egli non è semplicemente un uomo ritornato come prima della morte. Innanzitutto colpisce il fatto che i discepoli in un primo momenti non lo riconoscono. Questo accade non soltanto ai due discepoli di Emmaus, ma anche a Maria di Magdala e poi nuovamente presso il mare di Tiberiade: “Quando era già l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù”. Soltanto dopo che il Signore ebbe comandato loro di prendere di nuovo il largo, il discepolo prediletto lo riconobbe: “Allora il discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!»”. È per così dire un riconoscere dal di dentro che, tuttavia, rimane sempre avvolto nel mistero. Dopo la pesca, infatti, quando Gesù li invita a mangiare, continua ad esserci una strana sorta di estraneità. “Nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore”. Lo sapevano dal di dentro, non a causa del suo aspetto né grazie al loro sguardo attento… Egli è pienamente corporeo. E tuttavia non è legato alle leggi della corporeità, alle leggi dello spazio e del tempo. In questa sorprendente dialettica tra identità e alterità, tra vera corporeità e libertà dai legami del corpo si manifesta l’essenza peculiare, misteriosa della nuova esistenza del Risorto. Valgono infatti ambedue le cose: Egli è lo stesso – un Uomo in carne e ossa – ed Egli è anche il Nuovo, Colui che è entrato in un genere diverso di esistenza (Benedetto XVI, Gesù di Nazaret).</p>
<p><strong>Nel secondo mistero della gloria contempliamo l’ascensione di Gesù al cielo</strong><br />
Luca ci dice che i discepoli erano pieni di gioia dopo che il Signore si era allontanato definitivamente da loro. Noi ci aspetteremmo il contrario. Ci aspetteremmo che essi fossero rimasti sconcertati e tristi. Il mondo non era cambiato, Gesù si era definitivamente allontanato da loro. Avevano ricevuto un compito apparentemente irrealizzabile, un compito che andava al di là delle loro forze. Come potevano presentarsi alla gente di Gerusalemme, in Israele, in tutto il mondo e dire: “Quel Gesù, apparentemente fallito, è invece il Salvatore di tutti noi?”. Ogni addio lascia dietro di sé un dolore. Anche se Gesù era partito da Persona vivente, come poteva non renderli tristi il suo congedo definitivo? Eppure si legge che essi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e lodavano Dio. Come possiamo capire tutto questo? Ciò che in ogni caso si può dedurne è che i discepoli non si sentono abbandonati; non ritengono che Gesù si sia come dileguato in un cielo inaccessibile e lontano da loro. Evidentemente sono certi di una presenza nuova di Gesù. Sono sicuri che il Risorto proprio ora è presente in mezzo a loro in una maniera nuova e potente. Essi sanno che “la destra di Dio” , alla quale ora Egli è “innalzato”, implica un nuovo modo della sua presenza, che non si può più prevedere – il modo, appunto, in cui solo Dio può esserci vicino. La gioia dei discepoli dopo l’ “ascensione” corregge la nostra immagine di tale evento. L’ “ascensione” non è un andarsene in una zona lontana dal cosmo, ma è la vicinanza permanente che i discepoli sperimentano in modo così forte da trarne una gioia durevole (Ibi).</p>
<p><strong>Nel terzo mistero della gloria contempliamo la discesa dello Spirito Santo</strong><br />
Non c’è Chiesa senza Pentecoste. E vorrei aggiungere: non c’è Pentecoste senza la Vergine Maria. Così è stato all’inizio, nel Cenacolo, dove i discepoli “erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la Madre di Gesù, e ai fratelli di lui” – come ci riferisce il libro degli Atti degli Apostoli (1,14). E così è sempre, in ogni luogo e in ogni tempo… dovunque i cristiani si radunano in preghiera con Maria, il Signore dona il suo Spirito. Anche noi vogliamo essere spiritualmente uniti alla Madre di Cristo e della Chiesa invocando con fede una rinnovata effusione del divino Paraclito (Benedetto XVI, Regina coeli del 23.05.10).</p>
<p><strong>Nel quarto mistero della gloria contempliamo l’assunzione in cielo di Maria</strong><br />
