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	<title>FidesVita.org &#187; News</title>
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	<description>Sito Ufficiale  del Movimento Fides Vita</description>
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		<title>Insieme per l&#8217;Europa 2012</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 12:04:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 12 maggio i cristiani europei si trovano uniti per testimoniare le radici cristiane dell’Europa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/05/europa_400x189.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-12983" title="europa_400x189" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/05/europa_400x189-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La giornata di oggi 12 maggio è una tappa importante per i movimenti cristiani europei per continuare ad incontrarsi su temi fondamentali, dalla politica al sociale, dai giovani alle famiglie, al dialogo ecumenico ed interreligioso, all’impegno per la pace.<br />
Difatti, dopo le precedenti edizioni del 2004 e del 2007, ritorna l’appuntamento di Insieme per l’Europa, evento a carattere internazionale promosso da movimenti e comunità cristiane<br />
Saranno oltre 150 le città d’Europa che oggi saranno collegate in diretta con Bruxelles per un’iniziativa che si pone l’obiettivo di far riscoprire le radici cristiane del vecchio continente.<br />
Ed è per questo che è stata scelta la città di Bruxelles, come luogo simbolico di partenza della manifestazione, in quanto sede di importanti istituzioni dell’Unione Europea, tra tutti il Parlamento Europeo, in un momento storico importante, il 2012, che viene celebrato come l’anno europeo della solidarietà tra le generazioni.<br />
Ad incontrarsi saranno movimenti e comunità che, mantenendo la propria autonomia, agiscono insieme in determinate occasioni per scopi condivisi, portando il contributo del proprio carisma; ad oggi si tratta di una rete di più di 250 movimenti e comunità cristiane, tra cattolici, evangelici, anglicani, ortodossi, membri delle chiese libere e di comunità pentecostali, uniti per il bene comune del continente e per il concreto e necessario riconoscimento delle sue origini cristiane.<br />
La manifestazione si svolge in contemporanea con la staffetta mondiale Run4Unity promossa dai Ragazzi per l&#8217;unità del Movimento dei Focolari, di etnie, culture e religioni diverse, che tra le ore 15 e le 16 nei diversi Paesi del mondo correranno uniti per testimoniare il loro impegno per la pace, la fratellanza universale e l’unità attraversando alcuni luoghi significativi del pianeta.<br />
L’importanza dell’evento ha spinto il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, a conferirgli una propria medaglia di rappresentanza; inoltre “Insieme per l’Europa” gode del patrocinio di: José Manuel Barroso &#8211; Presidente della Commissione Europea, Thorbjørn Jagland &#8211; Segretario generale del Consiglio d’Europa, Irina Bokova &#8211; Direttrice generale dell’UNESCO, e della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea.<br />
Nelle Marche questa giornata vedrà coinvolti alcuni movimenti cristiani europei, con sedi locali, riuniti in due città, Ancona e Ascoli Piceno, che godono anche del patrocinio delle rispettive Province e Regioni: A.G.E.S.C.I, Aggregazione del SS. Sacramento, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Azione Cattolica &#8211; Delegazione regionale delle Marche, Compagnia dei Tipi Loschi, C.S.I., Cursillos di Cristianità, Equipes Notre Dame, Fides Vita, Gruppi del Vangelo, Milizia dell’Immacolata di P. Kolbe, Movimento dei Focolari, Movimento Giovanile Salesiano Ancona, Movimento Gloriosa Trinità, Movimento per la Vita, Rinnovamento nello Spirito, S.A.E., Unitalsi.<br />
Anche la nostra Compagnia ha desiderato con forza aderire a questo gesto, offrendo anche la testimonianza di alcuni amici che vivono come vocazione familiare l’accoglienza di minori nella casa famiglia Nain, nel paese di Castorano, poco distante da Ascoli Piceno, luogo di ritrovo della manifestazione, e la presenza di alcuni di noi nel servizio del coro, che animerà i vari momenti di preghiera.<br />
Siamo lieti di essere presenti come segno particolare della Chiesa Cattolica, per continuare a pregare, in comunione con il Santo Padre, per l’unità dei cristiani, chiedendo di essere “segno di sicura speranza per il peregrinante popolo di Dio”.</p>
<p>Per saperne di più su Insieme per l’Europa 2012 <a href="http://localevents.together4europe.org/it/" target="_blank">clicca qui</a></p>
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		<title>La recente testimonianza di cristiani uccisi o perseguitati per la loro fede</title>
		<link>http://www.fidesvita.org/news/la-recente-testimonianza-di-cristiani-uccisi-o-perseguitati-per-la-loro-fede.html</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 22:54:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[...perchè riuniti a pregare o perchè vestiti a festa!
