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	<title>FidesVita.org &#187; Parola del Papa</title>
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	<description>Sito Ufficiale  del Movimento Fides Vita</description>
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		<title>Udienza 16 maggio 2012</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Udienze]]></category>

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		<description><![CDATA[BENEDETTO XVI Piazza San Pietro Mercoledì, 16 maggio 2012 Cari fratelli e sorelle, nelle ultime catechesi abbiamo riflettuto sulla preghiera negli Atti degli Apostoli, oggi vorrei iniziare a parlare della preghiera nelle Lettere di san Paolo, l’Apostolo delle genti. Anzitutto vorrei notare come non sia un caso che le sue Lettere siano introdotte e si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BENEDETTO XVI</strong></p>
<p><em>Piazza San Pietro</em><br />
<em>Mercoledì, 16 maggio 2012</em></p>
<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>nelle ultime catechesi abbiamo riflettuto sulla preghiera negli Atti degli Apostoli, oggi vorrei iniziare a parlare della preghiera nelle Lettere di san Paolo, l’Apostolo delle genti. Anzitutto vorrei notare come non sia un caso che le sue Lettere siano introdotte e si chiudano con espressioni di preghiera: all’inizio ringraziamento e lode, e alla fine augurio affinché la grazia di Dio guidi il cammino delle comunità a cui è indirizzato lo scritto. Tra la formula di apertura: «ringrazio il mio Dio per mezzo di Gesù Cristo» (Rm 1,8), e l’augurio finale: la «grazia del Signore Gesù Cristo sia con tutti voi» (1Cor 16,23), si sviluppano i contenuti delle Lettere dell’Apostolo. Quella di san Paolo è una preghiera che si manifesta in una grande ricchezza di forme che vanno dal ringraziamento alla benedizione, dalla lode alla richiesta e all’intercessione, dall’inno alla supplica: una varietà di espressioni che dimostra come la preghiera coinvolga e penetri tutte le situazioni della vita, sia quelle personali, sia quelle delle comunità a cui si rivolge.</p>
<p>Un primo elemento che l’Apostolo vuole farci comprendere è che la preghiera non deve essere vista come una semplice opera buona compiuta da noi verso Dio, una nostra azione. E’ anzitutto un dono, frutto della presenza viva, vivificante del Padre e di Gesù Cristo in noi. Nella Lettera ai Romani scrive: «Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza: non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili» (8,26). E sappiamo come è vero quanto dice l&#8217;Apostolo: «Non sappiamo come pregare in modo conveniente». Vogliamo pregare, ma Dio è lontano, non abbiamo le parole, il linguaggio, per parlare con Dio, neppure il pensiero. Solo possiamo aprirci, mettere il nostro tempo a disposizione di Dio, aspettare che Lui ci aiuti ad entrare nel vero dialogo. L&#8217;Apostolo dice: proprio questa mancanza di parole, questa assenza di parole, eppure questo desiderio di entrare in contatto con Dio, è preghiera che lo Spirito Santo non solo capisce, ma porta, interpreta, presso Dio. Proprio questa nostra debolezza diventa, tramite lo Spirito Santo, vera preghiera, vero contatto con Dio. Lo Spirito Santo è quasi l&#8217;interprete che fa capire a noi stessi e a Dio che cosa vogliamo dire.</p>
<p>Nella preghiera noi sperimentiamo, più che in altre dimensioni dell’esistenza, la nostra debolezza, la nostra povertà, il nostro essere creature, poiché siamo posti di fronte all’onnipotenza e alla trascendenza di Dio. E quanto più progrediamo nell’ascolto e nel dialogo con Dio, perché la preghiera diventi il respiro quotidiano della nostra anima, tanto più percepiamo ancheil senso del nostro limite, non solo davanti alle situazioni concrete di ogni giorno, ma anche nello stesso rapporto con il Signore. Cresce allora in noi il bisogno di fidarci, di affidarci sempre più a Lui; comprendiamo che «non sappiamo… come pregare in modo conveniente» (Rm 8,26). Ed è lo Spirito Santo che aiuta la nostra incapacità, illumina la nostra mente e scalda il nostro cuore, guidando il nostro rivolgerci a Dio. Per san Paolo la preghiera è soprattutto operare dello Spirito nella nostra umanità, per farsi carico della nostra debolezza e trasformarci da uomini legati alle realtà materiali in uomini spirituali. Nella Prima Lettera ai Corinti dice: «Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali» (2,12-13). Con il suo abitare nella nostra fragilità umana, lo Spirito Santo ci cambia, intercede per noi, ci conduce verso le altezze di Dio (cfr Rm 8,26).</p>
<p>Con questa presenza dello Spirito Santo si realizza la nostra unione a Cristo, poiché si tratta dello Spirito del Figlio di Dio, nel quale siamo resi figli. San Paolo parla dello Spirito di Cristo (cfr Rm 8,9), non solo dello Spirito di Dio. E&#8217; ovvio: se Cristo è il Figlio di Dio, il suo Spirito è anche Spirito di Dio e così se lo Spirito di Dio, Spirito di Cristo, divenne già molto vicino a noi nel Figlio di Dio e Figlio dell&#8217;uomo, lo Spirito di Dio diventa anche spirito umano e ci tocca; possiamo entrare nella comunione dello Spirito. E&#8217; come se dicesse che non solamente Dio Padre si è fatto visibile nell’Incarnazione del Figlio, ma anche lo Spirito di Dio si manifesta nella vita e nell’azione di Gesù, di Gesù Cristo, che ha vissuto, è stato crocifisso, è morto e risorto. L’Apostolo ricorda che «nessuno può dire “Gesù è Signore”, se non sotto l’azione dello Spirito Santo» (1Cor 12,3). Dunque lo Spirito orienta il nostro cuore verso Gesù Cristo, in modo che «non siamo più noi a vivere, ma Cristo vive in noi» (cfr Gal 2,20). Nelle sue Catechesi sui Sacramenti, riflettendo sull’Eucaristia, sant’Ambrogio afferma: «Chi si inebria dello Spirito è radicato in Cristo» (5, 3, 17: PL 16, 450).</p>
<p>E vorrei adesso evidenziare tre conseguenze nella nostra vita cristiana quando lasciamo operare in noi non lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Cristo come principio interiore di tutto il nostro agire.</p>
<p>Anzitutto con la preghiera animata dallo Spirito siamo messi in condizione di abbandonare e superare ogni forma di paura o di schiavitù, vivendo l’autentica libertà dei figli di Dio. Senza la preghiera che alimenta ogni giorno il nostro essere in Cristo, in una intimità che cresce progressivamente, ci troviamo nella condizione descritta da san Paolo nella Lettera ai Romani: non facciamo il bene che vogliamo, bensì il male che non vogliamo (cfr Rm 7,19). E questa è l&#8217;espressione dell&#8217;alienazione dell&#8217;essere umano, della distruzione della nostra libertà, per le circostanze del nostro essere per il peccato originale: vogliamo il bene che non facciamo e facciamo ciò che non vogliamo, il male. L’Apostolo vuole far capire che non è anzitutto la nostra volontà a liberarci da queste condizioni e neppure la Legge, bensì lo Spirito Santo. E poiché «dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà» (2Cor 3,17), con la preghiera sperimentiamo la libertà donata dallo Spirito: una libertà autentica, che è libertà dal male e dal peccato per il bene e per la vita, per Dio. La libertà dello Spirito, continua san Paolo, non s’identifica mai né con il libertinaggio, né con la possibilità di fare la scelta del male, bensì con il «frutto dello Spirito che è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé» (Gal 5,22). Questa è la vera libertà: poter realmente seguire il desiderio del bene, della vera gioia, della comunione con Dio e non essere oppresso dalle circostanze che ci chiedono altre direzioni.</p>
<p>Una seconda conseguenza che si verifica nella nostra vita quando lasciamo operare in noi lo Spirito di Cristo è che il rapporto stesso con Dio diventa talmente profondo da non essere intaccato da alcuna realtà o situazione. Comprendiamo allora che con la preghiera non siamo liberati dalle prove o dalle sofferenze, ma possiamo viverle in unione con Cristo, con le sue sofferenze, nella prospettiva di partecipare anche della sua gloria (cfr Rm 8,17). Molte volte, nella nostra preghiera, chiediamo a Dio di essere liberati dal male fisico e spirituale, e lo facciamo con grande fiducia. Tuttavia spesso abbiamo l’impressione di non essere ascoltati e allora rischiamo di scoraggiarci e di non perseverare. In realtà non c’è grido umano che non sia ascoltato da Dio e proprio nella preghiera costante e fedele comprendiamo con san Paolo che «le sofferenze del tempo presente non ostacolano la gloria futura che sarà rivelata in noi» (Rm 8,18). La preghiera non ci esenta dalla prova e dalle sofferenze, anzi – dice san Paolo &#8211; noi «gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (Rm 8, 26); egli dice che la preghiera non ci esenta dalla sofferenza ma la preghiera ci permette di viverla e affrontarla con una forza nuova, con la stessa fiducia di Gesù, il quale – secondo la Lettera agli Ebrei &#8211; «nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo dalla morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito» (5,7). La risposta di Dio Padre al Figlio, alle sue forti grida e lacrime, non è stata la liberazione dalle sofferenze, dalla croce, dalla morte, ma è stata un esaudimento molto più grande, una risposta molto più profonda; attraverso la croce e la morte Dio ha risposto con la risurrezione del Figlio, con la nuova vita. La preghiera animata dallo Spirito Santo porta anche noi a vivere ogni giorno il cammino della vita con le sue prove e sofferenze, nella piena speranza, nella fiducia in Dio che risponde come ha risposto al Figlio.</p>
<p>E, terzo, la preghiera del credente si apre anche alle dimensioni dell’umanità e dell’intero creato, facendosi carico dell’«ardente aspettativa della creazione, protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19). Questo significa che la preghiera, sostenuta dallo Spirito di Cristo che parla nell’intimo di noi stessi, non rimane mai chiusa in se stessa, non è mai solo preghiera per me, ma si apre alla condivisione delle sofferenze del nostro tempo, degli altri. Diventa intercessione per gli altri, e così liberazione da me, canale di speranza per tutta la creazione, espressione di quell’amore di Dio che è riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato (cfr Rm 5,5). E proprio questo è un segno di una vera preghiera, che non finisce in noi stessi, ma si apre per gli altri e così mi libera, così aiuta per la redenzione del mondo.</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, san Paolo ci insegna che nella nostra preghiera dobbiamo aprirci alla presenza dello Spirito Santo, il quale prega in noi con gemiti inesprimibili, per portarci ad aderire a Dio con tutto il nostro cuore e con tutto il nostro essere. Lo Spirito di Cristo diventa la forza della nostra preghiera «debole», la luce della nostra preghiera «spenta», il fuoco della nostra preghiera «arida», donandoci la vera libertà interiore, insegnandoci a vivere affrontando le prove dell’esistenza, nella certezza di non essere soli, aprendoci agli orizzonti dell’umanità e della creazione «che geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Grazie.</p>
<p><strong>Saluti:</strong></p>
<p>Je salue les pèlerins francophones, en particulier les Frères du Sacré-Cœur, les Maronites de Cotonou, les fidèles venus d’Haïti et de la Réunion, les Amis de Madeleine Delbrel et tous les jeunes ! Puissiez-vous laisser l’Esprit habiter en vous et y imprimer le visage du Christ pour devenir libres et capables de vivre dans l’amour de Dieu et des autres. Bon pèlerinage à tous !</p>
<p>I greet all the English-speaking visitors present at today’s Audience, including those from, Ireland, India, Indonesia, Japan, the Philippines, Canada and the United States. I welcome in particular the pilgrimage groups from Australia. Upon you and your families I cordially invoke the joy and peace of the Risen Lord.<br />
I am pleased to greet Cardinal Oscar Rodríguez Maradiaga, President of Caritas Internationalis, together with Members of the Executive Board and Representative Council. Your presence here today expresses your communion with the Successor of Peter and your readiness to welcome the new juridical framework of your organization. I thank you for this and I am certain that the new structures will support and encourage your important service to those most in need.</p>
<p>Von Herzen grüße ich die Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache wie auch die Schüler aus den Niederlanden. Besonders danke ich auch der Blaskapelle von Dettingen für das schöne »Großer Gott«. Herzlichen Dank! Der Heilige Geist stärke und entflamme unser armseliges Gebet, er schenke uns die wahre Freiheit und das Licht, das Gute zu erkennen. Er geleite euch auf allen euren Wegen.</p>
<p>Saludo cordialmente a los grupos de lengua española, en particular al de la Institución Teresiana, en el centenario de su fundación y fiel servicio a la Iglesia, así como a los provenientes de España, México, Costa Rica, Guatemala, Argentina y otros países latinoamericanos. Invito a todos a pedir al Señor, que su Espíritu sea nuestra fuerza para afrontar las pruebas con la esperanza de estar radicados en Dios. Muchas gracias.</p>
<p>Amados peregrinos de língua portuguesa, em particular os vários grupos vindos do Brasil, cuja peregrinação se detém hoje junto do túmulo de São Pedro e neste Encontro com o seu Sucessor: Obrigado pela vossa presença e oração! A todos saúdo, confiando à Virgem Maria os vossos corações e os vossos passos para que neles se mantenha viva a luz de Deus. Para vós e vossas famílias, a minha Bênção!</p>
<p>Saluto in lingua polacca:</p>
<p>Witam uczestniczących w tej audiencji pielgrzymów polskich. Bracia i siostry, klękając do codziennej modlitwy bądźmy otwarci na działanie Ducha Świętego. Święty Paweł nam przypomina, że sam Duch wstawia się za nami w błaganiach, gdy nie umiemy się modlić tak, jak trzeba. Prośmy Chrystusa, by wspierał naszą modlitwę mocą swego Ducha, opromieniał ją swoim światłem, uczynił ją zgodną z wolą Bożą. Wam wszystkim tu obecnym i waszym bliskim z serca błogosławię.</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Do il mio benvenuto ai pellegrini polacchi partecipanti a quest’udienza. Fratelli e sorelle, inginocchiandoci per la preghiera quotidiana ci apriamo all’azione dello Spirito Santo. San Paolo ci ricorda che è lo stesso Spirito a intercedere per noi con gemiti inesprimibili. Domandiamo a Cristo di sostenere la nostra preghiera con la potenza del Suo Spirito, di illuminarla con la Sua luce, di renderla conforme alla volontà di Dio. Benedico di cuore voi qui presenti e i vostri cari.</p>
