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	<description>Sito Ufficiale  del Movimento Fides Vita</description>
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		<title>Omelia Festa della Conversione di San Paolo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 22:40:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discorsi]]></category>

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		<description><![CDATA[CELEBRAZIONE DEI VESPRI A CONCLUSIONE DELLA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L&#8217;UNITÀ DEI CRISTIANI OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI Festa della Conversione di San Paolo Apostolo Basilica di San Paolo fuori le Mura Mercoledì, 25 gennaio 2012 Cari fratelli e sorelle! È con grande gioia che rivolgo il mio caloroso saluto a tutti voi che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CELEBRAZIONE DEI VESPRI A CONCLUSIONE<br />
DELLA SETTIMANA DI PREGHIERA<br />
PER L&#8217;UNITÀ DEI CRISTIANI</p>
<p><strong>OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI</strong></p>
<p><em>Festa della Conversione di San Paolo Apostolo</em><br />
<em>Basilica di San Paolo fuori le Mura</em><br />
<em>Mercoledì, 25 gennaio 2012</em></p>
<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>È con grande gioia che rivolgo il mio caloroso saluto a tutti voi che vi siete radunati in questa Basilica nella Festa liturgica della Conversione di San Paolo, per concludere la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, in quest’anno nel quale celebreremo il cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, che il beato Giovanni XXIII annunciò proprio in questa Basilica il 25 gennaio 1959. Il tema offerto alla nostra meditazione nella Settimana di preghiera che oggi concludiamo, è: “Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo nostro Signore” (cfr 1 Cor 15,51-58).</p>
<p>Il significato di questa misteriosa trasformazione, di cui ci parla la seconda lettura breve di questa sera, è mirabilmente mostrato nella vicenda personale di san Paolo. In seguito all’evento straordinario accaduto lungo la via di Damasco, Saulo, che si distingueva per lo zelo con cui perseguitava la Chiesa nascente, fu trasformato in un infaticabile apostolo del Vangelo di Gesù Cristo. Nella vicenda di questo straordinario evangelizzatore appare chiaro che tale trasformazione non è il risultato di una lunga riflessione interiore e nemmeno il frutto di uno sforzo personale. Essa è innanzitutto opera della grazia di Dio che ha agito secondo le sue imperscrutabili vie. È per questo che Paolo, scrivendo alla comunità di Corinto alcuni anni dopo la sua conversione, afferma, come abbiamo ascoltato nel primo brano di questi Vespri: “Per grazia di Dio &#8230; sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana” (1 Cor 15,10). Inoltre, considerando con attenzione la vicenda di san Paolo, si comprende come la trasformazione che egli ha sperimentato nella sua esistenza non si limita al piano etico – come conversione dalla immoralità alla moralità –, né al piano intellettuale – come cambiamento del proprio modo di comprendere la realtà –, ma si tratta piuttosto di un radicale rinnovamento del proprio essere, simile per molti aspetti ad una rinascita. Una tale trasformazione trova il suo fondamento nella partecipazione al mistero della Morte e Risurrezione di Gesù Cristo, e si delinea come un graduale cammino di conformazione a Lui. Alla luce di questa consapevolezza, san Paolo, quando in seguito sarà chiamato a difendere la legittimità della sua vocazione apostolica e del Vangelo da lui annunziato, dirà: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,20).</p>
<p>L’esperienza personale vissuta da san Paolo gli permette di attendere con fondata speranza il compimento di questo mistero di trasformazione, che riguarderà tutti coloro che hanno creduto in Gesù Cristo ed anche tutta l’umanità ed il creato intero. Nella seconda lettura breve che è stata proclamata questa sera, san Paolo, dopo avere sviluppato una lunga argomentazione destinata a rafforzare nei fedeli la speranza della risurrezione, utilizzando le immagini tradizionali della letteratura apocalittica a lui contemporanea, descrive in poche righe il grande giorno del giudizio finale, in cui si compie il destino dell’umanità: “In un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba &#8230; i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati” (1 Cor 15,52). In quel giorno, tutti i credenti saranno resi conformi a Cristo e tutto ciò che è corruttibile sarà trasformato dalla sua gloria: “È necessario infatti &#8211; dice san Paolo &#8211; che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità” (v. 15,53). Allora il trionfo di Cristo sarà finalmente completo, perché, ci dice ancora san Paolo mostrando come le antiche profezie delle Scritture si realizzano, la morte sarà vinta definitivamente e, con essa, il peccato che l’ha fatta entrare nel mondo e la Legge che fissa il peccato senza dare la forza di vincerlo: “La morte è stata inghiottita nella vittoria. / Dov’è, o morte, la tua vittoria? / Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? / Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge” (vv. 54-56). San Paolo ci dice, dunque, che ogni uomo, mediante il battesimo nella morte e risurrezione di Cristo, partecipa alla vittoria di Colui che per primo ha sconfitto la morte, cominciando un cammino di trasformazione che si manifesta sin da ora in una novità di vita e che raggiungerà la sua pienezza alla fine dei tempi.</p>
<p>È molto significativo che il brano si concluda con un ringraziamento: “Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!” (v. 57). Il canto di vittoria sulla morte si tramuta in canto di gratitudine innalzato al Vincitore. Anche noi questa sera, celebrando le lodi serali di Dio, vogliamo unire le nostre voci, le nostre menti e i nostri cuori a questo inno di ringraziamento per ciò che la grazia divina ha operato nell’Apostolo delle genti e per il mirabile disegno salvifico che Dio Padre compie in noi per mezzo del Signore Gesù Cristo. Mentre eleviamo la nostra preghiera, siamo fiduciosi di essere trasformati anche noi e conformati ad immagine di Cristo. Questo è particolarmente vero nella preghiera per l’unità dei cristiani. Quando infatti imploriamo il dono dell’unità dei discepoli di Cristo, facciamo nostro il desiderio espresso da Gesù Cristo alla vigilia della sua passione e morte nella preghiera rivolta al Padre: “perché tutti siano una cosa sola” (Gv 17,21). Per questo motivo, la preghiera per l’unità dei cristiani non è altro che partecipazione alla realizzazione del progetto divino per la Chiesa, e l’impegno operoso per il ristabilimento dell’unità è un dovere e una grande responsabilità per tutti.</p>
<p>Pur sperimentando ai nostri giorni la situazione dolorosa della divisione, noi cristiani possiamo e dobbiamo guardare al futuro con speranza, in quanto la vittoria di Cristo significa il superamento di tutto ciò che ci trattiene dal condividere la pienezza di vita con Lui e con gli altri. La risurrezione di Gesù Cristo conferma che la bontà di Dio vince il male, l’amore supera la morte. Egli ci accompagna nella lotta contro la forza distruttiva del peccato che danneggia l’umanità e l’intera creazione di Dio. La presenza di Cristo risorto chiama tutti noi cristiani ad agire insieme nella causa del bene. Uniti in Cristo, siamo chiamati a condividere la sua missione, che è quella di portare la speranza là dove dominano l’ingiustizia, l’odio e la disperazione. Le nostre divisioni rendono meno luminosa la nostra testimonianza a Cristo. Il traguardo della piena unità, che attendiamo in operosa speranza e per la quale con fiducia preghiamo, è una vittoria non secondaria, ma importante per il bene della famiglia umana.</p>
<p>Nella cultura oggi dominante, l’idea di vittoria è spesso associata ad un successo immediato. Nell’ottica cristiana, invece, la vittoria è un lungo e, agli occhi di noi uomini, non sempre lineare processo di trasformazione e di crescita nel bene. Essa avviene secondo i tempi di Dio, non i nostri, e richiede da noi profonda fede e paziente perseveranza. Sebbene il Regno di Dio irrompa definitivamente nella storia con la risurrezione di Gesù, esso non è ancora pienamente realizzato. La vittoria finale avverrà solo con la seconda venuta del Signore, che noi attendiamo con paziente speranza. Anche la nostra attesa per l’unità visibile della Chiesa deve essere paziente e fiduciosa. Solo in tale disposizione trovano il loro pieno significato la nostra preghiera ed il nostro impegno quotidiani per l’unità dei cristiani. L’atteggiamento di attesa paziente non significa passività o rassegnazione, ma risposta pronta e attenta ad ogni possibilità di comunione e fratellanza, che il Signore ci dona.</p>