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/04/775E405772545C5E.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-12905" title="775E405772545C5E" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/04/775E405772545C5E-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Sono proprio degli ultimi giorni alcune tremende notizie, che come sempre non vengono molto pubblicizzate se non dalle agenzie di stampa che sostengono l’operato dei missionari nel mondo, sugli attentati a minoranze cristiani.<br />
La polizia dello Stato indiano di “Jammu e Kashmir” ha arrestato una coppia di cristiani, Mafford Maharaj Singh, 62 anni, e sua moglie Kusum, 60, nel comune di Bandipora con l’accusa di “promuovere l’odio” insieme a una ragazza del luogo, disturbando la popolazione locale nel mercato cittadino. Proprio alcuni passanti infatti hanno iniziato a gridare attirando gli agenti perché secondo loro la coppia stava distribuendo opuscoli sulla fede cristiana. I figli dei coniugi, originari di New Delhi, hanno raccontato una versione del tutto diversa: “I nostri genitori sono andati a Srinagar il 16 aprile scorso per partecipare a un matrimonio. Il giorno seguente, mentre facevano delle compere al mercato, parlando con un venditore nostro padre ha detto di essere cristiano: sono stati insultati, picchiati e infine arrestati dalla polizia locale” (<a href="http://www.fidesvita.org/articoli-vari/kashmir-indiano-cristiani-arrestati-perche-promuovono-inimicizia.html" target="_blank">leggi l&#8217;articolo</a>).<br />
La mattina del 14 aprile è accaduto invece nel Vietnam che un gruppo di teppisti, con la collaborazione delle forze dell’ordine, ha assaltato l’orfanotrofio cristiano di Hanoi, l’Agape Family, danneggiando l’edificio e malmenando anche i bambini ospiti del centro. I teppisti hanno ferito in modo grave anche un sacerdote, intervenuto a difesa delle piccole vittime innocenti.<br />
La struttura è sostenuta dal lavoro di volontari cattolici e dal contributo attivo di p. Nguyễn Văn Bình, vicario della parrocchia di Yên Kiện, nell’arcidiocesi di Hanoi (<a href="http://www.fidesvita.org/articoli-vari/hanoi-autorita-e-polizia-assaltano-un-orfanotrofio-cattolico-sacerdote-in-coma-di-trung-tin.html" target="_blank">leggi l&#8217;articolo</a>).<br />
Ed ancora Shamin Bibi, di 42 anni, cristiana, operaia e madre di cinque figli, è cittadina del distretto di Toba Tek Singh (nell regione di Punjab posta a cavallo della frontiera tra India e Pakistan) che è stato  teatro di un attacco contro la minoranza religiosa nel 2009 che ha portato alla morte di diverse persone. Poco dopo la metà di marzo è stato attaccata, picchiata in modo brutale in pubblico da un gruppo di mafiosi musulmani. Poco dopo, anche il figlio ventiduenne Naqshaq Masih ha subito la medesima sorte: prima picchiato con dei mattoni, quindi gli hanno sparato dei colpi di pistola ferendolo gravemente. A compiere il raid punitivo contro la famiglia cristiana, si è saputo, sono stati due fratelli legati alla mafia delle terre locali e liberi di agire impunemente all’interno del villaggio. A dir poco assurde le ragioni alla base dell’aggressione: i cristiani non sono autorizzati a “vestirsi a festa”, nemmeno in occasione di feste particolari o la domenica per la messa. I membri della minoranza religiosa, infatti, sono considerate persone di seconda fascia, quasi alla stregua degli animali, e non hanno alcun diritto di indossare capi eleganti ma “solo stracci”. È accaduta a metà marzo, ma in un mese né la polizia né la magistratura sono intervenute per garantire giustizia e punire i responsabili (<a href="http://www.fidesvita.org/articoli-vari/punjab-cristiana-denudata-da-musulmani-perche-vestiva-bene-colpi-di-pistola-al-figlio.html" target="_blank">leggi l&#8217;articolo</a>).<br />
Per non parlare dei trentacinque cristiani di origine etiope che dal 15 dicembre scorso sono detenuti in carcere in Arabia Saudita, per aver commesso il crimine di essersi riuniti in casa di un privato, nella città di Jeddah, per pregare. Quel giorno la polizia saudita ha fatto irruzione nella casa dove i cristiani, soprattutto donne, si erano riuniti e li hanno arrestati e portati in cella. Nonostante le pressioni internazionali, anche degli ultimi giorni, l’Arabia Saudita si è rifiutata di rilasciare i prigionieri (<a href="http://www.fidesvita.org/articoli-vari/larabia-saudita-incarcera-35-cristiani-perche-pregano-ma-e-un-esempio-di-tolleranza-in-europa.html" target="_blank">leggi l&#8217;articolo</a>).<br />
Anche in Pakistan, che ha visto la morte del ministro cattolico per le minoranze religiose, Shahbaz Bhatti, la situazione è drammatica, ma a sostenere i cristiani stavolta c’è un grande evento. Difatti sentimenti di lutto e paura si mescolano alla gioia e alla speranza nel Vicariato Apostolico di Quetta.  Martedì 17 aprile un cristiano, Hyrak Maseeh, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco da uomini non identificati, mentre percorreva la Samungly Road e secondo fonti di Fides nella Chiesa locale, “è molto probabile che l’episodio sia dovuto a una aggressione di estremisti islamici”.  Qualche giorno dopo ossia il 21 aprile, invece, nella cappella della San Joseph Convent School di Quetta,  è stato celebrata  la prima ordinazione di un sacerdote cattolico in Beluchistan. Si tratta del diacono Gulshan Barkat, degli Oblati di Maria Immacolata, che ha completato la sua formazione, dopo aver studiato anche a Roma. Il dono del primo sacerdote ordinato in Beluchistan, nota a Fides il diacono Gulshan, “ha un alto valore simbolico: intende dare una testimonianza cristiana e promuovere vocazioni sacerdotali e alla vita religiosa in questa provincia”, agitata da violenza settaria e da una antica ribellione delle popolazioni locali contro il governo (<a href="http://www.fidesvita.org/articoli-vari/lutto-e-gioia-a-quetta-un-cristiano-ucciso-un-nuovo-sacerdote-ordinato-il-primo-in-beluchistan.html" target="_blank">leggi l&#8217;articolo</a>).<br />
