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Attirami, e basta

Dall’incontro di approfondimento di Nicolino Pompei sul tema del nostro 21° Convegno:
“Guardate a Lui e sarete raggianti”

Desidero concludere questo incontro proponendovi alcuni brani che ci aiutano a riprenderlo e a trattenerlo nel silenzio e nella preghiera. Il primo è di sant’Ambrogio, tratto dal suo Commento al salmo 118. Nell’ultimo versetto il Salmista così termina la sua preghiera: “Come pecora smarrita vado errando; cerca il tuo servo, perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti”. Ambrogio usa le medesime parole del salmo per domandare al Signore di venire a cercare quella pecorella smarrita che è ciascuno di noi. Perché, afferma sant’Ambrogio, “se tu ritardi, io mi smarrisco”. E questo non vale solo all’inizio del nostro cammino, ma dentro ogni istante del nostro cammino. Ecco allora la sua preghiera: “Veni, ergo, Domine Iesu… / vieni, dunque, Signore Gesù… / ad me veni, / vieni a me, / quaere me, / cercami, / inveni me, / trovami, / suscipe me, / prendimi in braccio, / porta me / portami”. Vieni Signore Gesù: è proprio il grido del povero di spirito, il grido di colui che tende tutto se stesso verso quello sguardo, che attende tutto da quello sguardo, che dipende in tutto da quello sguardo, dallo sguardo di Gesù. C’è qualcosa di più semplice e di più umano di questa domanda? C’è qualcosa di più adeguato al nostro bisogno? In un altro momento del suo Commento al salmo 118, sant’Ambrogio dice: “Tu sei il mio aiuto e il mio sostegno. Tu mi aiuti con la legge, tu mi prendi in braccio con la Grazia. Quelli che ha aiutato con la legge, li ha portati nella sua carne, perché è stato scritto: questi (Gesù) prende su di sé i nostri peccati e per questo (perché mi porta la sua Grazia) spero nella sua parola”. E Ambrogio continua, affermando in maniera acutissima e sublime: “È veramente bello che dica: «Ho sperato nella tua parola». Cioè: non ho sperato nei profeti. Non ho sperato nella legge. In Verbum tuum speravi / ho sperato nella tua Parola, / hoc est in adventum tuum / cioè nella tua venuta”. Sono una cosa buona sia i Profeti che i Dieci Comandamenti. Ma non ho sperato in loro, non poggio la mia speranza su di loro, ma sulla Tua parola, cioè sulla Tua presenza che viene e mi porta con sé in braccio. Come un bambino a cui non basta sapere che la mamma c’è. Ma che attende sempre che la mamma arrivi al più presto e lo prenda in braccio portandolo con sé. Conclude Ambrogio pregando: “Che tu venga e prenda in braccio noi peccatori”. Che tu venga, o Signore, a perdonare i nostri peccati e a mettere sulle tue spalle questa pecorella smarrita e affaticata.