<p>In questo clima spirituale, vorrei rivolgere alcuni saluti particolari, in primo luogo al Cardinale Monterisi, Arciprete di questa Basilica, all’Abate e alla Comunità dei monaci benedettini che ci ospitano. Saluto il Cardinale Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e tutti i collaboratori di questo Dicastero. Rivolgo i miei cordiali e fraterni saluti a Sua Eminenza il Metropolita Gennadios, rappresentante del Patriarcato ecumenico, ed al Reverendo Canonico Richardson, rappresentante personale a Roma dell’Arcivescovo di Canterbury, e a tutti i rappresentanti delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali, qui convenuti questa sera. Inoltre, mi è particolarmente gradito salutare alcuni membri del Gruppo di lavoro composto da esponenti di diverse Chiese e Comunità ecclesiali presenti in Polonia, che hanno preparato i sussidi per la Settimana di Preghiera di quest’anno, ai quali vorrei esprimere la mia gratitudine e il mio augurio di proseguire sulla via della riconciliazione e della fruttuosa collaborazione, come pure i membri del Global Christian Forum che in questi giorni sono a Roma per riflettere sull’allargamento della partecipazione al movimento ecumenico di nuovi soggetti. E saluto anche il gruppo di studenti dell’Istituto Ecumenico di Bossey del Consiglio Ecumenico delle Chiese.</p>
<p>All’intercessione di san Paolo desidero affidare tutti coloro che, con la loro preghiera e il loro impegno, si adoperano per la causa dell’unità dei cristiani. Anche se a volte si può avere l’impressione che la strada verso il pieno ristabilimento della comunione sia ancora molto lunga e piena di ostacoli, invito tutti a rinnovare la propria determinazione a perseguire, con coraggio e generosità, l’unità che è volontà di Dio, seguendo l’esempio di san Paolo, il quale di fronte a difficoltà di ogni tipo ha conservato sempre ferma la fiducia in Dio che porta a compimento la sua opera. Del resto, in questo cammino, non mancano i segni positivi di una ritrovata fraternità e di un condiviso senso di responsabilità di fronte alle grandi problematiche che affliggono il nostro mondo. Tutto ciò è motivo di gioia e di grande speranza e deve incoraggiarci a proseguire il nostro impegno per giungere tutti insieme al traguardo finale, sapendo che la nostra fatica non è vana nel Signore (cfr 1 Cor 15,58). Amen.</p>
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		<title>Dal Consiglio d’Europa una pagina di riferimento per la difesa della vita e della sua dignità</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 22:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[ L’eutanasia, “intesa come uccisione volontaria per atto o omissione di un essere umano in condizioni di dipendenza a suo presunto beneficio, deve essere sempre proibita”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la risoluzione del 2010 che ha rafforzato la libertà di coscienza per i medici e gli operatori sanitari e dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha affermato l’anno scorso che non esiste un diritto all’eutanasia che abbia fondamento giuridico nella Convenzione dei diritti dell&#8217;uomo, è la terza volta che da Strasburgo arrivano decisioni orientate alla difesa della vita.<br />
<a href="http://www.fidesvita.org/articoli-vari/il-consiglio-deuropa.html" target="_blank">Il Consiglio d’Europa </a>dice no all’eutanasia e al suicidio assistito. Con la Risoluzione n. 1859 dello scorso 25 gennaio sul testamento biologico, ed in particolare sulla protezione della dignità e dei diritti umani dei pazienti, l’Assemblea di Strasburgo, nel raccomandare ai 47 Stati membri una legislazione che regoli le dichiarazioni anticipate di trattamento, nega fermamente la possibilità di mettere in atto “azioni od omissioni che permettano di provocare la morte di una persona”.<br />
Questa presa di posizione è di certo frutto dell’insistenza di alcuni parlamentari del partito popolare, tra cui gli italiani Luca Volonte&#8217; (Udc) e Renato Farina (Pdl), ma è stata votata anche dai conservatori e da alcuni socialisti, con un buon contributo dei Paesi dell’Est (<a href=" http://www.fidesvita.org/articoli-vari/intervista-a-renato-farina-pdl-uno-dei-parlamentari-che-ha-contribuito-a-fare-approvare-un-testo-controcorrente-per-gli-standard-europei.html" target="_blank">Intervista a Renato Farina</a>).<br />
I parlamentari del Consiglio prendono le distanze dall’eutanasia e dal suicidio assistito, ma insistono sulla necessità di regolare con la legge il testamento biologico, considerando che sono pochi gli Stati dell’Unione che si sono dotati di una specifica legislazione che, anche quando c’è, viene troppo spesso disattesa.<br />
L’intenzione principale è quella di ratificare, conoscere e applicare quanto contenuto nella Convenzione dei diritti dell’Uomo e sulla biomedicina conosciuta anche come nella Convenzione di Oviedo n. 164, un atto che l’Italia non ha ancora ratificato.<br />
Inoltre l’Assemblea indica una lista di principi e di misure concrete che gli Stati devono seguire nel regolamentare il testamento biologico, come quella di evitare moduli complicati o oneri troppo alti in modo da assicurare che tutti possano accedere al testamento biologico.<br />
Per finire la Risoluzione afferma, in maniera lapidaria, che “in caso di dubbio la decisione deve sempre essere tesa a preservare e prolungare la vita”.<br />
Anche se il documento non ha effetto di legge e non è vincolante per gli Stati membri, può avere un grande valore sui pronunciamenti della Corte di Strasburgo (Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo), e di rimando sulle norme nazionali. È accaduto infatti più volte, ad esempio in Italia, che i nostri giudici hanno rinviato determinate questioni alla Corte Costituzionale proprio sulla base delle pronunce dei magistrati di Strasburgo.<br />
Si esprime a favore di questa chiara posizione anche l’Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa con le parole di monsignor Aldo Giordano: “Si tratta di un nuovo segnale che esiste e sta prendendo la parola un’Europa che vuole ricuperare con serietà il senso del mistero infinito della vita e della morte, che vuole affermare che la vita ha sempre il primato e ha un valore che non dipende dalla nostra decisione arbitraria… una pagina di riferimento per la difesa della vita e della sua dignità” (<a href="http://www.fidesvita.org/articoli-vari/no-del-consiglio-deuropa-alleutanasia-commenti-di-mons-giordano-e-carlo-casini.html" target="_blank">No del consiglio d&#8217;Europa all&#8217;eutanasia</a>).<br />
Questa presa di posizione fa ben sperare nella possibilità che sia a livello europeo che nazionale ci si possa lealmente fermare a considerare e quindi a riconoscere, appunto, il senso del mistero infinito della vita e della morte, il valore profondo di ogni istante della vita che con tutta evidenza non può dipendere dalla nostra arbitraria decisione e che si compie in un destino consegnato a ciascuno di noi.<br />
Il Consiglio d’Europa che con forza raccomanda che il comitato dei ministri del Consiglio porti la risoluzione all’attenzione degli Stati membri, con la richiesta che essa sia applicata nei rispettivi ordinamenti, da all’Europa una nuova veste, o meglio gli permette di fare memoria di quali siano le sue vere origini, indissolubilmente legate all’esperienza cristiana.<br />
Fin negli ultimi accadimenti drammatici legati all’intervenuta eutanasia sulla vita di uomini e donne si comprende la necessità di una legge che regoli con chiarezza la complessa questione del testamento biologico; ci sembra, però, molto più umano e confortante il fatto che si parta dal preservare sempre e comunque la dignità della vita, come ci dice il Consiglio d’Europa, piuttosto che far passare la morte come l’ultima azione di possesso, di forza, di libertà e di diritto.<br />
Ci corrisponde e ci rappresenta di più un Europa che finalmente inizia a salvaguardare la vita e ad affermarne la sua dignità in ogni condizione umana.</p>
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		<title>Il Consiglio d&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 22:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli Vari]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Consiglio d’Europa è un’organizzazione internazionale, con sede a Strasburgo (Francia), che raggruppa oggi, con i suoi 47 Stati membri, quasi tutti i paesi del continente europeo. Istituito il 5 maggio 1949 da 10 Stati fondatori col Trattato di Londra, il Consiglio d’Europa ha come obiettivo quello di è promuovere la democrazia, i diritti dell’uomo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Consiglio d’Europa è un’organizzazione internazionale, con sede a Strasburgo (Francia), che raggruppa oggi, con i suoi 47 Stati membri, quasi tutti i paesi del continente europeo. Istituito il 5 maggio 1949 da 10 Stati fondatori col Trattato di Londra, il Consiglio d’Europa ha come obiettivo quello di è promuovere la democrazia, i diritti dell’uomo, l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa, nel rispetto della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo e di altri testi di riferimento relativi alla tutela dell’individuo.<br />
Lo strumento principale d’azione consiste nel predisporre e favorire la stipulazione di accordi o convenzioni internazionali tra gli Stati membri e, spesso, anche fra Stati terzi. Le iniziative del Consiglio d’Europa non sono vincolanti e vanno ratificate dagli Stati membri.<br />
Il Consiglio d’Europa è un’organizzazione a sé, distinta dall’Unione Europea, e non va confuso con organi di quest’ultima quali il Consiglio dell&#8217;Unione europea, il Consiglio europeo o la Commissione europea.<br />
Le principali finalità sono: la tutela dei diritti dell&#8217;uomo, della democrazia parlamentare e garanzia del primato del diritto; lo sviluppo dell’identità europea, basata su valori condivisi, che trascendono le diversità culturali; la conclusione di accordi europei per armonizzare le pratiche sociali e giuridiche degli Stati membri.<br />
