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	<title>FidesVita.org &#187; Rassegna Stampa</title>
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	<description>Sito Ufficiale  del Movimento Fides Vita</description>
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		<title>La caduta degli dei: il Partito comunista non dà la felicità</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 20:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[La frase storica del segretario del Partito nel Guangdong: “ogni individuo deve cercare la sua felicità; lo Stato e il Partito devono servire la persona”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono in molti a scommettere che questa frase &#8220;passerà alla storia&#8221;: la felicità non è un dono benevolo del Partito comunista o del governo cinese, ma va cercata personalmente come un proprio diritto. Si è espresso così nientemeno che il segretario del Partito del Guangdong, Wang Yang (v. foto), durante un incontro con i quadri di alto livello nella regione più ricca della Cina.</p>
<p>Wang Yang è conosciuto come un &#8220;liberale&#8221; e da tempo spinge per maggiori riforme politiche all&#8217;interno del Guangdong. Grazie a lui, gli abitanti di Wukan hanno vinto la loro battaglia contro le autorità locali accusate di corruzione (v.: 16/01/2012 Wukan festeggia: il leader delle rivolte nominato segretario comunista); il Guangdong gode di una più spedita economia di mercato; tante tensioni fra operai e imprenditori vengono sanate con il dialogo di cui si fa garante il Partito stesso. Sebbene Wang continui a ripetere che la Cina &#8220;non deve imitare l&#8217;occidente&#8221;, è nota la sua opposizione al neo-maoismo di Bo Xilai, ex segretario di Chongqing, caduto ormai in disgrazia.</p>
<p>Nella presentazione del Congresso del Partito del Guangdong, iniziato ieri, egli ha detto. &#8220;Dobbiamo abbandonare l&#8217;idea sbagliata secondo cui la felicità del popolo è un favore elargito dal Partito e dal governo&#8221;. E ancora: &#8220;Cercare la felicità è un diritto del popolo&#8221; e il ruolo del governo è di dare &#8220;alle masse popolari la libertà per &#8220;cercare con orgoglio la propria via della felicità&#8221;.</p>
<p>Le note di Wang si distaccano in profondità dalla retorica tradizionale del Partito visto come una divinità, che ha ottenuto alla Cina indipendenza, benessere, ordine, successo. I giovani cinesi, fin dalle scuole elementari sono educati a ringraziare il Partito per ogni cosa, dai quaderni alle caramelle.</p>
<p>Ai tempi di Mao la gratitudine era anche attraversata da un afflato semi-religioso, con Mao Zhuxi (presidente) nella parte della divinità. E in effetti il Partito si preoccupava dei cinesi &#8220;dalla culla fino alla tomba&#8221;. In seguito, con le riforme economiche, e con i relativi scandali legati alla corruzione dei quadri, il Partito è sempre rimasto il più importante datore di lavoro del Paese. Chiunque è capace di ingraziarselo riesce a trovare un posto, è protetto se ha guai con la giustizia, vive al di sopra della media degli altri cinesi.</p>
<p>Le affermazioni di Wang sottolineano che la ricerca della felicità è una questione personale, in cui lo Stato e il Partito non c&#8217;entrano. E in secondo luogo che lo Stato (e il Partito) devono servire l&#8217;individuo.</p>
<p>Fra gli oltre 70 milioni di quadri del Partito, già da tempo molti hanno scoperto la via della felicità in altre strade fuori dal comunismo: almeno un terzo degli iscritti aderisce a una comunità religiosa ufficiale o sotterranea (v.: 28/02/2006 Partito comunista in crisi: 20 milioni di quadri vanno in chiesa o al tempio).</p>
<p>Ma le frasi di Wang Yang sono storiche perché vengono dette in pubblico da un alto membro del Partito, che con ogni probabilità diverrà membro del Comitato permanente del Politburo, la cupola più alta del potere in Cina.</p>
<p>Per questo, sebbene non citate nei resoconti ufficiali dei media, le sue frasi si stanno diffondendo su internet. E fra i commenti vi sono molte frasi di sostegno, insieme a un fatidico &#8220;Questa frase passerà alla storia&#8221;.</p>