<p>Saluto in lingua ceca:</p>
<p>Zdravím české poutníky na cestě víry k hrobům apoštolů a po stopách svatého Benedikta. Ať modlitba na těchto místech posílí vaši víru a naději.</p>
<p>Traduzione italiana</p>
<p>Saluto i pellegrini della Repubblica Ceca, in cammino di fede alle tombe degli Apostoli e ai luoghi di San Benedetto. Auspico che queste soste di preghiera rafforzino la vostra fede e sostengano la vostra speranza.</p>
<p>Saluto in lingua croata:</p>
<p>Radosno pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a osobito profesore i studente Visoke škole za međunarodne odnose i diplomaciju iz Zagreba. Dragi prijatelji, prošle nam je nedjelje Krist dao temelj svakog odnosa, a to je: Ljubite jedni druge kao što sam ja vas ljubio! Nosite ovu zapovijed u svom srcu i vršite je uvijek i na svakom mjestu. Hvaljen Isus i Marija!</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Con gioia saluto tutti i pellegrini croati, particolarmente i docenti e studenti della Scuola superiore per i rapporti internazionali e di diplomazia di Zagabria. Cari amici, domenica scorsa Cristo ci ha dato il fondamento di ogni relazione, cioè: Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati! Portate questo comandamento nel vostro cuore e praticatelo sempre e in ogni luogo. Siano lodati Gesù e Maria!</p>
<p>Saluto in lingua slovacca:</p>
<p>S láskou pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z farností Nové Mesto nad Váhom, Humenné, Tulčík, Žilina a Rajecká Lesná.<br />
Bratia a sestry, Cirkev na Slovensku zajtra bude sláviť sviatok Nanebovstúpenia. Pán má pripravené miesto pre každého a očakáva nás. Tam, na nebeskú domovinu, nech sú nasmerované naše myšlienky i skutky.<br />
Zo srdca vás žehnám.<br />
Pochválený buď Ježiš Kristus!</p>
<p>Traduzione in italiano:</p>
<p>Saluto con affetto i pellegrini slovacchi, specialmente quelli provenienti dalle parrocchie di Nové Mesto nad Váhom, Humenné, Tulčík, Žilina e Rajecká Lesná.<br />
Fratelli e sorelle, la Chiesa in Slovacchia domani celebrerà la festa dell’Ascensione. Il Signore ha preparato un posto per ognuno e ci attende. I nostri pensieri e le nostre opere siano rivolti verso la patria celeste.<br />
Di cuore vi benedico.<br />
Sia lodato Gesù Cristo!</p>
<p>Saluto in lingua ucraina:</p>
<p>Вітаю військовиків з України, учасників військового паломництва до Люрду, і заохочую їх великодушно трудитись для безпеки та миру, з радістю даючи свідчення Євангелію Христа.</p>
<p>Traduzione italiana</p>
<p>Saluto i militari provenienti dall’Ucraina, partecipanti al pellegrinaggio militare a Lourdes, e li incoraggio a lavorare generosamente per la sicurezza e la pace, testimoniando con gioia il Vangelo di Cristo. Cristo è risorto!</p>
<p>Saluto in lingua bulgara:</p>
<p>Поздравявам поклонниците от България. Скъпи приятели, поверявам вас и вашата Родина на Дева Мария: нека Нейното Непорочно Сърце винаги ви води в търсенето на истината и истинския мир. Да бъде хвален Исус Христос.</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Saluto i pellegrini provenienti dalla Bulgaria. Cari amici affido voi e la vostra Patria alla Vergine Maria: il suo Cuore Immacolato vi guidi sempre nella ricerca della verità e dell’autentica pace. Sia lodato Gesù Cristo.</p>
<p><strong>APPELLO</strong></p>
<p>Ieri, martedì 15 maggio, si è celebrata la Giornata Internazionale delle Famiglie, istituita dalle Nazioni Unite e dedicata quest’anno all’equilibrio fra due questioni strettamente connesse: la famiglia e il lavoro. Quest’ultimo non dovrebbe ostacolare la famiglia, ma piuttosto sostenerla e unirla, aiutarla ad aprirsi alla vita e ad entrare in relazione con la società e con la Chiesa. Auspico, inoltre, che la Domenica, giorno del Signore e Pasqua della settimana, sia giorno di riposo e occasione per rafforzare i legami familiari.</p>
<p>Rivolgo ora un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai fedeli dell’Arcidiocesi de L’Aquila, accompagnati dal loro Pastore Mons. Giuseppe Molinari, come pure a quelli di Rocca Santo Stefano qui convenuti con il loro Vescovo Mons. Domenico Sigalini: invoco su ciascuno una rinnovata effusione di grazia divina per una sempre più feconda e lieta adesione a Cristo. Saluto i genitori e gli alunni della Scuola «Regina Apostolorum» delle Suore Francescane dell’Immacolata in Roma, ed auspico che continui con rinnovato slancio spirituale l’opera educativa e sociale iniziata cinquant’anni orsono. Saluto i sacerdoti e i diaconi del Collegio Urbano di Roma, assicurando la mia preghiera affinché siano rafforzati nei generosi propositi di fedeltà alla chiamata del Signore.</p>
<p>Il mio pensiero va ora ai rappresentanti della Comunità cattolica «Shalom». Cari amici, voi festeggiate il 30° anniversario di fondazione. Cari amici, grazie per la vostra presenza! Questa ricorrenza, come pure l’approvazione dei vostri statuti, siano di incoraggiamento a proseguire con entusiasmo nella testimonianza evangelica. Ma vedo già il vostro entusiasmo! Vi accompagno con la mia preghiera e la mia benedizione, affinché possiate essere gioiosi strumenti dell’amore e della misericordia di Dio tra quanti incontrate nel vostro impegno missionario.</p>
<p>Il mio pensiero si rivolge adesso ai giovani, ai malati ed agli sposi novelli. La Solennità dell’Ascensione del Signore, che domani celebreremo, ci invita a guardare a Gesù che, salendo al cielo, affida agli Apostoli il mandato di portare il suo messaggio di salvezza in tutto il mondo. Cari giovani, impegnatevi a mettere il vostro entusiasmo a servizio del Vangelo. Voi, cari malati, vivete le vostre sofferenze uniti al Signore, per offrire un contributo prezioso alla crescita del Regno di Dio. E voi, cari sposi novelli, testimoniate l’amore di Cristo con il vostro amore coniugale.</p>
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		<title>Regina Caeli 13 maggio 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 15:54:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angelus]]></category>

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		<description><![CDATA[VISITA PASTORALE AD AREZZO, LA VERNA E SANSEPOLCRO BENEDETTO XVI Parco &#8220;Il Prato&#8221;, Arezzo Domenica, 13 maggio 2012 Cari fratelli e sorelle! Al termine di questa celebrazione liturgica, l’ora della preghiera mariana ci invita a recarci tutti spiritualmente dinanzi all’effigie della Madonna del Conforto, custodita nella Cattedrale. Quale Madre della Chiesa, Maria Santissima vuole sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VISITA PASTORALE AD AREZZO, LA VERNA E SANSEPOLCRO</p>
<p>BENEDETTO XVI</p>
<p><em>Parco &#8220;Il Prato&#8221;, Arezzo</em><br />
<em>Domenica, 13 maggio 2012</em></p>
<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>Al termine di questa celebrazione liturgica, l’ora della preghiera mariana ci invita a recarci tutti spiritualmente dinanzi all’effigie della Madonna del Conforto, custodita nella Cattedrale.</p>
<p>Quale Madre della Chiesa, Maria Santissima vuole sempre confortare i suoi figli nei momenti di maggiore difficoltà e sofferenza. E questa Città ha sperimentato molte volte il suo materno soccorso. Pertanto, anche oggi, noi affidiamo alla sua intercessione tutte le persone e le famiglie della vostra comunità che si trovano in situazioni di maggiore bisogno.</p>
<p>Al tempo stesso, mediante Maria, invochiamo da Dio il conforto morale, perché la comunità aretina, e l’Italia intera, reagiscano alla tentazione dello scoraggiamento e, forti anche della grande tradizione umanistica, riprendano con decisione la via del rinnovamento spirituale ed etico, che sola può condurre ad un autentico miglioramento della vita sociale e civile. Ciascuno, in questo, può e deve dare il suo contributo.</p>
<p>O Maria, Madonna del Conforto, prega per noi!</p>
<p>Regina Caeli…</p>
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		<title>Visita pastorale ad Arezzo, La Verna e Sansepolcro</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 15:51:41 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/travels/2012/index_arezzo_it.htm" target="_blank">Visita Pastorale<br />
ad Arezzo, La Verna e Sansepolcro<br />
(13 maggio 2012)</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Udienza 9 maggio 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 08:32:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Udienze]]></category>

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		<description><![CDATA[BENEDETTO XVI Piazza San Pietro Mercoledì, 9 maggio 2012 Cari fratelli e sorelle, oggi vorrei soffermarmi sull’ultimo episodio della vita di san Pietro raccontato negli Atti degli Apostoli: la sua carcerazione per volere di Erode Agrippa e la sua liberazione per l’intervento prodigioso dell’Angelo del Signore, alla vigilia del suo processo a Gerusalemme (cfr At [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BENEDETTO XVI</strong></p>
<p><em>Piazza San Pietro</em><br />
<em>Mercoledì, 9 maggio 2012</em></p>
<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>oggi vorrei soffermarmi sull’ultimo episodio della vita di san Pietro raccontato negli Atti degli Apostoli: la sua carcerazione per volere di Erode Agrippa e la sua liberazione per l’intervento prodigioso dell’Angelo del Signore, alla vigilia del suo processo a Gerusalemme (cfr At 12,1-17).</p>
<p>Il racconto è ancora una volta segnato dalla preghiera della Chiesa. San Luca, infatti, scrive: «Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui» (At 12,5). E, dopo aver miracolosamente lasciato il carcere, in occasione della sua visita alla casa di Maria, la madre di Giovanni detto Marco, si afferma che «molti erano riuniti e pregavano» (At 12,12). Fra queste due annotazioni importanti che illustrano l’atteggiamento della comunità cristiana di fronte al pericolo e alla persecuzione, viene narrata la detenzione e la liberazione di Pietro, che comprende tutta la notte. La forza della preghiera incessante della Chiesa sale a Dio e il Signore ascolta e compie una liberazione impensabile e insperata, inviando il suo Angelo.</p>
<p>Il racconto richiama i grandi elementi della liberazione d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto, la Pasqua ebraica. Come avvenne in quell’evento fondamentale, anche qui l’azione principale è compiuta dall’Angelo del Signore che libera Pietro. E le stesse azioni dell’Apostolo &#8211; al quale viene chiesto di alzarsi in fretta, di mettersi la cintura e di legarsi i fianchi – ricalcano quelle del popolo eletto nella notte della liberazione per intervento di Dio, quando venne invitato a mangiare in fretta l’agnello con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano, pronto per uscire dal Paese (cfr Es 12,11). Così Pietro può esclamare: «Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode» (At 12,11). Ma l’Angelo richiama non solo quello della liberazione di Israele dall’Egitto, ma anche quello della Risurrezione di Cristo. Narrano, infatti, gli Atti degli Apostoli: «Ed ecco, gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro e lo destò» (At 12,7). La luce che riempie la stanza della prigione, l’azione stessa di destare l’Apostolo, rimandano alla luce liberante della Pasqua del Signore che vince le tenebre della notte e del male. L’invito, infine: «Metti il mantello e seguimi» (At 12,8), fa risuonare nel cuore le parole della chiamata iniziale di Gesù (cfr Mc 1,17), ripetuta dopo la Risurrezione sul lago di Tiberiade, dove il Signore dice per ben due volte a Pietro: «Seguimi» (Gv 21,19.22). E’ un invito pressante alla sequela: solo uscendo da se stessi per mettersi in cammino con il Signore e fare la sua volontà, si vive la vera libertà.</p>
<p>Vorrei sottolineare anche un altro aspetto dell’atteggiamento di Pietro in carcere; notiamo, infatti, che, mentre la comunità cristiana prega con insistenza per lui, Pietro «stava dormendo» (At 12,6). In una situazione così critica e di serio pericolo, è un atteggiamento che può sembrare strano, ma che invece denota tranquillità e fiducia; egli si fida di Dio, sa di essere circondato dalla solidarietà e dalla preghiera dei suoi e si abbandona totalmente nelle mani del Signore. Così deve essere la nostra preghiera: assidua, solidale con gli altri, pienamente fiduciosa verso Dio che ci conosce nell’intimo e si prende cura di noi al punto che – dice Gesù – «perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura…» (Mt 10, 30-31). Pietro vive la notte della prigionia e della liberazione dal carcere come un momento della sua sequela del Signore, che vince le tenebre della notte e libera dalla schiavitù delle catene e dal pericolo di morte. La sua è una liberazione prodigiosa, segnata da vari passaggi descritti accuratamente: guidato dall’Angelo, nonostante la sorveglianza delle guardie, attraversa il primo e il secondo posto di guardia, sino alla porta di ferro che immette in città: e la porta si apre da sola davanti a loro (cfr At 12,10). Pietro e l’Angelo del Signore compiono insieme un tratto di strada finché, rientrato in se stesso, l’Apostolo si rende conto che il Signore lo ha realmente liberato e, dopo aver riflettuto, si reca in casa di Maria, la madre di Marco, dove molti dei discepoli sono riuniti in preghiera; ancora una volta la risposta della comunità alla difficoltà e al pericolo è affidarsi a Dio, intensificare il rapporto con Lui.</p>
<p>Qui mi pare utile richiamare un’altra situazione non facile che ha vissuto la comunità cristiana delle origini. Ce ne parla san Giacomo nella sua Lettera. E’ una comunità in crisi, in difficoltà, non tanto per le persecuzioni, ma perché al suo interno sono presenti gelosie e contese (cfr Gc 3,14-16). E l’Apostolo si chiede il perché di questa situazione. Egli trova due motivi principali: il primo è il lasciarsi dominare dalle passioni, dalla dittatura delle proprie voglie, dall’egoismo (cfr Gc 4,1-2a); il secondo è la mancanza di preghiera – «non chiedete» (Gc 4,2b) – o la presenza di una preghiera che non si può definire come tale – «chiedete e non ottenete, perché chiedete male, per soddisfare le vostre passioni» (Gc 4,3). Questa situazione cambierebbe, secondo san Giacomo, se la comunità parlasse tutta insieme con Dio, pregasse realmente in modo assiduo e unanime. Anche il discorso su Dio, infatti, rischia di perdere la sua forza interiore e la testimonianza inaridisce se non sono animati, sorretti e accompagnati dalla preghiera, dalla continuità di un dialogo vivente con il Signore. Un richiamo importante anche per noi e le nostre comunità, sia quelle piccole come la famiglia, sia quelle più vaste come la parrocchia, la diocesi, la Chiesa intera. E mi fa pensare che hanno pregato in questa comunità di san Giacomo, ma hanno pregato male, solo per le proprie passioni. Dobbiamo sempre di nuovo imparare a pregare bene, pregare realmente, orientarsi verso Dio e non verso il bene proprio.</p>
