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	<description>Sito Ufficiale  del Movimento Fides Vita</description>
	<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 19:18:18 +0000</pubDate>
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		<title>Meditazioni 8 marzo 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 19:18:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Affidamento a Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[“O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia. A te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua”. “ Di te ha detto il mio cuore: cercate il suo volto. Il tuo volto io cerco, o Signore. Non nascondermi il tuo volto”. In queste struggenti parole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia. A te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua”. “ Di te ha detto il mio cuore: cercate il suo volto. Il tuo volto io cerco, o Signore. Non nascondermi il tuo volto”. In queste struggenti parole del salmo 62 e del salmo 26 ritroviamo tutto ciò che forma l’assoluto desiderio dell’uomo, che qualifica la fondamentale attesa della vita di ogni uomo. Domandiamo di essere qui e di accoglierci nell’ineludibile e imperiosa sollecitudine della realtà di queste parole. Mendicando che la nostra vita le possa sinceramente risorprendere vive e presenti (<em>Nicolino Pompei, Atti del Convegno Fides Vita 2008</em>).</p>
<p>INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO</p>
<p>O Maria, affidiamo a Te particolarmente la nostra Compagnia e Nicolino, raccomandando alla tua materna intercessione le intenzioni che porta nel suo cuore.</p>
<p><strong>Nel primo mistero del dolore contempliamo l’agonia di Gesù nel Getsemani</strong><br />
La dolorosa passione del Signore Gesù non può non muovere a pietà anche i cuori più duri, poiché costituisce l’apice della rivelazione dell’amore di Dio per ciascuno di noi. Osserva san Giovanni: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). È per amore nostro che Cristo muore in croce!&#8230; Cosa sarebbe l’uomo senza Cristo? Osserva sant’Agostino: “Ti saresti trovato sempre in uno stato di miseria, se Lui non ti avesse usato misericordia. Non saresti ritornato a vivere, se Lui non avesse condiviso la tua morte. Saresti venuto meno, se Lui non fosse venuto in tuo aiuto. Ti saresti perduto, se Lui non fosse arrivato” (Benedetto XVI – Via Crucis 2009).<br />
<strong><br />
Nel secondo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene flagellato</strong><br />
Fermiamoci questa sera a contemplare il Suo volto sfigurato: è il volto dell’Uomo dei dolori, che si è fatto carico di tutte le nostre angosce mortali. Il suo volto si riflette in quello di ogni persona umiliata ed offesa, ammalata e sofferente, sola, abbandonata e disprezzata. Versando il suo sangue, Egli ci ha riscattati dalla schiavitù della morte, ha spezzato la solitudine delle nostre lacrime, è entrato in ogni nostra pena ed in ogni nostro affanno (Benedetto XVI – Via Crucis 2008).</p>
<p><strong>Nel terzo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene coronato di spine</strong><br />
I nostri sguardi spesso distratti da dispersivi ed effimeri interessi terreni, oggi volgiamoli verso Cristo; fermiamoci a contemplare la sua Croce. La Croce è sorgente di vita immortale, è scuola di giustizia e di pace, è patrimonio universale di perdono e di misericordia; è prova permanente di un amore oblativo e infinito che ha spinto Dio a farsi uomo vulnerabile come noi sino a morire crocifisso. Le sue braccia inchiodate si aprono per ciascun essere umano e ci invitano ad accostarci a Lui certi che ci accoglie e ci stringe in un abbraccio di infinita tenerezza: &#8220;Quando sarò elevato da terra, - aveva detto - attirerò tutti a me&#8221; (Ibi).</p>
<p><strong>Nel quarto mistero del dolore contempliamo Gesù che sale al Calvario portando la croce</strong><br />