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		<title>Turchia: proteste dei cristiani per una traduzione falsata del Vangelo</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 20:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Una traduzione del Vangelo falsata e non autorizzata dalle Chiese cristiane ha generato una pubblica protesta dei cristiani in Turchia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una traduzione del Vangelo falsata e non autorizzata dalle Chiese cristiane ha generato una pubblica protesta dei cristiani in Turchia. In un comunicato inviato all’agenzia Fides, la “Alleanza delle Chiese protestanti” della Turchia, parte della “Alleanza Evangelica Mondiale”, stigmatizza “la traduzione fuorviante” di una edizione in turco del Vangelo di Matteo, pubblicato alla fine del 2011. Il testo è denso di errori in “parole molto importanti e fondamentali del Nuovo Testamento”, che rendono la traduzione “sbagliata ed estremamente negativa”. Le Chiese rimarcano l’urgenza di cambiare tali termini, definendo il Vangelo diffuso “inaccettabile e inutilizzabile”. Quello a cui si fa riferimento è la rimozione di parole come “Padre” e “Figlio di Dio”, sostituite rispettivamente da “Dio” e “rappresentante di Dio”. Il versetto di Mt 28,19 che dice “battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, è divenuto ad esempio “purificandole con l’acqua, nel nome di Allah, del suo Messia e del suo Santo Spirito”. I leader cristiani affermano di aver segnalato tali incongruenze prima della pubblicazione, curata da tre enti cristiani americani (“Wycliffe Bible Translators”, “Summer Institute of Linguistics”-SIL e “Frontiers”) il cui scopo era quello di produrre una Bibbia “vicina alla sensibilità dei musulmani”. Per evitare che persone di lingua turca, cristiane o non cristiane, fossero esposte a insegnamenti sbagliati, le Chiese avevano chiesto al comitato di traduzione di mutare i punti che “minano la teologia cristiana”, ma così non è stato. “Vogliamo che la Sacra Scrittura sia letta e compresa da tutti i settori della società. Le traduzioni prodotte dalla Società Biblica nella prima metà del XX secolo sono eccellenti, fedeli alla storia della teologia cristiana, ma anche eccellenti per le persone che si accostano alla Bibbia, per capire le espressioni della fede cristiana” nota il comunicato giunto a Fides. L&#8217;Alleanza delle Chiese protestanti in Turchia rappresenta la maggior parte delle Chiese protestanti nel Paese. Nel 2011 ha pubblicato il Rapporto sulle violazioni dei diritti dei cristiani in Turchia, che sono meno dello 0,1% della popolazione di 72 milioni di abitanti. (R.P.)</p>
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		<title>Morte di un Blasfemo</title>
		<link>http://www.fidesvita.org/rassegna-stampa/morte-di-un-blasfemo.html</link>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 21:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[ Shahbaz Bhatti, un politico martire in Pakistan]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica”. Così inizia il testamento del ministro pakistano per le libertà religiose. “Mi considererei privilegiato qualora – in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan – Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita”. Il privilegio è stato concesso il 2 marzo 2011 quando, in una mattina piovosa ad Islamabad, un commando di terroristi talebani del Punjab, a bordo di una moto, ha scaricato trenta colpi uccidendo Shahbaz. Stava uscendo dalla casa della madre, a cui faceva visita ogni mattina da quando, due mesi prima, era rimasta vedova.</p>
<p>Francesca Milano, giovane giornalista de “Il Sole 24 Ore”, al suo primo libro, la racconta attraverso ricostruzioni, documenti e testimonianze che, seppur prive del necessario distacco del tempo, ci restituiscono nel ricordo di chi l’ha conosciuta una figura viva, che ha lasciato una traccia importante prima di finire ucciso, martire.</p>
<p>La storia del primo ministro cattolico del Pakistan, che ha lottato per tutta la vita contro i soprusi che subiscono i cristiani e le minoranze religiose nel suo Paese, è quella di un martire moderno, che ha vissuto la propria fede fin dall’infanzia. Originario di Khushpur, “villaggio della felicità” ovvero ghetto cristiano in un paese a maggioranza mussulmana, racconta che “da bambino ero solito andare in chiesa a trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio e nella crocifissione di Gesù. Assistetti i parroci locali e ciò mi diede l’opportunità di conoscere in prima persona i problemi della Chiesa in Pakistan”.</p>
<p>La sua vita è una manifestazione di come “l’intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà”, come ha detto Benedetto XVI nel maggio del 2010 al Pontificio Consiglio per i Laici. Shabhaz Bhatti si rende conto che i soprusi dei cristiani sono quelli di tutte le minoranze in Pakistan e comincia un incessante lavoro per combattere ogni forma di ingiustizia nei confronti di poveri e deboli: fonda una associazione, la All Pakistan Minorities Alliance, si batte contro le discriminazioni sociali, la violenza e, madre di tutte le sue battaglie, contro la “legge nera”, quella sulla blasfemia.</p>
