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È la pretesa del «figlio sano»

di Adriano Pessina - Avvenire del 01 maggio 2008

Le linee guida all’applicazio­ne della legge 40 sulla pro­creazione me­dicalmente as­sistita firmate dal mi­nistro della Salute Li­via Turco, e pubblica­te sulla Gazzetta Ufficiale, introducono alcune novità che di fatto stravolgono lo spirito e la lettera della stessa legge. In particolare, l’estensione della possibilità di ricorrere alle tecniche di procreazio­ne medicalmente assistita anche alle cop­pie in cui l’uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili (virus Hiv, epatiti B e C), e l’introduzione del­la diagnosi preimpianto, contrastano con quell’intento terapeutico che la leg­ge 40 tentava faticosamente di conser­vare e introducono una chiara impron­ta eugenetica.
Non si può infatti ignorare che queste linee guida, che applicano soprattut­to la volontà dell’onorevole Turco, sono ispirate all’ideologia del cosiddetto diritto al figlio sano, che non passa più attraverso le cure delle malattie, ma si at­tua tramite la selezione embrionale, una prassi di discriminazione e uccisione di tutti quei figli allo stadio embrionale che risultano portatori di patologie conosciute e individuabili. Va ricordato che la stessa 194 ha escluso in linea di principio che il cosiddetto aborto terapeutico fosse fun­zionale all’eliminazione dei figli allo sta­to fetale affetti da patologie: la definizio­ne “terapeutica” dell’interruzione volon­taria di gravidanza faceva riferimento al­lo stato di salute fisica e psichica della donna per rendere legale l’aborto.
Con queste linee guida si evidenzia il disegno eugenetico che collega la se­lezione embrionale all’interruzione volontaria di gravidanza e che mina quel diritto alla vita e alla cura dei malati che è il fondamento di ogni ulteriore dirit­to e che non può essere subordinato al­la volontà di nessuno. L’esistenza uma­na, infatti, costituisce un bene indispo­nibile alla volontà altrui, di cui lo Stato dovrebbe sempre farsi garante. A nessu­no sfugge che queste nuove linee guida nulla hanno a che fare con le prassi di cura delle malattie, bensì esplicitano in chiave pragmatica quell’eugenetica li­berale che concede agli individui, con la complicità dello Stato, di disporre della vita embrionale come fosse puro mate­riale biologico. Chiamare alla vita qual­cuno per impedirgli di varcare la soglia della nascita in nome del fatto che è af­fetto da malattia significa ritornare, con la complicità della tecnologia, ad anti­che prassi discriminatorie e confermare in modo latente lo stigma nei confron­ti dei malati che ha percorso per lunghi tratti la storia del Novecento attraverso un progetto neo-darwiniano che oggi è riproposto alla libertà degli individui.
Evitiamo di esprimere valutazioni di ordine politico in merito alla tempi­stica con cui l’onorevole Turco ha vo­luto confermare i propri progetti ideo­logici, ma non possiamo esimerci dall’auspicare che il nuovo governo sappia farsi custode sia della volontà dei citta­dini che, con un referendum, hanno im­pedito di modificare la legge 40, sia del­la rinnovata tutela del diritto alla vita e alla cura di tutti, ma in particolare di quanti vengono chiamati alla vita e deb­bono trovare la nostra consapevole e do­verosa accoglienza.