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Non c’è uomo più grande di questo uomo piccolo, umile e semplice

Brano di Nicolino tratto dall’Intervento “Il centuplo adesso e in eredità la vita eterna”

Ti benedico, o Padre… perché hai tenuto nascoste queste cose a coloro che si fanno, si credono sapienti… e le hai rivelate ai semplici, ai piccoli; sì perché così è piaciuto a te, Padre” (Mt 11, 25-26). Non c’è altra posizione se non quella dei piccoli, degli umili, dei semplici, dei poveri: quella richiesta in ogni momento, perché l’unica adeguata alla originale natura dell’uomo – che è quella di essere creato, dato e fatto. Richiesta dall’evidenza che non sono io ma Altro l’origine e la verità di me e di tutto, che io sono dato e dono. Che tutto è dato ed è dono ritrovato. L’unica che permette l’apertura, il riconoscimento, l’accoglienza, l’influsso e l’incidenza di Chi ha creato, dato e fatto, di Colui che è la vera sorgente della vita. Che apre allo sguardo di meraviglia e di stupore sulla vita e sulla realtà come quello che vediamo stampato nei nostri bambini; che sa accoglierle innanzitutto come dono e nella loro continua pro-vocazione al Mistero. Se non diventerete come bambini… è qualcosa che riguarda e richiama il nostro attuale e costante atteggiamento del cuore… Non entrerete nel regno dei cieli, significa che non entreremo nella chiarezza, nella profondità e nello splendore della vita, della realtà delle cose, innanzitutto adesso, come preludio della vita eterna, del regno di Dio attuato definitivamente. Se non diventerete come bambini, è la posizione, la disposizione del cuore in cui Cristo afferma essere la vera grandezza di un uomo, che permette di diventare uomini e in cui solo è possibile la comprensione della vita e della realtà. È proprio la disposizione adeguata alla possibilità di riconoscere ed accogliere il Suo Essere e la Sua viva iniziativa in noi e nella realtà tutta. Di riconoscere ed accogliere la presenza di Cristo come la rivelazione del Mistero nella storia come Uomo, che c’è, che c’entra, che opera sempre, che è contemporaneo a tutto e a tutti, che cambia e che salva. Ma è anche la posizione più razionalmente adeguata per conoscere la realtà, per prendere coscienza della realtà in ogni suo fattore come segno di qualcos’Altro, come Mistero. In qualsiasi momento, come in qualsiasi campo, questa posizione è necessaria: per ricercare, entrare, attraversare, conoscere, possedere, usare adeguatamente e veramente; per non ritrovarsi chiusi, soli e disperati nel carcere di una realtà concepita a priori, ideologicamente, secondo pregiudizi, impressioni e pareri forniti dalla mentalità del mondo. Non si può conoscere veramente e fino in fondo una “cosa” che già abbiamo pregiudizialmente e quindi irrazionalmente autodefinito. Non si può conoscere la realtà andandogli incontro con gli occhi pieni di pregiudizi e definizioni impropriamente autostabilite. Escludendo e censurando fattori della realtà, riducendoli e sottomettendoli a una immediata reazione istintiva, manipolandoli in funzione di una ostinata idea preconcetta. Per questo non c’è uomo più grande, a qualsiasi livello, di questo uomo umile, semplice, povero, piccolo: tutto e sempre aperto, spalancato nel cuore e negli occhi, proprio come un bambino, alla verità di tutto. Tutto teso e aperto solo e sempre alla verità di tutto. Affamato di bellezza, sempre pieno di meraviglia e stupore per tutto, e per questo continuamente aperto e commosso verso qualsiasi indicazione e segno, verso la totalità della realtà come segno del Mistero, in cui “ogni” e tutto consiste e da cui tutto dipende. Quest’uomo umile, semplice, povero, piccolo, nel facile riconoscimento della sua debolezza e fragilità, elementarmente cosciente e gioioso della sua costitutiva dipendenza, del suo dipendere dal Totalmente Altro, vive spalancato e teso al suo connaturato bisogno, al suo assoluto desiderio di questo Totalmente Altro. A cui non solo riconosce di appartenere originalmente, ma che sente vibrare e da cui si sente investito e pro-vocato in ogni momento del