<p>La legge, che prevede la pena di morte per chi abbia parole o atteggiamenti blasfemi, è spesso usata, dalla polizia e dalla magistratura del paese, per vendette personali, processi sommari o per commettere abusi verso poveri o minoranze. Shabhaz passerà tutta la vita a combattere contro questa legge e i suoi abusi. Il caso più famoso, portato all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, è quello di Asia Bibi, giovane donna cristiana, accusata di blasfemia e incarcerata per un banale litigio al pozzo del suo villaggio. Viene condannata a morte senza potersi difendere o fornire la sua versione dei fatti. Bhatti, già ministro per le minoranze si interessa del caso, intercede per lei presso il Presidente e ne parla a tutti quelli che incontra: perfino al Papa, usando i cinque minuti che gli sono concessi in udienza, Bhatti raccomanda la sorte della piccola Asia Bibi. L’esecuzione viene fermata, ma Asia rimane in carcere. La morte di Bhatti giunge come un fulmine a ciel sereno: “Ho l’impressione che le sbarre della mia cella si stringano ancora di più” dirà Asia. “La nostra vita appartiene al Signore e se oggi sono ancora viva non è per caso.”</p>
<p>La scelta politica per Shabhaz Bhatti è sempre stata uno strumento per portare avanti le sue battaglie: decide di impegnarsi direttamente dopo l’attentato in cui perse la vita Benazir Bhutto, eroina pakistana rientrata in patria dopo molti anni di esilio. Sempre in imbarazzo in abiti formali o impacciato, si batte però come un leone per dar voce alle ingiustizie e alle minoranze, sia nel Governo in cui siede, sia quando il nuovo esecutivo vuole eliminare il suo ministero. Mantiene rapporti in tutto il mondo, e porta le sue battaglie all’attenzione della politica internazionale.</p>
<p>Il suo testamento si conclude con una dichiarazione d’amore verso i poveri e i bisognosi: “Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù, ed io potrò guardarLo senza provare vergogna”.</p>
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		<title>Brasile, così muore un missionario</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 21:19:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[ La scelta della povertà e le recenti minacce.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aveva ricevuto ripetute minacce, don Luigi Plebani, il missionario bresciano ucciso ieri notte in Brasile, nella diocesi di Ruy Barbosa. A chi gli consigliava di lasciar perdere rispondeva però che non poteva abbandonare i suoi poveri. Negli ultimi tempi aveva dormito a casa di diversi amici proprio in seguito al ripetersi delle intimidazioni.<br />
Lo hanno trovato impiccato con un nastro adesivo sulla bocca. La polizia indaga in tutte le direzioni e sta esaminando anche una lettera che il sacerdote aveva inviato al vescovo di Ruy Barbosa sulla situazione del territorio nel quale operava da anni.<br />
Presente dal 1980 in Brasile, don Plebani aveva operato anche nella comunità di Porfirio, nel comune di Itaipè, stato di Minas Gerais. Proprio lo scorso anno aveva portato la sua testimonianza a Brescia, in una serie di incontri che aveva tenuto in città. “Gli avevano offerto diversi incarichi per trattenerlo qui, ma lui era voluto tornare in Brasile. Era determinato ad aiutare gli altri, a vivere con loro condividendo anche la loro povertà”, sottolinea don Luigi Guerini, parroco a Passirano e Monterotondo e, per dieci anni – fino al 2004 &#8211; fidei donum in Brasile. “Il suo stile era quello della povertà e della semplicità. Le volte in cui ci siamo incontrati ho visto che aveva solo due magliette, ne lavava una e metteva l’altra. Ma era una persona estremamente dignitosa e la sua dignità era il suo cuore grande, il dono totale di sé”.</p>
<p>Nato nel 1947 a Rudiano, don Luigi Plebani era stato ordinato sacerdote nel 1973, era poi stato vicario cooperatore a Erbanno fino al 1975 e a San Pancrazio fino al 1979. Particolarmente colpita, oltre la comunità di Rudiano, anche quella di Palazzolo. Per anni, infatti, proprio a Palazzolo, dove don Luigi era stato negli anni Settanta, sono state organizzate diverse serate di beneficenza per raccogliere fondi da destinare in Brasile.<br />