Dopo il 1989, il ruolo del Consiglio d’Europa è stato quello di essere l’ispiratore di un modello politico e il custode dei diritti dell’uomo per le democrazie post-comuniste d’Europa, di assistere i paesi dell’Europa centrale e orientale ad attuare e a consolidare le riforme politiche, legislative e costituzionali, parallelamente alle riforme economiche, di fornire competenze in settori quali i diritti dell’uomo, la democrazia locale, l’educazione, la cultura, l’ambiente.<br />
Il nuovo mandato politico dell’Organizzazione è stato definito durante il Vertice del Consiglio d’Europa svoltosi a Vienna nell&#8217;ottobre 1993. I Capi di Stato e di governo hanno deciso che il Consiglio d’Europa debba essere il garante della sicurezza democratica basata sul rispetto dei diritti dell’uomo, della democrazia e dello Stato di diritto. La sicurezza democratica è un complemento essenziale della sicurezza militare, poiché da essa dipendono la stabilità e la pace nel continente.<br />
Il simbolo del Consiglio d’Europa in un francobollo tedesco del 1999<br />
Al Vertice di Strasburgo, nell’ottobre 1997, i Capi di Stato e di governo hanno adottato un piano d’azione volto a rafforzare le attività del Consiglio d’Europa in quattro settori: democrazia e diritti dell’uomo, coesione sociale, sicurezza dei cittadini, valori democratici e diversità culturale.<br />
Il Terzo Vertice dei Capi di Stato e di Governo del Consiglio d&#8217;Europa, svoltosi a Varsavia il 16 e 17 maggio 2005, si è concluso con l&#8217;adozione di una Dichiarazione politica e di un Piano d&#8217;Azione che stabilisce i compiti principali dell&#8217;Organizzazione per i prossimi anni: 1. Promuovere i valori fondamentali comuni come i Diritti dell&#8217;Uomo, lo Stato di diritto e la democrazia; 2. Rafforzare la sicurezza degli europei combattendo in particolar modo il terrorismo, il crimine organizzato e il traffico di esseri umani; 3. Sviluppare la cooperazione con altre organizzazioni internazionali ed europee.<br />
Il Consiglio europeo, insomma, definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali dell’Unione europea. Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona il 1º dicembre 2009 è divenuto una delle sette istituzioni dell’Unione. Il presidente è Herman Van Rompuy.</p>
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		<title>&#8220;No&#8221; del Consiglio d&#8217;Europa all&#8217;eutanasia. Commenti di mons. Giordano e Carlo Casini</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 22:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli Vari]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Una pagina di riferimento per la difesa della vita e della sua dignità”. Così l’osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, mons. Aldo Giordano, valuta il “no” all’eutanasia espresso giovedì dall’assemblea del Consiglio d’Europa. Massimiliano Menichetti ha raccolto ili commento del presule: R. – Ciò che in questo testo è molto positiva è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Una pagina di riferimento per la difesa della vita e della sua dignità”. Così l’osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, mons. Aldo Giordano, valuta il “no” all’eutanasia espresso giovedì dall’assemblea del Consiglio d’Europa. Massimiliano Menichetti ha raccolto ili commento del presule:</p>
<p>R. – Ciò che in questo testo è molto positiva è un’affermazione che si è riusciti a introdurre: l’eutanasia intesa come uccisione volontaria per atto, oppure omissione, di un essere umano in condizioni di dipendenza, a suo presunto beneficio, deve essere sempre proibita. Quindi, affronta un problema molto complicato, molto complesso, e anche il testo in questione non è esente da qualche ambiguità. Tuttavia, l’avere inserito chiaramente l&#8217;affermazione che l’eutanasia deve essere sempre proibita mi sembra di grande importanza nel contesto giuridico culturale europeo. Per questo, dobbiamo certamente ringraziare i parlamentari che si sono impegnati nel proporre certi emendamenti, di diversi gruppi politici, specialmente del gruppo dei Popolari presieduto dal parlamentare italiano Luca Volontè. Quindi, in questo senso, questa affermazione diventa un riferimento importante per la difesa della vita e per la difesa della dignità della vita.</p>
<p>D. – Un’altra espressione presente è che, in caso di dubbio, bisogna sempre preservare la vita e prolungarla…</p>
<p>R. &#8211; Credo che questa affermazione rispecchi una sapienza secolare, un principio della nostra storia. Adesso, abbiamo la speranza che questo testo sia autorevole, sia tenuto in conto per le decisioni che si prendono a livello europeo e a livello nazionale in questo ambito così delicato, così complicato. In particolare, speriamo che questa affermazione che proibisce l’eutanasia sia un riferimento per le corti e anche per la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo.</p>
<p>D. – Eccellenza, quando si parla di Europa spesso si presenta un’Europa lontana dal cristianesimo, contro la vita. Non sembra, dunque, essere così&#8230;</p>
<p>R. – Un altro segnale che esiste è che sta prendendo la parola un’Europa che vuole recuperare con serietà il senso del mistero della vita e anche del mistero della morte e quindi il fatto che noi non possiamo essere proprietari della vita e proprietari della morte, perché sono realtà talmente grandi e talmente misteriose che non possono essere affidate al nostro libero arbitrio. E’ falso citare la libertà per andare contro la vita, per disprezzare la vita o addirittura per eliminare la vita. Questa non è libertà: la libertà è sempre la libertà di rispettare un bene. Interpreto questo come un segnale positivo a livello di cultura, anche di una certa cultura che si ritiene dominante e che invece non lo è: perché quando l’Europa parla, allora è un’Europa nel suo insieme che cerca i valori, cerca il rispetto di ciò che è più importante per l’esistenza degli uomini.</p>
<p>D. – L’auspicio, dunque, è che si stia andando verso un certo risveglio dell’Europa, che va contro il concetto dominante di libertà?</p>
<p>R. – Quando l’Europa più complessa, più ricca, prende la parola, allora c’è un’altra realtà più profonda che viene probabilmente da radici più lontane, che esprimono invece un’altra visione dell’umanità e soprattutto un’altra visione della libertà: cioè, una libertà che fa riferimento a un bene da cercare, a un bello e a un vero, perché sono il bello, il vero, l’amore e il bene che rispondono ai veri desideri dell’uomo. Io sento anche che c’è un po’ di stanchezza e un po’ di tristezza verso una certa cultura che ha dimenticato l’esistenza del bene, del bello e del vero. Si comincia a sentire questa tristezza e ciò forse dà più coraggio alle voci che invece vogliono ritornare a una scoperta o a una nuova scoperta di questa profondità dell’uomo che è radicata seriamente nel Vangelo, nel cristianesimo. (bf)</p>
<p>Di provvedimento molto importante parla anche il presidente del Movimento per la Vita, Carlo Casini, che presenta però alcune ombre. In Italia, rimarca, serve una legge che metta ordine, interpreti correttamente la decisione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e freni le derive eutanasiche. Massimiliano Menichetti lo ha intervistato:</p>
<p>R. – Il fatto che si dica in modo formale e solenne ancora una volta – per la verità, in sede assembleare era già successo anche al parlamento europeo, negli anni Novanta – è positivo. Ed è positivo che il voto netto sia il &#8220;no&#8221; all’eutanasia, sia attiva sia passiva: passiva dovrebbe voler dire anche non fare niente per evitare la morte.</p>
<p>D. – Questo documento contiene però anche delle ombre, perché si parla di testamento biologico, di disposizioni anticipate di trattamento e si chiede agli Stati con forza di allinearsi…</p>
<p>R. – Nella seconda parte, con molta forza si insiste sulla necessità di legiferare sul testamento biologico da parte dei Paesi che ancora non hanno legiferato, equiparando le normative: quindi, disposizione anticipata di trattamento, testamento biologico, nomina permanente di un rappresentante… Insomma, tutte cose che chiedono gli avversari in Italia. L’equiparazione al testamento biologico è assai pericolosa.</p>
<p>D. – In sostanza: un conto è parlare di dichiarazioni anticipate di trattamento, un’altra è parlare di testamento biologico oppure di “direttive”, che è il termine usato dall’Assemblea del Consiglio d’Europa …</p>
<p>R. – Nel caso in cui una persona perda la capacità di intendere e di volere, mancando l’attualità del suo dissenso, non si sa che cosa direbbe se fosse cosciente, e quindi non hanno valore obbligatorio tutte le parole che la persona ha detto prima. Ecco il motivo per cui noi parliamo di “dichiarazioni” anticipate, che hanno anche loro un loro peso ma che non sono vincolanti per il medico, che deve sempre scegliere per la vita. Invece, questo testo – purtroppo – è un testo che nella sua parte finale parla di direttive anticipate (in francese: &#8220;directives anticipées&#8221;), di testamento biologico e di procure definitive, che implicano un valore vincolante, obbligatorio per il medico anche quando il paziente ha perso la coscienza. Ora, questo è – secondo me – assai pericoloso, perché se non c’è una chiarificazione diventa una spinta ad approvare qualcosa di simile al testamento biologico. In Italia, non poche proposte che chiedono il testamento biologico cominciano con un articolo nel quale si dice: “Noi siamo contro l’eutanasia”. Non basta essere contro l’eutanasia: bisogna anche disciplinare correttamente la situazione in cui un soggetto abbia perso la capacità di intendere e di volere.</p>
