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Aborto. Regno Unito cancella obiezione di coscienza per le ostetriche

di Benedetta Frigerio - Tempi - 19/12/14

Storica sentenza della Corte suprema inglese: «Partecipare significa solo prendere parte con un’azione diretta».
Quando si tratta di aborto, l’obiezione di coscienza è garantita solo ai medici che operano con le loro mani e a nessun’altra figura professionale. Con una sentenza storica che mette a rischio il lavoro di tanti operatori sanitari, la Corte suprema inglese ha interpretato così la norma che da 47 anni protegge la libertà di coscienza nel Regno Unito.
IL PROCESSO. Il tribunale ha emesso il verdetto pronunciandosi sul caso di due ostetriche. Mary Doogan e Concepta Wood, 58 e 52 anni, erano state denunciate per essersi rifiutate di assistere o aiutare il personale medico durante pratiche abortive presso il Southern General Hospital di Glasgow. In appello le ostetriche erano state giudicate innocenti da una corte di Edimburgo ma il consiglio del Greater Glasgow and Clyde, che amministra il sistema sanitario pubblico della Scozia centro-orientale, aveva deciso di ricorrere in ultimo grado contro di loro.
NUOVA INTERPRETAZIONE. La legge sull’aborto del 1967 stabilisce che «nessuno deve essere obbligato (…) a partecipare ad alcun trattamento autorizzato da questa legge verso il quale abbia un’obiezione di coscienza». Ma la Corte suprema ha reinterpretato la norma secondo il pensiero espresso dal suo vicepresidente Brenda Hale: «Partecipare secondo il mio punto di vista è prendere parte con un’azione diretta». Assistere e aiutare l’azione di un medico, quindi, non significa più partecipare. A nulla è valso ricordare ai giudici che quando le ostetriche sono state assunte nel reparto non si praticavano aborti e che quando nel 2007 si cominciò ad effettuarli era stato riconosciuto loro il diritto di fare obiezione.
«TRISTEZZA E DISPIACERE ESTREMO». Di fronte al verdetto della Corte suprema, le ostetriche hanno manifestato «tristezza e dispiacere estremo»: «Possiamo solo immaginare le pericolose conseguenze future (…) per l’obiezione di coscienza nell’intero Regno Unito». Al divieto esteso a tutto il personale sanitario non medico, i giudici ne hanno aggiunto un altro per i medici: gli obiettori dovranno obbligatoriamente riferire una donna che desidera abortire a un medico non obiettore. Di fatto, l’unica prerogativa rimasta è quella per i dottori che vogliono rifiutarsi di praticare l’aborto con le proprie mani. «Tutto ciò, nonostante al tribunale non fosse stato chiesto un giudizio in merito all’operato dei medici», ha sottolineato Anthony McCarthy, direttore della Society for Protection of Unborn Children (Spuc), che ha prestato assistenza legale alle due ostetriche.
IL RICORSO. Il direttore del Royal College delle Ostetriche della Scozia, Gillian Smith, ha confermato che «la sentenza dà un definizione che si estende a casi clinici complessi e ad altre situazioni, relativamente all’applicazione dell’obiezione di coscienza». Il processo però non si ferma qui. McCarthy, infatti, ha assicurato che si appellerà alla Corte europea dei diritti umani, perché la decisione non lede solo il credo religioso ma la libertà di coscienza di ogni cittadino