Voglio riprendere ora un brano di santa Teresina a noi molto caro. Sono le ultime parole che Teresina scrive alla Madre Priora del Carmelo alcuni mesi prima di morire. “Alle anime semplici non servono mezzi complicati: poiché io sono tra queste, un mattino durante il ringraziamento, Gesù mi ha dato un mezzo semplice per compiere la mia missione. Mi ha fatto capire questa parola del Cantico dei Cantici: «Attirami, noi correremo all’effluvio dei tuoi profumi» (Ct 1,4). Oh Gesù, dunque non è nemmeno necessario dire: «Attirando me, attira le anime che amo!». Questa semplice parola: «Attirami», basta”. Quanto è vero che basta imbattersi con qualcuno che è tutto attratto da Gesù, che vive nell’esperienza di questa attrattiva, per sentirsi colpiti da una iniziale provocazione e in qualche modo, se si è leali, costretti almeno ad una domanda. Lo abbiamo visto anche nella vita di Zaccheo. Attenzione: è una cosa diversa l’esperienza di seguire Gesù come conseguenza di una propria decisione dall’esperienza di seguirlo perché attratti. Certo che non può mai mancare la nostra libertà. Ma è una cosa diversa una libertà che è in gioco e si muove dentro un’esperienza di attrattiva, rispetto ad una libertà che è solo mossa da una propria decisione, in cui c’è sempre il notevole rischio di far ricadere il “correre dietro” a Gesù solo su delle proprie intenzioni o sulla propria forza. E se tutto parte e riparte solo da nostre fragili intenzioni e da una nostra forza, primo o dopo in questo “correre dietro” accuseremo solo pesantezza, fatica e stanchezza. Se sono nella forza di un’attrattiva, il camminare, il correre dietro e il seguire, anche dentro la condizione di un sacrificio, sono sempre nell’esperienza di un indomabile e travolgente amore e di un acceso desiderio, che commuovono il cuore e sospingono il passo e il cammino. E quanto è evidente e impareggiabile l’esperienza di uno sguardo, di un umano e di un cammino commossi dalla attrattiva a Gesù rispetto a quella di chi gli va dietro solo nella forza di una propria volontà e di una sua propria decisione. E non solo, perché come ha commentato acutamente il grande don Giacomo Tantardini: “Se invece viene da te il correre, di per sé non testimoni che Cristo sia risorto e che sia vivo. Deve essere evidente che sei attirato da Lui. Altrimenti può essere un’iniziativa tua, se decidi da te di correre dietro a Gesù. E non si vince la paura della morte con quello che facciamo noi (cfr. Eb 2,15). La paura della morte è sconfitta quando è evidente che è una presenza ad attirare, quando è evidente che tu non fai nient’altro che correre dietro lasciandoti attirare come un bambino piccolo che corre per afferrare una cosa bella”. Infatti, così riprende santa Teresina: “Signore, lo capisco, quando un’anima si è lasciata avvincere dall’odore inebriante dei tuoi profumi, non potrebbe correre da sola, tutte le anime che ama vengono trascinate dietro di lei: questo avviene senza costrizione, senza sforzo, è una conseguenza naturale della sua attrazione verso di te. Come un torrente che si getta impetuoso nell’oceano trascina dietro di sé tutto ciò che ha incontrato al suo passaggio, così, o mio Gesù, l’anima che si immerge nell’oceano senza sponde del tuo amore attira con sé tutti i tesori che possiede…”. È l’esperienza dell’attrattiva che trascina tutto e tutti. Così conclude questa sua lettera: “Madre mia, credo che sia necessario darle ancora qualche spiegazione sul brano del Cantico dei Cantici: «Attirami, noi correremo», perché quello che ho voluto dirne mi sembra poco comprensibile. «Nessuno può venire a me», ha detto Gesù, «se non lo attira il Padre mio che mi ha mandato». Poi, con parole sublimi, e spesso senza nemmeno usare questo mezzo così familiare al popolo, ci insegna che basta bussare perché ci venga aperto, basta cercare per trovare e tendere umilmente la mano per ricevere quello che chiediamo. Dice inoltre che tutto quello che chiederemo al Padre suo nel suo nome egli lo concederà. Certo, è per questo che lo Spirito Santo, prima della nascita di Gesù, dettò questa preghiera profetica: Attirami, noi correremo. Cos’è dunque chiedere di essere attirati, se non unirsi in modo intimo all’oggetto che avvince il cuore? Se il fuoco e il ferro avessero intelligenza e quest’ultimo dicesse all’altro: attirami, dimostrerebbe che desidera identificarsi col fuoco in modo che questo lo penetri e lo impregni con la sua sostanza bruciante e sembri formare una cosa sola con lui. Madre amata, ecco la mia preghiera: chiedo a Gesù di attirarmi nelle fiamme del suo amore, di unirmi così strettamente a lui, che egli viva e agisca in me. Sento che quanto più il fuoco dell’amore infiammerà il mio cuore, quanto più dirò: attirami, tanto più le anime che si avvicineranno a me (povero piccolo rottame di ferro inutile, se mi allontanassi dal braciere divino) correranno rapidamente all’effluvio dei profumi del loro amato, perché un’anima infiammata di amore non può restare inattiva: certo, come santa Maddalena resta ai piedi di Gesù, ascolta la sua parola dolce e infuocata. Sembrando non dare niente, dà molto di più di Marta che si agita per molte cose e vorrebbe che la sorella la imitasse. Non sono i lavori di Marta che Gesù biasima: a questi lavori la sua madre divina si è umilmente sottomessa per tutta la sua vita poiché doveva preparare i pasti per la Santa Famiglia. È solo l’inquietudine della sua ardente ospite che vorrebbe correggere”. Il Signore Gesù, correggendo Marta, vuole richiamare ciascuno di noi e riaffermare che tutto quello che è necessario è lì davanti ai suoi occhi come qui ora davanti ai nostri. Che “l’unum necessarium” è la Sua presenza. Che tutto quello che facciamo o è mosso dalla Sua presenza o è votato alla dispersione, all’inconsistenza e al nulla.

Guardate a me per lasciarvi investire dal mio sguardo e solo così sarete raggianti. Per questo voglio chiudere con una preghiera di sant’Anselmo che desidero pregare con voi: “Ti prego Signore attirami tutto al tuo amore, fa tu o Cristo quello che il mio cuore non può. E tu che mi fai chiedere – tu che mi chiedi di guardarti, tu per cui siamo qui, tu che ti sei fatto incontrare nel volto di questa nostra Compagnia – tu che mi fai chiedere, concedimi”. Concedimi e attirami tutto al Tuo sguardo. Attirami, e basta. Amen.

Nicolino Pompei