<p>D. &#8211; Perché altrimenti si dice: “Non siamo contro l’eutanasia”, ma nella sostanza si va in quella direzione…</p>
<p>R. – Nella sostanza, nella condizione in cui il paziente ha perso la conoscenza, le sue dichiarazioni precedenti sono vincolanti per il medico. Se il paziente ha detto: &#8220;Non voglio essere curato&#8221;, bisogna che il medico si adegui, che non lo curi e lo lasci morire. E questa è esattamente una forma di eutanasia passiva ed è certamente grave.</p>
<p>D. – In Italia, si dibatte sulla necessità di una legge che metta ordine. Quali sono i punti principali di una normativa che tuteli la vita e non vada incontro alla morte?</p>
<p>R. – La dichiarazione anticipata di trattamento – è importante la parola &#8220;dichiarazione&#8221; – non vuol dire &#8220;disposizione&#8221;, questo è il primo punto. La disposizione è un atto di volontà: io voglio che si faccia così. La dichiarazione è, invece, una manifestazione di desiderio: io preferisco, io vorrei, io indico qual è il mio pensiero. Cosa che avviene sempre: quando un malato viene visitato dal medico ed è pienamente cosciente, il medico non impone la cura, ne parla insieme col paziente. Certamente, il medico non può fare niente se il paziente non è d’accordo. Quando il paziente ha perso la coscienza, questo dialogo medico-paziente, che si chiama &#8220;alleanza terapeutica&#8221;, non può più avvenire. Allora, il problema qual è? Noi non sappiamo cosa sarebbe successo se il paziente fosse stato cosciente, se avesse conosciuto la situazione reale nel momento in cui avrebbe dovuto ricevere le cure possibili. Quindi, è giusto tenere in considerazione i desideri espressi dal paziente, ma non debbono essere vincolanti. Allora, la differenza fondamentale tra le dichiarazioni anticipate di trattamento – che secondo il giudizio mio e della stessa Chiesa sono lecite – e il testamento biologico è questa: che il testamento biologico è obbligatorio, quindi ha un effetto vincolante. Se il paziente dice: &#8220;Lasciatemi morire, voglio morire&#8221;, questo è un impegno che va rispettato. Dunque, ciò che fa la differenza è il carattere vincolante o non vincolante per il medico: se il medico mantiene la sua libertà terapeutica oppure no.</p>
<p>D. – Questa risoluzione del Consiglio d’Europa contiene dunque una deriva verso il testamento biologico?</p>
<p>R. – Sì. Tanto più che si parla di direttive anticipate: direttive, non dichiarazioni, che potremmo ancora interpretare come manifestazione di desiderio. Ma le si mettono accanto al testamento biologico senza fare la differenza: questa è l’ombra. Allora noi dobbiamo interpretare questa parola &#8220;direttiva&#8221; nel senso di dichiarazione anticipata. Ecco perché – insisto – bisogna che questa legge italiana sia presto approvata, in modo da dare un senso positivo anche a questa parte oscura del testo approvato dal Consiglio d’Europa. (gf)</p>
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		<title>Intervista a Renato Farina (Pdl), uno dei parlamentari che ha contribuito a fare approvare un testo controcorrente per gli standard europei</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 22:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli Vari]]></category>

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		<description><![CDATA[«È stata una vera e propria battaglia. E abbiamo vinto. il Consiglio d&#8217;Europa ha varato un testo che esprime un netto no all&#8217;eutanasia e al suicidio assistito». Renato Farina, parlamentare del Pdl, non nasconde a tempi.it di essere molto soddisfatto perché l&#8217;assemblea del Consiglio d&#8217;Europa, che riunisce parlamentari di 47 Stati europei, 20 in più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«È stata una vera e propria battaglia. E abbiamo vinto. il Consiglio d&#8217;Europa ha varato un testo che esprime un netto no all&#8217;eutanasia e al suicidio assistito». Renato Farina, parlamentare del Pdl, non nasconde a tempi.it di essere molto soddisfatto perché l&#8217;assemblea del Consiglio d&#8217;Europa, che riunisce parlamentari di 47 Stati europei, 20 in più dell&#8217;Ue, compresi gli ex Stati comunisti, ha varato un testo sulle dichiarazioni anticipate di trattamento dove si afferma: «Deve essere sempre vietata l&#8217;eutanasia, nel senso di procedure attive od omissive volte a provocare intenzionalmente la morte».</p>
<p>Come siete riusciti a fare approvare un testo simile in ambito europeo?<br />
La proposta di varare un testo su questi temi è nata nella Commissione affari sociali del Consiglio d&#8217;Europa. Per evitare contrapposizioni, il lavoro è stato affidato alla guida di Costa, un catalano del gruppo dei liberali. Lui ha affrontato la questione del fine vita in modo intelligente, arrivando a un testo davvero equilibrato, che si distaccava molto da chi voleva che fosse affermata la libertà di scelta fino a permettere l&#8217;eutanasia e il suicidio assistito.</p>
<p>Il testo infatti è molto deciso: il &#8220;no&#8221; all&#8217;eutanasia non lascia spazio a interpretazioni.<br />
Sì, perché l&#8217;abbiamo reso ancora meno ambiguo. Trovando l&#8217;appoggio del relatore e di molti paesi anche non cristiani, siamo riusciti a fissare due paletti. Primo: si chiarisce che non si avallano in alcun modo eutanasia e suicidio assistito, anzi, che bisogna opporsi a queste pratiche. Secondo: nel caso che ci sia un dubbio sulla volontà del paziente, deve sempre prevalere la salvaguardia della vita.</p>
<p>Si aspettava questo risultato?<br />
Sapevo che sarebbe stato molto difficile perché di solito l&#8217;assemblea è in mano al nichilismo nordico. E a volte neanche il Partito popolare europeo svolge bene il suo lavoro. Oggi però, insieme anche a Volontè e Santini, abbiamo fatto un grande lavoro.</p>
<p>Erano tutti d&#8217;accordo con il testo?<br />
No. In aula c&#8217;era una forte tensione e sono venute fuori tutte le posizioni che circolano in Europa. C&#8217;è anche chi ha negato esplicitamente il principio secondo cui la vita è un bene indisponibile. In tanti volevano che il testamento biologico diventasse l&#8217;anticamera implicita dell&#8217;eutanasia. Alla fine si è votato, e abbiamo vinto 30 a 25. Uso queste parole perché è stata una vera battaglia. E noi l&#8217;abbiamo vinta, con una convergenza molto bella di culture, partiti e religioni diverse.</p>
<p>Che valore ha questa risoluzione, cambia qualcosa a livello pratico?<br />
Sì. Queste risoluzioni sono moralmente vincolanti per i Parlamenti europei ma soprattutto costituiscono la base delle decisioni della Corte europea per i diritti dell&#8217;uomo, quella che aveva sentenziato inizialmente contro l&#8217;affissione del crocifisso nelle scuole, per intenderci. Se invece avessimo legiferato per l&#8217;eutanasia, chissà quanti ricorsi sarebbero fioccati, con la Corte che avrebbe potuto costringere i tribunali nazionali a dare ragione a chi pretende che gli Stati promulghino leggi a favore di eutanasia e suicidio assistito.</p>
<p>Questa non sembra una notizia da poco, eppure solo Avvenire e il Foglio l&#8217;hanno riportata.<br />
Racconto questo episodio: mi sono sforzato in tutti i modi di far pubblicare la notizia. Ho inviato il mio commento, ad esempio, all&#8217;Ansa e loro mi hanno risposto che non potevano pubblicarlo perché la loro corrispondente da Bruxelles non aveva segnalato il fatto come notizia. Non voglio in alcun modo entrare in polemica con l&#8217;Ansa, ma se non è una notizia questa&#8230;</p>
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		<title>Udienza 1 febbraio 2012</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 21:57:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Udienze]]></category>

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		<description><![CDATA[BENEDETTO XVI UDIENZA GENERALE Aula Paolo VI Mercoledì, 1° febbraio 2012 Cari fratelli e sorelle, oggi vorrei parlare della preghiera di Gesù al Getsemani, al Giardino degli Ulivi. Lo scenario della narrazione evangelica di questa preghiera è particolarmente significativo. Gesù si avvia al Monte degli Ulivi, dopo l&#8217;Ultima Cena, mentre sta pregando insieme con i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BENEDETTO XVI</strong></p>
<p>UDIENZA GENERALE</p>
<p><em>Aula Paolo VI</em><br />
<em>Mercoledì, 1° febbraio 2012</em></p>
<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>oggi vorrei parlare della preghiera di Gesù al Getsemani, al Giardino degli Ulivi. Lo scenario della narrazione evangelica di questa preghiera è particolarmente significativo. Gesù si avvia al Monte degli Ulivi, dopo l&#8217;Ultima Cena, mentre sta pregando insieme con i suoi discepoli. Narra l’Evangelista Marco: «Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi» (14,26). Si allude probabilmente al canto di alcuni Salmi dell&#8217;hallèl con i quali si ringrazia Dio per la liberazione del popolo dalla schiavitù e si chiede il suo aiuto per le difficoltà e le minacce sempre nuove del presente. Il percorso fino al Getsemani è costellato di espressioni di Gesù che fanno sentire incombente il suo destino di morte e annunciano l&#8217;imminente dispersione dei discepoli.</p>
