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Ancora sangue innocente…

10/01/10

7 gennaio 2010. È la notte di Natale per i cristiani copti di Nagaa Hammadi, nel go­vernatorato di Qena, nell’Alto Egitto. La Santa Messa della vigilia del Na­tale è appena terminata. Tre uomini armati a bor­do di un’automobile aggrediscono alcuni fedeli, se­condo una prima ricostruzio­ne davanti alla locale chiesa di S. Maria, secondo un’altra versione, invece, di fronte al convento di Badaba, in un’a­rea agricola nei paraggi del villaggio.  L’attacco provoca la morte di nove persone, tutte molto giovani, uno addirittura di 14 anni, fra cui un agente di polizia musul­mano, interve­nuto sul posto. Si scatena inevitabile la violenta reazione di 2000 cittadini copti riunitisi davanti all’ospedale per chiedere l’immediata restituzione dei corpi dei poveri defunti; si susseguono scene di guerriglia e la folla viene dispersa con idranti e gas lacrimogeni. L’aggressione ai danni dei cristiani è stata giustificata dalla notizia FALSA dello stupro di u­na dodicenne musulmana perpetrato da un contadino copto, sempre nel governato­rato di Qena, episodio risa­lente al mese di novembre che aveva già scatenato le ire del­la locale comunità musulma­na. In realtà già da tempo la piccola realtà cristiana egiziana è oggetto di brutali attacchi da parte degli islamici, basti ricordare che nell’autunno scorso negozi e vetture cri­stiani furono colpiti con lanci di pietre: a scate­nare la rabbia di un gruppo di musulmani di Assiut è stato un video, gira­to da un cri­stiano con il suo telefoni­no, con prota­gonisti due fi­danzati mu­sulmani ripre­si in atteggia­menti troppo “affettuosi”. In novembre, sempre a Qena, a circa 700 chilometri da Il Cairo, un’al­tra folla di musulmani ha lan­ciato sassi contro la stazione di polizia di Farshut, all’inter­no della quale veniva interro­gato un giovane cristiano ac­cusato di aver molestato una ragazza musulmana.
Nell’area di Ales­sandria d’Egitto inoltre più vol­te si sono registrati scontri nei paraggi delle chiese locali, in corrispondenza di feste reli­giose cristiane.
Secondo alcuni esperti ed osservatori della scena egiziana l’attacco non sorprende: come riporta L’Avvenire in una articolo dell’8 gennaio, l’ultimo bien­nio, secondo i rapporti delle organizzazioni per la di­fesa dei diritti umani, è stato particolarmente fosco, con discriminazioni sempre più frequenti ai danni dei cristiani nella vita di tutti i giorni, sul posto di lavoro, a scuola, nelle amministrazioni o semplicemente per strada, come denunciano i cittadini copti. Ai cristiani sono precluse, in modo sempre più evidente, cariche di rilievo nella vita politica, negli affari, nei ministeri. La costruzione di un nuovo luogo di culto scatena im­mediate polemiche. Una situazione esasperata nel sud del Paese, là dove la popolazione, già di per sé piagata da povertà e igno­ranza, ora è messa ancor di più in ginocchio dalla cri­si economica.
Questa volta sotto le luci della ribalta c’è l’Egitto, ma, come già tante volte messo in luce in questo sito, la situazione è drammatica per i cristiani nel mondo.
Prendiamo la Turchia che vuole entrare, lo ricordiamo, nell’Unione Europea. Per i cristiani cattolici del Paese si può addirittura parlare di minoranza nella minoranza e questo perché non hanno, come tutte le altre con­fessioni, un riconosci­mento giuridico: la comunità non rientra nemmeno nelle minoranze reli­giose non musulmane previste dal Trattato di Losanna, che fu firmato nel 1923 e con il quale la Turchia si impegnava a garantire a tutti i suoi abitanti, indipen­dentemente dalla loro provenien­za e dalla loro fede, uguaglianza e libertà. Nel testo del Trattato fu­rono considerate minoranze non musulmane le comunità armene, bulgare, ortodosse ed ebraiche, più o meno le stesse dell’epoca ottomana. Rimasero clamorosa­mente fuori la comunità cristiane arabofone, uniati, siro-ortodosse, caldee e cattolico-latine.
Tale situazione ha immediate conseguenze sulla vita quotidiana, soprattutto per quanto riguarda aspetti prati­ci e anche nell’organizzazione della missione pastorale (Avvenire 8/01/10).
In Vietnam invece il 6 gennaio è stato compiuto un vero e proprio sacrilegio: il crocefisso del cimitero della parrocchia di Dong Chiem, a Hanoi è stato distrutto con gli esplosivi e i fedeli, richiamati sul posto dal boato, sono stati caricati e picchiati dalla polizia.
In Malaysia invece, notizia di oggi riportata da Asianews, verso mezzanotte un’esplosione ha danneggiato gli uffici amministrativi della Metro Tabernacle Church, una chiesa protestante a Kuala Lumpur. Altri tre luoghi di culto cristiani, fra i quali la chiesa cattolica dell’Assunzione a Petaling Jaya, hanno subito attacchi. Gli assalitori hanno lanciato una bomba Molotov all’interno dell’edificio, che ha causato danni minimi. Oltre ai luoghi di culto sono state attaccate alcune auto di proprietà dei cattolici: carrozzerie danneggiate e vetri infranti, ma non vi sono feriti. A scatenare la rabbia dell’ala fondamentalista del Paese la decisione – il 31 dicembre scorso – dei giudici di consentire anche ai cristiani l’uso della parola “Allah” in riferimento a Dio.
Fino a quando questi massacri continueranno?
Non possiamo tacere questi soprusi e per questo continueremo a denunciarli!