Maria ha davvero creduto che “nulla è impossibile a Dio” e, forte di questa fiducia, si è lasciata guidare dallo Spirito Santo nell’obbedienza quotidiana ai suoi disegni. Come non desiderare, per la nostra vita, lo stesso abbandono fiducioso? Come potremmo precluderci quella beatitudine che nasce da una così intima e profonda consuetudine con Gesù? Perciò, rivolgendoci oggi alla “piena di grazia”, le chiediamo di ottenere anche a noi, dalla Provvidenza divina, di poter pronunciare ogni giorno il nostro “sì” ai disegni di Dio con la stessa fede umile e schietta con cui Lei ha pronunciato il suo. Ella che, accogliendo in sé la Parola di Dio, si è abbandonata a Lui senza riserve, ci guidi ad una risposta sempre più generosa e incondizionata ai suoi progetti, anche quando in essi siamo chiamati ad abbracciare la croce (Benedetto XVI, Discorso del 31.05.11).</p>
<p><strong>Nel quinto mistero della gloria contempliamo l’incoronazione di Maria</strong><br />
Il Vangelo ci offre un implicito ritratto spirituale della Vergine Maria, là dove Gesù dice: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23). Queste espressioni sono rivolte ai discepoli, ma si possono applicare al massimo grado proprio a Colei che è la prima e perfetta discepola di Gesù. Maria infatti ha osservato per prima e pienamente la parola del suo Figlio, dimostrando così di amarlo non solo come madre, ma prima ancora come ancella umile e obbediente; per questo Dio Padre l’ha amata e in Lei ha preso dimora la Santissima Trinità. E inoltre, là dove Gesù promette ai suoi amici che lo Spirito Santo li assisterà aiutandoli a ricordare ogni sua parola e a comprenderla profondamente (cfr Gv 14,26), come non pensare a Maria, che nel suo cuore, tempio dello Spirito, meditava e interpretava fedelmente tutto ciò che il suo Figlio diceva e faceva? In questo modo, già prima e soprattutto dopo la Pasqua, la Madre di Gesù è diventata anche la Madre e il modello della Chiesa (Benedetto XVI – Angelus del 9.05.10).</p>
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		<title>Meditazioni 2 aprile 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 18:35:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Affidamento a Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[“Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me, … perché senza di me – si potrebbe anche tradurre: fuori di me – non potete far nulla” (Gv 15,4) [...] Incarnandosi, Cristo stesso è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me, … perché senza di me – si potrebbe anche tradurre: fuori di me – non potete far nulla” (Gv 15,4) [...] Incarnandosi, Cristo stesso è venuto in questo mondo per essere il nostro fondamento. In ogni necessità e aridità, Egli è la sorgente che dona l’acqua della vita che ci nutre e ci fortifica. Egli stesso porta su di sé ogni peccato, paura e sofferenza e, in fine, ci purifica e ci trasforma misteriosamente in tralci buoni che danno vino buono. In questi momenti di bisogno, a volte ci sentiamo come finiti sotto un torchio, come i grappoli d’uva che vengono pigiati completamente. Ma sappiamo che, uniti a Cristo, diventiamo vino maturo. Dio sa trasformare in amore anche le cose pesanti e opprimenti nella nostra vita. Importante è che “rimaniamo” nella vite, in Cristo. [...] Nel nostro tempo di inquietudine e di qualunquismo, in cui così tanta gente perde l’orientamento e il sostegno; in cui la fedeltà dell’amore nel matrimonio e nell’amicizia è diventata così fragile e di breve durata; in cui vogliamo gridare, nel nostro bisogno, come i discepoli di Emmaus: “Signore, resta con noi, perché si fa sera (cfr Lc 24,29), sì, è buio intorno a noi!”; in questo tempo il Signore risorto ci offre un rifugio, un luogo di luce, di speranza e fiducia, di pace e sicurezza. Dove la siccità e la morte minacciano i tralci, là in Cristo c’è futuro, vita e gioia, là c’è sempre perdono e nuovo inizio, trasformazione entrando nel suo amore [...] Con la Chiesa e nella Chiesa possiamo annunciare a tutti gli uomini che Cristo è la fonte della vita, che Egli è presente, che Egli è la grande realtà che cerchiamo e a cui aneliamo. Egli dona se stesso e così ci dona Dio, la felicità, l’amore. Chi crede in Cristo, ha un futuro. Perché Dio non vuole ciò che è arido, morto, artificiale, che alla fine è gettato via, ma vuole ciò che è fecondo e vivo, la vita in abbondanza, e Lui ci dà la vita in abbondanza (Benedetto XVI).</p>