Alla luce di tutti questi dolorosi episodi accaduti solo negli ultimi giorni siamo ancor più provocati a verificare l’autenticità della nostra fede e della nostra appartenenza. I tragici eventi accaduti non sono la conseguenza di chissà quali provocazioni o ingerenze… ma semplicemente del fatto che si è cristiani, semplicemente ci si ritrova a pregare o del fatto che ci si veste a festa nei giorni di festa.<br />
Se al nostro Occidente tutto questo può sembrare a dir poco impensabile, quanto continua ad accadere dimostra come in altre parti del mondo solo il fatto di essere cristiani genera persecuzione. Per donne e bambini compresi.<br />
Eppure la perseveranza di questi “involontari” testimoni lascia trasparire la radicalità della loro fede in Cristo.  Conoscendo la vita di questi nostri compagni nella fede, le cui vicende probabilmente a loro insaputa ci continuano a raggiungere,  siamo sostenuti  proprio nel nostro cammino, a vivere la fede come l’incontro con un Avvenimento decisivo, necessario, irrinunciabile, vitale ….  per cui solo si può essere disposti a mettere continuamente a repentaglio la propria vita.</p>
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		<title>Amando fino alla fine</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 08:57:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[XX giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/03/missionari-martiri_531866.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-12730" title="missionari-martiri_531866" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/03/missionari-martiri_531866-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri celebrata lo scorso 24 marzo è stata un’occasione per ricordare tutti i missionari e gli operatori pastorali uccisi nel mondo versando il loro sangue per amore di Gesù e del Vangelo. Essa nasce nel 1993 ad opera del Movimento giovanile missionario delle Pontificie opere missionarie italiane (Pom) che scelse come data il 24 marzo, anniversario dell’assassinio di mons. Oscar A. Romero, arcivescovo di San Salvador, avvenuto nel 1980 mentre celebrava la Santa Messa.<br />
“Amando fino alla fine”: questa la provocazione proposta per la Giornata di quest’anno che, giunta ormai alla sua ventesima edizione, si è estesa in molte diocesi, realtà giovanili e missionarie, istituti religiosi dei diversi continenti.<br />
Sono i promotori stessi a sottolineare come questo motto “non vuole essere un lieto fine forzato che cancella la durezza della violenza o la tragedia di una vita spezzata drammaticamente, ma semplicemente dipinge gli ultimi istanti di coloro che, sull&#8217;esempio del Maestro, donano la vita, perdonando i loro carnefici”.<br />
Secondo l’agenzia <em>Fides</em>, sono almeno mille i missionari uccisi dal 1980 al 2011. E solo nel 2011 si calcolano 26 missionari martiri: 18 sacerdoti, 4 religiose e 4 laici.<br />
Padre Vito Del Prete, direttore della stessa agenzia, in un’intervista a <em>Radio Vaticana</em> ha spiegato come la maggior parte di questi omicidi avviene ancora in America Latina, dove “la Chiesa sta difendendo, nel nome del Vangelo, i diritti dei più poveri, dei più abbandonati e dei più esclusi. Poi viene l’Africa, perché è un momento di turbolenze, ma in particolare in Africa ci sono problemi di carattere prevalentemente religioso. L’Asia si sta svegliando, in particolare l’India, che prima era molto più tollerante; poi abbiamo il Laos, il Myanmar e il Pakistan che è diventato uno dei Paesi che ancora fa dei martiri. Ci sono poi anche i martiri per la fede, specialmente nei Paesi del Medio Oriente, dove recentemente si sono sviluppate posizioni fondamentaliste in Egitto e in Iraq, sperando che non avvenga in Siria. Poi ci sono i martiri per il dialogo”.<br />
I dati confermano come il fenomeno del martirio dei cristiani sta crescendo in maniera esponenziale. Basti pensare che tra i mille morti degli ultimi trent’anni non è contata la numerosa schiera di persone uccise, che scompaiono, che vengono torturate o discriminate in diversi Paesi, come ad esempio il Pakistan, il Myanmar ed anche l’India, dove particolarmente nel Nord attualmente i cristiani vengono cacciati dai loro villaggi, e spogliati di tutti i loro beni, costretti a trovare rifugi di fortuna.<br />
Questi dati solo a leggerli danno una fortissima sferzata ai nostri animi troppo spesso arenati nei piccoli disagi della vita quotidiana dai quali così facilmente ci facciamo completamente ghermire e determinare. Ci mettono di fronte ad una realtà presente, magari lontana dai nostri occhi ma che non può non essere viva nei nostri cuori e nella nostra preghiera: tanti nostri fratelli continuano a morire per Amore di Gesù. Sì, perché “non c’è missione senza missionari, senza gente che va, ma non c’è neanche missione senza martirio, e questo martirio fa parte anche della comunità dei fedeli, del popolo di Dio”, ha affermato sempre Padre Vito Del Prete.<br />
Dentro quale slancio e certezza è possibile essere disposti a incorrere in pene e torture, fino alla pena capitale, considerando gli esiti estremi della proprio vocazione come sacrificio della propria vita, rendendo così testimonianza (la parola<em> martire</em> deriva infatti dal greco e significa appunto <em>testimone</em>) alla Verità, a Cristo?<br />
Riprendiamo per questo come aiuto un brevissimo tratto dell’intervento di Nicolino <em>Caritas Christi Urget nos</em>:<br />
“In Cristo Gesù l’Amore di Dio, il suo essere Misericordia, accade in un uomo. Accade e si rivela come Uomo: ha lo sguardo di un Uomo, ha l’abraccio di un Uomo che va incontro al figlio perduto, confuso, sconfitto, abbandonato a se stesso, ha la presenza umana di un Uomo che si riversa commosso sull’umano caduto e sconfitto, senza forza e direzione. E soprattutto ha lo sconvolgente documento di un Uomo che ama sino a consegnarsi alla morte, a morire della morte che non conosce, non può conoscere, perché è Dio. Perché? Solo per Amore dell’uomo che muore e a vantaggio della salvezza dell’uomo che muore. «Non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici», disse Gesù ai Suoi, sapendo di dirlo innanzitutto di sé che andava a morire per noi. «Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli… chi non ama rimane nella morte… Chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio, chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è Amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per lui» (1 Gv3,16.14; 4,8-9). Questa è la Caritas Christi che ci deve spingere. Questo è l’Amore di Cristo che non può che essere seguito fino all’immedesimazione, perché la vita trovi il suo massimo esistenziale e realizzativo e la sua massima misura nell’Amore di Cristo che non ha misura”.<br />