Lasciamo che il suo sacrifico sulla Croce ci interpelli; permettiamo a Lui di porre in crisi le nostre umane certezze; apriamogli il cuore: Gesù è la Verità che ci rende liberi di amare. Non temiamo! Morendo il Signore ha salvato i peccatori, cioè tutti noi. Scrive l’apostolo Pietro: Gesù &#8220;portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti&#8221; (1Pt 2,24). Questa è la verità del Venerdì Santo: sulla croce il Redentore ci ha restituito la dignità che ci appartiene, ci ha resi figli adottivi di Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Restiamo dunque in adorazione davanti alla Croce (Ibi).<br />
<strong><br />
Nel quinto mistero del dolore contempliamo Gesù che muore in croce</strong><br />
Il centurione, che si trovava  di fronte a lui avendolo visto spirare in quel modo disse: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!” (Mc 15, 39). Non può non sorprenderci la professione di fede di questo soldato romano, che aveva assistito al succedersi delle varie fasi della crocifissione… Questo ufficiale della truppa romana, che aveva assistito  all’esecuzione di uno dei tanti condannati alla pena capitale, seppe riconoscere in quell’Uomo crocifisso il Figlio di Dio, spirato nel più umiliante abbandono. La sua fine ignominiosa avrebbe dovuto segnare il trionfo definitivo dell’odio e della morte sull’amore e sulla vita. Ma così non fu! Sul Golgota si ergeva la Croce da cui pendeva  un uomo ormai morto, ma quell’Uomo era il “Figlio di Dio”, come ebbe a confessare il centurione - “vedendolo morire così”, precisa l’evangelista (Benedetto XVI – Via Crucis 2009).</p>
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		<title>Angelus 7 marzo 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 12:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Angelus]]></category>

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		<description><![CDATA[BENEDETTO XVI

Piazza San Pietro
Domenica, 7 marzo 2010
Cari fratelli e sorelle,
la liturgia di questa terza domenica di Quaresima ci presenta il tema della conversione. Nella prima lettura, tratta dal Libro dell’Esodo, Mosè, mentre pascola il gregge, vede un roveto in fiamme, che non si consuma. Si avvicina per osservare questo prodigio, quando una voce lo chiama [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BENEDETTO XVI</strong></p>
<p><em><br />
Piazza San Pietro<br />
Domenica, 7 marzo 2010</em></p>
<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>la liturgia di questa terza domenica di Quaresima ci presenta il tema della conversione. Nella prima lettura, tratta dal Libro dell’Esodo, Mosè, mentre pascola il gregge, vede un roveto in fiamme, che non si consuma. Si avvicina per osservare questo prodigio, quando una voce lo chiama per nome e, invitandolo a prendere coscienza della sua indegnità, gli comanda di togliersi i sandali, perché quel luogo è santo. “Io sono il Dio di tuo padre – gli dice la voce – il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”; e aggiunge: “Io sono Colui che sono!” (Es 3,6a.14). Dio si manifesta in diversi modi anche nella vita di ciascuno di noi. Per poter riconoscere la sua presenza è però necessario che ci accostiamo a lui consapevoli della nostra miseria e con profondo rispetto. Diversamente ci rendiamo incapaci di incontrarlo e di entrare in comunione con Lui. Come scrive l’apostolo Paolo, anche questa vicenda è raccontata per nostro ammonimento: essa ci ricorda che Dio si rivela non a quanti sono pervasi da sufficienza e leggerezza, ma a chi è povero ed umile davanti a Lui.</p>
<p>Nel brano del Vangelo odierno, Gesù viene interpellato circa alcuni fatti luttuosi: l’uccisione, all’interno del tempio, di alcuni Galilei per ordine di Ponzio Pilato e il crollo di una torre su alcuni passanti (cfr Lc 13,1-5). Di fronte alla facile conclusione di considerare il male come effetto della punizione divina, Gesù proclama l’innocenza di Dio, che è buono e non può volere il male, e mettendo in guardia dal pensare che le sventure siano l’effetto immediato delle colpe personali di chi le subisce, afferma: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo” (Lc 13,2-3). Gesù invita a fare una lettura diversa di quei fatti, collocandoli nella prospettiva della conversione: le sventure, gli eventi luttuosi, non devono suscitare