<p>Giunti al podere sul Monte degli Ulivi, anche quella notte Gesù si prepara alla preghiera personale. Ma questa volta avviene qualcosa di nuovo: sembra non voglia restare solo. Molte volte Gesù si ritirava in disparte dalla folla e dagli stessi discepoli, sostando «in luoghi deserti» (cfr Mc 1,35) o salendo «sul monte», dice san Marco (cfr Mc 6,46). Al Getsemani, invece, egli invita Pietro, Giacomo e Giovanni a stargli più vicino. Sono i discepoli che ha chiamato ad essere con Lui sul monte della Trasfigurazione (cfr Mc 9,2-13). Questa vicinanza dei tre durante la preghiera al Getsemani è significativa. Anche in quella notte Gesù pregherà il Padre «da solo», perché il suo rapporto con Lui è del tutto unico e singolare: è il rapporto del Figlio Unigenito. Si direbbe, anzi, che soprattutto in quella notte nessuno possa veramente avvicinarsi al Figlio, che si presenta al Padre nella sua identità assolutamente unica, esclusiva. Gesù però, pur giungendo «da solo» nel punto in cui si fermerà a pregare, vuole che almeno tre discepoli rimangano non lontani, in una relazione più stretta con Lui. Si tratta di una vicinanza spaziale, una richiesta di solidarietà nel momento in cui sente approssimarsi la morte, ma è soprattutto una vicinanza nella preghiera, per esprimere, in qualche modo, la sintonia con Lui, nel momento in cui si appresta a compiere fino in fondo la volontà del Padre, ed è un invito ad ogni discepolo a seguirlo nel cammino della Croce. L’Evangelista Marco narra: «Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate”» (14,33-34).</p>
<p>Nella parola che rivolge ai tre, Gesù, ancora una volta, si esprime con il linguaggio dei Salmi: «La mia anima è triste», una espressione del Salmo 43 (cfr Sal 43,5). La dura determinazione «fino alla morte», poi, richiama una situazione vissuta da molti degli inviati di Dio nell’Antico Testamento ed espressa nella loro preghiera. Non di rado, infatti, seguire la missione loro affidata significa trovare ostilità, rifiuto, persecuzione. Mosè sente in modo drammatico la prova che subisce mentre guida il popolo nel deserto, e dice a Dio: «Non posso io da solo portare il peso di tutto questo popolo; è troppo pesante per me. Se mi devi trattare così, fammi morire piuttosto, fammi morire, se ho trovato grazia ai tuoi occhi» (Nm 11,14-15). Anche per il profeta Elia non è facile portare avanti il servizio a Dio e al suo popolo. Nel Primo Libro dei Re si narra: «Egli s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: “Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri”» (19,4).</p>
<p>Le parole di Gesù ai tre discepoli che vuole vicini durante la preghiera al Getsemani, rivelano come Egli provi paura e angoscia in quell&#8217;«Ora», sperimenti l’ultima profonda solitudine proprio mentre il disegno di Dio si sta attuando. E in tale paura e angoscia di Gesù è ricapitolato tutto l&#8217;orrore dell&#8217;uomo davanti alla propria morte, la certezza della sua inesorabilità e la percezione del peso del male che lambisce la nostra vita.</p>
<p>Dopo l’invito a restare e a vegliare in preghiera rivolto ai tre, Gesù «da solo» si rivolge al Padre. L’Evangelista Marco narra che Egli «andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora» (14,35). Gesù cade faccia a terra: è una posizione della preghiera che esprime l’obbedienza alla volontà del Padre, l’abbandonarsi con piena fiducia a Lui. E’ un gesto che si ripete all’inizio della Celebrazione della Passione, il Venerdì Santo, come pure nella professione monastica e nelle Ordinazioni diaconale, presbiterale ed episcopale, per esprimere, nella preghiera, anche corporalmente, l’affidarsi completo a Dio, il confidare in Lui. Poi Gesù chiede al Padre che, se fosse possibile, passasse via da lui quest’ora. Non è solo la paura e l’angoscia dell’uomo davanti alla morte, ma è lo sconvolgimento del Figlio di Dio che vede la terribile massa del male che dovrà prendere su di Sé per superarlo, per privarlo di potere.</p>
<p>Cari amici, anche noi, nella preghiera dobbiamo essere capaci di portare davanti a Dio le nostre fatiche, la sofferenza di certe situazioni, di certe giornate, l’impegno quotidiano di seguirlo, di essere cristiani, e anche il peso del male che vediamo in noi e attorno a noi, perché Egli ci dia speranza, ci faccia sentire la sua vicinanza, ci doni un po’ di luce nel cammino della vita.</p>
<p>Gesù continua la sua preghiera: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu» (Mc 14,36). In questa invocazione ci sono tre passaggi rivelatori. All&#8217;inizio abbiamo il raddoppiamento del termine con cui Gesù si rivolge a Dio: «Abbà! Padre!» (Mc 14,36a). Sappiamo bene che la parola aramaica Abbà è quella che veniva usata dal bambino per rivolgersi al papà ed esprime quindi il rapporto di Gesù con Dio Padre, un rapporto di tenerezza, di affetto, di fiducia, di abbandono. Nella parte centrale dell&#8217;invocazione c’è il secondo elemento: la consapevolezza dell&#8217;onnipotenza del Padre – «tutto è possibile a te» -, che introduce una richiesta in cui, ancora una volta, appare il dramma della volontà umana di Gesù davanti alla morte e al male: «allontana da me questo calice!». Ma c’è la terza espressione della preghiera di Gesù ed è quella decisiva, in cui la volontà umana aderisce pienamente alla volontà divina. Gesù, infatti, conclude dicendo con forza: «Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu» (Mc 14,36c). Nell&#8217;unità della persona divina del Figlio la volontà umana trova la sua piena realizzazione nell’abbandono totale dell’Io al Tu del Padre, chiamato Abbà. San Massimo il Confessore afferma che dal momento della creazione dell’uomo e della donna, la volontà umana è orientata a quella divina ed è proprio nel “sì” a Dio che la volontà umana è pienamente libera e trova la sua realizzazione. Purtroppo, a causa del peccato, questo “sì” a Dio si è trasformato in opposizione: Adamo ed Eva hanno pensato che il “no” a Dio fosse il vertice della libertà, l’essere pienamente se stessi. Gesù al Monte degli Ulivi riporta la volontà umana al “sì” pieno a Dio; in Lui la volontà naturale è pienamente integrata nell’orientamento che le dà la Persona Divina. Gesù vive la sua esistenza secondo il centro della sua Persona: il suo essere Figlio di Dio. La sua volontà umana è attirata dentro l’Io del Figlio, che si abbandona totalmente al Padre. Così Gesù ci dice che solo nel conformare la sua propria volontà a quella divina, l’essere umano arriva alla sua vera altezza, diventa “divino”; solo uscendo da sé, solo nel “sì” a Dio, si realizza il desiderio di Adamo, di noi tutti, quello di essere completamente liberi. E’ ciò che Gesù compie al Getsemani: trasferendo la volontà umana nella volontà divina nasce il vero uomo, e noi siamo redenti.</p>
<p>Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica insegna sinteticamente: «La preghiera di Gesù durante la sua agonia nell&#8217;Orto del Getsemani e le sue ultime parole sulla Croce rivelano la profondità della sua preghiera filiale: Gesù porta a compimento il disegno d&#8217;amore del Padre e prende su di sé tutte le angosce dell&#8217;umanità, tutte le domande e le intercessioni della storia della salvezza. Egli le presenta al Padre che le accoglie e le esaudisce, al di là di ogni speranza, risuscitandolo dai morti» (n. 543). Davvero «in nessun&#8217;altra parte della Sacra Scrittura guardiamo così profondamente dentro il mistero interiore di Gesù come nella preghiera sul Monte degli Ulivi» (Gesù di Nazaret II, 177).</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, ogni giorno nella preghiera del Padre nostro noi chiediamo al Signore: «sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra» (Mt 6,10). Riconosciamo, cioè, che c&#8217;è una volontà di Dio con noi e per noi, una volontà di Dio sulla nostra vita, che deve diventare ogni giorno di più il riferimento del nostro volere e del nostro essere; riconosciamo poi che è nel “cielo” dove si fa la volontà di Dio e che la “terra” diventa “cielo”, luogo della presenza dell’amore, della bontà, della verità, della bellezza divina, solo se in essa viene fatta la volontà di Dio. Nella preghiera di Gesù al Padre, in quella notte terribile e stupenda del Getsemani, la “terra” è diventata “cielo”; la “terra” della sua volontà umana, scossa dalla paura e dall’angoscia, è stata assunta dalla sua volontà divina, così che la volontà di Dio si è compiuta sulla terra. E questo è importante anche nella nostra preghiera: dobbiamo imparare ad affidarci di più alla Provvidenza divina, chiedere a Dio la forza di uscire da noi stessi per rinnovargli il nostro “sì”, per ripetergli «sia fatta la tua volontà», per conformare la nostra volontà alla sua. E’ una preghiera che dobbiamo fare quotidianamente, perché non sempre è facile affidarci alla volontà di Dio, ripetere il “sì” di Gesù, il “sì” di Maria. I racconti evangelici del Getsemani mostrano dolorosamente che i tre discepoli, scelti da Gesù per essergli vicino, non furono capaci di vegliare con Lui, di condividere la sua preghiera, la sua adesione al Padre e furono sopraffatti dal sonno. Cari amici, domandiamo al Signore di essere capaci di vegliare con Lui in preghiera, di seguire la volontà di Dio ogni giorno anche se parla di Croce, di vivere un’intimità sempre più grande con il Signore, per portare in questa «terra» un po’ del «cielo» di Dio. Grazie.</p>