<p><em>&#8230;Invocazione allo Spirito Santo</em></p>
<p>Nella grazia tutta particolare di questa Settimana Santa, affidiamo a Maria Santissima ciascuno di noi e Nicolino, pregando per tutte le sue intenzioni.</p>
<p><strong>Nel primo mistero del dolore contempliamo l’agonia di Gesù nel Getsemani</strong><br />
Gesù è là, solo nel giardino che odora di ulivo. Si è gettato a terra e ha allargato le braccia per unire i due estremi, distanti un abisso, della disperazione e della speranza. Getsemani, ora della paura e dell’angoscia, del tristezza e del sudore di sangue, degli amici che si addormentano e non comprendono. Getsemani, ora della tentazione suprema: riprendersi subito la gloria divina di Figlio e abbandonare la causa dell’uomo. Getsemani, ora della preghiera intensa e del dialogo filiale, dell’accettazione, nell’amore, del calice amaro. Per l’agonia del Getsemani si riapre – testimoni gli ulivi – la porta dell’antico giardino e trabocca di speranza il calice della passione dell’uomo (<em>Giovanni Paolo II, Via Crucis al Colosseo 1991</em>).</p>
<p><strong>Nel secondo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene flagellato</strong><br />
Gesù è innocente. Pilato l’ha compreso. Sa che i sommi sacerdoti lo hanno consegnato per invidia. Ma non sa spiegarsi in che modo sia re quell’uomo povero e mite che gli sta davanti. È pieno di stupore. Vorrebbe liberare Gesù. Ma incalza il grido della folla sobillata: “Crocifiggilo!”. Urlo di tutti i tempi, in cui ognuno riconosce la propria voce. Invidia dei sacerdoti, ostilità del popolo manipolato, viltà di un politico che non assume la sua responsabilità: così Gesù viene fatto flagellare e consegnato alla morte (Ibi).</p>
<p><strong>Nel terzo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene coronato di spine</strong><br />
Incoronato del dolore dell’umanità, sferzato dal peccato del mondo, Gesù, silenziosamente, accetta il dileggio e lo scherno. Nell’incomprensione più assoluta, egli è re di verità, quella verità che annulla l’illusione di un Messia potente e vendicatore e lo rivela servo della vita, come sta scritto: “Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire… egli si è caricato delle nostre sofferenze, e si è addossato i nostri dolori”. Re perché serve, re perché assume il limite della condizione umana e le infonde un significato di speranza e di salvezza. In lui, ciò che il mondo ritiene stolto, debole, ignobile, non può essere ormai più disprezzato: è sapienza e potenza di Dio (Ibi).</p>
<p><strong>Nel quarto mistero del dolore contempliamo Gesù che sale al Calvario portando la croce</strong><br />
I soldati si sono presi burla di lui. Ma ora basta con il gioco. È stato condannato a morte: si esegua la sentenza. Gli ridanno le vesti, lo caricano della croce. Ora Gesù è veramente il maestro che precede i suoi discepoli, il sacerdote che sale l’altare del sacrificio, l’agnello che porta su di sé il peccato del mondo. Con la croce sulle spalle Gesù va “fuori”: come proscritto esce dalle mura della città, come capro espiatorio allontanato dall’accampamento, come il figlio della parabola cacciato fuori dalla vigna e ucciso. Con la croce, fuori. Allora, dietro Gesù, comincia il grande ritorno dell’uomo nella casa del Padre. Con la croce, fuori. Camminando verso il Golgota, Gesù indica all’uomo smarrito la via della salvezza. Con la croce, fuori. Gesù è là, in attesa dell’ultimo uomo, per portare con lui il peso della vita (Ibi).</p>
<p><strong>Nel quinto mistero del dolore contempliamo Gesù che muore in croce</strong><br />