Questo è l’inaudito Amore che ci ha investito, ci investe e che muove il passo dei nostri fratelli missionari e, chiediamo che sia così, anche quello di ciascuno di noi.</p>
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		<title>Divorzio breve: semplificazione burocratica o del dramma?</title>
		<link>http://www.fidesvita.org/news/divorzio-breve-semplificazione-burocratica-o-del-dramma.html</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 15:34:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[La legge vuole accorciare i tempi tra separazione e divorzio effettivo
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La legge attuale sul divorzio, approvata nel 1970 dopo un aspro dibattito ed un referendum popolare favorevole, prevede che la cessazione definitiva degli effetti civili del matrimonio può essere pronunciata solo dopo tre anni dalla sentenza di separazione.<br />
Tutto ciò perché il contesto di forte contrapposizione in cui la legge è nata ha indotto il legislatore di allora a trovare una mediazione; difatti l’elemento più importante di tale mediazione è stata proprio l’introduzione del periodo di separazione legale quale principale presupposto per ottenere il divorzio, trascorsi almeno tre anni dalla separazione stessa.<br />
In questi giorni, però, la commissione Giustizia dopo aver lavorato sul testo di legge del cosiddetto divorzio breve, che da qualche tempo sta interessando la nostra politica, ha concluso l’esame dei vari emendamenti proposti dai diversi partiti; ora il testo deve essere approvato alla Camera e poi passerà al Senato.<br />
In particolare questo testo prevede che il periodo dei tre anni dalla separazione dei coniugi venga ridotto ad uno o a due in presenza di figli minori, il tutto in un’ottica di semplificazione.<br />
Insomma si sta rimettendo mano alla legge più discussa degli anni ‘70 per togliere l’ultimo ostacolo all’esercizio della tanto vantata libertà di fare della propria famiglia ciò che si vuole senza perdere troppo tempo nei carteggi burocratici. Invece che perdere tempo nei tre anni dalla separazione per arrivare al divorzio definitivo che mette una pietra sopra alla storia d’amore, sarebbe meglio dare a chi vuole la facoltà di cambiare pagina al più presto.<br />
La legge aveva una sua ratio di tutela della famiglia, vale a dire concedere a quelli che ancora sono considerati coniugi a tutti gli effetti un tempo di riflessione sulla crisi vissuta, per smorzare la conflittualità, per mettersi in discussione, e, perché no, anche per ricongiungersi.<br />
Il professor Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa di Roma nonché Presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ha così commentato la notizia: “Dal punto di vista giuridico si tratta di un passo avanti deciso verso lo stravolgimento della politica legislativa introdotta con la legge del 1970, che era di considerare il divorzio come extrema ratio in caso di impossibilità di ricostituire la comunione di vita tra i coniugi. Il provvedimento tecnicamente non sostituisce la vecchia legge ma introduce alcuni emendamenti importanti. L’impressione è che venga fuori una legge che, al di là del giudizio morale che se ne può dare, comporti una banalizzazione del divorzio, soprattutto di fronte a un’ipotesi consensuale. In generale sono contrario a questa riforma perché ritengo i tre anni un tempo opportuno, ma lo sono se si mette in moto un’azione per cercare di far superare ai coniugi le loro difficoltà”.<br />
Infatti non possiamo dimenticare che l’esperienza giuridica italiana nasce con un matrimonio indissolubile e che sicuramente l’introduzione del divorzio è andata a forzare la tradizione storica e sociologica che ha formato la cultura generale, oltre che il nostro ordinamento giuridico.<br />
Se in effetti si volesse analizzare come è stato disciplinato l’istituto del matrimonio in Italia, basterebbe andare a riprendere il Codice civile del 1865, entrato in vigore il 1° gennaio 1866, con il quale fu introdotta la celebrazione del matrimonio civile quale unica forma di matrimonio valido per tutti i cittadini, senza alcun riferimento ad una sua eventuale cessazione. Con il Concordato Lateranense stipulato l’11 febbraio 1929 tra la Chiesa cattolica e lo Stato italiano si diede voce a chi desiderava un matrimonio religioso che avesse anche effetti civili, istituendo il cosiddetto matrimonio concordatario (modificato dalle successive bilaterali intese del 1984).<br />
Poi con il codice civile del 1942 i giuristi hanno chiarito meglio come il matrimonio sia “l’istituto giuridico tramite il quale due persone, di diverso sesso e in possesso dei requisiti richiesti dalla legge italiana, ufficializzano liberamente e volontariamente davanti ad un ufficiale dello stato civile (Sindaco o suo delegato) e alla presenza di due testimoni il loro legame finalizzato alla formazione di una famiglia, cioè di un nucleo familiare stabile, spesso comprensivo anche di figli”. Trattasi tuttora di un diritto fondamentale della persona, riconosciuto, garantito e protetto innanzitutto dalla Costituzione italiana, laddove afferma che «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio», il quale è ordinato alla uguaglianza morale e giuridica dei coniugi» (art. 29).<br />
Quindi non c’è nessun riferimento al divorzio nell’alveo del diritto italiano; esso è stato introdotto solo molto in seguito sulla scia delle proteste sessantottine.<br />