in noi curiosità o ricerca di presunti colpevoli, ma devono rappresentare occasioni per riflettere, per vincere l’illusione di poter vivere senza Dio, e per rafforzare, con l’aiuto del Signore, l’impegno di cambiare vita. Di fronte al peccato, Dio si rivela pieno di misericordia e non manca di richiamare i peccatori ad evitare il male, a crescere nel suo amore e ad aiutare concretamente il prossimo in necessità, per vivere la gioia della grazia e non andare incontro alla morte eterna. Ma la possibilità di conversione esige che impariamo a leggere i fatti della vita nella prospettiva della fede, animati cioè dal santo timore di Dio. In presenza di sofferenze e lutti, vera saggezza è lasciarsi interpellare dalla precarietà dell’esistenza e leggere la storia umana con gli occhi di Dio, il quale, volendo sempre e solo il bene dei suoi figli, per un disegno imperscrutabile del suo amore, talora permette che siano provati dal dolore per condurli a un bene più grande.</p>
<p>Cari amici, preghiamo Maria Santissima, che ci accompagna nell’itinerario quaresimale, affinché aiuti ogni cristiano a ritornare al Signore con tutto il cuore. Sostenga la nostra decisione ferma di rinunciare al male e di accettare con fede la volontà di Dio nella nostra vita.<br />
<strong><br />
Dopo l&#8217;Angelus:</strong></p>
<p>Je suis heureux de vous accueillir, chers pèlerins francophones, et de saluer les familles. Ma pensée va tout particulièrement vers celles qui ont souffert de la récente tempête qui a touché la France, faisant de nombreuses victimes. Ce temps de Carême est une période favorable pour vous tourner vers le Seigneur, parents et enfants, pour lui présenter vos joies et vos peines, vos espoirs et vos tristesses et lui demander de vous accompagner chaque jour. Je vous invite à retrouver le sens de la prière familiale et à entretenir ainsi une relation d’amitié avec Dieu. Que la Vierge Marie aide toutes les familles, surtout celles qui sont dans la difficulté, à ne jamais désespérer de l’amour de son Fils! A tous bon dimanche et bon Carême!</p>
<p>I greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for today’s Angelus, especially a group of visitors from Boston, in the United States. The readings of today’s liturgy invite all of us to embrace conversion, and to be humble in allowing the Lord to prepare us to bear more fruit. Our cooperation with the Lord often demands great sacrifice, but the fruit which that conversion bears always leads to freedom and joy. May we experience these great gifts of God! Upon each of you and your loved ones at home, I invoke God’s abundant blessings.</p>
<p>Von Herzen grüße ich alle Brüder und Schwestern deutscher Sprache und insbesondere die Teilnehmer der Siebenkirchenwallfahrt des Collegium Germanicum et Hungaricum. Im Evangelium dieses Sonntags hören wir von einem Feigenbaum im Weinberg des Herrn, der keine Frucht bringt. Der erste Gedanke wäre, ihn umzuhauen und zu Kleinholz zu machen. Aber der Weingärtner bittet den Besitzer um Aufschub und erklärt sich selbst bereit, alles zu tun, damit Besserung eintritt und der Baum doch noch Frucht bringen kann. So bietet uns auch diese Fastenzeit eine Chance, äußere Krusten aufzubrechen und unser Herz Gott und dem Nächsten zu öffnen. Der Herr segne euch und eure Familien!</p>
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana. La Cuaresma es una ocasión propicia para renunciar al egoísmo y la superficialidad, para elevar fervientes plegarias al Señor, intensificar la escucha de su Palabra, participar más dignamente en los Sacramentos e incrementar las obras de misericordia y caridad hacia todos los que sufren. Que la Virgen María ayude con su materna intercesión al pueblo cristiano en este tiempo santo a seguir con mayor fidelidad a su Hijo Jesucristo, que espera siempre frutos de conversión y de santidad de vida. Feliz domingo.</p>
<p>Saúdo cordialmente a todos os peregrinos de língua portuguesa, de modo particular aos fiéis paroquianos de Santo António de Nova Oeiras, no Patriarcado de Lisboa, desejando que esta vinda a Roma vos confirme na fé e na necessidade de a transmitir aos outros, porque é dando a fé que ela se fortalece. A Santíssima Virgem guie maternalmente os vossos passos. Acompanho estes votos, com a minha Bênção Apostólica.</p>