<p>La comunità, invece, che accompagna la prigionia di Pietro è una comunità che prega veramente, per tutta la notte, unita. Ed è una gioia incontenibile quella che invade il cuore di tutti quando l’Apostolo bussa inaspettatamente alla porta. Sono la gioia e lo stupore di fronte all’azione di Dio che ascolta. Così dalla Chiesa sale la preghiera per Pietro e nella Chiesa egli torna per raccontare «come il Signore lo aveva tratto fuori dal carcere» (At 12,17). In quella Chiesa dove egli è posto come roccia (cfr Mt 16,18), Pietro racconta la sua «Pasqua» di liberazione: egli sperimenta che nel seguire Gesù sta la vera libertà, si è avvolti dalla luce sfolgorante della Risurrezione e per questo può testimoniare sino al martirio che il Signore è il Risorto e «veramente ha mandato il suo angelo e lo ha strappato dalle mani di Erode» (At 12,11). Il martirio che subirà poi a Roma lo unirà definitivamente a Cristo, che gli aveva detto: quando sarai vecchio un altro ti porterà dove tu non vuoi, per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio (cfr Gv 21,18-19).</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, l’episodio della liberazione di Pietro raccontato da Luca ci dice che la Chiesa, ciascuno di noi, attraversa la notte della prova, ma è la vigilanza incessante della preghiera che ci sostiene. Anche io, fin dal primo momento della mia elezione a Successore di san Pietro, mi sono sempre sentito sorretto dalla preghiera di voi, dalla preghiera della Chiesa, soprattutto nei momenti più difficili. Ringrazio di cuore. Con la preghiera costante e fiduciosa il Signore ci libera dalle catene, ci guida per attraversare qualsiasi notte di prigionia che può attanagliare il nostro cuore, ci dona la serenità del cuore per affrontare le difficoltà della vita, anche il rifiuto, l’opposizione, la persecuzione. L’episodio di Pietro mostra questa forza della preghiera. E l’Apostolo, anche se in catene, si sente tranquillo, nella certezza di non essere mai solo: la comunità sta pregando per lui, il Signore gli è vicino; anzi egli sa che «la forza di Cristo si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12,9). La preghiera costante e unanime è un prezioso strumento anche per superare le prove che possono sorgere nel cammino della vita, perché è l’essere profondamente uniti a Dio che ci permette di essere anche profondamente uniti agli altri. Grazie.</p>
<p><strong>Saluti:</strong></p>
<p>Je salue les pèlerins francophones, particulièrement le groupe de l’Ile de la Réunion, les paroissiens de Les Pennes Mirabeau, de Cholet, du Puy-en-Velay ainsi que les jeunes de Châteauneuf-de-Galaure et de Toulon. Je vous invite à prier souvent et à découvrir le soutien de la prière des autres. Ainsi peut grandir notre confiance en Dieu qui nous aime. Bon pèlerinage !</p>
<p>I offer a warm welcome to the participants in the Conference on Combatting Human Trafficking hosted by the the Pontifical Council for Justice and Peace. My greeting also goes to the Italy-America Chamber of Commerce from New York. Upon all the English-speaking pilgrims present at today’s Audience, including those from England, Scotland, Denmark, Sweden, India, Indonesia, the Philippines and the United States, I cordially invoke God’s abundant blessings.</p>
<p>Sehr herzlich grüße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher. Der Marienmonat Mai ist, wie wir wissen, in besonderer Weise der Verehrung der Muttergottes gewidmet. Gott hat das Ja Marias angenommen, um seinen geliebten Sohn der Welt zu schenken. So lädt uns der Maimonat ein, daß wir uns ihrer mütterlichen Fürsprache anvertrauen: »Mutter der Gnaden, reich uns die Hand, auf all unsern Wegen, durchs irdische Land.« Danke.</p>
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, Costa Rica, Perú, Chile, Argentina, México y otros países latinoamericanos. Invito a todos a experimentar cómo la oración constante y de la comunidad unida es un precioso instrumento para superar las dificultades que surgen en el camino de la vida, porque cuando estamos profundamente unidos a Dios, estamos también unidos a los hermanos. Muchas gracias.</p>
<p>Saúdo os grupos nomeados de Portugal e do Brasil e todos os peregrinos lusófonos presentes nesta Audiência, particularmente os sacerdotes da Diocese de Zé Doca, acompanhados de seu Bispo, Dom Carlo Ellena. Assim como a oração da primeira comunidade sustentou a Pedro na dificuldade, hoje também o seu Sucessor sabe que pode contar com as vossas orações. Que Deus vos abençoe! Obrigado!</p>
<p>Saluto in lingua polacca:</p>
<p>Witam polskich pielgrzymów. Wczoraj Kościół w Polsce obchodził uroczystość św. Stanisława, Biskupa i Męczennika, patrona narodu polskiego. Jego wstawiennictwu zawierzam was wszystkich, wasze rodziny i cały Kraj. Niech wyprasza łaskę pokoju, jedności i społecznej solidarności w budowaniu wspólnego dobra. Niech Bóg wam błogosławi!</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Do il benvenuto ai pellegrini polacchi. La Chiesa in Polonia ha celebrato ieri la solennità di San Stanislao, Vescovo e Martire, patrono della nazione polacca. Alla sua intercessione affido tutti voi, le vostre famiglie e l’intero Paese. Impetri la grazia della pace, dell’unità e della solidarietà sociale nella realizzazione del bene comune. Dio vi benedica!</p>
<p>Saluto in lingua croata:</p>
<p>Upućujem iskren pozdrav svim hrvatskim hodočasnicima, a osobito vjernicima iz župe Krista Kralja iz Zagreba. Dragi prijatelji, Uskrsli Gospodin vam bio oslonac na životnom putu na kojem neka vas i sve koji su vam pri srcu prati Njegov blagoslov. Hvaljen Isus i Marija!</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Rivolgo un sincero saluto a tutti i pellegrini croati, particolarmente ai fedeli della parrocchia di Cristo Re a Zagabria. Cari amici, il Signore Risorto vi sia di sostegno nel cammino della vita e la Sua benedizione accompagni voi e quanti vi stanno a cuore. Siano lodati Gesù e Maria!</p>
<p>Saluto in lingua slovacca:</p>
<p>Zo srdca vítam slovenských pútnikov, osobitne z Bijacoviec, Bratislavy, Kysuckého Nového Mesta, Michaloviec, Kežmarku a Svitu ako aj Gymnázium svätého Vincenta de Paul z Topoľčian a skupinu kňazov Košickej arcidiecézy, ktorí slávia desiate výročie ich kňazskej vysviacky.<br />
Bratia a sestry, milí mladí, prajem vám požehnaný pobyt v Ríme a s láskou žehnam vás i vašich drahých vo vlasti.<br />
Pochválený buď Ježiš Kristus!</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Di cuore do il benvenuto ai pellegrini slovacchi, particolarmente a quelli provenienti da Bijacovce, Bratislava, Kysucké Nové Mesto, Michalovce, Kežmarok e Svit come pure al Ginnasio San Vincenzo de Paul di Topoľčany e ad un gruppo di sacerdoti dell’Arcidiocesi di Košice, che celebrano decimo anniversario della loro Ordinazione sacerdotale.<br />
Fratelli e sorelle, cari giovani, auguro a tutti voi un proficuo soggiorno a Roma e con affetto benedico voi ed i vostri cari in Patria.<br />
Sia lodato Gesù Cristo!</p>
<p>Saluto in lingua ungherese:</p>
<p>Isten hozta a magyar zarándokokat, különösen is azokat, akik Budapestről és Kálról érkeztek.<br />
Kedves Testvéreim, Mária, az Egyház Anyja, legyen családjaitokkal és hazátokkal. Imáimban kísérlek benneteket és szívből adom kedves mindannyiotokra apostoli áldásomat.<br />
Dicsértessék a Jézus Krisztus!</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Un cordiale saluto ai pellegrini di lingua ungherese, specialmente ai membri dei gruppi arrivati da Budapest e da Kál.<br />
Cari fratelli e sorelle, Maria, la Madre di Cristo, protegga le vostre famiglie e la vostra Patria. Accompagnandovi con la preghiera vi imparto volentieri la mia Benedizione.<br />
Sia lodato Gesù Cristo!</p>
<p>Saluto in lingua russa:</p>
<p>Сердечно поздравляю паломников из Российской Федерации, особенно из Москвы и из Пионерска!<br />
Да благословит Вас щедро Господь в этом месяце мае, когда мы ещё интенсивнeе обращяемся к Пречистой Деве Марии, нашей Заступнице!</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Saluto di cuore i fedeli venuti dalla Federazione Russa, in particolare i pellegrini di Mosca e di Pioniersk.<br />
Che il Signore vi benedica abbondantemente in questo mese di maggio, nel corso del quale ci rivolgiamo ancora più intensamente alla Purissima Vergine Maria che intercede per noi!</p>
<p>Saluto in lingua lettone:</p>
<p>Sirsnīgi sveicu ticīgos no Jelgavas un Liepājas diecēzēm Latvijā.<br />
Lai Jaunava Marija šajā viņai veltītajā mēnesī pievērš jūsu sirdis kristīgās dzīves pilnībai. Lai Kungs jūs bagātīgi svētī!<br />
Slavēts Jēzus Kristus!</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Saluto di cuore i fedeli venuti dalle Diocesi di Jelgava e di Liepaja in Lettonia.<br />
Che la Vergine Maria, in questo mese a Lei dedicato, ogni giorno attragga i vostri cuori alla pienezza della vita cristiana. Il Signore vi benedica abbondantemente!<br />
Sia lodato Gesù Cristo!</p>
<p>Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Saluto le consacrate, i seminaristi e i frati Francescani dell’Immacolata ai quali auguro di nutrirsi della Parola di Dio e del Pane eucaristico per sentire cum Ecclesia. Un saluto ai volontari della protezione civile della Provincia di Roma e ai Medici con l’Africa CUAMM, accompagnati dal Vescovo Mons. Mattiazzo, riuniti per il Convegno sull’accesso gratuito alle cure per le mamme e i bambini tra le popolazioni più bisognose dell’Africa sub-Sahariana. Incoraggio questa importante associazione missionaria laicale che da oltre 60 anni svolge una preziosa attività per il diritto alla salute e la difesa del valore della vita umana.</p>
<p>Un pensiero infine per i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli. Il mese di maggio richiama la nostra devozione alla Madre di Dio: cari giovani, non disdegnate di recitare il Rosario, preghiera semplice ma efficace; cari ammalati, la Vergine sia sostegno al vostro soffrire e modello nell’offerta al Signore; e voi, cari sposi novelli, sappiate guardare alla Madonna come madre e come sposa mentre iniziate a costruire la vostra vita in comune.</p>
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		<title>Regina coeli 6 maggio 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 18:35:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angelus]]></category>

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		<description><![CDATA[BENEDETTO XVI REGINA CÆLI Domenica, 6 maggio 2012 Cari fratelli e sorelle! Il Vangelo di oggi, quinta domenica del Tempo Pasquale, si apre con l’immagine della vigna. «Gesù disse ai suoi discepoli: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore”» (Gv 15,1). Spesso, nella Bibbia, Israele viene paragonato alla vigna feconda quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BENEDETTO XVI</strong></p>
<p>REGINA CÆLI</p>
<p><em>Domenica, 6 maggio 2012</em></p>
<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>Il Vangelo di oggi, quinta domenica del Tempo Pasquale, si apre con l’immagine della vigna. «Gesù disse ai suoi discepoli: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore”» (Gv 15,1). Spesso, nella Bibbia, Israele viene paragonato alla vigna feconda quando è fedele a Dio; ma, se si allontana da Lui, diventa sterile, incapace di produrre quel «vino che allieta il cuore dell’uomo», come canta il Salmo 104 (v. 15). La vera vigna di Dio, la vite vera, è Gesù, che con il suo sacrificio d’amore ci dona la salvezza, ci apre il cammino per essere parte di questa vigna. E come Cristo rimane nell’amore di Dio Padre, così i discepoli, sapientemente potati dalla parola del Maestro (cfr Gv 15,2-4), se sono uniti in modo profondo a Lui, diventano tralci fecondi, che producono abbondante raccolto. Scrive san Francesco di Sales: «Il ramo unito e congiunto al tronco porta frutto non per propria virtù, ma per virtù del ceppo: ora, noi siamo stati uniti dalla carità al nostro Redentore, come le membra al capo; ecco perché … le buone opere, traendo il loro valore da Lui, meritano la vita eterna» (Trattato dell’amore di Dio, XI, 6, Roma 2011, 601).</p>
<p>Nel giorno del nostro Battesimo la Chiesa ci innesta come tralci nel Mistero Pasquale di Gesù, nella sua Persona stessa. Da questa radice riceviamo la preziosa linfa per partecipare alla vita divina. Come discepoli, anche noi, con l’aiuto dei Pastori della Chiesa, cresciamo nella vigna del Signore vincolati dal suo amore. «Se il frutto che dobbiamo portare è l’amore, il suo presupposto è proprio questo “rimanere” che profondamente ha a che fare con quella fede che non lascia il Signore» (Gesù di Nazaret, Milano 2007, 305). È indispensabile rimanere sempre uniti a Gesù, dipendere da Lui, perché senza di Lui non possiamo far nulla (cfr Gv 15,5). In una lettera scritta a Giovanni il Profeta, vissuto nel deserto di Gaza nel V secolo, un fedele pone la seguente domanda: Come è possibile tenere insieme la libertà dell’uomo e il non poter far nulla senza Dio? E il monaco risponde: Se l’uomo inclina il suo cuore verso il bene e chiede a Dio l’aiuto, ne riceve la forza necessaria per compiere la propria opera. Perciò la libertà dell’uomo e la potenza di Dio procedono insieme. Questo è possibile perché il bene viene dal Signore, ma esso è compiuto grazie ai suoi fedeli (cfr Ep. 763, SC 468, Paris 2002, 206). Il vero «rimanere» in Cristo garantisce l’efficacia della preghiera, come dice il beato cistercense Guerrico d’Igny: «O Signore Gesù … senza di te non possiamo fare nulla. Tu infatti sei il vero giardiniere, creatore, coltivatore e custode del tuo giardino, che pianti con la tua parola, irrighi con il tuo spirito, fai crescere con la tua potenza» (Sermo ad excitandam devotionem in psalmodia, SC 202, 1973, 522).</p>