“Per se non aveva voluto nessuna casa”, ha raccontato don Raffaele Donneschi, direttore del Centro missionario diocesano, “ma viveva nelle canoniche delle chiese perché diceva che un sacerdote non può avere una sua abitazione quando il resto della popolazione non ha una casa. Ogni sei mesi, poi, dal conto che mi aveva dato da gestire e dove finivano i suoi risparmi, mi diceva di prelevare dei soldi e di inviarli ai missionari più in difficoltà”.<br />
“Manteniamo la speranza di riunirci un giorno come buoni amici che né la distanza né il tempo possono logorare, a raccontarci le nostre esperienze di poveri vagabondi del Signore”, scriveva don Luigi nell&#8217;agosto del 1995 in occasione della morte del suo amico don Riccardo Benedetti, missionario in Venezuela, “adesso sono io che devo mantenere questa speranza, tu sei già con quell’Amico a cui non dovrai raccontare niente perché è per i “vagabondi” come te che ha promesso il Regno dei Cieli”. E concludeva, nella lettera che è girata proprio qualche tempo fa, quasi come un presentimento: “Prega il buon Dio affinché abbia anche per quest’altro povero vagabondo che sono io la stessa pietà che tu adesso starai vivendo nel suo Amore”.</p>
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		<title>&#8220;Nessun colpevole&#8221; per il tribunale egiziano nel processo sul massacro copto di Maspero</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 09:33:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Per i giudici “mancano gli elementi” per poter risalire “all’identificazione dei responsabili”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per i giudici “mancano gli elementi” per poter risalire “all’identificazione dei responsabili”. Nella strage del 9 ottobre 2011 contro manifestanti pacifici sono morti 27 cristiani e oltre 300 sono rimasti feriti. Assolti anche 28 copti, fermati all’indomani della strage con l’accusa di coinvolgimento. Per i parenti delle vittime è una “farsa”.</p>
<p>Il tribunale egiziano ha archiviato per &#8220;mancanza di prove&#8221; il processo &#8211; a carico di &#8220;ignoti&#8221; &#8211; sul massacro di Maspero del 9 ottobre scorso, in cui sono morti 27 cristiani copti e oltre 320 sono rimasti feriti. La sentenza è arrivata il 24 aprile, quando i giudici nominati dal ministero della Giustizia hanno deciso di chiudere il procedimento; illustrando il verdetto Sarwat Hammad ha sottolineato che &#8220;mancano gli elementi&#8221; per poter procedere &#8220;all&#8217;identificazione dei colpevoli&#8221; che hanno assassinato la recluta Mohammad Shata e nove manifestanti, tutti cristiani copti, a colpi di arma da fuoco, quindi hanno tentato di fare irruzione in un edificio governativo e assaltato elementi dell&#8217;esercito.</p>
<p>I giudici hanno lasciato cadere anche le accuse contro 28 copti e l&#8217;attivista musulmano Alaa Abdel-Fatah, arrestato in precedenza, pure in questo caso per mancanza di prove. Molti degli arrestati sono stati fermati dopo il massacro del 9 ottobre, alcuni dei quali non erano nemmeno presenti sul luogo al momento della tragedia ma sono stati indentificati e presi solo perché &#8220;cristiani&#8221;.</p>
<p>Il paradosso è che, secondo la magistratura egiziana, sarebbero stati dei cristiani e sparare e ammazzare i propri confratelli. Dalle immagini diffuse su internet all&#8217;indomani della tragedia appariva al contrario evidente il coinvolgimento dell&#8217;esercito, che ha aperto il fuoco contro i manifestanti pacifici e investito con i propri mezzi le persone in piazza (cfr. AsiaNews 12/10/2011 L&#8217;Egitto sotto shock per il brutale attacco contro i copti. Chieste le dimissioni del governo).</p>
<p>Commentando la decisione dei giudici, l&#8217;avvocato Said Fayez ha affermato sarcastico all&#8217;agenzia Aina: &#8220;Sono felice di sapere che abbiamo potuto provare l&#8217;innocenza degli imputati copti, che avrebbero [secondo l'accusa] ucciso i propri fratelli copti&#8221;. Egli aggiunge che i diritti delle vittime e dei familiari sono stati negati da un sistema giudiziario fallimentare. Ancora più dure le parole di Vivian Magdi, fidanzata di Michael Mosad, ucciso durante la protesta da un mezzo militare che lo ha investito e schiacciato. &#8220;Aver archiviato un caso &#8211; sottolinea la donna &#8211; in cui nessuno era imputato è una vera e propria farsa&#8221;. E conclude: &#8220;fin da subito abbiamo chiesto che il procedimento fosse seguito da un tribunale internazionale, perché in Egitto per i martiri è impossibile ricevere giustizia&#8221;.</p>