<p>“Pan jest łaskawy, pełen miłosierdzia” – te słowa z dzisiejszej liturgii kieruję do Polaków. Jest to przesłanie nadziei dla wszystkich, którzy doświadczają słabości i grzechu, ale szczerze pragną nawrócenia i dążą do życia w zjednoczeniu z Bogiem. Niech to orędzie towarzyszy wielkopostnym wyrzeczeniom, modlitwom i dziełom bratniej miłości. Niech Bóg wam błogosławi!</p>
<p><em>[Il Signore è benevolo, pieno di misericordia” (Ritornello al Salmo responsoriale secondo il Lezionario polacco) – con queste parole della liturgia odierna mi rivolgo ai polacchi. E’ questo un messaggio di speranza per tutti coloro che sperimentano la debolezza e il peccato, ma sinceramente desiderano la conversione e tendono alla vita in unione con Dio. Questo messaggio accompagni le rinunce quaresimali, le preghiere e le opere della carità fraterna. Dio vi benedica!]</em></p>
<p>Infine, saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i ragazzi provenienti dalle Diocesi di Milano e di Lodi, che si preparano alla loro professione di fede; i cresimandi di Crotone e di Sabbio di Dalmine; i fedeli di Padova e il gruppo della Polizia Municipale di Agropoli, gli alunni della Scuola “Alessandro Carrisi” di Trepuzzi e i ragazzi siriaci-assiri presenti. A tutti auguro una buona domenica.</p>
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		<title>L&#8217;appello del Santo Padre</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 12:44:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Per il terremoto in Cile e le persecuzioni dei cristiani in Iraq
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2010/03/cile_infrastrutture_devastate_cile_terremoto_palazzi_1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7337" title="cile_infrastrutture_devastate_cile_terremoto_palazzi_1" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2010/03/cile_infrastrutture_devastate_cile_terremoto_palazzi_1-300x187.jpg" alt="" width="180" height="112" /></a>È stato un terremoto trentamila volte più violento di quello che ha colpito L’Aquila lo scorso anno: dopo solo poche settimana dall’enorme tragedia che ha colpito Haiti, il Cile ora piange le sue 800 vittime, ma il bilancio è ancora provvisorio. Il Paese è stato colpito da un violentissimo sisma di 8.8 gradi della scala Richter e lo scenario è devastante: palazzi distrutti, strade letteralmente sprofondate, black-out elettrici.<br />
La scossa è avvenuta alle 3.34 del mattino (le 7.34 in Italia), è durata un minuto e mezzo ed ha poi generato uno tsunami in tutto l’Oceano Pacifico.<br />
Il mondo si è immediatamente mobilitato per aiutare le popolazioni colpite e anche le comunità cristiane di tutto il mondo hanno inviato il loro contributo. La presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, ad esempio, ha stanziato un milione di euro dai fondi derivanti dall’otto per mille. Di fronte a questa ultima immane tragedia non possiamo che inginocchiarci e pregare. Sì, la preghiera come potente arma per i morti <a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2010/03/epa01yynx_20100301_immagine_det.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7338" title="epa01yynx_20100301_immagine_det" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2010/03/epa01yynx_20100301_immagine_det-300x183.jpg" alt="" width="180" height="110" /></a>e i sopravvissuti, forse anche solo balbettata, ma di chi confida nell’Amore di Dio, che diventa e rimane un segno di speranza sempre e comunque. Ci stringiamo alle vittime, alle loro famiglie e, come ha fatto il Papa durante la preghiera dell’Angelus di domenica 28 febbraio, invochiamo il Signore affinché dia sollievo e coraggio: “Il mio pensiero – ha detto il Santo Padre –  va al Cile e alle popolazioni colpite dal terremoto, che ha causato numerose perdite in vite umane e ingenti danni. Prego per le vittime e sono spiritualmente vicino alle persone provate da così grave calamità; per esse imploro da Dio sollievo nella sofferenza e coraggio in queste avversità. Sono sicuro che non verrà a mancare la solidarietà di tanti, in particolare delle organizzazioni ecclesiali”.</p>