<p>Cari amici, ognuno di noi è come un tralcio, che vive solo se fa crescere ogni giorno nella preghiera, nella partecipazione ai Sacramenti, nella carità, la sua unione con il Signore. E chi ama Gesù, vera vite, produce frutti di fede per un abbondante raccolto spirituale. Supplichiamo la Madre di Dio perché rimaniamo saldamente innestati in Gesù e ogni nostra azione abbia in Lui il suo inizio e in Lui il suo compimento.</p>
<p><strong>Dopo il Regina Caeli</strong></p>
<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>Desidero anzitutto ricordare che tra meno di un mese avrà luogo a Milano il VII Incontro Mondiale delle Famiglie. Ringrazio la Diocesi ambrosiana e le altre Diocesi lombarde che stanno collaborando alla preparazione di questo evento ecclesiale, promosso dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, presieduto dal Cardinale Ennio Antonelli. Anch’io, a Dio piacendo, avrò la gioia di parteciparvi e per questo mi recherò a Milano dall’1 al 3 giugno.</p>
<p>Je suis heureux de saluer les pèlerins de langue française, dont le groupe de la paroisse Notre-Dame de Bonne Nouvelle de Paris, ainsi que les nouveaux Gardes Suisses Pontificaux francophones et leurs familles venues pour la prestation de serment. Aujourd’hui, en prenant exemple sur la vigne, le Seigneur nous demande de rester greffés sur Lui pour demeurer en son amour afin de porter beaucoup de fruits. En ce mois de mai, que la Vierge Marie, Reine du monde et Étoile de l’Évangélisation, nous accompagne sur ce chemin ! Bon dimanche a vous tous!</p>
<p>I extend warm greetings to the English-speaking visitors present for today’s Regina Caeli, and especially to the large group of pilgrims from Indonesia.  In today’s Gospel Jesus speaks of himself as the true vine and he calls us to be fruit-bearing branches.  I pray that God’s children all over the world will grow in unity and love, sustained and nourished by the divine life that he has planted deep within us.  May God bless all of you!</p>
<p>Gerne heiße ich alle Pilger deutscher Sprache willkommen. Von Herzen grüße ich heute die Familien und Gäste der neuen Schweizergardisten, die zur Feier der Vereidigung nach Rom gekommen sind, sowie das Spiel der Luzerner Polizei und den Kirchenchor aus Ebikon. Im heutigen Evangelium fordert der Herr uns auf, in ihm zu bleiben (vgl. Joh 15,4). Wenn wir mit Christus verbunden sind, kann unser Leben gelingen und fruchtbar sein. Leben wir die Gemeinschaft mit Christus, die er uns in seiner Kirche schenkt, und helfen wir unseren Mitmenschen, Jesus Christus, das wahre Leben, zu finden. Gesegneten Sonntag Euch allen!</p>
<p>Dirijo mi cordial saludo a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana. El Evangelio de hoy nos presenta la hermosa imagen de la viña y los sarmientos, con la cual nos manifiesta cómo la unión con Cristo es la fuente de vida y nos lleva a dar mucho fruto. Hoy recordamos también el cincuenta aniversario de la canonización de san Martín de Porres, al que pedimos que interceda por los trabajos de la nueva evangelización, que haga florecer la santidad en la Iglesia. Invoquemos a la Santísima Virgen María para que nos acompañe en este camino. Feliz Domingo.</p>
<p>Lepo pozdravljam romarje iz Slovenije! V današnjem evangeliju nas Jezus spominja, da smo lahko duhovno rodovitni le, če rastemo iz Njega kot mladike iz trte. Bodite torej tesno povezani s Kristusom v Njegovi Cerkvi, da boste prinašali obilne sadove ljubezni do Boga in bližnjega ter postali deležni večnega življenja. Naj bo z vami moj blagoslov!</p>
<p>[Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini provenienti dalla Slovenia! Nel vangelo odierno Gesù ci ricorda che possiamo essere spiritualmente fecondi solamente se germogliamo da Lui come i tralci dalla vite. Siate dunque strettamente uniti al Cristo nella sua Chiesa, affinché portiate abbondanti frutti dell’amore verso Iddio e verso il prossimo e partecipiate alla vita eterna. Vi accompagni la mia Benedizione!]</p>
<p>S láskou pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z Farností Stará Ľubovňa, Smolnícka Huta, Jaklovce, Topoľčany a Kuzmice. Bratia a sestry, prajem vám, aby táto vaša púť priniesla bohaté duchovné ovocie, na príhovor Panny Márie, ktorú si v tomto mesiaci máji osobitne ctíme. Zo srdca vás žehnám. Pochválený buď Ježiš Kristus!</p>
<p>[Saluto con affetto i pellegrini slovacchi, particolarmente quelli provenienti dalle Parrocchie di Stará L'ubovna, Smolnícka Huta, Jaklovce, Topol'cany e Kuzmice. Fratelli e sorelle, auguro che questo vostro pellegrinaggio vi porti ricchi frutti spirituali, per intercessione della Vergine Maria, che veneriamo in questo mese di maggio. Di cuore vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!]</p>
<p>Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. W liturgii dzisiejszej niedzieli Chrystus wzywa: „Wytrwajcie we Mnie, a Ja [będę trwał] w was”. Chodzi o więź tak mocną i żywą, jak połączenie winnej gałązki z pniem drzewa. Przez Chrzest zostaliśmy włączeni w Chrystusa, abyśmy żyjąc Jego życiem, przynosili chwałę Ojcu. Trwajmy w tym zjednoczeniu, aby nasze życie obfitowało w dobre owoce łaski. Niech Bóg wam błogosławi!</p>
<p>[Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. Nella liturgia dell’odierna domenica Cristo dice: “Rimanete in me e io in voi”. Si tratta di un legame così forte e vivo, come l’unione del tralcio con il tronco della vite. Attraverso il Battesimo siamo stati innestati in Cristo, affinché, vivendo la Sua vita, diamo gloria al Padre. Rimaniamo in quest’unione, perché la nostra vita abbondi di buoni frutti della grazia. Dio vi benedica!]</p>
<p>Infine rivolgo il mio cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare all’Associazione Meter, che promuove l’impegno in favore dei bambini vittime della violenza. Saluto inoltre i fedeli venuti da Salerno e dalla parrocchia di Santa Francesca Cabrini in Roma, i bambini di Caserta con i loro genitori, i ragazzi di San Leonardo in Parma che hanno ricevuto la Cresima, e l’Istituto “Majorana” di Messina. Un saluto speciale va alle nuove Guardie Svizzere e ai loro familiari, nel giorno della festa di questo storico Corpo. A tutti auguro una buona domenica e un buon mese di maggio, in spirituale compagnia della Madonna. Grazie! Buona domenica. Buona settimana a tutti voi</p>
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		<title>Udienza 2 maggio 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 09:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Udienze]]></category>

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		<description><![CDATA[BENEDETTO XVI Piazza San Pietro Mercoledì, 2 maggio 2012 La preghiera del primo martire cristiano (At 7, 53-60) Cari fratelli e sorelle, nelle ultime Catechesi abbiamo visto come, nella preghiera personale e comunitaria, la lettura e la meditazione della Sacra Scrittura aprano all’ascolto di Dio che ci parla e infondano luce per capire il presente. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BENEDETTO XVI</strong></p>
<p><em>Piazza San Pietro</em><br />
<em>Mercoledì, 2 maggio 2012</em></p>
<p><em>La preghiera del primo martire cristiano (At 7, 53-60)</em></p>
<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>nelle ultime Catechesi abbiamo visto come, nella preghiera personale e comunitaria, la lettura e la meditazione della Sacra Scrittura aprano all’ascolto di Dio che ci parla e infondano luce per capire il presente. Oggi vorrei parlare della testimonianza e della preghiera del primo martire della Chiesa, santo Stefano, uno dei sette scelti per il servizio della carità verso i bisognosi. Nel momento del suo martirio, narrato dagli Atti degli Apostoli, si manifesta, ancora una volta, il fecondo rapporto tra la Parola di Dio e la preghiera.</p>
<p>Stefano viene condotto in tribunale, davanti al Sinedrio, dove viene accusato di avere dichiarato che «Gesù …distruggerà questo luogo, [il tempio], e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato» (At 6,14). Durante la sua vita pubblica, Gesù aveva effettivamente preannunciato la distruzione del tempio di Gerusalemme: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere» (Gv 2,19). Tuttavia, come annota l’evangelista Giovanni, «egli parlava del tempio del suo corpo. Quando, poi, fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù» (Gv 2,21-22).</p>
<p>Il discorso di Stefano davanti al tribunale, il più lungo degli Atti degli Apostoli, si sviluppa proprio su questa profezia di Gesù, il quale è il nuovo tempio, inaugura il nuovo culto, e sostituisce, con l’offerta che fa di se stesso sulla croce, i sacrifici antichi. Stefano vuole dimostrare come sia infondata l’accusa che gli viene rivolta di sovvertire la legge di Mosè e illustra la sua visione della storia della salvezza, dell’alleanza tra Dio e l’uomo. Egli rilegge così tutta la narrazione biblica, itinerario contenuto nella Sacra Scrittura, per mostrare che esso conduce al «luogo» della presenza definitiva di Dio, che è Gesù Cristo, in particolare la sua Passione, Morte e Risurrezione. In questa prospettiva Stefano legge anche il suo essere discepolo di Gesù, seguendolo fino al martirio. La meditazione sulla Sacra Scrittura gli permette così di comprendere la sua missione, la sua vita, il suo presente. In questo egli è guidato dalla luce dello Spirito Santo, dal suo rapporto intimo con il Signore, tanto che i membri del Sinedrio videro il suo volto «come quello di un angelo» (At 6,15). Tale segno di assistenza divina, richiama il volto raggiante di Mosè disceso dal Monte Sinai dopo aver incontrato Dio (cfr Es 34,29-35; 2 Cor 3,7-8).</p>
<p>Nel suo discorso, Stefano parte dalla chiamata di Abramo, pellegrino verso la terra indicata da Dio e che ebbe in possesso solo a livello di promessa; passa poi a Giuseppe, venduto dai fratelli, ma assistito e liberato da Dio, per giungere a Mosè, che diventa strumento di Dio per liberare il suo popolo, ma incontra anche e più volte il rifiuto della sua stessa gente. In questi eventi narrati dalla Sacra Scrittura, della quale Stefano mostra di essere in religioso ascolto, emerge sempre Dio, che non si stanca di andare incontro all’uomo nonostante trovi spesso un’ostinata opposizione. E questo nel passato, nel presente e nel futuro. Quindi in tutto l’Antico Testamento egli vede la prefigurazione della vicenda di Gesù stesso, il Figlio di Dio fattosi carne, che – come gli antichi Padri – incontra ostacoli, rifiuto, morte. Stefano si riferisce quindi a Giosuè, a Davide e a Salomone, messi in rapporto con la costruzione del tempio di Gerusalemme, e conclude con le parole del profeta Isaia (66,1-2): «Il cielo è il mio trono e la terra sgabello dei miei piedi. Quale casa potrete costruirmi, dice il Signore, e quale sarà il luogo del mio riposo? Non è forse la mia mano che ha creato tutte queste cose?» (At 7,49-50). Nella sua meditazione sull’agire di Dio nella storia della salvezza, evidenziando la perenne tentazione di rifiutare Dio e la sua azione, egli afferma che Gesù è il Giusto annunciato dai profeti; in Lui Dio stesso si è reso presente in modo unico e definitivo: Gesù è il «luogo» del vero culto. Stefano non nega l’importanza del tempio per un certo tempo, ma sottolinea che «Dio non abita in costruzioni fatte da mano d’uomo» (At 7,48). Il nuovo vero tempio in cui Dio abita è il suo Figlio, che ha assunto la carne umana, è l’umanità di Cristo, il Risorto che raccoglie i popoli e li unisce nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue. L’espressione circa il tempio «non costruito da mani d’uomo», si trova anche nella teologia di san Paolo e della Lettera agli Ebrei: il corpo di Gesù, che Egli ha assunto per offrire se stesso come vittima sacrificale per espiare i peccati, è il nuovo tempio di Dio, il luogo della presenza del Dio vivente; in Lui Dio e uomo, Dio e il mondo sono realmente in contatto: Gesù prende su di sé tutto il peccato dell’umanità per portarlo nell’amore di Dio e per «bruciarlo» in questo amore. Accostarsi alla Croce, entrare in comunione con Cristo, vuol dire entrare in questa trasformazione. E questo è entrare in contatto con Dio, entrare nel vero tempio.</p>
<p>La vita e il discorso di Stefano improvvisamente si interrompono con la lapidazione, ma proprio il suo martirio è il compimento della sua vita e del suo messaggio: egli diventa una cosa sola con Cristo. Così la sua meditazione sull’agire di Dio nella storia, sulla Parola divina che in Gesù ha trovato il suo pieno compimento, diventa una partecipazione alla stessa preghiera della Croce. Prima di morire, infatti esclama: «Signore Gesù, accogli il mio spirito» (At 7,59), appropriandosi delle parole del Salmo 31 (v. 6) e ricalcando l’ultima espressione di Gesù sul Calvario: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46); e, infine, come Gesù, grida a gran voce davanti a coloro che lo stavano lapidando: «Signore, non imputare loro questo peccato» (At 7,60). Notiamo che, se da un lato la preghiera di Stefano riprende quella di Gesù, diverso è il destinatario, perché l’invocazione è rivolta allo stesso Signore, cioè a Gesù che egli contempla glorificato alla destra del Padre: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio» (v. 55).</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, la testimonianza di santo Stefano ci offre alcune indicazioni per la nostra preghiera e la nostra vita. Ci possiamo chiedere: da dove questo primo martire cristiano ha tratto la forza per affrontare i suoi persecutori e giungere fino al dono di se stesso? La risposta è semplice: dal suo rapporto con Dio, dalla sua comunione con Cristo, dalla meditazione sulla storia della salvezza, dal vedere l’agire di Dio, che in Gesù Cristo è giunto al vertice. Anche la nostra preghiera dev’essere nutrita dall’ascolto della Parola di Dio, nella comunione con Gesù e la sua Chiesa.</p>
<p>Un secondo elemento: santo Stefano vede preannunciata, nella storia del rapporto di amore tra Dio e l’uomo, la figura e la missione di Gesù. Egli &#8211; il Figlio di Dio – è il tempio «non fatto da mano d’uomo» in cui la presenza di Dio Padre si è fatta così vicina da entrare nella nostra carne umana per portarci a Dio, per aprirci le porte del Cielo. La nostra preghiera, allora, deve essere contemplazione di Gesù alla destra di Dio, di Gesù come Signore della nostra, della mia esistenza quotidiana. In Lui, sotto la guida dello Spirito Santo, possiamo anche noi rivolgerci a Dio, prendere contatto reale con Dio con la fiducia e l’abbandono dei figli che si rivolgono ad un Padre che li ama in modo infinito. Grazie.</p>
