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Bambini: l’azzardo ammicca dalle app

Di Nicoletta Martinelli - Avvenire - 26/02/14

Colori primari, linee morbide, grafica esultante: si presentano così le app per giocatori in erba. Slot machine a misura di bambino. Come Slot Jungle, pensata per chi ha dai 4 anni in su, dove è un cucciolo di leone a guidare nel gioco i cuccioli umani. O Candy slot, ambiente zuccheroso e tranquillizzante dove la ruota gira tra caramelle, lecca-lecca e cioccolatini migno, o Dino slot, ambientato tra stegosauri e triceratopi. E poi c’è Sweet bingo che di dolce ha solo il nome, Amore cuore, Bingo pegasus… Fino ad arrivare a I Lupi che non ha vergogna di dichiararsi «gioco d’azzardo» per bambini.
E l’elenco potrebbe continuare molto, molto a lungo. Non si spende un soldo e neppure se ne vincono ma si guadagnano punti per giocare ancora. E ancora. Il modo giusto – e la strategia perfetta – per garantirsi la crescita di nuovi gioco-dipendenti: chi con l’azzardo ci guadagna può considerarlo un investimento per il futuro. Perché anche se nella maggior parte dei casi sono app che non costano niente, alla lunga si pagano care. L’abitudine al gioco si farà strada, scommettere diventerà un’attività tra le tante possibili. Normale. E la cultura dell’azzardo avrà messo radici.
Cercando una app per lo smartphone o per il tablet nella categoria “slot machine” se ne trovano almeno 2.200 e sono sempre più numerose quelle con il tag “per bambini” di età compresa tra gli otto e i quattro anni. Quelle destinate a chi ha tra i 16 e i 18 anni si sprecano. Una fascia d’età nel mirino di tutto un mercato: «Che i bambini e i ragazzi siano il target privilegiato della cultura consumistica è ormai un fatto assodato. Proprio perché ne siamo consapevoli e siamo consapevoli della fragilità della materia maneggiata, i nostri figli, dobbiamo impegnarci per garantire tutele e protezioni. Come?
Insegnando loro – si risponde Isabella Poli, direttore scientifico del “Centro studi media e minori” – quali diritti hanno e come difenderli». E il primo diritto è potersi muovere nel mondo della tecnologia e dei media senza doversi continuamente guardare dalle trappole e dai predatori. «I bambini maneggiano con più abilità dei genitori smartphone e tablet ma con un livello di consapevolezza ancora troppo basso. Non sono in grado di riconoscere la violenza insita in certe proposte. Come questa – prosegue Poli – di cui stiamo parlando». Cosa ci salverà? «Una regolamentazione e un’educazione – conclude – più specifiche per i new media».
Le trappole da cui bisogna guardarsi sono anche semantiche: la parola “azzardo” è ormai un’illustre desaparecida. «Non si trova mai – spiega Simone Feder, anima del movimento no-slot – né sui gratta e vinci né nelle lottery, e neanche in quelle online ormai diffusissime. Ci stanno rubando la parola “gioco” e lo fanno apposta per rendere indefinito il confine tra lecito e non lecito».
Ma le insidie non sono solo nel web: sono tanti gli esercizi che accanto alle slot con il divieto ai 18 anni cominciano a istallare quelle per ragazzi, che hanno preso il posto dei vecchi flipper o dei videogiochi a gettone. Si vincono ticket per giocare di nuovo. Più si è fortunati, più ticket si accumulano e alla fine si ritira un premio, di valore variabile. Si chiamano “ticket redemption” e stanno cominciando anche la loro marcia alla conquista dei centri commerciali.