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		<title>Concerto dell&#8217;orchestra di Lipsia per gli 85 anni del Papa</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 09:48:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Arte come lode a Dio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un grande inno di lode, che ha fatto elevare al Papa il suo ringraziamento al Signore per gli anni di vita e di ministero: questo, nelle parole di Benedetto XVI, è stata l’esecuzione di ieri sera, in una gremita Aula Paolo VI, della Sinfonia n. 2 in si bemolle maggiore di Felix Mendelssohn. Il programma scelto dal Maestro Riccardo Chailly per festeggiare gli 85 anni del Papa, ha visto protagonisti l&#8217;orchestra e il coro del Gewandhaus di Lipsia, tra le formazioni più antiche del mondo, e l’Mdr Rundfunkchor. Presente al concerto a fianco del Papa suo fratello, mons. Georg Ratzinger, e le autorità della Sassonia e della città di Lipsia.</em><br />
“Vorrei vedere tutte le arti, in particolare la musica, al servizio di Colui che le ha date e create”. E’ il motto emblematico che Mendelssohn scrisse sulla partitura della seconda Sinfonia “Lobgesang”, appunto “Canto di lode”. Opera della maturità da lui diretta per la prima volta nel 1840, a Lipsia, nel quarto centenario dell’invenzione della stampa. Il Papa, al termine del concerto, in un intervento in italiano e in tedesco, ripercorre la storia di quest’opera per sottolineare la natura di tutta la produzione dell’autore tedesco:<br />
“L’arte come lode a Dio, Bellezza suprema, sta alla base del modo di comporre di Mendelssohn e questo non solo per quanto riguarda la musica liturgica o sacra, ma l’intera sua produzione. Come riferisce Julius Schubring, per lui la musica sacra come tale non stava un gradino più in alto dell’altra; ognuna alla sua maniera doveva servire ad onorare Dio”.</p>
<p>Ma una fede che il Papa definisce solida, convinta, nutrita, segnò in modo profondo anche tutta la vita di Mendelssohn:<br />
“Il mondo etico-religioso del nostro autore non era staccato dalla sua concezione dell’arte, anzi ne era parte integrante: «Kunst und Leben sind nicht zweierlei»: arte e vita non sono due cose distinte, ma un tutt’uno, scriveva. Una profonda unità di vita che trova l’elemento unificante nella fede, che caratterizzò tutta l’esistenza di Mendelssohn e ne guidò le scelte”.</p>
<p>La preghiera e il grazie a Dio per ogni bene, non sono mai mancati nella vita di Mendelssohn come mostra il suo carteggio, citato dal Papa. Così nella Sinfonia il messaggio profondamente religioso che emana, preparato dai tre movimenti sinfonici e pienamente espresso dalle sezioni corali finali, è quello della speranza:<br />
“E’ difficile per me richiamare qualcuno degli intensi momenti che abbiamo vissuto questa sera; vorrei solo ricordare il meraviglioso duetto tra i soprani e il coro sulle parole «Ich harrete des Herrn, und er neigte sich zu mir und hörte mein Fleh’n», tratto dal Salmo 40: «Ho sperato nel Signore e Lui si è chinato su di me e ha dato ascolto al mio grido»; è il canto di chi pone in Dio tutta la sua speranza e sa con certezza di non rimanere deluso”.<br />
Fede salda, dunque, in un Dio che riscatta dalla miseria, che salva dallo smarrimento, che consola dall’afflizione, come si ascolta nei recitativi e nelle arie di Tenore e Soprano, mentre il Coro ripete il suo leitmotiv: “Tutto ciò che ha respiro, lodi il Signore”. L’ultimo pensiero del Papa è ancora, al termine del concerto, un grazie agli esecutori e alle autorità presenti dalla Sassonia e dalla città di Lipsia, che hanno reso possibile questo” dono prezioso”, come lo definisce. Quindi l’invito finale a riflettere:<br />
“Scrisse Schumann: «Lasciate che noi, come suona il testo così splendidamente musicato dal Maestro, sempre più “abbandoniamo le opere dell’oscurità e impugniamo le armi della luce”». Grazie a tutti e buona serata!”.</p>
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		<title>Presentata la prossima Beatificazione di Giuseppe Toniolo</title>
		<link>http://www.fidesvita.org/rassegna-stampa/presentata-la-prossima-beatificazione-di-giuseppe-toniolo.html</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 09:53:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Giuseppe Toniolo, “l’apostolo della Rerum Novarum”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Verrà beatificato il prossimo 29 aprile Giuseppe Toniolo, “l’apostolo della Rerum Novarum”, vissuto a cavallo fra metà ‘800 e primi del Novecento. La celebrazione sarà presieduta dal cardinale Salvatore De Giorgi e vi si attendono circa 5mila persone. In vista dell’evento, stamani sono state presentate le tante iniziative.</em></p>