<p><strong>Saluti:</strong></p>
<p>Je salue les pèlerins francophones, particulièrement le groupe du Collège du Sacré-Cœur d’Aix-en-Provence. Chers amis, dans la prière, n’hésitons pas à confier à Dieu ce qui fait notre vie, nos joies et nos soucis. Je vous invite à chercher en tout sa volonté, et à renouveler votre engagement à vivre en chrétien, en suivant Jésus, la lumière de notre vie. Avec ma bénédiction à tous, et particulièrement aux personnes consacrées, dont nous célébrerons la fête demain !</p>
<p>I offer a warm welcome to the group of British Army Chaplains taking part in today’s Audience. My greeting also goes to the many student and parish groups present. Upon all the English-speaking pilgrims and visitors, including those from Hong Kong and the United States of America, I cordially invoke God’s blessings of joy and peace!</p>
<p>Mit Freude grüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher. Wollen wir immer wieder Zeiten der Stille und des persönlichen Gebetes suchen und gerade in Stunden der Not vertrauensvoll unsere Sorgen dem himmlischen Vater übergeben. Wir wissen: ihm ist alles möglich und er kann auch das Schwere zum Guten führen. Gott segne euch alle!</p>
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, Chile, Argentina, México y otros países latinoamericanos. Queridos amigos pidamos al Señor para que seamos capaces de vigilar con Él en oración, de cumplir su voluntad cada día aunque comporte sacrificio. Que estemos dispuestos a vivir una intimidad cada vez más grande con Él. Muchas gracias.</p>
<p>Amados peregrinos de língua portuguesa, a todos dou as boas-vindas, pedindo a Deus que vos encha de esperança e conceda a luz para descobrir a sua vontade sobre a vossa vida e fazer dela o ponto de referimento diário do vosso querer e do vosso ser. E que as Suas Bênçãos sempre vos acompanhem. Ide em paz!</p>
<p>Saluto in lingua polacca:</p>
<p>Pozdrawiam polskich pielgrzymów. Modlitwa Jezusa w ogrodzie Getsemani jest wyrazem całkowitego poddania swojej woli i zawierzenia życia Bogu Ojcu. Wszyscy jesteśmy zaproszeni do tej ufności i pełnienia woli Bożej. Jednak szczególnymi świadkami takiego oddania są w Kościele osoby konsekrowane. Obchodząc jutro ich dzień, prośmy Boga, aby mocą Ducha Świętego umacniał je na drodze pełnienia Jego woli. Wam wszystkim tu obecnym niech Bóg błogosławi.</p>
<p>Traduzione italiana:</p>
<p>Saluto i pellegrini polacchi. La preghiera di Gesù nell’orto del Getsemani è un’espressione della totale sottomissione della propria volontà e dell’affidamento della vita a Dio Padre. Tutti siamo invitati a tale fiducia e a compiere la volontà di Dio. Tuttavia i testimoni speciali di tale dedizione sono nella Chiesa le persone consacrate. Celebrando domani la loro giornata, chiediamo a Dio che con la potenza dello Spirito Santo li rafforzi nel cammino dell’adempimento della Sua volontà. Dio benedica tutti voi qui presenti!</p>
<p>Rivolgo un cordiale benvenuto a tutti i pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i Vescovi amici della Comunità di Sant’Egidio, provenienti da vari Paesi dell&#8217;Europa, dell&#8217;Africa e dell&#8217;Asia, e li incoraggio ad operare con entusiasmo al servizio del Vangelo, nonostante le difficoltà che a volte possono incontrare nella loro missione. Saluto con affetto i rappresentanti della Marina Militare di Grottaglie; cari amici, vi ringrazio per la vostra presenza e vi esorto a vivere con fedeltà il vostro lavoro e ad arricchirlo con la vostra personale testimonianza cristiana.</p>
<p>Desidero rivolgere infine il mio saluto ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. La figura di san Giovanni Bosco, che ieri abbiamo ricordato, ci porta a considerare quanto sia importante educare le nuove generazioni agli autentici valori umani e spirituali della vita. Cari giovani, invoco su di voi la particolare protezione del Santo della gioventù e vi auguro di trovare sempre educatori saggi e guide sicure. Cari ammalati, la vostra sofferenza, offerta con generosità al Signore, possa rendere fecondo l&#8217;impegno che la Chiesa dedica al mondo giovanile. E voi, sposi novelli, preparatevi ad essere i primi ed insostituibili educatori dei figli che il Signore vi donerà.</p>
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		<title>Angelus 29 gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 21:55:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angelus]]></category>

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		<description><![CDATA[BENEDETTO XVI Piazza San Pietro Domenica, 29 gennaio 2012 Cari fratelli e sorelle! Il Vangelo di questa domenica (Mc 1,21-28) ci presenta Gesù che, in giorno di sabato, predica nella sinagoga di Cafarnao, la piccola città sul lago di Galilea dove abitavano Pietro e suo fratello Andrea. Al suo insegnamento, che suscita la meraviglia della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BENEDETTO XVI</strong></p>
<p><em>Piazza San Pietro</em><br />
<em>Domenica, 29 gennaio 2012</em></p>
<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>Il Vangelo di questa domenica (Mc 1,21-28) ci presenta Gesù che, in giorno di sabato, predica nella sinagoga di Cafarnao, la piccola città sul lago di Galilea dove abitavano Pietro e suo fratello Andrea. Al suo insegnamento, che suscita la meraviglia della gente, segue la liberazione di «un uomo posseduto da uno spirito impuro» (v. 23), che riconosce in Gesù il «santo di Dio», cioè il Messia. In poco tempo, la sua fama si diffonde in tutta la regione, che Egli percorre annunciando il Regno di Dio e guarendo i malati di ogni genere: parola e azione. San Giovanni Crisostomo fa osservare come il Signore «alterni il discorso a beneficio degli ascoltatori, procedendo dai prodigi alle parole e passando di nuovo dall’insegnamento della sua dottrina ai miracoli» (Hom. in Matthæum 25, 1: PG 57, 328).</p>
<p>La parola che Gesù rivolge agli uomini apre immediatamente l’accesso al volere del Padre e alla verità di se stessi. Non così, invece, accadeva agli scribi, che dovevano sforzarsi di interpretare le Sacre Scritture con innumerevoli riflessioni. Inoltre, all’efficacia della parola, Gesù univa quella dei segni di liberazione dal male. Sant’Atanasio osserva che «comandare ai demoni e scacciarli non è opera umana ma divina»; infatti, il Signore «allontanava dagli uomini tutte le malattie e ogni infermità. Chi, vedendo il suo potere … avrebbe ancora dubitato che Egli fosse il Figlio, la Sapienza e la Potenza di Dio?» (Oratio de Incarnatione Verbi 18.19: PG 25, 128 BC.129 B). L’autorità divina non è una forza della natura. È il potere dell’amore di Dio che crea l’universo e, incarnandosi nel Figlio Unigenito, scendendo nella nostra umanità, risana il mondo corrotto dal peccato. Scrive Romano Guardini: «L’intera esistenza di Gesù è traduzione della potenza in umiltà… è la sovranità che qui si abbassa alla forma di servo» (Il Potere, Brescia 1999, 141.142).</p>
<p>Spesso per l’uomo l’autorità significa possesso, potere, dominio, successo. Per Dio, invece, l’autorità significa servizio, umiltà, amore; significa entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi dei discepoli (cfr Gv 13,5), che cerca il vero bene dell’uomo, che guarisce le ferite, che è capace di un amore così grande da dare la vita, perché è Amore. In una delle sue Lettere, santa Caterina da Siena scrive: «E’ necessario che noi vediamo e conosciamo, in verità, con la luce della fede, che Dio è l’Amore supremo ed eterno, e non può volere altro se non il nostro bene» (Ep. 13 in: Le Lettere, vol. 3, Bologna 1999, 206).</p>
<p>Cari amici, giovedì prossimo 2 febbraio, celebreremo la festa della Presentazione del Signore al tempio, Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Invochiamo con fiducia Maria Santissima, affinché guidi i nostri cuori ad attingere sempre dalla misericordia divina, che libera e guarisce la nostra umanità, ricolmandola di ogni grazia e benevolenza, con la potenza dell’amore.</p>
<p><strong>Dopo l&#8217;Angelus</strong></p>
<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>oggi, a Vienna, viene proclamata Beata Hildegard Burjan, laica, madre di famiglia, vissuta tra Ottocento e Novecento e fondatrice della Società delle Suore della Caritas socialis. Lodiamo il Signore per questa bella testimonianza del Vangelo!</p>
<p>In questa domenica ricorre la Giornata mondiale dei malati di lebbra. Nel salutare l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, vorrei far giungere il mio incoraggiamento a tutte le persone affette da questa malattia, come pure a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano per eliminare la povertà e l’emarginazione, vere cause del permanere del contagio.</p>
<p>Ricordo inoltre la Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa. In profonda comunione con il Patriarca Latino di Gerusalemme e il Custode di Terra Santa, invochiamo il dono della pace per quella Terra benedetta da Dio.</p>
<p>J’accueille avec joie les pèlerins de langue française. Dans l’Évangile de ce dimanche nous voyons Jésus parler avec autorité, et sa Parole, qui nous délivre de l’esprit du mal, nous révèle l’inlassable fidélité de Dieu pour tout homme. Aujourd’hui encore, cette Parole nous rend libres et elle nous invite à sortir de notre silence. L’Esprit-Saint, que nous avons reçu, fait de nous des prophètes. Notre vocation chrétienne nous pousse donc à accueillir et à annoncer autour de nous la Bonne Nouvelle de Jésus. Que la Vierge Marie nous aide à être des témoins intrépides de l’Évangile ! Bon dimanche à tous !</p>