<p><a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2010/03/cristiani_iraq1r375.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-7339" title="cristiani_iraq1r375" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2010/03/cristiani_iraq1r375-300x204.jpg" alt="" width="180" height="122" /></a>Ancora sangue innocente cristiano che scorre invece in Iraq. Si tratta orami di un vero e proprio scempio di vite umane. Questa volta gli assassini hanno colpito il 23 febbraio la famiglia di Padre Mazen, diventato in questi giorni il simbolo della persecuzione anti-cristiana nell’Iraq, un giovane sacerdote sirocattolico di 36 anni che vive a Mosul, capitale petrolifera dell’Iraq settentrionale. Gli assassini erano tanto sicuri di loro stessi da raggiungere in motocicletta a volto scoperto l’abitazione delle loro vittime. E uccidere, violentare, terrorizzare, rubare con la freddezza di chi sa che comunque resterà impunito.<br />
Ecco la breve testimonianza di padre Mazen: “Io in quel momento ero in chiesa. Mia mamma sostiene che non potevano avere più di 23 anni. Uno tremava quando ha sparato a mio padre Jeshu (69 anni) e i miei due fratelli, Mukhlas di 34 anni e Bassem di 43: ha sbagliato quasi tutti i colpi. Ma gli altri due sono stati precisi. Hanno mirato con le pistole da pochi centimetri alla bocca, poi alla testa e quando i miei cari sono caduti a terra hanno tirato ai polmoni. Sono morti subito”. E ancora: “I criminali sono entrati in casa hanno chiesto le carte d’identità. Forse cercavano me, oppure volevano essere certi che fosse una famiglia cristiana. Mia mamma ha offerto loro denaro, lo hanno rifiutato, quindi è fuggita sul balcone per gridare aiuto. Ma nessuno si è mosso. È stato allora che hanno separato le donne dagli uomini. Poi hanno sparato”. Non più solo rapimenti, agguati e omicidi in strada: ora la caccia al cristiano in Iraq si svolge attraverso veri e propri rastrellamenti casa per casa.<br />
Shlemon Warduni, vicario patriarcale caldeo di Baghdad, ha esortato la comunità affermando: “Muoviamo le coscienze di tutti per fermare il massacro”.<br />
Continuiamo a pregare per tutti quegli uomini e donne che ogni giorno perdono la vita per Gesù o sono perseguitati nel Suo nome e ci uniamo alla preghiera del Santo Padre che, sempre all&#8217;Angelus dello scorso 28 febbraio, ha rivolto questo appello: “Ho appreso con profonda tristezza le tragiche notizie delle recenti uccisioni di alcuni Cristiani nella città di Mossul e ho seguito con viva preoccupazione gli altri episodi di violenza, perpetrati nella martoriata terra irachena ai danni di persone inermi di diversa appartenenza religiosa. In questi giorni di intenso raccoglimento ho pregato spesso per tutte le vittime di quegli attentati ed oggi desidero unirmi spiritualmente alla preghiera per la pace e per il ripristino della sicurezza, promossa dal Consiglio dei Vescovi di Ninive. Sono affettuosamente vicino alle comunità cristiane dell’intero Paese. Non stancatevi di essere fermento di bene per la patria a cui, da secoli, appartenete a pieno titolo! Nella delicata fase politica che sta attraversando l’Iraq mi appello alle Autorità civili, perché compiano ogni sforzo per ridare sicurezza alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili. Mi auguro che non si ceda alla tentazione di far prevalere gli interessi temporanei e di parte sull’incolumità e sui diritti fondamentali di ogni cittadino. Infine, mentre saluto gli iracheni presenti qui in Piazza, esorto la comunità internazionale a prodigarsi per dare agli Iracheni un futuro di riconciliazione e di giustizia, mentre invoco con fiducia da Dio onnipotente il dono prezioso della pace”.</p>