Non a caso, sempre il professore Dalla Torre ha affermato: “Non è questo il modello di famiglia voluto dalla Costituzione. Bisogna ritornare a una valutazione più riflessa sulla famiglia, che non è un fatto solo privato ma che riguarda invece l’intera società. Il diritto infatti non può reggere situazioni che non si reggono da sole, occorre allora acquistare la consapevolezza della famiglia che nasce dal matrimonio come fatto pubblico e stabile nel tempo. Solo lì raggiunge le sue finalità solidaristiche tra coniugi e tra generazioni. Se quando finisce l’utile si scappa, la conclusione è che nessuno vuol prendersi impegni stabili. Ma così il matrimonio perde il suo senso antropologico e sociale”.<br />
Oltre il diritto emerge una inevitabile domanda: perché? Da dove viene questa tendenza così diffusa a considerare normale il matrimonio quasi come una prova, che genera la richiesta di potersi anticipatamente tutelare in caso di fallimento? Perché è così compromessa la fiducia in un rapporto, nell’altro, in un progetto di vita comune? Perché sembra così obsoleto oltre che utopico credere al “per sempre”? Chi rende l’esperienza del “per sempre” possibile? Questo umano, così insicuro e incerto di fronte alla responsabilità, in fondo timoroso di uno slancio totale, è frutto di che cosa?<br />
E soprattutto come si fa ad essere così sicuri che questa sia la tendenza verso la vera soddisfazione dell’uomo e del suo cuore?<br />
Benché non vi siano statistiche globali dedicate, disponiamo invece di una serie di studi, specialmente a livello nazionale e, soprattutto, provenienti dagli Usa, che ci consentono di indurre relazione tra legami deboli e patologie, tra legami deboli e disagi, negli adulti e tanto più nei bambini (<a href="http://www.fidesvita.org/articoli-vari/divorzio-breve-rise-una-legge-che-rende-schiavi-i-nostri-figli.html" target="_blank">Una legge che rende &#8220;schiavi&#8221; i nostri figli</a>).<br />
Siamo proprio di fronte ad un processo di snaturamento dell’uomo e di conseguenza della società. La società e la civiltà giuridica a tutti i livelli ci stanno rinfacciando le amare e inevitabili conseguenze di un uomo che “cerca di esistere soltanto positivisticamente, nel calcolabile e nel misurabile”. Proprio questo ha affermato il Santo Padre nel Discorso alla Plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici lo scorso 25 novembre, ribadendo l’unica possibilità capace di ridare all’uomo la sua dignità. Queste alcune parole del Papa Benedetto XVI: “Non dovremmo mai stancarci (…) di ‘ricominciare da Dio’, per ridare all’uomo la totalità delle sue dimensioni, la sua piena dignità. Infatti, una mentalità che è andata diffondendosi nel nostro tempo, rinunciando a ogni riferimento al trascendente, si è dimostrata incapace di comprendere e preservare l’umano. La diffusione di questa mentalità ha generato la crisi che viviamo oggi, che è crisi di significato e di valori, prima che crisi economica e sociale. L’uomo che cerca di esistere soltanto positivisticamente, nel calcolabile e nel misurabile, alla fine rimane soffocato. In questo quadro, la questione di Dio è, in un certo senso, «la questione delle questioni». Essa ci riporta alle domande di fondo dell’uomo, alle aspirazioni di verità, di felicità e di libertà insite nel suo cuore, che cercano una realizzazione. L’uomo che risveglia in sé la domanda su Dio si apre alla speranza, ad una speranza affidabile, per cui vale la pena di affrontare la fatica del cammino nel presente (cfr Spe salvi, 1)”.<br />
Questo intervento legislativo di semplificazione meramente burocratica è solo l’ennesima evidenza di come l’uomo si trovi più facilmente a volersi togliere di dosso il dramma del rapporto con la realtà più che andare al cuore della questione; anche il fallimento di un matrimonio, invece, potrebbe essere l’occasione di mettersi di fronte al bisogno di Infinito che ciascuno di noi è, che non può essere colmato dalla bieca logica del “morto un Papa se ne fa un altro”.<br />
Questo tempo dei tre anni, che la legge ha previsto, è in qualche modo a custodia di un lavoro personale, sempre che uno lo voglia &#8211; e comunque a tutela anche delle parti coinvolte, figli in primis – e può essere una grande possibilità, dovutamente sostenuta, di mettersi, magari per la prima volta, di fronte al proprio umano che nei suoi bisogni finiti grida il suo bisogno di Infinito.</p>
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		<title>“La tua fede ti ha salvato”</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 17:51:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[XX Giornata mondiale del Malato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 12 febbraio, il giorno seguente la festa della Madonna di Lourdes, in tutte le chiese del mondo sarà celebrata la Giornata del Malato.<br />
Questo evento appare scontato o di disturbo perché la sofferenza è un argomento scomodo. Ma la sua importanza e il suo valore escatologico  non ha mancato di ricordarlo domenica scorsa Benedetto XVI all’Angelus.<br />
Egli,  parlando ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro, ha ricordato che &#8220;la liberazione da malattie e infermità di ogni genere costituì, insieme con la predicazione, la principale attività di Gesù nella sua vita pubblica&#8221;. &#8220;In effetti &#8211; ha proseguito &#8211; le malattie sono un segno dell&#8217;azione del Male nel mondo e nell&#8217;uomo, mentre le guarigioni dimostrano che il Regno di Dio è vicino&#8221;. &#8220;Gesù &#8211; ha sottolineato il Santo Padre -è venuto a sconfiggere il Male alla radice, e le guarigioni sono un anticipo della sua vittoria, ottenuta con la sua Morte e Risurrezione&#8221;.<br />
Sembrano parole dell’altro mondo queste, in un clima come quello in cui viviamo in cui la scienza si allontana sempre più dalla fede, e dove i miracoli sono considerati visioni o illusioni; in un clima culturale che vuole far passare l’eutanasia per la strada risolutiva ad ogni male dell’uomo in virtù dell’ideologia della “qualità della vita”; in un clima in cui la vita umana è costantemente attaccata sin dai suoi primi bagliori per tutelare una presunta “salute della madre”;  in un clima culturale dominato dai mass media che sono alla costante ricerca di situazioni e personaggi ambigui &#8211; se non veri e propri delinquenti che nulla hanno a che vedere con la fede -, per dare manforte al bieco laicismo e screditare e delegittimare la Chiesa Cattolica… Ecco, in un clima come questo si pongono le parole del nostro amato Papa. Le sue non sono parole di “nicchia”, per gente visionaria o psicologicamente fragile. Le parole di Benedetto XVI, come sempre, sono un richiamo alla verità della vita, al fatto che il Male esiste, non è una fantasia e si mostra anche attraverso le malattie.  Sta alla libertà dell’uomo porsi di fronte ad esse seguendo l’insegnamento di Gesù: “Come Gesù ha affrontato il Maligno con la forza dell’amore che gli veniva dal Padre, così anche noi possiamo affrontare e vincere la prova della malattia tenendo il nostro cuore immerso nell’amore di Dio”.<br />