<p>I offer a warm welcome to the English-speaking pilgrims and visitors present at this Angelus prayer.  In this Sunday’s Gospel we hear how the unclean spirit recognizes Jesus as the “Holy One of God”.  Let us pray that, despite the distractions of life and the apparent progress of evil, we may continue to put our faith in the Lord Jesus who is “the way, the truth and the life”.  I wish all of you a good Sunday.  May God bless you!</p>
<p>Ganz herzlich grüße ich die Pilger und Besucher deutscher Sprache und verbinde mich in besonderer Weise mit allen Gläubigen, die heute nachmittag im Wiener Stephansdom an der Seligsprechung von Hildegard Burjan teilnehmen. Sie sagte: „Ich weiß sicher, daß es nur ein wahres Glück gibt, und das ist die Liebe Gottes! Alles andere kann erfreuen, aber Wert hat es nur, wenn es aus dieser Liebe stammt, in ihr begründet ist.“ Aus dieser Liebe hat Hildegard Burjan gelebt. Und als Gründerin der Schwesterngemeinschaft Caritas Socialis hat sie Frauen um sich geschart, die bis heute Quelle dieser Liebe sein wollen, um den notleidenden Menschen Hilfe und Trost und Hilfe zukommen zu lassen. Nach dem Beispiel von Hildegard Burjan versuchen auch wir Boten der helfenden Liebe Gottes zu sein. Einen guten Sonntag euch allen!</p>
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración mariana, en particular a los alumnos del Instituto Diego Sánchez, de Talavera la Real, del Colegio San Atón, de Badajoz, así como a los fieles procedentes de Valencia, Cádiz, Ceuta y Jérez. Con el salmista invito a todos a escuchar la voz de Dios y a no endurecer el corazón. Busquemos tiempo para meditar cuanto el Señor nos propone en la divina Palabra y respondamos a ella con una oración sincera, constante y humilde. De ahí sacaremos fuerzas para afrontar las dificultades de la vida y servir con sencillez a los que nos rodean, sobre todo a quienes pasan por pruebas diversas. Feliz Domingo.</p>
<p>Z serdecznym pozdrowieniem zwracam się do Polaków. W tym tygodniu, w święto Ofiarowania Pańskiego, obchodzimy dzień życia konsekrowanego. Wdzięczni zakonnikom i zakonnicom za ich posługę modlitwy, działalność apostolską i charytatywną w Kościele, módlmy się o nowe powołania. Niech Duch Święty rozpala w wielu sercach pragnienie całkowitego oddania siebie Chrystusowi w ubóstwie, posłuszeństwie i czystości. Niech Bóg wam błogosławi.</p>
<p><em>[Con un cordiale saluto mi rivolgo ai polacchi. In questa settimana, nella festa della Presentazione del Signore, celebreremo la Giornata della Vita Consacrata. Grati ai religiosi e alle religiose per il loro ministero di preghiera, per l’attività apostolica e caritativa nella Chiesa, preghiamo per le nuove vocazioni. Lo Spirito Santo susciti in tanti cuori il desiderio della totale dedizione a Cristo nella povertà, nell’obbedienza e nella castità. Dio vi benedica!]</em></p>
<p>E saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli venuti da Taranto, Bari e Civitavecchia, e i numerosi ragazzi dell’Azione Cattolica di Roma con i loro educatori e familiari. Cari ragazzi, anche quest’anno avete dato vita alla “Carovana della Pace”. Vi ringrazio e vi incoraggio a portare dappertutto la pace di Gesù. E accanto a me ci sono due di voi. Adesso ascoltiamo il messaggio letto da Noemi.</p>
<p><em>[lettura del messaggio]</em></p>
<p>Grazie Noemi, hai fatto molto bene! Ed ora liberiamo le colombe, che i ragazzi hanno portato, come segno di pace per la città di Roma e per il mondo intero.</p>
<p><em>[lancio delle colombe]</em></p>
<p>Vogliono stare nella casa del Papa!</p>
<p>Buona domenica a voi tutti! Buona Domenica!</p>
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		<title>Migliaia di cristiani in fuga dal nord della Nigeria</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 21:57:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parsifal]]></category>

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		<description><![CDATA[Degenera sempre più la situazione nel nord della Nigeria]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Degenera sempre più la situazione nel nord della Nigeria da dove almeno 35.000 persone di religione cristiana, secondo stime ufficiali, sono in fuga dalle violenze scatenate dal gruppo fondamentalista islamico Boko Haram, autore nel solo fine settimana scorso di una serie di attentati che hanno causato quasi duecento morti a Kano, la capitale dell&#8217;omonimo Stato settentrionale nigeriano. La popolazione è nel panico e sono in molti a scappare, lasciando il poco che possiedono. E non è bastata a rassicurarla la visita a Kano del presidente nigeriano Goodluck Jonathan, che ha promesso di aumentare le misure di sicurezza. Ad accrescere la paura, ieri, ha contribuito una nuova esplosione di cui non è chiara la natura e lo sgombero della zona in cui si è verificata. Sempre a Kano, è stato rapito un ingegnere tedesco che lavorava per una società di costruzione nigeriana, la Dantata et Sawoe. Nessuno ha finora rivendicato il sequestro.<br />
A peggiorare il quadro generale contribuisce la notizia data dalla polizia che i quattro quinti dei circa duecento militanti fondamentalisti islamici arrestati come sospetti responsabili degli attentati sono mercenari provenienti dal Ciad. Questo sembrerebbe confermare i legami tra Boko Haram e i gruppi organizzati del terrorismo di matrice fondamentalista islamica, come Al Qaeda per il Maghreb islamico (Aqmi), che operano in tutta la fascia saheliana e sahariana. In questo senso si esprime anche un rapporto dell&#8217;Onu, secondo il quale Boko Haram ha stabilito legami con Aqmi, mentre alcuni suoi membri provenienti dalla Nigeria e dal Ciad hanno ricevuto nell&#8217;estate del 2011 addestramenti nei campi che Aqmi possiede in Mali.<br />
Secondo il rapporto dell&#8217;Onu, il Paese da dove passano quasi indisturbati sia armi sia terroristi sembra essere il Niger, anche a causa della guerra che ha sconvolto la confinante Libia. Ex soldati e mercenari impegnati nel conflitto libico, attraverso il contrabbando con il Niger, avrebbero venduto armi, bombe, esplosivi ai gruppi terroristici. Le autorità nigerine hanno intercettato recentemente un convoglio con 445 detonatori e 645 chilogrammi di esplosivo. Tra l&#8217;altro, il contrasto al terrorismo ha costi pesanti per le popolazioni locali, già tra le più povere del mondo. Per aumentare i fondi per la difesa e la sicurezza del 65 per cento, il Governo nigerino ha sottratto risorse a scuola e sanità.<br />
Anche Jonathan, durante la sua visita a Kano, ha ribadito di non avere dubbi sui legami tra Boko Haram e Al Qaeda per il Magreb islamico, ma ha aggiunto che la soluzione delle crisi non può essere affidata alla forza e che la sola opzione militare non fermerà gli attentati. Di qui, la richiesta fatta a Boko Haram di avanzare le proprie rivendicazioni come base per una trattativa. Richiesta, almeno per il momento, rimasta comunque senza risposta. Il contenuto di un messaggio attribuito al presunto leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, sembra anzi andare in direzione diametralmente opposta. In una registrazione diffusa su internet e corredata da una foto ritenuta da analisti appunto di Shekau, si ascoltano minacce di nuovi attentati e si afferma che quelli a Kano sarebbero stati una ritorsione per presunte torture inflitte ai militanti di Boko Haram arrestati. Nel messaggio, la cui autenticità non è stata comunque ancora confermata, si afferma altresì che la responsabilità dell&#8217;uccisione di civili innocenti ricadrebbe sulle forze di polizia nigeriane.<br />
Secondo un recente rapporto dell&#8217;organizzazione umanitaria Human Right Watch, sarebbero 550 le persone uccise nei 115 attacchi commessi da Boko Haram nel 2011. Lo Stato maggiormente colpito è stato quello di Borno. Dal 2009 al 2011 si stimano 995 vittime. E la situazione sembra degenerare sempre più, dato che dall&#8217;inizio del 2012, cioè in neanche un mese, ci sono già stati oltre 250 morti.</p>
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		<title>Silenzio e Parola</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 21:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Messaggio per la XLVI giornata mondiale delle comunicazion i sociali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il silenzio – altrettanto essenziale della parola – è al centro del messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (20 maggio 2012), reso noto martedì 24 gennaio, festa di S. Francesco di Sales. “Educarsi alla comunicazione – scrive il Papa – vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare”.<br />
Benedetto XVI ci aiuta ad entrare «su un aspetto del processo umano della comunicazione che a volte è dimenticato, pur essendo molto importante, e che oggi appare particolarmente necessario richiamare. Si tratta del rapporto tra silenzio e parola: due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone. Quando parola e silenzio si escludono a vicenda, la comunicazione si deteriora, o perché provoca un certo stordimento, o perché, al contrario, crea un clima di freddezza; quando, invece, si integrano reciprocamente, la comunicazione acquista valore e significato».</p>