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		<title>Abusi sessuali, dalla Germania colpo basso al Papa</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 11:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Associare le accuse di pedofilia a Georg Ratzinger è malafede: quando sono avvenuti i maltrattamenti lui non guidava ancora i ragazzi ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Chiesa tedesca è alle prese con i gravi scandali degli abusi sessuali su minori commessi da sacerdoti negli anni scorsi, e schizzi di fango - nell’ambiente mediatico italiano molto più che in quello della Germania - vengono gettati senza alcuna ragione anche sul fratello del Papa, monsignor Georg Ratzinger, dal 1964 al 1993 direttore del coro dei «Domspatzen», i «passerotti del Duomo» di Ratisbona. Nella giornata di ieri su molti giornali online, e prima sulle agenzie di stampa, il nome del fratello del Pontefice è stato del tutto arbitrariamente associato ai gravi e mai abbastanza deplorati casi di violenze su bambini e ragazzi perpetrati all’ombra di istituti religiosi, senza che nessuno abbia avanzato non soltanto accuse, ma nemmeno sospetti sul suo conto. E senza che alcun caso di abuso sia stato accertato o anche soltanto denunciato fino ad oggi come avvenuto nell’ambiente dei «Domspatzen»durante i trent’anni della sua direzione. Questi i fatti: il vescovo di Ratisbona, Gerhard Ludwig Müller, nei giorni scorsi ha chiesto scusa alle vittime e alle loro famiglie per alcuni casi di abusi avvenuti in passato nella diocesi. Sul sito Internet diocesano è stato pubblicato un articolo nel quale si afferma che di recente sono state presentate alcune nuove accuse per fatti che sarebbero avvenuti nei primi anni Sessanta. Il nome del coro dei «Domspatzen» viene citato per abusi consumati nel 1958 da un sacerdote, all’epoca vicedirettore del convitto dove abitavano i cantori. Questo prete, riconosciuto colpevole, era stato condannato a due anni di carcere. Da notare che in quegli anni Georg Ratzinger non era ancora il direttore del coro. Un secondo sacerdote, invece, era stato condannato nel 1971 a 11 mesi di carcere per abusi commessi due anni prima, nel 1969. Questo secondo prete, nel 1959, aveva ricoperto soltanto per otto mesi l’incarico di responsabile del convitto dei cantori del Duomo (sempre in anni nei quali Ratzinger non era il direttore musicale), ma gli abusi dei quali è stato riconosciuto responsabile sono avvenuti dieci anni dopo, quando aveva già da molto tempo lasciato il convitto ed era, invece, il responsabile diocesano per la musica sacra. Dunque questo secondo caso non ha nulla a che vedere con i «Domspatzen». Entrambi i sacerdoti condannati sono morti nel 1984, lontano da Ratisbona. Per quanto riguarda invece gli episodi ancora da accertare, sui quali la diocesi intende fare piena luce, si tratta fino a questo momento di tre casi segnalati, uno dei quali non riguarda abusi sessuali ma punizioni corporali e metodi didattici troppo severi. Un secondo caso sarebbe avvenuto in una scuola, mentre in un terzo caso si denuncia un abuso avvenuto nel convitto dove alloggiavano e studiavano i «Domspatzen», ma agli inizi degli anni Sessanta, quando ancora il fratello del Papa non era direttore.Rivelato un nuovo scandalo nel coro di Ratisbona, diretto per anni dal fratello del Pontefice. Ma associare le accuse di pedofilia a Georg Ratzinger è malafede: quando sono avvenuti i maltrattamenti lui non guidava ancora i ragazzi<br />
Il portavoce del vescovo Clemens Neck ha chiarito che, sia per le vecchie come per le nuove denunce, fino a questo momento in nessun caso si tratta di abusi avvenuti nel periodo in cui Georg Ratzinger, oggi ottantaseienne, dirigeva il coro. L’attuale direttore dei «Domspatzen» Roland Buecher, assieme al responsabile degli studi Berthold Wahl e al direttore del convitto Rainer Schinko, ha firmato una lettera nella quale si legge: «Noi siamo costernati per il fatto che simili casi vergognosi siano avvenuti in istituzioni ecclesiastiche. Abbiamo saputo che anche un ex allievo del Coro (all’inizio degli anni Sessanta) ha denunciato di aver subito abusi sessuali&#8230; Sulla base delle conoscenze che si hanno al momento, non è tuttavia ancora chiaro se gli abusi siano avvenuti nella nostra istituzione o nella scuola elementare di Etterzhausen (attuale Pielenhofen)». «Attraverso un articolo di stampa degli anni Cinquanta - continuano gli attuali dirigenti dei  “Domspatzen” - siamo venuti a conoscenza di una informazione concreta relativa a un abuso sessuale. L’allora responsabile del collegio, a quanto ne sappiano, era stato condannato per questo. A tutt’oggi non disponiamo di ulteriori elementi concreti su casi sospetti di abusi sessuali all’interno del Coro di Ratisbona».<br />