Per questo la malattia, che nessuno si augura ma accade, può diventare una via di salvezza, in cui Cristo sorge vincitore: “c’è un atteggiamento decisivo e di fondo con cui affrontare la malattia ed è quello della fede in Dio, nella sua bontà”. Questo atteggiamento non fideistico ma di vera fede e riconoscimento della Grazia di Dio, nel bene e male, diventa allora testimonianza che produce, a sua volta, negli altri, fede, forza, “luce e fiducia”, cioè diventa fonte di nuova vita e nuovi testimoni di Gesù!<br />
Per questo affidiamo alla Madonna tutti i nostri cari malati, amici, parenti e sconosciuti, pregando con le parole conclusive di Benedetto XVI all’Angelus:<br />
“Facciamo anche noi come la gente dei tempi di Gesù: spiritualmente presentiamo a Lui tutti i malati, fiduciosi che Egli vuole e può guarirli. E invochiamo l’intercessione della Madonna, specialmente per le situazioni di maggiore sofferenza e abbandono. Maria, Salute dei malati, prega per noi!”</p>
<p><a href="http://www.fidesvita.org/parola-del-papa/angelus/angelus-5-febbraio-2012.html" target="_blank">Angelus 5 febbraio 2012</a><br />
<a href="http://www.fidesvita.org/parola-del-papa/discorsi/messaggio-per-la-xx-giornata-mondiale-del-malato.html" target="_blank">Messaggio per la XX Giornata Mondiale del Malato</a></p>
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		<title>Dal Consiglio d’Europa una pagina di riferimento per la difesa della vita e della sua dignità</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 22:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[ L’eutanasia, “intesa come uccisione volontaria per atto o omissione di un essere umano in condizioni di dipendenza a suo presunto beneficio, deve essere sempre proibita”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la risoluzione del 2010 che ha rafforzato la libertà di coscienza per i medici e gli operatori sanitari e dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha affermato l’anno scorso che non esiste un diritto all’eutanasia che abbia fondamento giuridico nella Convenzione dei diritti dell&#8217;uomo, è la terza volta che da Strasburgo arrivano decisioni orientate alla difesa della vita.<br />
<a href="http://www.fidesvita.org/articoli-vari/il-consiglio-deuropa.html" target="_blank">Il Consiglio d’Europa </a>dice no all’eutanasia e al suicidio assistito. Con la Risoluzione n. 1859 dello scorso 25 gennaio sul testamento biologico, ed in particolare sulla protezione della dignità e dei diritti umani dei pazienti, l’Assemblea di Strasburgo, nel raccomandare ai 47 Stati membri una legislazione che regoli le dichiarazioni anticipate di trattamento, nega fermamente la possibilità di mettere in atto “azioni od omissioni che permettano di provocare la morte di una persona”.<br />
Questa presa di posizione è di certo frutto dell’insistenza di alcuni parlamentari del partito popolare, tra cui gli italiani Luca Volonte&#8217; (Udc) e Renato Farina (Pdl), ma è stata votata anche dai conservatori e da alcuni socialisti, con un buon contributo dei Paesi dell’Est (<a href=" http://www.fidesvita.org/articoli-vari/intervista-a-renato-farina-pdl-uno-dei-parlamentari-che-ha-contribuito-a-fare-approvare-un-testo-controcorrente-per-gli-standard-europei.html" target="_blank">Intervista a Renato Farina</a>).<br />
I parlamentari del Consiglio prendono le distanze dall’eutanasia e dal suicidio assistito, ma insistono sulla necessità di regolare con la legge il testamento biologico, considerando che sono pochi gli Stati dell’Unione che si sono dotati di una specifica legislazione che, anche quando c’è, viene troppo spesso disattesa.<br />
L’intenzione principale è quella di ratificare, conoscere e applicare quanto contenuto nella Convenzione dei diritti dell’Uomo e sulla biomedicina conosciuta anche come nella Convenzione di Oviedo n. 164, un atto che l’Italia non ha ancora ratificato.<br />
Inoltre l’Assemblea indica una lista di principi e di misure concrete che gli Stati devono seguire nel regolamentare il testamento biologico, come quella di evitare moduli complicati o oneri troppo alti in modo da assicurare che tutti possano accedere al testamento biologico.<br />
Per finire la Risoluzione afferma, in maniera lapidaria, che “in caso di dubbio la decisione deve sempre essere tesa a preservare e prolungare la vita”.<br />
Anche se il documento non ha effetto di legge e non è vincolante per gli Stati membri, può avere un grande valore sui pronunciamenti della Corte di Strasburgo (Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo), e di rimando sulle norme nazionali. È accaduto infatti più volte, ad esempio in Italia, che i nostri giudici hanno rinviato determinate questioni alla Corte Costituzionale proprio sulla base delle pronunce dei magistrati di Strasburgo.<br />
Si esprime a favore di questa chiara posizione anche l’Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa con le parole di monsignor Aldo Giordano: “Si tratta di un nuovo segnale che esiste e sta prendendo la parola un’Europa che vuole ricuperare con serietà il senso del mistero infinito della vita e della morte, che vuole affermare che la vita ha sempre il primato e ha un valore che non dipende dalla nostra decisione arbitraria… una pagina di riferimento per la difesa della vita e della sua dignità” (<a href="http://www.fidesvita.org/articoli-vari/no-del-consiglio-deuropa-alleutanasia-commenti-di-mons-giordano-e-carlo-casini.html" target="_blank">No del consiglio d&#8217;Europa all&#8217;eutanasia</a>).<br />