Un duplice, forte grido nella morte di Cristo. Il primo: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Grido misterioso, segno della sofferenza atroce, voce di speranza contro ogni speranza, canto di vittoria sulle potenze del male. Gesù, il figlio fedele, schiacciato da angoscia mortale, tentato di sfiducia, proclama dalla croce, come già tra gli ulivi, la sua adesione al progetto salvifico del Padre. Il secondo: “Gesù, dando un forte grido, spirò”. Grido possente, invocazione alla vita che gli viene strappata, gemito di ora di parto, vagito immenso della nuova creazione nata dalla morte di Cristo. Gesù, l’amico fedele, pur tradito rinnegato deriso, conferma, come già nell’ultima Cena, il suo amore per l’uomo, perché “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Ibi).</p>
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		<title>Meditazioni 26 marzo 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 18:02:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Affidamento a Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[Solennità dell’Annunciazione Invochiamo la Madonna e, attraverso di Lei, lo Spirito Santo. Lo Spirito che, investendo misteriosamente la sua carne, le ha permesso di partorire Dio nel tempo come uomo. Chi può essere più caro alla nostra vita se non quell&#8217;Uomo partorito da quella donna di nome Maria, tutta investita dalla presenza dello Spirito Santo? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Solennità dell’Annunciazione</strong></em></p>
<p>Invochiamo la Madonna e, attraverso di Lei, lo Spirito Santo. Lo Spirito che, investendo misteriosamente la sua carne, le ha permesso di partorire Dio nel tempo come uomo. Chi può essere più caro alla nostra vita se non quell&#8217;Uomo partorito da quella donna di nome Maria, tutta investita dalla presenza dello Spirito Santo? E se invochiamo la Madonna e lo Spirito Santo, possiamo essere certi che tutta la loro iniziativa su di noi non potrà essere per meno di Colui che la Madonna ha partorito nella forza vivificante dello Spirito Santo. Alla mamma non possiamo chiedere qualcosa di meno o di diverso da suo figlio, qualcosa che assomigli a suo figlio. Alla santissima mamma possiamo solo chiedere il figlio, quel figlio, quella presenza, Gesù. E la mamma è sempre sicura mediatrice tra la nostra supplica e la presenza di Gesù. Proprio a Lei, nella forza dello Spirito Santo, domandiamo che la nostra vita non sia mai meno del desiderio di Lui. Che la Sua presenza risulti in noi come ciò che abbiamo di più caro, come la presenza che decide di tutta la nostra vita in ogni suo istante (Nicolino Pompei, <em>Quello che abbiamo di più caro è Cristo stesso</em>).</p>
<p><em>Invocazione allo Spirito Santo</em><br />
Lasciamo che la nostra preghiera di questa sera per ciascuno di noi, per Nicolino e per tutte le persone per cui ci è stato chiesto di pregare, coincida con le parole della colletta di sabato mattina: “Signore onnipotente e misericordioso, attira verso di te i nostri cuori, poiché senza di te non possiamo piacere a te, sommo bene”.</p>
<p><strong>Nel primo mistero della gioia contempliamo l’annuncio dell’Angelo a Maria</strong><br />
Nel momento dell’annunciazione troviamo proprio tutto quello che vale: l’iniziativa del Mistero, che accade come uomo nella storia, attraverso la libertà e la carne di una donna, proprio come un bambino accade ad ogni mamma. E troviamo la risposta che – ogni giorno, momento per momento, lì dove siamo, in tutti i luoghi della nostra responsabilità, dentro ogni vocazione – siamo chiamati a dare alla Grazia che opera sempre: Fiat mihi secundum verbum tuum. Sì, così si faccia. Sì, così la mia vita; la mia vita è la tua iniziativa su di me; la tua volontà è la mia vita, la pienezza dell’umano. Per cui sì, sì, sì: il mio io pieno è secondo te, si faccia di me secondo te (Nicolino Pompei,<em> Pronti sempre a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in voi</em>).</p>
<p><strong>Nel secondo mistero della gioia contempliamo la visita di Maria alla cugina Elisabetta</strong><br />