<p>Saluti:</p>
<p>Je salue les pèlerins francophones, particulièrement les groupes diocésains accompagnés de leur évêque ainsi que les prêtres et les séminaristes, les fidèles de différentes paroisses et les jeunes. Je vous invite à prier chaque jour afin que Jésus soit le Maître de votre existence. En lui et par lui, nous pouvons nous adresser en toute confiance à Dieu, notre Père ! Avec ma bénédiction !</p>
<p>I greet all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, including those from England, Ireland, Norway, Sweden, Nigeria, Australia, India, Indonesia, the Philippines, Canada and the United States. I offer a cordial welcome to the delegation from the Christian Council of Norway and to the ecumenical groups from Sweden. I also thank the traditional choir from Indonesia for their song. Upon you and your families I cordially invoke God’s abundant blessings.</p>
<p>Von Herzen grüße ich alle Pilger und Besucher deutscher Sprache und aus den Niederlanden. Das Beispiel des heiligen Stephanus möge uns helfen, aus der Beziehung zu Gott Kraft für unser Leben zu schöpfen und unseren Weg recht zu erkennen. Unser Beten – damit es selber richtig ist und Gott nahe kommt, ihn in uns hereinbringt, uns zu Gott bringt – muß sich aus dem Wort Gottes nähren und auf Christus hinschauen. In ihm können wir uns durch den Heiligen Geist dann in kindlichem Vertrauen an Gott wenden, weil wir wissen, er ist der Vater und er liebt uns. Von Herzen segne ich euch alle.</p>
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, México, Venezuela, Perú, Argentina, Chile y otros países latinoamericanos. Invito a todos a dirigir nuestra plegaria confiada a Dios Padre que nos ha revelado su amor infinito en Jesús. Muchas gracias.</p>
<p>Nesta comunhão com Cristo, dou as boas-vindas aos peregrinos de língua portuguesa, em particular aos grupos brasileiros de Fortaleza e Salgueiro. A todos saúdo e exorto a conhecer melhor e seguir o exemplo de Nossa Senhora neste mês de Maio, que Lhe é especialmente dedicado. Procurai vivê-lo com uma oração diária mais intensa e fiel, em particular pela reza do terço, conforme recomendação da Santa Igreja e desejo repetidamente expresso pela Virgem Maria. A esta exortação, junto os meus votos de todo o bem para vós e vossas famílias, com uma propiciadora Bênção Apostólica.</p>
<p>Saluto in lingua polacca:</p>
<p>Serdecznie pozdrawiam pielgrzymów polskich. Cieszę się z waszej, tak licznej obecności w Rzymie z okazji pierwszej rocznicy beatyfikacji Jana Pawła II. Niech świadectwo jego życia, nauczanie i umiłowanie Ojczyzny będą waszym szczególnym dziedzictwem. Umocnieni jego wstawiennictwem z nieba pozostańcie wierni Bogu, Krzyżowi i Ewangelii. Z serca wam błogosławię. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Mi rallegro per la vostra, cosi numerosa presenza a Roma in occasione del primo l’anniversario della beatificazione di Giovanni Paolo II. La testimonianza della sua vita, l’insegnamento e l’amore per la patria rimangano la vostra particolare eredità. Rafforzati della sua celeste l’intercessione, siate fedeli a Dio, alla Croce e al santo Vangelo. Vi benedico di cuore. Sia lodato Gesù Cristo.</p>
<p>Saluto in lingua ceca:</p>
<p>Srdečně zdravím poutníky z České republiky, zejména z farností Lidečko a Hovězí. Ať vaše pouť k hrobům apoštolů v této radostné velikonoční době odejme všechny obavy. Kéž vám dodá odvahu radostně hlásat a svědčit, že Kristus vstal z mrtvých. Ať setkání s tradicí Věčného Města posílí vaši víru a podnítí duchovního růst. Všem vám žehnám.</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Saluto cordialmente i pellegrini della Repubblica Ceca, in particolare i fedeli delle parrocchie di Lidecko e Hovezi. Il vostro pellegrinaggio alle Tombe degli Apostoli, in questo tempo gioioso della Pasqua, vi liberi da ogni timore e vi infonda il coraggio di essere gioiosi annunciatori e testimoni della Resurrezione di Cristo. e l’incontro con la tradizione della Città Eterna rafforzino la vostra fede e diventino fonte di crescita spirituale. A tutti voi la mia benedizione!</p>
<p>Saluto in lingua croata:</p>
<p>Radosno pozdravljam i blagoslivljam sve hrvatske hodočasnike, a osobito mlade iz Dubrovnika te vjernike iz župa Svih Svetih iz Sesveta, Svetog Marka iz Selnice i Svetog Antuna Pustinjaka iz Kršana. Dragi prijatelji, započeli smo mjesec posvećen Blaženoj Djevici Mariji! Molite svakodnevno kako bi vas Njezin zagovor pratio na životnom putu. Hvaljen Isus i Marija!</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Con gioia saluto e benedico tutti i pellegrini croati, particolarmente i giovani di Dubrovnik ed i fedeli delle parrocchie di Tutti i Santi a Sesvete, di San Marco a Selnica e di Sant’Antonio abate a Kršan. Cari amici, abbiamo iniziato il mese dedicato alla Beata Vergine Maria! Pregate quotidianamente affinché la Sua intercessione vi accompagni sulla via della vita. Siano lodati Gesù e Maria!</p>
<p>Saluto in lingua lituana:</p>
<p>Nuoširdžiai sveikinu tikinčiuosius iš Lietuvos, ypatingai Vilniaus kunigų seminarijos auklėtinius ir piligrimus iš Telšių.<br />
Gerasis Ganytojas, prisikėlęs dėl mūsų visų, tegul kasdien patraukia jūsų širdis į gyvenimo pilnatvę. Viešpats jus gausiai telaimina!<br />
Garbė Jėzui Kristui!</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Saluto di cuore i fedeli venuti dalla Lituania, soprattutto gli alunni del Seminario diocesano di Vilnius e i pellegrini da Telšiai.<br />
Che il Buon Pastore, risorto per tutti noi, ogni giorno attragga i vostri cuori alla pienezza della vita. Il Signore vi benedica abbondantemente!<br />
Sia lodato Gesù Cristo!</p>
<p>Saluto in lingua rumena:</p>
<p>Salut cordial pelerinii din România, în special tinerii preoţi din dieceza de Iaşi. Pelerinajul vostru la Mormintele Apostolilor şi întâlnirea cu tradiţia Cetăţii Eterne, să fie izvor de creştere spirituală pentru preoţia voastră şi să întărească curajul credinţei în Învierea lui Cristos. Vă împart tuturor, binecuvântarea mea!<br />
Cristos a înviat!</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Saluto cordialmente i pellegrini della Romania, in particolare i giovani sacerdoti della diocesi di Iaşi. Il vostro pellegrinaggio alle Tombe degli Apostoli e l’incontro con la tradizione della Città Eterna, siano fonte di arricchimento spirituale per il vostro sacerdozio e rafforzino il coraggio della fede nella Resurrezione di Cristo. A tutti voi la mia benedizione!<br />
Cristo è risorto!</p>
<p>Saluto in lingua slovacca:</p>
<p>Srdečne pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z Nitry a okolia, z Kysúc a Považia, ako aj študentov a učiteľov Strednej zdravotníckej školy Márie Terézie Schererovej v Ružomberku.<br />
Bratia a sestry, včera sme začali mariánsky mesiac máj. Pozývam vás do školy Matky Božej, od nej sa učte milovať Pána a blížneho. S láskou vás žehnám.<br />
Pochválený buď Ježiš Kristus!</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Saluto cordialmente i pellegrini slovacchi, particolarmente quelli provenienti da Nitra e dintorni, da Kysuce e Považie, come pure gli studenti e i docenti della Scuola media infermieristica Mária Terézia Schererová di Ružomberok.<br />
Fratelli e sorelle, ieri abbiamo iniziato il mese mariano di maggio. Vi invito a mettervi alla scuola della Madre di Dio per imparare da Lei ad amare il Signore e il prossimo. Con affetto vi benedico.<br />
Sia lodato Gesù Cristo!</p>
<p>Saluto in lingua slovena:</p>
<p>Lepo pozdravljam vernike iz Škofje Loke in iz Kostanjevice na Krki ter vse druge slovenske romarje! Na sveto veliko noč se je pokazala premoč vstalega Kristusa. Bodite vedno tesno povezani z Njim, da boste tudi sami deležni Njegove zmage nad grehom. Naj bo z vami moj blagoslov!</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli provenienti da Škofja Loka e da Kostanjevica na Krki, nonché a tutti gli altri pellegrini sloveni. Il giorno della Pasqua ha rivelato la potenza suprema del Cristo Risorto. Siate sempre intimamente uniti a Lui, affinché siate anche voi resi partecipi della Sua vittoria sul peccato. Vi accompagni la mia Benedizione!</p>
<p>Saluto in lingua ungherese:</p>
<p>Nagy szeretettel köszöntöm a magyar híveket, különösen is azokat, akik Budapestről és Munkácsról érkeztek.<br />
Kedves Testvéreim, május hónapban a Szűzanyának, az Egyház anyjának ajánllak fel titeket. Legyen ő veletek az igazi lelki béke keresése során.<br />
Szívből adom rátok és családjaitokra apostoli áldásomat.<br />
Dicsértessék a Jézus Krisztus!</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Un saluto affettuoso ai fedeli di lingua ungherese, specialmente ai membri dei gruppi arrivati da Budapest e da Mukachevo.<br />
Fratelli e sorelle, in questo mese mariano di maggio voglio affidarvi alla Madonna – Madre della Chiesa. Ella vi accompagni nella ricerca della vera pace.<br />
Con questo desiderio benedico voi e le vostre famiglie.<br />
Sia lodato Gesù Cristo!</p>
<p>Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Saluto le scolaresche e i gruppi parrocchiali, in particolare i fedeli di Oliveto Citra venuti per la benedizione del busto d’argento del Santo Patrono; saluto i partecipanti al Convegno del Pontificio Consiglio degli Operatori Sanitari sulle persone non vedenti e i seminaristi di Reggio Calabria e San Marco Argentano-Scalea, ai quali auguro di proseguire nel loro itinerario formativo rinvigorendo l’amore a Cristo e il sensus Ecclesiæ.</p>
<p>Un pensiero infine per i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli. La gioia della Pasqua continui ad allietare la nostra vita: cari giovani, non spegnete l’aspirazione alla felicità della vostra età, sapendo trovare la gioia vera, che solo il Risorto può donare; cari ammalati, affrontate coraggiosamente la prova della vostra sofferenza sapendo che la vita va sempre vissuta come dono di Dio; e voi, cari sposi novelli, sappiate trarre dagli insegnamenti del Vangelo quanto è necessario per costruire un’autentica comunità di amore.</p>
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		<title>Regina Coeli 29 aprile 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 13:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angelus]]></category>

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		<description><![CDATA[BENEDETTO XVI Domenica, 29 aprile 2012 Cari fratelli e sorelle! Si è da poco conclusa, nella Basilica di San Pietro, la celebrazione eucaristica nella quale ho ordinato nove nuovi presbiteri della Diocesi di Roma. Rendiamo grazie a Dio per questo dono, segno del suo amore fedele e provvidente per la Chiesa! Stringiamoci spiritualmente intorno a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BENEDETTO XVI</strong></p>
<p>Domenica, 29 aprile 2012</p>
<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>Si è da poco conclusa, nella Basilica di San Pietro, la celebrazione eucaristica nella quale ho ordinato nove nuovi presbiteri della Diocesi di Roma. Rendiamo grazie a Dio per questo dono, segno del suo amore fedele e provvidente per la Chiesa! Stringiamoci spiritualmente intorno a questi sacerdoti novelli e preghiamo perché accolgano pienamente la grazia del Sacramento che li ha conformati a Gesù Cristo Sacerdote e Pastore. E preghiamo perché tutti i giovani siano attenti alla voce di Dio che interiormente parla al loro cuore e li chiama a distaccarsi da tutto per servire Lui. A questo scopo è dedicata l’odierna Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. In effetti, il Signore chiama sempre, ma tante volte noi non ascoltiamo. Siamo distratti da molte cose, da altre voci più superficiali; e poi abbiamo paura di ascoltare la voce del Signore, perché pensiamo che possa toglierci la nostra libertà. In realtà, ognuno di noi è frutto dell’amore: certamente, l’amore dei genitori, ma, più profondamente, l’amore di Dio. Dice la Bibbia: se anche tua madre non ti volesse, io ti voglio, perché ti conosco e ti amo (cfr Is 49,15). Nel momento in cui mi rendo conto di questo, la mia vita cambia: diventa una risposta a questo amore, più grande di ogni altro, e così si realizza pienamente la mia libertà.</p>
<p>I giovani che oggi ho consacrato sacerdoti non sono differenti dagli altri giovani, ma sono stati toccati profondamente dalla bellezza dell’amore di Dio, e non hanno potuto fare a meno di rispondere con tutta la loro vita. Come hanno incontrato l’amore di Dio? L’hanno incontrato in Gesù Cristo: nel suo Vangelo, nell’Eucaristia e nella comunità della Chiesa. Nella Chiesa si scopre che la vita di ogni uomo è una storia d’amore. Ce lo mostra chiaramente la Sacra Scrittura, e ce lo conferma la testimonianza dei santi. Esemplare è l’espressione di sant’Agostino, che nelle sue Confessioni si rivolge a Dio e dice: «Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai! Tu eri dentro di me, e io fuori … Eri con me, e io non ero con te … Ma mi hai chiamato, e il tuo grido ha vinto la mia sordità» (X, 27.38).</p>
<p>Cari amici, preghiamo per la Chiesa, per ogni comunità locale, perché sia come un giardino irrigato in cui possano germogliare e maturare tutti i semi di vocazione che Dio sparge in abbondanza. Preghiamo perché dappertutto si coltivi questo giardino, nella gioia di sentirsi tutti chiamati, nella varietà dei doni. In particolare, le famiglie siano il primo ambiente in cui si “respira” l’amore di Dio, che dà forza interiore anche in mezzo alle difficoltà e le prove della vita. Chi vive in famiglia l’esperienza dell’amore di Dio, riceve un dono inestimabile, che porta frutto a suo tempo. Ci ottenga tutto questo la Beata Vergine Maria, modello di accoglienza libera e obbediente alla divina chiamata, Madre di ogni vocazione nella Chiesa.</p>
<p><strong>Dopo il Regina Caeli</strong></p>