Questa presa di posizione fa ben sperare nella possibilità che sia a livello europeo che nazionale ci si possa lealmente fermare a considerare e quindi a riconoscere, appunto, il senso del mistero infinito della vita e della morte, il valore profondo di ogni istante della vita che con tutta evidenza non può dipendere dalla nostra arbitraria decisione e che si compie in un destino consegnato a ciascuno di noi.<br />
Il Consiglio d’Europa che con forza raccomanda che il comitato dei ministri del Consiglio porti la risoluzione all’attenzione degli Stati membri, con la richiesta che essa sia applicata nei rispettivi ordinamenti, da all’Europa una nuova veste, o meglio gli permette di fare memoria di quali siano le sue vere origini, indissolubilmente legate all’esperienza cristiana.<br />
Fin negli ultimi accadimenti drammatici legati all’intervenuta eutanasia sulla vita di uomini e donne si comprende la necessità di una legge che regoli con chiarezza la complessa questione del testamento biologico; ci sembra, però, molto più umano e confortante il fatto che si parta dal preservare sempre e comunque la dignità della vita, come ci dice il Consiglio d’Europa, piuttosto che far passare la morte come l’ultima azione di possesso, di forza, di libertà e di diritto.<br />
Ci corrisponde e ci rappresenta di più un Europa che finalmente inizia a salvaguardare la vita e ad affermarne la sua dignità in ogni condizione umana.</p>
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		<title>Silenzio e Parola</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 21:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Messaggio per la XLVI giornata mondiale delle comunicazion i sociali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il silenzio – altrettanto essenziale della parola – è al centro del messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (20 maggio 2012), reso noto martedì 24 gennaio, festa di S. Francesco di Sales. “Educarsi alla comunicazione – scrive il Papa – vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare”.<br />
Benedetto XVI ci aiuta ad entrare «su un aspetto del processo umano della comunicazione che a volte è dimenticato, pur essendo molto importante, e che oggi appare particolarmente necessario richiamare. Si tratta del rapporto tra silenzio e parola: due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone. Quando parola e silenzio si escludono a vicenda, la comunicazione si deteriora, o perché provoca un certo stordimento, o perché, al contrario, crea un clima di freddezza; quando, invece, si integrano reciprocamente, la comunicazione acquista valore e significato».</p>
<p><a href="http://www.fidesvita.org/parola-del-papa/discorsi/messaggio-per-la-xlvi-giornata-mondiale-delle-comunicazioni-sociali.html" target="_blank">Messaggio per la XLVI giornata mondiale delle comunicazion i sociali</a></p>
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		<title>“Ho finito, ho fatto quello che dovevo fare. Il mio bambino crescerà sano”</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 15:57:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Janni aveva 17 anni
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla chiusura di questo anno 2011, segnato dalla crisi economica mondiale e da sanguinose rivolte specie nel Nord Africa, giunge, quasi sottovoce, una storia di vita drammatica e straordinaria nello stesso tempo: quella di Jenni Lake, una ragazza americana di diciassette anni che ha scoperto prima di avere una massa tumorale all’interno del cranio e poi, qualche settimana dopo, di aspettare un bambino dal suo fidanzatino Nathan Wittman, poco più grande di lei.<br />
I dottori sono stati chiari sin dall’inizio con la ragazza chiedendole proprio di scegliere se andare avanti con la gravidanza o continuare a curarsi il tumore. E lei non ha avuto un momento di incertezza ma ha optato decisamente per salvare la vita di suo figlio cessando così immediatamente ogni trattamento di radiazioni e chemioterapia.<br />
I primi di novembre Jenni Lake ha dato alla luce il suo bimbo Chad, un mese prima del suo 18° compleanno, ed è morta dodici giorni dopo, a causa del tumore oramai più che avanzato.<br />
È la madre di Jenni a ricordare e raccontare la lunga battaglia di sua figlia contro il cancro. Sempre la mamma racconta che, poco prima di morire, Jenni rivolgendosi all’infermiera che l’accudiva ha detto: &#8220;Ho finito, ho fatto quello che dovevo fare. Il mio bambino crescerà sano&#8221; ed ha pregato di riportare queste sue parole alla famiglia perché fossero, per loro, di conforto.<br />
La famiglia e gli amici sono convinti che la storia di Jenni non sia una tragedia ma un atto di amore, il sacrificio di una mamma per il suo bambino e proprio per questo hanno registrato gli ultimi mesi della vita della ragazza ed inserito su YouTube un video a lei dedicato dal titolo <em>Jenni’s Journey, il viaggio di Jenni</em>, e prima ancora hanno creato una omonima pagina Facebook.<br />
Di certo la giovane età di Jenni e la sua immediata e consapevole decisione di portare avanti la gravidanza ci colpiscono. Oltretutto in un momento storico in cui i ragazzi vengono spesso etichettati come quelli che non sono in grado di prendersi delle responsabilità, in cui a livello mondiale sono tantissime le energie utilizzate per mettere in atto tutti i tentativi e gli espedienti per  legittimare l’aborto quale diritto irrinunciabile della donna e per renderlo sempre più un fatto privato e riservato (e ogni anno al mondo vengono interrotte volontariamente circa quaranta milioni di gravidanze).<br />
Non sappiamo realmente quale ideale, esperienza e amicizia, a partire da quella dei suoi famigliari, ha potuto sostenere questa giovane ragazza dentro la scelta che ha compiuto. Ma sappiamo con certezza che cosa la sua vita trasmette al suo bambino, alla sua famiglia e a noi tutti che la stiamo conoscendo: la forza dell’amore, l’amore come dono di sé totale, l’esperienza dell’evidenza che un figlio in grembo c’è e vive e che proprio l’amore a lui &#8220;giustifica&#8221; il sacrificio estremo della propria vita, che l’amore a lui e la vita per lui in qualche modo segnano il compimento della propria vita di soli diciassette anni.<br />