Chiediamo alla Madonna di imitare il suo fiat. Di imitare il suo sì, di imitare il suo sì nell’istante. Di imitare il suo sì al Mistero, a Cristo nella modalità e nella forma, negli istanti, nelle circostanze, nelle situazioni e condizioni dentro cui la nostra vita si trova e si troverà a passare (Nicolino Pompei, <em>La pietra che voi costruttori avete scartato è diventata testa d’angolo. E in nessun altro c’è salvezza</em>).</p>
<p><strong>Nel terzo mistero della gioia contempliamo la nascita di Gesù</strong><br />
Tu, o Maria, sei la pienezza e la certezza di quello che siamo chiamati ad essere, la pienezza esemplare per tutta la santa Chiesa di ciò che siamo chiamati a vivere come abbandono al Mistero, a Dio, a Cristo nell’istante breve. Con il tuo “sì” ci hai dato Gesù, ci hai dato Dio che si rivela nella carne di Gesù. Dice Origene: “A che ti serve che Cristo sia venuto un tempo nella carne, se non è venuto anche nella tua anima, nella tua carne? (Se non posso mostrare che Egli viene ed è presente ora nella mia carne?). Preghiamo dunque perché ogni giorno il suo avvento si compia in noi, affinché possiamo dire: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me»” (Nicolino Pompei, <em>Chi vorrà salvare la propria vita la perderà. Ma chi la perderà per Me la troverà</em>).</p>
<p><strong>Nel quarto mistero della gioia contempliamo la presentazione di Gesù al tempio</strong><br />
Chi più di Maria Santissima ci può accompagnare dentro il Mistero dell’Amore di Dio, che l’ha eletta e chiamata ad essere il grembo accogliente della sua nascita come Uomo tra gli uomini… “Tu se’ colei che l’umana natura / nobilitasti sì, che ’l suo fattore / non disdegnò di farsi sua fattura”. Chi più di Maria Santissima – nel cui ventre “si raccese l’Amore”, nel cui grembo l’Amore accade come Uomo per rivelarsi come Uomo, come Uomo che porta anche i suoi connotati umani e materni – possiamo reclamare perché ci accompagni e ci sostenga a corrispondere all’Amore di Cristo, ad una vita segnata dall’amore a Cristo e dall’Amore di Cristo… (Nicolino Pompei, <em>Caritas Christi urget nos</em>).</p>
<p><strong>Nel quinto mistero della gioia contempliamo il ritrovamento di Gesù nel tempio</strong><br />
La donna tutta sottomessa all’iniziativa del Mistero e che lo ha partorito come Uomo, deve essere sempre richiamata come compagnia necessaria. Dobbiamo ora e sempre invocare la Madonna per l’imitazione del suo fiat, come suprema obbedienza alla volontà del Padre in cui solo consiste la vita. Deve essere inesauribile lo sguardo che portiamo alla Madonna, l’accoglienza della sua compagnia e la richiesta della sua intercessione (Nicolino Pompei, <em>Il centuplo adesso e in eredità la vita eterna</em>).</p>
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		<title>Meditazioni 19 marzo 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 18:13:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Affidamento a Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[San Giuseppe, Sposo della B.V. Maria San Giuseppe, uomo giusto, fu prescelto come sposo di Maria, Vergine e Madre di Dio; servo saggio e fedele fu posto a capo della santa famiglia, per custodire, come padre, l’Unigenito Figlio di Dio, concepito per opera dello Spirito Santo, Gesù Cristo nostro Signore (cfr Prefazio di S. Giuseppe). [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>San Giuseppe, Sposo della B.V. Maria</strong></em></p>
<p>San Giuseppe, uomo giusto, fu prescelto come sposo di Maria, Vergine e Madre di Dio; servo saggio e fedele fu posto a capo della santa famiglia, per custodire, come padre, l’Unigenito Figlio di Dio, concepito per opera dello Spirito Santo, Gesù Cristo nostro Signore (cfr Prefazio di S. Giuseppe). Ci apriamo all’Affidamento di questa sera, invocando la sua intercessione: “A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, dopo quello della tua santissima sposa. Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni. Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo: allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Amen” (Papa Leone XIII).</p>
<p><em>Invocazione allo Spirito Santo</em></p>