suo rapporto con la realtà. E che per questo attende come un bambino attende sua madre, come un mendicante attende sempre tutto. Ai piccoli è dato, agli umili è dato, ai poveri è dato… perché tutto nella realtà ci supera ed più grande di noi, perché tutto è segno del Totalmente e Infinitamente Altro da noi che ci fa e ci dà: perché così tutto è stato ordinato da Dio Padre. Ed è solo un uomo con questo cuore che lo riconosce. Se non diventerete come bambini… non infantili, ma bambini nel cuore, nella mente, nello sguardo, nello stupore, nel bisogno, nell’attaccamento… non ci sarà la possibilità della vita, la chiarezza della vita, la rivelazione della vita, della vita vita; non entrerete nel Regno dei cieli… cioè nel compimento e nella definitività della vita, la vita eterna, lo scopo e il destino della vita. Non c’è nessuno più grande, più umanamente potente, intelligente, libero e bello di questo uomo piccolo, umile, semplice, povero. Se uno ha a cuore la propria vita, prende sul serio il proprio desiderio, la propria ragione, la sua libertà, questa è la vera virtù – virtù intesa come disposizione necessaria e continuativa nel rapporto con tutto. Non possiamo che chiedere aiuto allo Spirito Santo. Come ci insegna san Paolo nella prima Lettera ai Corinzi: “Quello che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò in cuore di uomo, Dio lo ha preparato per quelli che lo amano”: è il centuplo e la vita eterna. “Ma Dio lo rivelò mediante lo Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi mai conosce i segreti dell’uomo – il segreto della vera esigenza del cuore di ogni uomo, il desiderio e la risposta ad esso – se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così i segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio” (I Cor 2, 9-11). “Quello che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò in cuore di uomo, questo ha preparato Dio per coloro che lo amano”: questo è il centuplo e la vita eterna. Ma a noi Dio lo ha rivelato, perché Dio stesso si è rivelato; il Mistero si è rivelato. Il Mistero in cui solo la vita è, c’è ed è possibile si è rivelato nella storia, si è fatto Uomo; attraverso l’azione vivificante del Suo Spirito in una Donna di nome Maria, si è fatto Uomo. Invochiamo lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio, lo Spirito che ha fecondato Maria, che solo conosce il mio cuore, la mia necessità, la mia urgenza, il mio segreto. Qual è questo segreto? Il segreto dell’uomo è tutto nella sua domanda, nel suo cuore che è domanda assoluta di verità, di significato, di pienezza, di risposta esaustiva alla sua indomabile esigenza. Non può essere lo spirito del mondo a rispondere e a corrispondere, ma è solo lo Spirito di Dio che ci abilita a conoscere ciò che Dio ci ha dato. “E noi abbiamo ricevuto non lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, per conoscere i doni che Egli ci ha elargito” (I Cor 2, 12-13). È lo Spirito che Cristo ci ha lasciato come eredità perché la Sua presenza fosse permanente e contemporanea ad ogni tempo, ad ogni uomo; che rende quel gruppo di uomini la Sua Chiesa, il Suo Corpo vivo e presente nella storia, la Sua Compagnia nel “qui e ora” di ogni uomo. È lo Spirito che ci rende idonei e capaci di vivere del rapporto con Lui e di essere questa amicizia nella Sua santa Chiesa. A Lui chiediamo aiuto per essere assicurati nella posizione del piccolo, dell’umile, nella posizione adeguata a riceverLo e a lasciarci plasmare dalla Sua azione. InvochiamoLo per il nostro lavoro di ascolto, approfondimento, di ripresa di ragione perché la nostra vita si sposti dalla parte di Cristo, risulti dal rapporto con Cristo, risulti centuplicata momento per momento dall’obbedienza alla Sua presenza riconosciuta, amata, mendicata e seguita come Avvenimento decisivo. Accada la nostra compagnia come la Sua amicizia in noi, nei nostri rapporti e nel nostro cammino, abbandonando riserve, resistenze, ostentazioni di effimere obiezioni e difficoltà, parole e problematicità che offendono innanzitutto la nostra vita e dentro cui perdiamo sempre.

Nicolino Pompei