<p>Nato a Treviso nel 1845, Toniolo sposò Maria Schiratti, fu padre di 7 figli, professore di economia ma non solo: nel 1907 promotore della prima Settimana Sociale dei cattolici italiani, presidente dell’Unione popolare, sostenitore del credito cooperativo. Morì il 7 ottobre del 1918. Sentiamo il postulatore della causa di Beatificazione e vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino:</p>
<p>R. &#8211; Tutte le dimensioni della vita ordinaria si trovano nella sua esistenza e, dunque, nella sua santità, a partire dalla famiglia. E’ stato uno sposo ed un padre di 7 figli e poi la vita professionale. E’ stato professore di economia, si è anche specializzato nell’impegno sociale: dare al mondo cattolico un impulso all’interesse per la società e questo lo ha proiettato su quello che oggi diremmo il grande spazio della politica, anche se a suo tempo non era politica in senso stretto. Dunque, un laico che si è fatto santo davvero attraverso le cose, e quello che può dire all’uomo d’oggi è che “la santità è un obiettivo possibile”.</p>
<p>D. &#8211; Un santo quanto mai attuale, pensando al panorama che viviamo per la crisi economica. Toniolo si è contrapposto sia al marxismo sia al capitalismo: ha difeso la piccola proprietà privata, ha difeso i diritti dei lavoratori, si è impegnato per la diffusione della Rerum Novarum. Questa via che ha abbracciato, quanto è attuale oggi?</p>
<p>R. – Molto attuale. Oggi stiamo riscoprendo un principio fondamentale: non è possibile costruire il grande mondo dell’economia, senza legarlo strettamente all’etica. Questo è il principio da cui Toniolo è partito: l’economia a partire dalla persona e a servizio della persona, la proprietà come espressione della persona, naturalmente, però, riferita ad un individuo concepito anche in termini relazionali. Per cui la proprietà non è tutta in funzione degli egoismi del singolo ma è una proprietà che poi viene messa anche in circolo perché se ne sviluppa la dimensione sociale. E, per quanto riguarda la definizione stessa della democrazia, come modo di concepire la società, a vantaggio di coloro che sono i più deboli, più poveri.</p>
<p>D. – Qual è stato il miracolo che ha permesso la beatificazione di Toniolo?</p>
<p>R. – Nel 2006 un giovane &#8211; conterraneo di Toniolo, nella comunità dove sono ancora conservate e venerate le spoglie di Toniolo, a Pieve di Soligo – vive la sua serata “brava” come tanti giovani. Cade dall’altezza di diversi metri e con esiti che facevano pensare al peggio: per alcuni giorni è, di fatto, in una situazione drammatica. La famiglia si rivolge alla parrocchia che fa una crociata di preghiera per lui. Questo giovane si chiama Francesco Bortolini e nel giro di pochi giorni – in concomitanza con questa preghiera – comincia a star meglio e lo vedremo alla Beatificazione, dove si pensa che porterà le reliquie del Toniolo anche all’altare. Una grazia autentica – espressione di un disegno di Dio – che oggi consente alla Chiesa di vedere questo suo figlio elevato agli onori degli altari. Mi sembra importante che la beatificazione del Toniolo arrivi in un momento di crisi che porta tanta angoscia ed arriva come segno di speranza; Toniolo era un uomo di speranza, che sapeva trarre dal Vangelo e dalla contemplazione di Gesù risorto, la forza per guardare avanti.</p>
<p>D. – Può anche essere una guida per i cattolici, oggi impegnati nel sociale e nella politica?</p>
<p>R. – Direi assolutamente di sì. E’ una guida di alto livello. Occorre che ci rimettiamo a studiare a scuola del Toniolo. Sicuramente, sono passati decenni dalla sua morte – nel 1918 – c’è qualcosa di “datato” in alcune espressioni del suo pensiero, ma la sostanza del suo messaggio è di estrema attualità.<br />
Fra le iniziative in occasione della Beatificazione, una Veglia di preghiera sul Sagrato della Basilica di San Pietro sabato 28 aprile. Il giorno successivo, nel pomeriggio, un incontro sulla figura di Toniolo con il cardinale Presidente della Cei Angelo Bagnasco e il ministro Lorenzo Ornaghi. Ma l’Azione cattolica come sta vivendo questa prossima Beatificazione? Ci risponde il presidente, Franco Miano: “La beatificazione rappresenta un grande momento. Siamo veramente contenti, grati al Santo Padre, e siamo felici di poter essere a San Paolo fuori le Mura il 29 aprile, in questa celebrazione che vedrà una figura importante della storia dell’Azione Cattolica e di tutto il movimento cattolico, riconosciuta a questo punto in modo ufficiale nella sua attenzione alla santità. Toniolo è un uomo della vita quotidiana che ha saputo vivere la vita quotidiana pienamente, in tutti i suoi momenti”.</p>