<p>Nella festa di oggi desideriamo pregare particolarmente per Nicolino, per il Santo Padre Benedetto XVI e per tutti coloro che il Signore chiama ad essere padri. Affidiamo a Maria Santissima il viaggio che il Papa sta per vivere in Messico e a Cuba; preghiamo per tutte le persone malate, in particolare per la signora Claudia e per suo figlio Stefano. Nel nono anniversario della morte della carissima Laura Ruggieri, preghiamo per lei e per tutti i suoi cari parenti e amici.</p>
<p><strong>Nel primo mistero della gioia contempliamo l’annuncio dell’angelo a Maria</strong><br />
Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù […] Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio» […] Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei (Lc 1,26-32.35.38).</p>
<p><strong>Nel secondo mistero della gioia contempliamo la visita di Maria alla cugina Elisabetta</strong><br />
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto»  (Lc 1,42b-45).</p>
<p><strong>Nel terzo mistero della gioia contempliamo la nascita di Gesù</strong><br />
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva :«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2,6-14).</p>
<p><strong>Nel quarto mistero della gioia contempliamo la presentazione di Gesù al tempio</strong><br />
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui.  Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele» (Lc 2,25-32).</p>
<p><strong>Nel quinto mistero della gioia contempliamo il ritrovamento di Gesù nel tempio</strong><br />
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro (Lc 2,46-50).</p>
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		<title>Meditazioni 12 marzo 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 18:02:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Affidamento a Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[“Alla nostra fuga, al nostro scartarlo, alla nostra resistenza, Dio risponde con la Misericordia, con il suo essere Misericordia. Sul prevalere della nostra fuga e ribellione è infinitamente prevalente l’inesauribile sua Misericordia. Allora tutta la nostra tensione, tutta la nostra mobilitazione, tutta la nostra risposta deve essere un cedimento, un abbandono. Un abbandono come perseverante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Alla nostra fuga, al nostro scartarlo, alla nostra resistenza, Dio risponde con la Misericordia, con il suo essere Misericordia. Sul prevalere della nostra fuga e ribellione è infinitamente prevalente l’inesauribile sua Misericordia. Allora tutta la nostra tensione, tutta la nostra mobilitazione, tutta la nostra risposta deve essere un cedimento, un abbandono. Un abbandono come perseverante tensione a corrispondere a questo Abbraccio, a corrispondere a questo Amore. Occorre imparare a dire sì: avvenga di me secondo Te. Solo dicendo sì a Cristo, al Mistero fatto carne, nelle circostanze evitabili ed inevitabili, negli istanti più brevi o più evidenti che formano la nostra esistenza, la vita cambia, Cristo ci cambia, ci fa crescere come uomini nuovi; sperimentiamo l’uomo nuovo, quel centuplo &#8211; nell’interezza dell’esperienza umana &#8211; promesso da Gesù. Occorre essere determinati a vivere questa continua tensione. Ciò che deve incessantemente sostenerla e alimentarla è la preghiera. La prima forma di obbedienza deve essere la preghiera. “O Dio vieni a salvarmi, vieni presto in mio aiuto; sii luce e forza al mio passo fragile, debole, che fugge da Te; aiutami ad attaccarmi a Te, ad obbedirti; sia fatta la tua Volontà su di me, su quello che faccio, su questo istante; su ogni istante non prevalga la mia, ma la tua Volontà…”. Occorre pregare per ridestare e ravvivare sempre il nostro cuore alla posizione originale, alla posizione del bambino, per vivere quell’abbandono necessario come corrispondenza al suo inesauribile Amore: “Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo, non vado in cerca di cose grandi (quelle che stabilisco io come grandi e in cui pretendo di far consistere la mia ricchezza, la mia consistenza). Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia” (Sal 131)” (Nicolino Pompei, <em>Egli è la pietra che, scartata da voi, i costruttori, è diventata testata d’angolo. E non c’è in nessun altro la salvezza</em>).</p>