Intanto però, il nome di Georg Ratzinger - che ieri ha dichiarato a una radio bavarese di «non essere a conoscenza di alcun caso di abusi sessuali» - è stato associato a queste vicende. Mentre dal Vaticano il vicedirettore della Sala Stampa fa sapere che la Santa Sede «sta prendendo molto sul serio tutta la vicenda dello scandalo di pedofilia in Germania» ma «non vuole intervenire direttamente sul caso Ratisbona».</p>
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		<title>Violenza in Iraq: mille famiglie cristiane lasciano Mossul</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 10:57:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[L’omicidio di 3 cristiani della stessa famiglia, avvenuto alcuni giorni fa, ha creato scompiglio e terrore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Oltre mille famiglie cristiane hanno lasciato Mossul negli ultimi dieci giorni, disperdendosi nel territorio circostante. Tutti questi sfollati interni è probabile che non parteciperanno alle elezioni, in quanto sono registrati a Mossul. Ma non c’è molto da fare: la gente è presa dalla paura e pensa alla sua incolumità”. E’ quanto dichiara all’agenzia Fides mons. Basile Georges Casmoussa, arcivescovo siro-cattolico di Mossul, in vista delle elezioni di domenica. L’arcivescovo spiega i motivi dell’esodo: “L’omicidio di 3 cristiani della stessa famiglia, avvenuto alcuni giorni fa (il padre e due fratelli di Mazen Ishoa, sacerdote siro cattolico di Mossul, uccisi il 23 febbraio), è stato un terribile evento in quanto i fedeli sono stati braccati e uccisi nella loro casa. L’evento ha creato scompiglio e terrore, per questo le famiglie fuggono. E&#8217; un periodo buio per noi cristiani in Iraq. I fedeli non vedono un futuro roseo. Non è ammissibile dover subire minacce ed essere costretti a lasciare le proprie case ogni volta che vi sono elezioni: così è accaduto due anni fa, così accade ora. Lo Stato dovrebbe garantire la sicurezza”. Mons. Casmoussa esprime poi la speranza “che dopo le elezioni si apra una nuova era per il Paese: che vi sia un governo nuovo in quanto a mentalità e lungimiranza, che si governi con spirito di unità e non di faziosità”. Un governo che “faccia rispettare e applicare la Costituzione, nell’osservanza della legge, garantendo lo Stato di diritto, senza discriminazioni”. “I cristiani - conclude il presule - vogliono avere una piena cittadinanza, e chiedono che siano tutelati e garantiti per tutti i cittadini iracheni i diritti umani, i diritti civili, sociali, economici e politici”. Intanto, già una parte dell’elettorato iracheno – in tutto 19 milioni di aventi diritto - ha espresso il proprio voto per le elezioni politiche. Si è trattato dei militari, degli addetti ai settori carcerario e sanitario e dei malati ricoverati negli ospedali. Oggi è la volta degli iracheni all’estero. Di Iraq oggi si è discusso anche a Londra: il premier britannico Brown ha infatti deposto davanti alla commissione d&#8217;inchiesta sulla guerra nel Paese del Golfo, difendendo la scelta di partecipare alla missione internazionale. Intanto sul terreno oggi la situazione è più tranquilla dopo l’ondata di attacchi che hanno colpito Baghdad e Baquba. Al microfono di Fabio Colagrande, Lorenzo Cremonesi, inviato speciale del Corriere della Sera, racconta quanto sta accadendo a Mossul, teatro di recenti violenze anti-cristiane:</p>