<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>Un saluto speciale rivolgo ai pellegrini riuniti nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, dove stamani è stato proclamato Beato Giuseppe Toniolo. Vissuto tra il XIX e il XX secolo, fu sposo e padre di sette figli, professore universitario ed educatore dei giovani, economista e sociologo, appassionato servitore della comunione nella Chiesa. Attuò gli insegnamenti dell’Enciclica Rerum novarum del Papa Leone XIII; promosse l’Azione Cattolica, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, le Settimane Sociali dei cattolici italiani e un Istituto di diritto internazionale della pace. Il suo messaggio è di grande attualità, specialmente in questo tempo: il Beato Toniolo indica la via del primato della persona umana e della solidarietà. Egli scriveva: «Al di sopra degli stessi legittimi beni ed interessi delle singole nazioni e degli Stati, vi è una nota inscindibile che tutti li coordina ad unità, vale a dire il dovere della solidarietà umana».</p>
<p>Sempre oggi a Coutances, in Francia, è stato beatificato anche il sacerdote Pierre-Adrien Toulorge, dell’Ordine Premostratense, vissuto nella seconda metà del secolo XVIII. Rendiamo grazie a Dio per questo luminoso “martire della verità”.</p>
<p>Saluto i partecipanti all’Incontro europeo degli studenti universitari, organizzato dalla Diocesi di Roma nel primo anniversario della Beatificazione di Papa Giovanni Paolo II. Cari giovani, proseguite con fiducia nel cammino della nuova evangelizzazione nelle Università. Domani sera mi unirò spiritualmente a voi, per la Veglia che avrà luogo a Tor Vergata, presso la grande Croce della Giornata Mondiale della Gioventù del 2000. Grazie della vostra presenza!</p>
<p>Chers pèlerins francophones, je vous exhorte aujourd’hui à prier pour les vocations. En Église et en famille, redécouvrez l’importance vitale du sacerdoce ministériel et de la vie consacrée. Chers jeunes, n’hésitez pas ! Écoutez l’appel de Dieu ! Je participe aussi spirituellement à la joie de tous les fidèles du Diocèse de Coutances et Avranches rassemblés pour la Béatification du Père Pierre-Adrien Toulorge, surnommé « le martyr de la vérité ». Que la Vierge Marie, modèle du cœur qui écoute, intercède pour que puisse éclore beaucoup de oui ! Bon dimanche !</p>
<p>I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for this Regina Coeli prayer.  Today’s Gospel highlights the figure of Christ the Good Shepherd who lays down his life for his flock.  Today we also pray for vocations to the priesthood: may more young men hear Christ’s call to follow him more closely, and offer their lives to serve their brothers and sisters.  God’s peace be with you all!</p>
<p>Einen herzlichen Gruß richte ich an die Pilger und Besucher deutscher Sprache, heute besonders an die Studentenverbindung Capitolina, die in diesen Tagen ihr Stiftungsfest begeht. Im Evangelium dieses Sonntags begegnet uns Christus als der Gute Hirte. Er sorgt für uns und kennt jeden von uns beim Namen. Vertrauen wir uns seiner guten Führung an, die uns schon auf Erden Momente der künftigen, ewigen Freude kosten läßt. Der barmherzige Gott segne euch und eure Lieben.</p>
<p>Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los alumnos de diversos centros escolares de Blanca, Murcia. En el Evangelio de este domingo, Cristo se presenta como el Buen Pastor, que da la vida por las ovejas. Pidámosle a Él que conceda a su Iglesia abundantes vocaciones sacerdotales, religiosas y misioneras, que ayuden a sus hermanos a acoger su mensaje de salvación. Feliz Domingo.</p>
<p>Lepo pozdravljam ministrante in druge romarje iz Slovenije! Služiti pri Gospodovem oltarju je za človeka velika čast in odgovornost. Radi in lepo sodelujte pri bogoslužju, da bodo vaši mladi dnevi polni Božje milosti, vi sami pa pošteni in navdušeni za vse dobro. Vam, dragi fantje in dekleta, vašim duhovnikom ter še posebej vsem, ki jih Bog kliče v duhovniško ali redovniško službo, rad podelim apostolski blagoslov!</p>
<p>[Rivolgo un cordiale saluto ai chierichetti e agli altri pellegrini provenienti dalla Slovenia! Partecipate volentieri e degnamente alla liturgia affinché i giorni della vostra giovinezza siano colmi della grazia di Dio e siate voi stessi ferventi per tutto quello che è buono. A voi, cari ragazzi e ragazze, ai vostri sacerdoti e in particolare a coloro che il Signore chiama alla vita sacerdotale o religiosa, imparto di cuore l’Apostolica Benedizione!]</p>
<p>Radosno pozdravljam i blagoslivljam hrvatske hodočasnike, a osobito mlade iz župe Svetog Mihovila iz Drinovaca u Bosni i Hercegovini. Draga mladeži, na grobovima apostola učvrstite svoju vjeru u uskrslog Gospodina kako biste je još hrabrije svjedočili svojim životom. Hvaljen Isus i Marija!</p>
<p>[Con gioia saluto e benedico tutti i pellegrini Croati, particolarmente i giovani fedeli dalla parrocchia di San Michele a Drinovci in Bosnia ed Erzegovina. Cari giovani, sulle tombe degli apostoli rafforzate la vostra fede nel Signore risorto affinché la possiate testimoniare più coraggiosamente con la vostra vita. Siano lodati Gesù e Maria!]</p>
<p>Srdečne pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z Farnosti Raslavice. Bratia a sestry, milí mladí, prajem vám, aby vaša púť do Ríma upevnila vaše puto s Kristom a s jeho Cirkvou. Všetkých vás žehnám. Pochválený buď Ježiš Kristus!</p>
<p>[Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini slovacchi, particolarmente a quelli della Parrocchia di Raslavice. Fratelli e sorelle, cari giovani, vi auguro che il pellegrinaggio a Roma approfondisca il vostro legame con Cristo e con la sua Chiesa. A tutti la mia benedizione. Sia lodato Gesù Cristo!]</p>
<p>Serdecznie witam i pozdrawiam Polaków. Moją szczególną modlitwą ogarniam dzisiaj Episkopat polski, Arcybiskupa Prymasa i uczestników uroczystości odpustowych w Gnieźnie. Niech święty Wojciech, patron Polski, wyprasza obfitość łask dla Kościoła, zwłaszcza dar licznych powołań kapłańskich i zakonnych, pomyślność dla waszej Ojczyzny i polskich rodzin. Z serca błogosławię wam wszystkim.</p>
<p>[Do il mio benvenuto e un cordiale saluto a tutti i Polacchi. Con la mia preghiera mi unisco oggi all’Episcopato polacco, all’Arcivescovo Primate e a tutti i partecipanti alla festa patronale a Gniezno. Sant’Adalberto, patrono della Polonia, ottenga abbondanti grazie alla Chiesa, in modo particolare il dono di numerose vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, la prosperità per la vostra patria e per le famiglie polacche. Di cuore vi benedico tutti.]<br />
Rivolgo infine un saluto cordiale ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai ragazzi di Cuneo e di Casatenovo, ai cresimandi di Tione di Trento, Mozzo, Ciserano e Sorisole, Morro d’Alba e Belvedere Ostrense, e a tutti gli altri numerosi giovani presenti. Saluto i diversi gruppi parrocchiali e i partecipanti al raduno di autovetture d’epoca. A tutti auguro una buona domenica e una buona settimana. Grazie. Buona domenica.</p>
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		<title>Udienza 25 aprile 2012</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 13:03:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Udienze]]></category>

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		<description><![CDATA[BENEDETTO XVI Piazza San Pietro Mercoledì, 25 aprile 2012 Il primato della preghiera e della Parola di Dio (At 6, 1-7) Cari fratelli e sorelle, nella scorsa catechesi, ho mostrato che la Chiesa, fin dagli inizi del suo cammino, si è trovata a dover affrontare situazioni impreviste, nuove questioni ed emergenze a cui ha cercato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BENEDETTO XVI</strong></p>
<p><em>Piazza San Pietro</em><br />
<em>Mercoledì, 25 aprile 2012</em></p>
<p><em>Il primato della preghiera e della Parola di Dio (At 6, 1-7)</em></p>
<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>nella scorsa catechesi, ho mostrato che la Chiesa, fin dagli inizi del suo cammino, si è trovata a dover affrontare situazioni impreviste, nuove questioni ed emergenze a cui ha cercato di dare risposta alla luce della fede, lasciandosi guidare dallo Spirito Santo. Oggi vorrei soffermarmi a riflettere su un’altra di queste situazioni, su un problema serio che la prima comunità cristiana di Gerusalemme ha dovuto fronteggiare e risolvere, come ci narra san Luca nel capitolo sesto degli Atti degli Apostoli, circa la pastorale della carità verso le persone sole e bisognose di assistenza e aiuto. La questione non è secondaria per la Chiesa e rischiava in quel momento di creare divisioni all’interno della Chiesa; il numero dei discepoli, infatti, andava aumentando, ma quelli di lingua greca iniziavano a lamentarsi contro quelli di lingua ebraica perché le loro vedove venivano trascurate nella distribuzione quotidiana (cfr At 6,1). Di fronte a questa urgenza che riguardava un aspetto fondamentale nella vita della comunità, cioè la carità verso i deboli, i poveri, gli indifesi, e la giustizia, gli Apostoli convocano l’intero gruppo dei discepoli. In questo momento di emergenza pastorale risalta il discernimento compiuto dagli Apostoli. Essi si trovano di fronte all’esigenza primaria di annunciare la Parola di Dio secondo il mandato del Signore, ma &#8211; anche se è questa l&#8217;esigenza primaria della Chiesa &#8211; considerano con altrettanta serietà il dovere della carità e della giustizia, cioè il dovere di assistere le vedove, i poveri, di provvedere con amore alle situazioni di bisogno in cui si vengono a trovare i fratelli e le sorelle, per rispondere al comando di Gesù: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi (cfr Gv 15,12.17). Quindi le due realtà che devono vivere nella Chiesa &#8211; l&#8217;annuncio della Parola, il primato di Dio, e la carità concreta, la giustizia -, stanno creando difficoltà e si deve trovare una soluzione, perché ambedue possano avere il loro posto, la loro relazione necessaria. La riflessione degli Apostoli è molto chiara, dicono, come abbiamo sentito: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la Parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola» (At 6,2-4).</p>
<p>Due cose appaiono: primo, esiste da quel momento nella Chiesa, un ministero della carità. La Chiesa non deve solo annunciare la Parola, ma anche realizzare la Parola, che è carità e verità. E, secondo punto, questi uomini non solo devono godere di buona reputazione, ma devono essere uomini pieni di Spirito Santo e di sapienza, cioè non possono essere solo organizzatori che sanno «fare», ma devono «fare» nello spirito della fede con la luce di Dio, nella sapienza nel cuore, e quindi anche la loro funzione &#8211; benché soprattutto pratica &#8211; è tuttavia una funzione spirituale. La carità e la giustizia non sono solo azioni sociali, ma sono azioni spirituali realizzate nella luce dello Spirito Santo. Quindi possiamo dire che questa questa situazione viene affrontata con grande responsabilità da parte degli Apostoli, che prendono questa decisione: vengono scelti sette uomini; gli Apostoli pregano per chiedere la forza dello Spirito Santo; e poi impongono loro le mani perché si dedichino in modo particolare a questa diaconia della carità. Così, nella vita della Chiesa, nei primi passi che essa compie, si riflette, in un certo modo, quanto era avvenuto durante la vita pubblica di Gesù, in casa di Marta e Maria a Betania. Marta era tutta presa dal servizio dell’ospitalità da offrire a Gesù e ai suoi discepoli; Maria, invece, si dedica all’ascolto della Parola del Signore (cfr Lc 10,38-42). In entrambi i casi, non vengono contrapposti i momenti della preghiera e dell’ascolto di Dio, e l’attività quotidiana, l’esercizio della carità. Il richiamo di Gesù: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno, Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta» (Lc 10,41-42), come pure la riflessione degli Apostoli: «Noi… ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola» (At 6,4), mostrano la priorità che dobbiamo dare a Dio, Non vorrei entrare adesso nell&#8217;interpretazione di questa pericope Marta-Maria. In ogni caso non va condannata l&#8217;attività per il prossimo, per l&#8217;altro, ma va sottolineato che deve essere penetrata interiormente anche dallo spirito della contemplazione. D&#8217;altra parte, sant&#8217;Agostino dice che questa realtà di Maria è una visione della nostra situazione del cielo, quindi sulla terra non possiamo mai averla completamente, ma un po&#8217; di anticipazione deve essere presente in tutta la nostra attività. Deve essere presente anche la contemplazione di Dio. Non dobbiamo perderci nell&#8217;attivismo puro, ma sempre lasciarci anche penetrare nella nostra attività dalla luce della Parola di Dio e così imparare la vera carità, il vero servizio per l&#8217;altro, che non ha bisogno di tante cose &#8211; ha bisogno certamente delle cose necessarie &#8211; ma ha bisogno soprattutto dell&#8217;affetto del nostro cuore, della luce di Dio.</p>
<p>Sant’Ambrogio, commentando l’episodio di Marta e Maria, così esorta i suoi fedeli e anche noi: «Cerchiamo di avere anche noi ciò che non ci può essere tolto, porgendo alla parola del Signore una diligente attenzione, non distratta: capita anche ai semi della parola celeste di essere portati via, se sono seminati lungo la strada. Stimoli anche te, come Maria, il desiderio di sapere: è questa la più grande, più perfetta opera» E aggiunge che anche «la cura del ministero non distragga dalla conoscenza della parola celeste», dalla preghiera (Expositio Evangelii secundum Lucam, VII, 85: PL 15, 1720). I Santi, quindi, hanno sperimentato una profonda unità di vita tra preghiera e azione, tra l’amore totale a Dio e l’amore ai fratelli. San Bernando, che è un modello di armonia tra contemplazione ed operosità, nel libro De consideratione, indirizzato al Papa Innocenzo II per offrigli alcune riflessioni circa il suo ministero, insiste proprio sull’importanza del raccoglimento interiore, della preghiera per difendersi dai pericoli di una attività eccessiva, qualunque sia la condizione in cui ci si trova e il compito che si sta svolgendo. San Bernardo afferma che le troppe occupazioni, una vita frenetica, spesso finiscono per indurire il cuore e far soffrire lo spirito (cfr II, 3).</p>