<p><em>Invocazione allo Spirito Santo</em></p>
<p>Affidiamo a Maria Santissima ciascuno di noi, Nicolino e tutte le intenzioni che porta nel suo core. Particolarmente raccomandiamo alla Madonna alcune persone per cui ci è stato chiesto di pregare: Pietro, Gioia, Matteo, Maria Pia, Juliette, il figlio della signora Claudia Gerbi e i genitori del piccolo Enrico. Preghiamo anche per il nostro carissimo Alì perché, se il Signore lo vuole, possa rincontrare presto la sua famiglia afghana.</p>
<p><strong>Nel primo mistero del dolore contempliamo l’agonia di Gesù nel Getsemani</strong><br />
La morte a cui Gesù va incontro è quella di croce, ossia la più degradante, volendo così essere veramente fratello di ogni uomo e di ogni donna, costretti a una fine atroce e ignominiosa. Ma proprio nella sua passione e morte Cristo testimonia la sua adesione libera e cosciente al volere del Padre, come si legge nella Lettera agli Ebrei: “Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì” (Benedetto XVI, <em>Udienza del 1.06.05</em>).</p>
<p><strong>Nel secondo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene flagellato</strong><br />
A Cristo si applicano le parole del Salmo 44: “Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo”. E a Lui, paradossalmente, fanno riferimento anche le parole del profeta: “Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, né splendore per potercene compiacere”. In Cristo s’incontrano la bellezza della verità e la bellezza dell’amore; ma l’amore, si sa, implica anche la disponibilità a soffrire, una disponibilità che può giungere fino al dono della vita per colore che si amano (Benedetto XVI, <em>Messaggio per il II Congresso dei Movimenti del 22.05.06</em>).</p>
<p><strong>Nel terzo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene coronato di spine</strong><br />
Signore Gesù, la tua passione è la storia di tutta l’umanità: quella storia dove i buoni vengono umiliati, i miti aggrediti, gli onesti calpestati e i puri di cuore vengono beffardamente derisi. Chi sarà il vincitore? Chi dirà l’ultima parola? Signore Gesù, noi crediamo che Tu sei l’ultima parola: in Te i buoni hanno già vinto, in Te i miti hanno già trionfato, in Te gli onesti vengono incoronati e i puri di cuore brillano come stelle nella notte (Benedetto XVI, <em>Preghiera del Venerdì Santo 2006</em>).</p>
<p><strong>Nel quarto mistero del dolore contempliamo Gesù che sale al Calvario</strong><br />
I nostri sguardi spesso distratti da dispersivi ed effimeri interessi terreni, oggi volgiamoli verso Cristo; fermiamoci a contemplare la sua Croce. La Croce è sorgente di vita immortale, è scuola di giustizia e di pace, è patrimonio universale di perdono e di misericordia; è prova permanente di un amore oblativo e infinito che ha spinto Dio a farsi uomo vulnerabile come noi sino a morire crocifisso. Le sue braccia inchiodate si aprono per ciascun essere umano e ci invitano ad accostarci a Lui, certi che ci accoglie e ci stringe in un abbraccio di infinita tenerezza: “Quando sarà elevato da terra, &#8211; aveva detto – attirerò tutti a me” (<em>Benedetto XVI, Discorso del 21.03.08</em>).</p>
<p><strong>Nel quinto mistero del dolore contempliamo Gesù che muore in croce</strong><br />
Dal volto di questo “uomo dei dolori” che porta su di sé la passione di ogni tempo e di ogni luogo, anche le nostre passioni, le nostre sofferenze, le nostre difficoltà, i nostri peccati, promana una solenne maestà. Questo volto, queste mani e questi piedi, questo costato sono una parola che possiamo ascoltare nel silenzio (Benedetto XVI, <em>Meditazione del 2.05.10</em>).</p>