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		<title>Gran Bretagna, l&#8217;insensatezza del &#8220;politicamente corretto&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 09:28:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[L'orgoglio della croce
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono molti i cristiani che in Gran Bretagna hanno il coraggio di affrontare pubblicamente la potente ideologia del &#8220;politicamente corretto&#8221;. Uno di questi è il cardinale Keith O’Brien, arcivescovo di Saint Andrews ed Edimburgo, che nei giorni scorsi, cogliendo gli spunti del tempo pasquale, ha lanciato l’ennesima sfida. Questa volta ha preso di mira la deriva crocifobica che sembra imperversare nel Regno Unito. La questione è tornata recentemente alla ribalta in seguito al ricorso presentato alla Corte europea dei diritti dell’uomo da un gruppo di dipendenti cristiani vessati sul posto di lavoro o licenziati per il fatto di portare al collo una croce. Dopo aver perso in tutti i gradi di giudizio, infatti, i lavoratori hanno deciso di rivolgersi alla Corte di Strasburgo, trovandosi di fronte, tra l’altro, l’ostinata opposizione del governo conservatore britannico guidato da David Cameron. La tesi è nota: poiché portare indosso una croce non è previsto come precetto religioso, tale atto rappresenterebbe un’intollerabile ostentazione vietata dal neutralismo del politically correct. Ed è per questo motivo che, quindi, è possibile discriminare i cristiani dai credenti in altre fedi nelle quali l’esibizione dei propri simboli religiosi rappresenta un vero e proprio obbligo. Una delle più recenti sentenze dell’Alta Corte britannica in materia, ad esempio, ha ribadito che la proibizione a una ragazza sikh di portare a scuola il kara – il braccialetto sacro – configura un vero e proprio atto di discriminazione religiosa. Lo stesso non vale per la croce dei cristiani.</p>
<p>Dal pulpito della cattedrale di Saint Andrews, O’Brien ha invitato tutti i credenti a portare «con orgoglio proudly) un simbolo della croce sui propri indumenti ogni giorno per tutta la vita». «Io so – ha precisato il cardinale – che molti di voi già tengono indosso una croce di Cristo, non come ostentazione né come provocazione sul posto di lavoro o in un luogo di divertimento, ma come un semplice richiamo al valore del ruolo di Gesù Cristo nella storia del mondo, e come segno del fatto che state cercando di vivere secondo i princìpi cristiani la vostra esistenza quotidiana. Non posso non gridare la mia preoccupazione – ha proseguito – per il crescente fenomeno di marginalizzazione della religione, in particolare di quella cristiana, che si sta diffondendo in alcuni ambiti». Il cardinale ha poi concluso ricordando come «la Santa Pasqua sia il tempo ideale per ricordarci la centralità della croce nella nostra fede», e ribadendo la sua «speranza che un numero sempre maggiore di cristiani ricorra alla pratica devozionale di esibire, in modo semplice e discreto, un piccolo crocifisso come simbolo della propria fede».</p>
<p>Di fronte alla deriva persecutoria contro questo simbolo, che evidentemente continua a essere considerato stultitia gentibus, la provocazione risulta coraggiosa: ogni cristiano porti indosso il signum redemptionis. Ci sono due modi infatti per controbattere l’odio del mondo verso la Croce. Uno è quello di chi preferisce subire passivamente e in silenzio, quasi vergognandosi di quel simbolo di morte e risurrezione. C’è, invece, chi intende reagire, ricordando gli ammonimenti di san Paolo ai Galati: il cristiano non deve gloriarsi «nisi in cruce Domini nostri Iesu Christi». La Croce è, in realtà, l’unico motivo di vanto per i credenti. E i nuovi persecutori dovranno rendersene conto.</p>
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		<title>Il dono di Morosini a tutti noi</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 22:21:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[La lettera che Luca Rossettini, difensore del Siena, ha scritto in occasione della morte di Piermario Morosini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo la lettera che Luca Rossettini, difensore del Siena, ha scritto a ilsussidiario.net in occasione della morte di Piermario Morosini, il 25enne calciatore del Livorno colpito da infarto e morto sul campo sabato scorso.</em></p>