<p>R. – Mossul è una delle città più colpite dal terrorismo, dalla violenza, dagli attentati negli ultimi due o tre anni e tra gli obiettivi ci sono senz’altro i cristiani. C’erano 1900 famiglie cristiane ancora residenti nella città. Non dimentichiamo che l’Iraq è da anni terra di emigrazione per la comunità cristiana che vi risiede, che è poi una delle comunità cristiane più antiche se non la più antica del Medio Oriente. Loro dicono: “Noi siamo i veri iracheni, ben prima dei musulmani”. Si sentono quindi parte integrante di questo Paese, della sua identità e della sua storia e molte di queste famiglie erano fuggite da Baghdad dopo il 2003, quando nel 2004 cominciò l’ondata di attentati contro le Chiese, le istituzioni cristiane. Molti di loro erano quindi già fuggiti ed avevano trovato rifugio a Mossul, a Karakosh e ad Alkosh, tutti questi villaggi nella zona protetta di Ninive, che è storicamente una delle culle del cristianesimo della regione. Negli ultimi dieci giorni c’è stata una nuova ondata di attacchi e questo ha scatenato una nuova fuga, proprio recentissima. Quindi, alla storia di fuga e di paura che già c’era a Mossul se ne è innescata una nuova dovuta a vari fattori, tra i quali il più importante direi che è l’approssimarsi delle elezioni politiche. Mi dicevano che di queste 1800 famiglie residenti ne sarebbero scappate circa un migliaio, alcune pensando di rientrare ma molte addirittura determinate a non tornare più a Mossul.</p>
<p>D. – Anche perché le autorità civili locali sembrano del tutto incapaci di tutelare la sicurezza dei cristiani&#8230;</p>
<p>R. – Questa è una delle accuse che i leader cristiani membri del Parlamento – ce ne sono due per la comunità cristiana – e naturalmente i membri del clero fanno all’autorità irachena e alla polizia: membri dei gruppi terroristici, dei gruppi estremisti riescono a farsi arruolare nei ranghi della polizia e quindi usano poi la loro autorità per attaccare i cristiani.</p>
<p>D. – Le violenze divampano in questa vigilia elettorale&#8230;</p>
<p>R. – Questo è un copione ben previsto del vice ministro degli Interni, che dopo l’attentato di Baquba lo ha ripetuto: con l’approssimarsi delle elezioni questi gruppi che si oppongono alla presenza occidentale, alla democrazia e al processo democratico – e lo dicono anche apertamente – colpiscono Baghdad che è la capitale, colpiscono dove possono, hanno colpito Adiala che è una delle regioni, con Mossul, più destabilizzate e lo faranno ancora. Io insisto su questo elemento anche positivo: in qualche modo qui c’è un processo democratico visibile, più visibile che non il voto del 2005.</p>
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		<title>Santi o briganti?</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 23:07:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’Insorgenza del 1799 nelle Marche
<em>Mostra a cura della Compagnia dei Tipi loschi</em>]]></description>
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<em>Mostra a cura della Compagnia dei Tipi loschi</em>]]></content:encoded>
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		<title>Non ci ardeva forse il cuore nel petto…</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 23:06:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro.
<em>Mostra di Icone e Miniature a cura di “Eikon”</em>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro.
<em>Mostra di Icone e Miniature a cura di “Eikon”</em>]]></content:encoded>
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		<title>Edith Stein</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 23:04:34 +0000</pubDate>
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		<title>San Paolo</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 23:04:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Servo di cristo Gesù; Apostolo per vocazione]]></description>
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		<title>¡Viva Cristo Rey! La Cristiana 1926-1929 Messico</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 23:01:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mostra sulla resistenza dei cattolici messicani
<em>a cura della compagnia dei Tipi Loschi</em>]]></description>
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<em>a cura della compagnia dei Tipi Loschi</em>]]></content:encoded>
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