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		<title>Meditazioni 05 marzo 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 15:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Affidamento a Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[Tu che eri uomo hai voluto diventare Dio e così sei morto; Lui che era Dio volle diventare Uomo per ritrovare colui che era morto. La superbia umana ti ha tanto schiacciato che poteva sollevarti soltanto l&#8217;umiltà divina. Ridestati, uomo: per te Dio si è fatto uomo. “Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tu che eri uomo hai voluto diventare Dio e così sei morto; Lui che era Dio volle diventare Uomo per ritrovare colui che era morto. La superbia umana ti ha tanto schiacciato che poteva sollevarti soltanto l&#8217;umiltà divina. Ridestati, uomo: per te Dio si è fatto uomo. “Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà” (Ef 5,14). Per te, ripeto, Dio si è fatto uomo. Saresti morto per sempre se Lui non fosse nato nel tempo. Mai saresti stato liberato dalla carne del peccato, se Lui non avesse assunto una carne simile a quella del peccato. Ti saresti trovato sempre in uno stato di miseria, se Lui non ti avesse usato misericordia. Non saresti ritornato a vivere, se Lui non avesse condiviso la tua morte. Saresti venuto meno, se Lui non fosse venuto in tuo aiuto. Ti saresti perduto, se Lui non fosse arrivato (Sant’Agostino in<em> Volantino Santo Natale 2010 Fides Vita</em>).</p>
<p><em>&#8230;Invocazione allo Spirito Santo</em></p>
<p>Questa sera desideriamo ringraziare il Signore per l’incontro che ieri abbiamo vissuto. Affidiamo alla Madonna ciascuno di noi, Nicolino e tutte le sue intenzioni. Particolarmente preghiamo per il figlio della signora Claudia Gerbi e per Maria Pia, la mamma di Alessandra Mecozzi, entrambi gravemente malati. Preghiamo per il nostro carissimo Alì, che sta nell’attesa di poter partire per l’Iran dove rincontrerà la mamma e i fratelli dopo 11 anni che non li vede più.</p>
<p><strong>Nel primo mistero del dolore contempliamo l’agonia di Gesù nel Getsemani</strong><br />
Con la mia voce al Signore grido aiuto, / con la mia voce supplico il Signore; / davanti a lui effondo il mio lamento, / al suo cospetto sfogo la mia angoscia. / Mentre il mio spirito vien meno, / tu conosci la mia via. / Nel sentiero dove cammino / mi hanno teso un laccio. / Guarda a destra e vedi: / nessuno mi riconosce. / Non c’è per me via di scampo, / nessuno ha cura della mia vita. / Io grido a te, Signore; / dico: Sei tu il mio rifugio, / sei tu la mia sorte / nella terra dei viventi. / Ascolta la mia supplica: / ho toccato il fondo dell’angoscia. / Salvami dai miei persecutori / perché sono di me più forti.  Strappa dal carcere la mia vita, / perché io renda grazie al tuo nome: / i giusti mi faranno corona / quando mi concederai la tua grazia (Sal 141).</p>
<p><strong>Nel secondo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene flagellato</strong><br />
Signore, quanti sono i miei oppressori! / Molti contro di me insorgono. / Molti di me vanno dicendo: / “Neppure Dio lo salva!”. / Ma tu, Signore, sei la mia difesa, / tu sei la mia gloria e sollevi il mio capo. / Al Signore innalzo la mia voce / e mi risponde dal suo monte santo. / Io mi corico e mi addormento, / perché il Signore mi sostiene. / Non temo la moltitudine di genti / che contro di me si accampano. / Sorgi, Signore, salvami, Dio mio (Sal 3).</p>
<p><strong>Nel terzo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene coronato di spine</strong><br />
Mi hanno circondato come api, / come fuoco che divampa tra le spine, / ma nel nome del Signore li ho sconfitti. / Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, / ma il Signore è stato mio aiuto. / Mia forza e mio canto è il Signore, / egli è stato la mia salvezza (Sal 117).</p>
<p><strong>Nel quarto mistero del dolore contempliamo Gesù che sale al Calvario</strong><br />
Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori (Is 53, 2b-4).</p>
<p><strong>Nel quinto mistero del dolore contempliamo Gesù che muore in croce</strong><br />
Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti… Ha spogliato se stesso fino alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti ed intercedeva per i colpevoli (Is 53,5.12)</p>
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