<p>Caro direttore,</p>
<p>quando ieri ho appreso della morte di Piermario, pur non conoscendolo bene (ci siamo infatti affrontati da avversari sul campo e giocato insieme un paio di partite nella rappresentative nazionali) mi sono trovato a piangere come un bambino come si piange per un parente o un amico che ci lascia. E mi sono sorpreso di questo perché come temperamento normalmente tendo a tenere tutto dentro. Ieri però è accaduto qualcosa.</p>
<p>Perché Piermario è un ragazzo come me che ama la famiglia (a maggior ragione per la sua travagliata storia) e ama la sua passione: il calcio. E allora come fai a non immedesimarti con un ragazzo così, buono a pelle, per chi ha avuto la possibilità di conoscerlo o di incrociarlo semplicemente come me. Ma solo oggi mi rendo conto di cosa veramente è accaduto ieri ripensando al dialogo col mio compagno di stanza quando davanti alla tv abbiamo appreso la tragica notizia. Mi ha detto: «una cosa così non può lasciare indifferenti, ma ti fa riflettere sulla vita e su Dio».</p>
<p>Piermario con la sua morte ha avuto pietà di tutti noi che lo piangiamo perchè ci ha messo violentemente di fronte all&#8217;eterno e a noi stessi, nudi da tutte le distrazioni che il mondo ci mette davanti e riducendo a zero tutte le nostre inutili preoccupazioni e contese.</p>
<p>Se vogliamo essere uomini fino in fondo e per rispetto al sacrificio di Piermario, non possiamo far tacere quelle domande che sorgono spontanee dentro di noi in questi momenti: vale davvero la pena vivere? E se si per che cosa? Finisce tutto con la morte? Siamo davvero padroni della nostra vita o siamo voluti e amati ogni istante che passiamo quaggiù?</p>
<p>Queste domande che Piermario ci mette nel cuore oggi e a cui dobbiamo cercare di dare una risposta, possano essere per ognuno di noi compagni, colleghi, amici e tifosi un passo in avanti verso quel Disegno di salvezza che misteriosamente ci comprende tutti, ognuno con la sua strada e la sua storia.</p>
<p>Piermario ha fatto l&#8217;ultimo passo della sua e sono certo che ora ci guarda da lassù in compagnia di quegli angeli a cui tanto voleva bene, il fratello e i genitori.</p>
<p>Preghiamo soprattutto per la sorella e la fidanzata perché sopportino la lontananza e non siano lasciate sole in questo immenso dolore ma possano sentire la vicinanza degli amici e dei parenti e il calore di quell&#8217;unica grande Presenza che unica consola e riscalda il cuore.</p>
<p>Piermario da oggi è piu di un compagno, collega o avversario, Piermario è un vero amico perché in qualche modo, misteriosamente, ha dato la sua vita per ciascuno di noi.</p>
<p>Grazie Piermario!</p>
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		<title>Il mondo non sarà salvato dai giacobini giustizialisti</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 22:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[ma da chi ha fede e carità ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo periodo mi viene in mente la frase di La Pira rivolta a Dossetti che considerava il comunismo definitivamente vincente (siamo negli anni 50 all’indomani del lancio dello Sputnik): “Il comunismo ha già perso e sai perché? Perché è ateo!”. Oggi sento salire l’angoscia di un Paese strozzato dalle tasse e da uno stato che lascia fallire le imprese creditrici perché non le paga. Alla radio sentivo stamattina che molte imprese non hanno più i soldi per pagare i contributi ai dipendenti (le banche non prestano) e non potranno ritirare i crediti che lo stato gli deve, non avendo il certificato dei contributi versati. Sento che altri tre imprenditori si sono suicidati. Non è roba da poco. Nel frattempo i mezzi di comunicazione aizzano la gente contro i partiti, gli amministratori disonesti, quelli che non pagano le tasse e non fanno gli scontrini. Sembra che Robespierre, appoggiato alla ghigliottina, stia aspettando le teste da mozzare della nostra fragile democrazia. Attenzione allo spirito giustizialista e giacobino. Non è col terrore che si risolvono i problemi. Per tirare fuori il Paese da questa situazione occorre ritornare alla fede. Devo pregare, essere umile, confessarmi, lavorare e vivere la solidarietà. Nel nostro Paese ci sono tante persone che praticano il volontariato. Chi ha fede e carità salverà il mondo. Se voglio far risorgere l’Italia devo riflettere su questa verità impopolare e controcorrente: devo riattivare il mio rapporto con Dio, essere amico di Gesù.</p>
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