<p><a href="http://www.fidesvita.org/parola-del-papa/discorsi/messaggio-per-la-xlvi-giornata-mondiale-delle-comunicazioni-sociali.html" target="_blank">Messaggio per la XLVI giornata mondiale delle comunicazion i sociali</a></p>
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		<title>Messaggio per la XLVI giornata mondiale delle comunicazioni sociali</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 21:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discorsi]]></category>

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		<description><![CDATA[MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA XLVI GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI &#8220;Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione&#8221; [Domenica, 20 maggio 2012] Cari fratelli e sorelle, all’avvicinarsi della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2012, desidero condividere con voi alcune riflessioni su un aspetto del processo umano della comunicazione che a volte è dimenticato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MESSAGGIO DEL SANTO PADRE<br />
BENEDETTO XVI<br />
PER LA XLVI GIORNATA MONDIALE<br />
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI</p>
<p>&#8220;Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione&#8221;</p>
<p>[Domenica, 20 maggio 2012]</p>
<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>all’avvicinarsi della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2012, desidero condividere con voi alcune riflessioni su un aspetto del processo umano della comunicazione che a volte è dimenticato, pur essendo molto importante, e che oggi appare particolarmente necessario richiamare. Si tratta del rapporto tra silenzio e parola: due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone. Quando parola e silenzio si escludono a vicenda, la comunicazione si deteriora, o perché provoca un certo stordimento, o perché, al contrario, crea un clima di freddezza; quando, invece, si integrano reciprocamente, la comunicazione acquista valore e significato.</p>
<p>Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto. Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro, scegliamo come esprimerci. Tacendo si permette all’altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee. Si apre così uno spazio di ascolto reciproco e diventa possibile una relazione umana più piena. Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l’espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di espressione particolarmente intensa. Dal silenzio, dunque, deriva una comunicazione ancora più esigente, che chiama in causa la sensibilità e quella capacità di ascolto che spesso rivela la misura e la natura dei legami. Là dove i messaggi e l’informazione sono abbondanti, il silenzio diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o accessorio. Una profonda riflessione ci aiuta a scoprire la relazione esistente tra avvenimenti che a prima vista sembrano slegati tra loro, a valutare, ad analizzare i messaggi; e ciò fa sì che si possano condividere opinioni ponderate e pertinenti, dando vita ad un’autentica conoscenza condivisa. Per questo è necessario creare un ambiente propizio, quasi una sorta di “ecosistema” che sappia equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni.</p>
<p>Gran parte della dinamica attuale della comunicazione è orientata da domande alla ricerca di risposte. I motori di ricerca e le reti sociali sono il punto di partenza della comunicazione per molte persone che cercano consigli, suggerimenti, informazioni, risposte. Ai nostri giorni, la Rete sta diventando sempre di più il luogo delle domande e delle risposte; anzi, spesso l’uomo contemporaneo è bombardato da risposte a quesiti che egli non si è mai posto e a bisogni che non avverte. Il silenzio è prezioso per favorire il necessario discernimento tra i tanti stimoli e le tante risposte che riceviamo, proprio per riconoscere e focalizzare le domande veramente importanti. Nel complesso e variegato mondo della comunicazione emerge, comunque, l’attenzione di molti verso le domande ultime dell’esistenza umana: chi sono? che cosa posso sapere? che cosa devo fare? che cosa posso sperare? E’ importante accogliere le persone che formulano questi interrogativi, aprendo la possibilità di un dialogo profondo, fatto di parola, di confronto, ma anche di invito alla riflessione e al silenzio, che, a volte, può essere più eloquente di una risposta affrettata e permette a chi si interroga di scendere nel più profondo di se stesso e aprirsi a quel cammino di risposta che Dio ha iscritto nel cuore dell’uomo.</p>
<p>Questo incessante flusso di domande manifesta, in fondo, l’inquietudine dell’essere umano sempre alla ricerca di verità, piccole o grandi, che diano senso e speranza all’esistenza. L’uomo non può accontentarsi di un semplice e tollerante scambio di scettiche opinioni ed esperienze di vita: tutti siamo cercatori di verità e condividiamo questo profondo anelito, tanto più nel nostro tempo in cui “quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse, la loro visione del mondo, le loro speranze, i loro ideali” (Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2011).</p>
<p>Sono da considerare con interesse le varie forme di siti, applicazioni e reti sociali che possono aiutare l’uomo di oggi a vivere momenti di riflessione e di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Nella essenzialità di brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico, si possono esprimere pensieri profondi se ciascuno non trascura di coltivare la propria interiorità. Non c’è da stupirsi se, nelle diverse tradizioni religiose, la solitudine e il silenzio siano spazi privilegiati per aiutare le persone a ritrovare se stesse e quella Verità che dà senso a tutte le cose. Il Dio della rivelazione biblica parla anche senza parole: “Come mostra la croce di Cristo, Dio parla anche per mezzo del suo silenzio. Il silenzio di Dio, l’esperienza della lontananza dell’Onnipotente e Padre è tappa decisiva nel cammino terreno del Figlio di Dio, Parola incarnata. (…) Il silenzio di Dio prolunga le sue precedenti parole. In questi momenti oscuri Egli parla nel mistero del suo silenzio” (Esort. ap. postsin. Verbum Domini, 30 settembre 2010, 21). Nel silenzio della Croce parla l’eloquenza dell’amore di Dio vissuto sino al dono supremo. Dopo la morte di Cristo, la terra rimane in silenzio e nel Sabato Santo, quando “il Re dorme e il Dio fatto carne sveglia coloro che dormono da secoli” (cfr Ufficio delle Letture del Sabato Santo), risuona la voce di Dio piena di amore per l’umanità.</p>
<p>Se Dio parla all’uomo anche nel silenzio, pure l’uomo scopre nel silenzio la possibilità di parlare con Dio e di Dio. “Abbiamo bisogno di quel silenzio che diventa contemplazione, che ci fa entrare nel silenzio di Dio e così arrivare al punto dove nasce la Parola, la Parola redentrice” (Omelia, S. Messa con i Membri della Commissione Teologica Internazionale, 6 ottobre 2006). Nel parlare della grandezza di Dio, il nostro linguaggio risulta sempre inadeguato e si apre così lo spazio della contemplazione silenziosa. Da questa contemplazione nasce in tutta la sua forza interiore l’urgenza della missione, la necessità imperiosa di “comunicare ciò che abbiamo visto e udito”, affinché tutti siano in comunione con Dio (cfr 1 Gv 1,3). La contemplazione silenziosa ci fa immergere nella sorgente dell’Amore, che ci conduce verso il nostro prossimo, per sentire il suo dolore e offrire la luce di Cristo, il suo Messaggio di vita, il suo dono di amore totale che salva.</p>
<p>Nella contemplazione silenziosa emerge poi, ancora più forte, quella Parola eterna per mezzo della quale fu fatto il mondo, e si coglie quel disegno di salvezza che Dio realizza attraverso parole e gesti in tutta la storia dell’umanità. Come ricorda il Concilio Vaticano II, la Rivelazione divina si realizza con “eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto” (Dei Verbum, 2). E questo disegno di salvezza culmina nella persona di Gesù di Nazaret, mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione. Egli ci ha fatto conoscere il vero Volto di Dio Padre e con la sua Croce e Risurrezione ci ha fatti passare dalla schiavitù del peccato e della morte alla libertà dei figli di Dio. La domanda fondamentale sul senso dell’uomo trova nel Mistero di Cristo la risposta capace di dare pace all’inquietudine del cuore umano. E’ da questo Mistero che nasce la missione della Chiesa, ed è questo Mistero che spinge i cristiani a farsi annunciatori di speranza e di salvezza, testimoni di quell’amore che promuove la dignità dell’uomo e che costruisce giustizia e pace.</p>
<p>Parola e silenzio. Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare, e questo è particolarmente importante per gli agenti dell’evangelizzazione: silenzio e parola sono entrambi elementi essenziali e integranti dell’agire comunicativo della Chiesa, per un rinnovato annuncio di Cristo nel mondo contemporaneo. A Maria, il cui silenzio “ascolta e fa fiorire la Parola” (Preghiera per l’Agorà dei Giovani a Loreto, 1-2 settembre 2007), affido tutta l’opera di evangelizzazione che la Chiesa compie tramite i mezzi di comunicazione sociale.</p>
<p><em>Dal Vaticano, 24 gennaio 2012, Festa di san Francesco di Sales</em></p>
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