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“Così viene tradito il risultato del referendum”

- di Gianni Santamaria - Avvenire del 01 maggio 2008

“Per quale motivo il popolo vie­ne interpellato, se poi ciò per cui il popolo si pronuncia vie­ne così poco tenuto in con­to?”. Da dietro la scrivania del­la sede nazionale di Scienza & vita la presidente Maria Luisa Di Pietro pone la domanda che va al cuore della questione sollevata dalle nuove linee guida. Interroga­tivo che dalla centrale operativa del sodalizio, che nel giugno del 2005 si batté per il falli­mento dei referendum sulla legge 40, rim­balza direttamente nel dibattito pubblico e nell’attualità politica. A quel tempo la Di Pie­tro, professore associato di Bioetica alla Cat­tolica di Roma, non era ancora presidente (incarico che oggi condivide con il genetista Bruno Dallapiccola) del comitato, che poi si sarebbe trasformato in associazione. Ma era tra i firmatari del Manifesto programmatico, impegnati nella battaglia culturale per fer­mare i referendum con l’astensione.
Le nuove linee guida del ministro Livia Turco vanno contro il risultato referendario?
“È stata compiuta una grande scorrettezza. Personalmente mi sento offesa e tradita co­me cittadina italiana, perché essendomi espressa in quell’occasione, come la maggio­ranza degli italiani, per il mantenimento del­la legge, mi trovo adesso con un ministro del governo uscente che capovolge tutto. La risposta degli italiani è stata chiara, perché la formulazione dei quesiti refe­rendari comprendeva anche il punto relativo alla tutela del con­cepito, che viene gravemente vio­lata dall’apertura alla diagnosi ge­netica pre-impianto”.
Cosa farete adesso?
“Non staremo a guardare. Chie­deremo con insistenza al nuovo governo di intervenire subito e di rimediare a questa ingiustizia. Per ridare voce al popolo italiano. Non solo quando è chiamato a scegliere un partito o l’altro. Chie­diamo al nuovo ministro della Sa­lute, chiunque sarà, il coraggio di prendere una posizione chiara, di ripristinare un ordine e una lega­lità che sono stati ampiamente traditi. E quindi chiediamo che ci sia una persona che si faccia real­mente portavoce dei bisogni del popolo italiano e non semplice­mente delle ideologie di una parte”.
E dal punto di vista dell’azione a livello nazionale e locale?
“Se sarà necessario, interverremo anche per­seguendo la via del ricorso, ma soprattutto con la nostra azione di formazione e di infor­mazione, anche sulla prevenzione della ste­rilità, un problema che investe non solo scel­te individuali ma anche politiche di tipo e­conomico, sociale, del lavoro, ambientali, e di sostegno alla famiglia. Basti pensare che l’età avanzata in cui si cerca la prima gravi­danza è la prima causa di sterilità”.
Cosa contestate nella decisione della Turco?
“Innanzitutto i tempi. Il governo uscente a­veva come compito il disbrigo degli affari correnti e delle questioni più urgenti. Non si riesce a capire quale urgenza ci sia nel mo­dificare il dettato della legge 40. Poi la mo­dalità con la quale è stata portata avanti la manovra. Era compito del ministro, se ave­va dubbi, di rivolgersi al Parlamento ri­guardo alla revisione del concetto di infer­tilità e alla diagnosi genetica pre-impianto. Un’azione necessaria, visto che con queste linee guida si stravolge completamente il dettato della legge. Non è possibile che un ministro avalli una modifica di una legge dello Stato in modo surrettizio, nascosto e subdolo. Una legge, inoltre, riconfermata da un referendum. Infine, il Tar aveva ri­mandato la questione alla Corte costitu­zionale relativamente al numero degli em­brioni da produrre. Bisognava pertanto a­spettare anche l’intervento della Corte”.
Questo riguardo al metodo. E nel merito?
“Primo: è stato revisionato e allargato il con­cetto di infertilità e sterilità, legandolo non alla presenza di cause patologiche, come la legge prevede, ma a un’infertilità dell’atto sessuale. Poi le linee guida hanno travisato e stravolto completamente la legge in più punti. Il divieto della diagnosi pre-impianto è infatti chiaro, dal momento che essa non ha altro scopo che quello di individuare gli embrioni malati, di eliminarli e quindi di applicare una selezione di tipo eugeneti­co. Con queste linee guida una parte della politica si è, finalmente, tolta la maschera e ha dichiarato le proprie reali intenzioni”.