<p>E’ un prezioso richiamo per noi oggi, abituati a valutare tutto con il criterio della produttività e dell’efficienza. Il brano degli Atti degli Apostoli ci ricorda l’importanza del lavoro &#8211; senza dubbio viene creato un vero e proprio ministero -, dell’impegno nelle attività quotidiane che vanno svolte con responsabilità e dedizione, ma anche il nostro bisogno di Dio, della sua guida, della sua luce che ci danno forza e speranza. Senza la preghiera quotidiana vissuta con fedeltà, il nostro fare si svuota, perde l’anima profonda, si riduce ad un semplice attivismo che, alla fine, lascia insoddisfatti. C’è una bella invocazione della tradizione cristiana da recitarsi prima di ogni attività, che dice così: «Actiones nostras, quæsumus, Domine, aspirando præveni et adiuvando prosequere, ut cuncta nostra oratio et operatio a te semper incipiat, et per te coepta finiatur», cioè: «Ispira le nostre azioni, Signore, e accompagnale con il tuo aiuto, perché ogni nostro parlare ed agire abbia sempre da te il suo inizio e in te il suo compimento». Ogni passo della nostra vita, ogni azione, anche della Chiesa, deve essere fatta davanti a Dio, alla luce della sua Parola.</p>
<p>Nella catechesi del mercoledì scorso avevo sottolineato la preghiera unanime della prima comunità cristiana di fronte alla prova e come, proprio nella preghiera, nella meditazione sulla Sacra Scrittura essa ha potuto comprendere gli eventi che stavano accadendo. Quando la preghiera è alimentata dalla Parola di Dio, possiamo vedere la realtà con occhi nuovi, con gli occhi della fede e il Signore, che parla alla mente e al cuore, dona nuova luce al cammino in ogni momento e in ogni situazione. Noi crediamo nella forza della Parola di Dio e della preghiera. Anche la difficoltà che stava vivendo la Chiesa di fronte al problema del servizio ai poveri, alla questione della carità, viene superata nella preghiera, alla luce di Dio, dello Spirito Santo. Gli Apostoli non si limitano a ratificare la scelta di Stefano e degli altri uomini. ma «dopo aver pregato, imposero loro le mani» (At 6,6). L’Evangelista ricorderà nuovamente questi gesti in occasione dell’elezione di Paolo e Barnaba, dove leggiamo: «dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono» (At 13,3). Conferma di nuovo che il servizio pratico della carità è un servizio spirituale. Ambedue le realtà devono andare insieme.</p>
<p>Con il gesto dell’imposizione delle mani, gli Apostoli conferiscono un ministero particolare a sette uomini, perché sia data loro la grazia corrispondente. La sottolineatura della preghiera – «dopo aver pregato», dicono – è importante perché evidenzia proprio la dimensione spirituale del gesto; non si tratta semplicemente di conferire un incarico come avviene in un’organizzazione sociale, ma è un evento ecclesiale in cui lo Spirito Santo si appropria di sette uomini scelti dalla Chiesa, consacrandoli nella Verità che è Gesù Cristo: è Lui il protagonista silenzioso, presente nell’imposizione delle mani affinché gli eletti siano trasformati dalla sua potenza e santificati per affrontare le sfide pratiche, le sfide pastorali. E la sottolineatura della preghiera ci ricorda inoltre che solo dal rapporto intimo con Dio coltivato ogni giorno nasce la risposta alla scelta del Signore e viene affidato ogni ministero nella Chiesa.</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, il problema pastorale che ha indotto gli Apostoli a scegliere e ad imporre le mani su sette uomini incaricati del servizio della carità, per dedicarsi loro stessi alla preghiera e all’annuncio della Parola, indica anche a noi il primato della preghiera e della Parola di Dio, che, tuttavia, produce poi anche l&#8217;azione pastorale. Per i Pastori questa è la prima e più preziosa forma di servizio verso il gregge loro affidato. Se i polmoni della preghiera e della Parola di Dio non alimentano il respiro della nostra vita spirituale, rischiamo di soffocare in mezzo alle mille cose di ogni giorno: la preghiera è il respiro dell’anima e della vita. E c’è un altro prezioso richiamo che vorrei sottolineare: nel rapporto con Dio, nell’ascolto della sua Parola, nel dialogo con Dio, anche quando ci troviamo nel silenzio di una chiesa o della nostra stanza, siamo uniti nel Signore a tanti fratelli e sorelle nella fede, come un insieme di strumenti che, pur nella loro individualità, elevano a Dio un’unica grande sinfonia di intercessione, di ringraziamento e di lode. Grazie.</p>
<p><strong>Saluti:</strong></p>
<p>Je salue les pèlerins francophones, particulièrement les nombreux groupes diocésains et paroissiaux accompagnés par leurs Évêques respectifs, ainsi que les catéchistes de Strasbourg et tous les jeunes français et suisses venus à Rome. Puissiez-vous redécouvrir le goût de la prière pour répondre chaque jour à l’appel du Seigneur. Bon pèlerinage à tous !</p>
<p>I greet all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, including those from England, Finland, Sweden, Nigeria, India, Indonesia, Malaysia, the Philippines and the United States of America. Upon you and your families I cordially invoke the joy and peace of the Risen Lord.</p>
<p>Ganz herzlich grüße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher, insbesondere die Gruppe der Hörer des Bayerischen Rundfunks. Inmitten der Herausforderungen des täglichen Miteinanders haben die Apostel den Vorrang Gottes betont. Auch wir wollen die Prioritäten richtig setzen, damit das Gebet und das Wort Gottes der Atem unserer Seele und unseres Lebens sein können und wir nicht unter den vielen Alltagsdingen ersticken und die Maßstäbe verlieren und selber leer werden. Der Herr schenke uns allen dazu seinen Segen.</p>
<p>Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos venidos de España, México, Guatemala, Venezuela y otros países latinoamericanos. Invito a todos a participar en la apasionante tarea de edificar la Iglesia de Cristo en todas sus facetas, no solamente con buena voluntad, sino santificando con la oración cada uno de los pasos de nuestro hacer. Muchas gracias.</p>
<p>Uma saudação cordial aos diversos grupos de brasileiros e demais peregrinos de língua portuguesa, nomeadamente aos fiéis da Diocese de Serrinha acompanhados do seu Bispo, Dom Ottorino Assolari. No meio dos inúmeros afazeres diários, é justamente na oração, alimentada pela Palavra de Deus, que encontrareis novas luzes para vos guiar em cada momento e situação. E que Deus vos abençoe a vós e vossas famílias</p>
<p>Saluto in lingua polacca:</p>
<p>Serdecznie pozdrawiam obecnych tu polskich pielgrzymów. Moi drodzy, modlitwa i słuchanie Słowa Bożego są oddechem duszy i źródłem życia duchowego. Jest to też fundament i przejaw jedności wszystkich, którzy wielbią Boga, dziękują i proszą z wiarą i miłością. Niech Wasze pielgrzymowanie będzie szkołą modlitwy i medytacji! Niech Bóg Wam błogosławi!</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Saluto cordialmente i pellegrini polacchi qui presenti. Carissimi, la preghiera e l’ascolto della Parola di Dio sono il respiro dell’anima e la fonte della vita spirituale. E’ anche questo il fondamento e l’espressione dell’unione di tutti coloro che alzano a Dio la lode, il ringraziamento e l’intercessione con fede e amore. Il vostro pellegrinare sia una scuola di preghiera e di meditazione! Dio vi benedica!</p>
<p>Saluto in lingua croata:</p>
<p>Od srca pozdravljam i blagoslivljam sve hrvatske hodočasnike, a osobito vjernike iz župe Blažene Djevice Marije Kraljice apostola te dječji zbor „Klinci s Ribnjaka“ zajedno s gradonačelnikom grada Zagreba. Dragi prijatelji, molitvom i pjesmom hrabro svjedočite uskrsnu radost. Hvaljen Isus i Marija!</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Di cuore saluto e benedico tutti i pellegrini croati, particolarmente i fedeli della parrocchia “Beata Vergine Maria Regina degli Apostoli” e il coro di voci bianche “Klinci s Ribnjaka”, insieme con il Sindaco di Zagabria. Cari amici, con la preghiera e con il canto testimoniate coraggiosamente la gioia pasquale. Siano lodati Gesù e Maria!</p>
<p>Saluto in lingua slovacca:</p>
<p>S láskou vítam slovenských pútnikov, osobitne z Košíc, Prešova a Žiliny.<br />
Bratia a sestry, budúcu nedeľu budeme sláviť Deň modlitby za duchovné povolania. Proste Krista, Dobrého Pastiera, aby stále posielal nových pracovníkov do svojej služby.<br />
Ochotne žehnám vás i vašich drahých.<br />
Pochválený buď Ježiš Kristus!</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Con affetto do un benvenuto ai pellegrini slovacchi, particolarmente a quelli provenienti da Košice, Prešov e Žilina.<br />
Fratelli e sorelle, domenica prossima celebreremo la Giornata di preghiera per le Vocazioni. Domandate a Cristo, Buon Pastore, di mandare sempre nuovi operai al suo servizio.<br />
Volentieri benedico voi ed i vostri cari.<br />
Sia lodato Gesù Cristo!</p>
<p>Saluto in lingua ungherese:</p>
<p>Isten hozta a magyar zarándokokat! Szeretettel köszöntelek Benneteket, különösen is azokat, akik Belgiumból érkeztek.<br />
Amint egykor az apostolok, Ti is örömmel és bátran hirdessétek a feltámadott Krisztust! Szívből adom rátok apostoli áldásomat.<br />
Dicsértessék a Jézus Krisztus!</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Un saluto cordiale ai fedeli di lingua ungherese, specialmente ai membri del gruppo arrivato da Belgio.<br />
Come un tempo gli apostoli, anche voi lieti e coraggiosi annunciate il Cristo risorto. Di cuore vi benedico!<br />
Sia lodato Gesù Cristo!</p>
<p>Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli di Bari, accompagnati dall’Arcivescovo Mons. Francesco Cacucci, che ricordano il quarto Centenario di fondazione del Seminario diocesano, per il quale auspico una feconda prosecuzione dell’opera formativa a servizio dei candidati al sacerdozio. Saluto i partecipanti al pellegrinaggio delle Suore Minime della Passione, guidato dall’Arcivescovo di Cosenza-Bisignano Mons. Salvatore Nunnari, e li esorto, sull’esempio della Beata Elena Aiello, a continuare il cammino di fede e di carità. Saluto le famiglie con vittime di incidenti stradali e, mentre assicuro la mia preghiera per quanti hanno perso la vita sulle strade, ricordo il dovere di guidare sempre con prudenza e senso di responsabilità. Saluto i partecipanti al corso «Progetto Policoro» e faccio voti che esso, alla luce dei valori evangelici, possa sostenere quanti si adoperano in favore delle problematiche lavorative delle giovani generazioni. Saluto con affetto il gruppo Guide e Scouts d’Europa Cattolici, di Mortara: cari amici, testimoniate con gioia la fede in Gesù Cristo che vi chiama a edificare insieme con i vostri Pastori la sua Chiesa.</p>
<p>Rivolgo, infine, il mio pensiero ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Cari giovani, ponetevi alla scuola di Cristo per imparare a seguire fedelmente le sue orme. Voi, cari ammalati, accogliete con fede le vostre prove e vivetele in unione a quelle di Cristo. A voi, cari sposi novelli, auguro di diventare servitori generosi del Vangelo della vita.</p>
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		<title>Regina Coeli 22 aprile 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 16:43:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angelus]]></category>

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		<description><![CDATA[BENEDETTO XVI Domenica, 22 aprile 2012 Cari fratelli e sorelle! Quest’oggi, terza Domenica di Pasqua, incontriamo – nel Vangelo secondo Luca – Gesù risorto che si presenta in mezzo ai discepoli (cfr Lc 24,36), i quali, increduli e impauriti, pensano di vedere un fantasma (cfr Lc 24,37). Scrive Romano Guardini: «Il Signore è mutato. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BENEDETTO XVI</strong></p>
<p><em>Domenica, 22 aprile 2012</em></p>
<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>Quest’oggi, terza Domenica di Pasqua, incontriamo – nel Vangelo secondo Luca – Gesù risorto che si presenta in mezzo ai discepoli (cfr Lc 24,36), i quali, increduli e impauriti, pensano di vedere un fantasma (cfr Lc 24,37). Scrive Romano Guardini: «Il Signore è mutato. Non vive più come prima. La sua esistenza…non è comprensibile. Eppure è corporea, comprende…tutta quanta la sua vita vissuta, il destino attraversato, la sua passione e la sua morte. Tutto è realtà. Sia pure mutata, ma sempre tangibile realtà» (Il Signore. Meditazioni sulla persona e la vita di N.S. Gesù Cristo, Milano 1949, 433). Poiché la risurrezione non cancella i segni della crocifissione, Gesù mostra agli Apostoli le mani e i piedi. E per convincerli, chiede persino qualcosa da mangiare. Così i discepoli «gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro» (Lc 24,42-43). San Gregorio Magno commenta che «il pesce arrostito al fuoco non significa altro che la passione di Gesù Mediatore tra Dio e gli uomini. Egli, infatti, si degnò di nascondersi nelle acque del genere umano, accettò di essere stretto nel laccio della nostra morte e fu come posto al fuoco per i dolori subiti al tempo della passione» (Hom. in Evang. XXIV, 5: CCL 141, Turnhout 1999, 201).</p>
<p>Grazie a questi segni molto realistici, i discepoli superano il dubbio iniziale e si aprono al dono della fede; e questa fede permette loro di capire le cose scritte sul Cristo «nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi» (Lc 24,44). Leggiamo, infatti, che Gesù «aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: “Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati… Di questo voi siete testimoni”» (Lc 24,45-48). Il Salvatore ci assicura della sua presenza reale tra noi, per mezzo della Parola e dell’Eucaristia. Come, perciò, i discepoli di Emmaus riconobbero Gesù nello spezzare il pane (cfr Lc 24,35), così anche noi incontriamo il Signore nella Celebrazione eucaristica. Spiega, a tale proposito, san Tommaso d’Aquino che «è necessario riconoscere secondo la fede cattolica, che tutto il Cristo è presente in questo Sacramento… perché mai la divinità ha lasciato il corpo che ha assunto» (S.Th. III, q. 76, a. 1).</p>
<p>Cari amici, nel tempo pasquale la Chiesa, solitamente, amministra la Prima Comunione ai bambini. Esorto, pertanto, i parroci, i genitori e i catechisti a preparare bene questa festa della fede, con grande fervore ma anche con sobrietà. «Questo giorno rimane giustamente impresso nella memoria come il primo momento in cui… si è percepita l’importanza dell’incontro personale con Gesù» (Esort. ap. postsin. Sacramentum caritatis, 19). La Madre di Dio ci aiuti ad ascoltare con attenzione la Parola del Signore e a partecipare degnamente alla Mensa del Sacrificio Eucaristico, per diventare testimoni dell’umanità nuova.</p>
<p><strong>Dopo il Regina Caeli</strong></p>