Sappiamo poco di questi lunghi nove mesi, di tutti i &#8220;sì&#8221; che sono stati necessari dopo quel primo &#8220;sì&#8221;. Ci rimane una foto tenerissima di Jenni, con in un braccio suo figlio, dal volto non più adolescente ma di donna e di mamma, trasfigurata non tanto dalla malattia ma soprattutto dall’amore. E rimane una presenza: quella del piccolo Chad che ha sperimentato ancor prima di nascere e che non potrà non crescere segnato dalla certezza di essere stato investito di un amore che è dell’altro mondo, un amore così gratuito e totale e che il cuore di ogni uomo sulla faccia della terra desidera per sé, un amore che lo ha voluto e amato fino al sacrificio estremo della vita.</p>
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		<title>Chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato</title>
		<link>http://www.fidesvita.org/news/chi-avra-perseverato-sino-alla-fine-sara-salvato.html</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 18:04:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Attentato ai cristiani in Nigeria nel giorno di Natale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio ieri mattina, 25 dicembre e Natale del Signore,  c&#8217;è stato un gravissimo attentato in Nigeria contro la comunità dei cristiani: degli ordigni infatti sono esplosi vicino ad alcune Chiese dove si stavano celebrando le Messe natalizie. Si parla complessivamente di 39 morti: almeno 27 dei quali nell’attacco alla chiesa cattolica in un sobborgo di Abuja, rivendicato dal gruppo islamico Boko Haram.<br />
Lo stesso gruppo già lo scorso Natale fu responsabile di un’altra strage, avvenuta a Jos dove morirono almeno 32 persone e 74 ne rimasero ferite.<br />
Proprio nell&#8217;Angelus di oggi 26 dicembre, festa di Santo Stefano, Benedetto XVI non ha mancato di lanciare il suo appello in merito a questi tragici e sanguinosi episodi ripetendo ancora una volta e con forza che la violenza è una via che conduce solo al dolore, alla distruzione e alla morte.<br />
Ed ha affermato proprio durante la preghiera: &#8220;La vera imitazione di Cristo è l’amore, che alcuni scrittori cristiani hanno definito il «martirio segreto». A tale proposito san Clemente di Alessandria scrive: «Coloro che mettono in pratica i comandamenti del Signore gli rendono testimonianza in ogni azione, poiché fanno ciò che Egli vuole e fedelmente invocano il nome del Signore» (Stromatum IV, 7,43,4: SC 463, Paris 2001, 130). Come nell’antichità anche oggi la sincera adesione al Vangelo può richiedere il sacrificio della vita e molti cristiani in varie parti del mondo sono esposti a persecuzione e talvolta al martirio. Ma, ci ricorda il Signore, «chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato» (Mt 10,22)&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.fidesvita.org/parola-del-papa/angelus/angelus-26-dicembre.html" target="_blank">Angelus 26 dicembre</a></p>
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		<title>In Malaysia devono chiedere l&#8217;autorizzazione</title>
		<link>http://www.fidesvita.org/news/in-malaysia-devono-chiedere-lautorizzazione.html</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 23:46:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fidesvita.org/?p=11917</guid>
		<description><![CDATA[per cantare i canti di Natale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2011/12/800px-LocationMalaysia.svg_.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-11918" title="800px-LocationMalaysia.svg" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2011/12/800px-LocationMalaysia.svg_-300x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Sottilieamo l&#8217;ultima notizia proprio di questi giorni così vicini al Santo Natale che evidenzia la seria e continua compromissione della libertà religiosa oltre che la vera e propria persecuzione dei cristiani nel mondo.<br />
Si legge che in Malaysia (Malesia), Stato dell&#8217;Asia sud occidentale che probabilmente, senza una cartina geografica, farremmo fatica a collocare, due chiese a Klang, un sobborgo di Kuala Lumpur, hanno ricevuto una nota della polizia che chiede nomi e dettagli delle persone che cantano canti natalizi (i tradizionali “carols”) perché, secondo gli ufficiali, è necessaria una autorizzazione previa delle forze dell’ordine per poterli eseguire nelle chiese e nelle case, così come ha riferito l&#8217;Agenzia Fides.<br />
L&#8217; illeggittimità di un episodio di questo tipo, anche in riferimento alla legislazione esistente in Malesia in merito all’esercizio della attività di culto e della libertà di religione, ci sembra evidente. Tanto quanto il fatto che sia stata una iniziativa della polizia stessa palesa un vero e proprio abuso di potere, se non il rischio vero e proprio di rendere il Paese “quasi uno stato di polizia”, se gli agenti continuano a pretendere “tali requisiti burocratici”, come ha immediatamente sottolineato Sua Ecc. Mons. Paul Tan Chee Ing, Vescovo di Melaka-Johor e Presidente della Conferenza Episcopale in una Nota.<br />
La notizia è veramente inquietante: dover chiedere l&#8217;autorizzazione per cantare un canto di Natale nella propria casa, magari con i propri figli. Quei canti che con semplicità unica e immediata fanno vibrare lo stupore per la nascita del Re del Cielo che &#8220;scende dalle stelle&#8221;, che trasmettono la dolcezza  delle tradizionali ninne nanne al Bambinello, che ci invadono di gioia  per l&#8217;eco dell&#8217;annuncio dell&#8217;Angelo ai pastori: &#8220;Gloria in excelsis Deo&#8221;.<br />
Dopo le proteste, inevitabili, le smentite e la confusione. Sicuramente un passo indietro. Rimane il tentativo di un oltraggio che mostra tutto l&#8217;odio all&#8217;Avvenimento di Dio che si fa uomo, che si fa bambino. Il Natale segna la sconvolgente rivelazione di Dio nella storia, nella presenza e nella compagnia di un Uomo chiamato Gesù. Che  &#8220;sempre di nuovo ci viene incontro  attraverso uomini nei quali Egli traspare&#8221; (Benedetto XVI), magari uomini che semplicemente pregano cantando i canti di Natale!</p>
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