<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>sono lieto di ricordare che ieri, in Messico, è stata proclamata Beata María Inés Teresa del Santissimo Sacramento, fondatrice delle Missionarie Clarisse del Santissimo Sacramento. Rendiamo grazie a Dio per questa esemplare figlia della terra messicana, che da poco ho avuto la gioia di visitare e che porto sempre nel cuore.</p>
<p>Oggi in Italia si celebra la Giornata dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che quest’anno ha per tema: «Il futuro del Paese nel cuore dei giovani». E’ importante che i giovani si formino nei valori, oltre che nelle conoscenze scientifiche e tecniche. Per questo Padre Gemelli ha fondato l’Università Cattolica, alla quale auguro di essere al passo con i tempi, ma anche sempre fedele alle sue origini.</p>
<p>Je suis heureux de vous accueillir, chers pèlerins francophones. La Résurrection du Seigneur a rempli nos cœurs de lumière et de joie. Apparu à ses disciples, le Ressuscité leur a donné sa paix. Dans notre monde marqué par le mal et la souffrance, la douleur et la peur, il nous donne sa paix aujourd’hui encore, et nous ouvre à la vie et au bonheur. Il nous invite également à devenir ses témoins jusqu’aux extrémités de la terre. Puissent nos esprits et nos cœurs s’ouvrir à l’intelligence des Écritures ! Que la Vierge Marie nous accompagne sur ce chemin ! Bonne semaine à tous !</p>
<p>I am pleased to greet all the English-speaking visitors and pilgrims present for this Easter prayer to Our Lady. In today’s Gospel, the risen Lord opens the minds of the disciples to the meaning of his suffering and death, and sends them out to preach repentance. With courage and joy, may we too be authentic witnesses to Christ. God bless all of you!</p>
<p>Ein herzliches „Grüß Gott“ sage ich allen deutschsprachigen Pilgern und Besuchern, heute besonders den Teilnehmern an der Romfahrt der Hörer des Bayerischen Rundfunks. Das Geschehen von Ostern läßt die Apostel fragend zurück. Erst die Begegnung mit dem Auferstandenen kann Angst und Zweifel aus ihren Herzen vertreiben und ihnen die Augen für die Wirklichkeit der Auferstehung öffnen. In Jesus Christus haben sich die Verheißungen der Schrift, Gottes Plan der Liebe, erfüllt, und die Jünger sollen Zeugen dafür sein. Die Freude über die Auferstehung stärke auch uns alle in unserem täglichen Leben.</p>
<p>Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular al grupo de la parroquia de San José Obrero, de Móstoles. En este tiempo de Pascua, en el que la liturgia nos habla del encuentro del Resucitado con sus discípulos, aliento a todos a renovar el propio Bautismo y a vivirlo como una existencia nueva con Cristo a nuestro lado, que viene a nosotros personalmente, y al que podemos reconocer especialmente en los Sacramentos, para que fortalezca nuestra fe e incremente nuestra esperanza. Feliz domingo.</p>
<p>Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. Jednoczę się w duchu z uczestnikami pielgrzymki Archidiecezji Krakowskiej do Ziemi Świętej. Dziękuję im za modlitwy, jakie zanoszą w intencji mojej i całego Kościoła. Drodzy bracia i siostry, w każdym dniu naszego życia wędrujmy za Chrystusem z wiarą, nadzieją i miłością. Doświadczenie Jego obecności niech nas uświęca i napełnia pokojem. Niech Jego błogosławieństwo stale wam towarzyszy!</p>
<p>[Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. Mi unisco spiritualmente ai partecipanti al pellegrinaggio dell’Arcidiocesi di Cracovia in Terra Santa. Li ringrazio per le preghiere secondo le intenzioni mie e di tutta la Chiesa. Cari fratelli e sorelle, ogni giorno della nostra vita seguiamo Cristo con fede, speranza e amore. L’esperienza della sua presenza ci santifichi e ci colmi di pace. La sua benedizione vi accompagni sempre!]</p>
<p>Infine, saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare il gruppo “Bambini in missione di pace”, dell’UNITALSI, accompagnato dal Sindaco di Roma, Onorevole Gianni Alemanno. Grazie per la vostra gioia. Saluto i fedeli di tante parrocchie, tra cui quelle romane di San Leonardo Murialdo e Santa Giovanna Antida Thouret; saluto i numerosi ragazzi e giovani, la Missione cattolica italiana di Zurigo e la delegazione di Pordenone, per la quale benedico la statua del beato Marco d’Aviano. A tutti auguro una buona domenica e una buona settimana. Grazie.</p>
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		<title>Omelia in occasione dell&#8217;85 genetliaco del Santo Padre</title>
		<link>http://www.fidesvita.org/parola-del-papa/discorsi/omelia-in-occasione-dell85-genetliaco-del-santo-padre.html</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 09:38:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discorsi]]></category>

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		<description><![CDATA[OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI Cappella Paolina Lunedì, 16 aprile 2012 Signori Cardinali, Cari Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, Cari Fratelli e Sorelle! Nel giorno del mio compleanno e del mio Battesimo, il 16 aprile, la liturgia della Chiesa ha posto tre segnavia che mi indicano dove porta la strada e che mi aiutano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI</p>
<p><em>Cappella Paolina</em><br />
<em>Lunedì, 16 aprile 2012</em></p>
<p>Signori Cardinali,<br />
Cari Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,<br />
Cari Fratelli e Sorelle!</p>
<p>Nel giorno del mio compleanno e del mio Battesimo, il 16 aprile, la liturgia della Chiesa ha posto tre segnavia che mi indicano dove porta la strada e che mi aiutano a trovarla. In primo luogo, c’è la memoria di santa Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes; poi, c’è uno dei Santi più particolari della storia della Chiesa, Benedetto Giuseppe Labre; e poi, soprattutto, c’è il fatto che questo giorno è sempre immerso nel Mistero Pasquale, nel Mistero della Croce e della Risurrezione, e nell’anno della mia nascita è stato espresso in modo particolare: era il Sabato Santo, il giorno del silenzio di Dio, dell’apparente assenza, della morte di Dio, ma anche il giorno nel quale si annunciava la Risurrezione.</p>
<p>Bernadette Soubirous, la ragazza semplice del Sud, dei Pirenei – tutti la conosciamo e la amiamo. Bernadette è cresciuta nella Francia illuminista del XIX secolo, in una povertà difficilmente immaginabile. La prigione, che era stata abbandonata perché troppo insalubre, diventò, alla fine – dopo qualche esitazione –, la dimora della famiglia, nella quale ella trascorse l’infanzia. Non c’era la possibilità di avere formazione scolastica, solo un po’ di catechismo per la preparazione alla Prima Comunione. Ma proprio questa fanciulla semplice, che nel suo cuore era rimasta pura e schietta, aveva il cuore che vede, era capace di vedere la Madre del Signore e in Lei il riflesso della bellezza e della bontà di Dio. A questa fanciulla Maria poteva mostrarsi e attraverso lei parlare al secolo e oltre il secolo stesso. Bernadette sapeva vedere, con il cuore puro e genuino. E Maria le indica la sorgente: lei può scoprire la sorgente, acqua viva, pura e incontaminata; acqua che è vita, acqua che dona purezza e salute. E attraverso i secoli, ormai, quest’acqua viva è un segno da parte di Maria, un segno che indica dove si trovano le sorgenti della vita, dove possiamo purificarci, dove troviamo ciò che è incontaminato. In questo nostro tempo, in cui vediamo il mondo in tanto affanno, e in cui prorompe la necessità dell’acqua, dell’acqua pura, questo segno è tanto più grande. Da Maria, dalla Madre del Signore, dal cuore puro viene anche l’acqua pura, genuina che dà la vita, l’acqua che in questo secolo – e nei secoli che possono venire – ci purifica e ci guarisce.</p>
<p>Penso che possiamo considerare quest’acqua come un’immagine della verità che ci viene incontro nella fede: la verità non simulata, ma incontaminata. Infatti, per poter vivere, per poter diventare puri, abbiamo bisogno che ci sia in noi la nostalgia della vita pura, della verità non travisata, di ciò che non è contaminato dalla corruzione, dell’essere uomini senza macchia. Ecco che questo giorno, questa piccola Santa è sempre stata per me un segno che mi ha indicato da dove proviene l’acqua viva di cui abbiamo bisogno – l’acqua che ci purifica e che dà la vita –, e un segno di come dovremmo essere: con tutto il sapere e tutte le capacità, che pure sono necessari, non dobbiamo perdere il cuore semplice, lo sguardo semplice del cuore, capace di vedere l’essenziale, e dobbiamo sempre pregare il Signore affinché conserviamo in noi l’umiltà che consente al cuore di rimanere chiaroveggente – di vedere ciò che è semplice ed essenziale, la bellezza e la bontà di Dio – e di trovare così la sorgente dalla quale viene l’acqua che dona la vita e purifica.</p>
<p>Poi c’è Benedetto Giuseppe Labre, il pio pellegrino mendicante del XVIII secolo che, dopo diversi tentativi inutili, trova finalmente la sua vocazione di pellegrinare come mendicante – senza niente, senza alcun appoggio e non tenendo per sé nulla di quel che riceveva se non ciò di cui aveva assolutamente bisogno – pellegrinare attraverso tutta l’Europa, a tutti i santuari dell’Europa, dalla Spagna fino alla Polonia e dalla Germania fino alla Sicilia: un Santo veramente europeo! Possiamo anche dire: un Santo un po’ particolare che, mendicando, vagabonda da un santuario all’altro e non vuole fare altro che pregare e con ciò rendere testimonianza a quello che conta in questa vita: Dio. Certo, non rappresenta un esempio da emulare, ma è un segnavia, un dito teso verso l’essenziale. Egli ci mostra che Dio da solo basta; che al di là di tutto ciò che può esserci in questo mondo, al di là delle nostre necessità e capacità, quello che conta, l’essenziale è conoscere Dio. Egli da solo basta. E questo «solo Dio», egli lo indica a noi in modo drammatico. E al tempo stesso, questa vita realmente europea che, da santuario a santuario, abbraccia l’intero Continente europeo rende evidente che colui che si apre a Dio non si estranea dal mondo e dagli uomini, bensì trova fratelli, perché da parte di Dio cadono le frontiere, solo Dio può eliminare le frontiere perché grazie a Lui siamo tutti solo fratelli, facciamo parte gli uni degli altri; rende presente che l’unicità di Dio significa, al contempo, la fratellanza e la riconciliazione degli uomini, l’abbattimento delle frontiere che ci unisce e ci guarisce. Così egli è un Santo della pace proprio in quanto è un Santo senza alcuna esigenza, che muore povero di tutto eppure benedetto con ogni cosa.</p>
<p>E poi, infine, c’è il Mistero Pasquale. Nello stesso giorno in cui sono nato, grazie alla premura dei miei genitori, sono anche rinato dall’acqua e dallo Spirito, come abbiamo appena ascoltato nel Vangelo. In primo luogo, c’è il dono della vita che i miei genitori mi hanno fatto in tempi molto difficili, e per il quale li devo ringraziare. Ma non è scontato che la vita dell’uomo in sé sia un dono. Può veramente essere un bel dono? Sappiamo che cosa incombe sull’uomo nei tempi bui che si troverà davanti – anche in quelli più luminosi che potranno venire? Possiamo prevedere a quali affanni, a quali terribili eventi potrà essere esposto? È giusto dare la vita così, semplicemente? È responsabile o è troppo incerto? È un dono problematico, se rimane a se stante. La vita biologica di per sé è un dono, eppure è circondata da una grande domanda. Diventa un vero dono solo se, insieme ad essa, si può dare una promessa che è più forte di qualunque sventura che ci possa minacciare, se essa viene immersa in una forza che garantisce che è un bene essere uomo, che per questa persona è un bene qualsiasi cosa possa portare il futuro. Così, alla nascita va associata la rinascita, la certezza che, in verità, è un bene esserci, perché la promessa è più forte delle minacce. Questo è il senso della rinascita dall’acqua e dallo Spirito: essere immersi nella promessa che solo Dio può fare: è bene che tu ci sia, e ne puoi essere certo, qualsiasi cosa accada. Da questa certezza ho potuto vivere, rinato dall’acqua e dallo Spirito. Nicodemo chiede al Signore: «Un vecchio può forse rinascere?». Ora, la rinascita ci è donata nel Battesimo, ma noi dobbiamo continuamente crescere in essa, dobbiamo sempre di nuovo lasciarci immergere da Dio nella sua promessa, per essere veramente rinati nella grande, nuova famiglia di Dio che è più forte di tutte le debolezze e di tutte le potenze negative che ci minacciano. Perciò questo è un giorno di grande ringraziamento.</p>
<p>Il giorno in cui sono stato battezzato, come ho detto, era Sabato Santo. Allora si usava ancora anticipare la Veglia Pasquale nella mattinata, alla quale sarebbe seguito ancora il buio del Sabato Santo, senza l’Alleluia. Mi sembra che questo singolare paradosso, questa singolare anticipazione della luce in un giorno oscuro, possa essere quasi un’immagine della storia dei nostri giorni. Da un lato, c’è ancora il silenzio di Dio e la sua assenza, ma nella Risurrezione di Cristo già c’è l’anticipazione del «sì» di Dio, e in base a questa anticipazione noi viviamo e, attraverso il silenzio di Dio, sentiamo il suo parlare, e attraverso il buio della sua assenza intravvediamo la sua luce. L’anticipazione della Risurrezione nel mezzo di una storia che si evolve è la forza che ci indica la strada e che ci aiuta ad andare avanti.</p>
<p>Ringraziamo il buon Dio perché ci ha donato questa luce e lo preghiamo affinché essa possa rimanere sempre. E in questo giorno ho motivo di ringraziare Lui e tutti coloro che sempre di nuovo mi hanno fatto percepire la presenza del Signore, che mi hanno accompagnato affinché io non perdessi la luce.</p>
<p>Mi trovo di fronte all’ultimo tratto del percorso della mia vita e non so cosa mi aspetta. So, però, che la luce di Dio c’è, che Egli è risorto, che la sua luce è più forte di ogni oscurità; che la bontà di Dio è più forte di ogni male di questo mondo. E questo mi aiuta a procedere con sicurezza. Questo aiuta noi ad andare avanti, e in questa ora ringrazio di cuore tutti coloro che continuamente mi fanno percepire il «sì» di Dio attraverso la loro fede.</p>
<p>Alla fine &#8211; Cardinale Decano &#8211; un cordiale ringraziamento per le Sue parole di fraterna amicizia, per tutta la collaborazione in tutti questi anni. E un grande grazie a tutti i collaboratori dei 30 anni in cui sono a Roma, che mi hanno aiutato a portare il peso della mia responsabilità. Grazie. Amen.</p>
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