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Caso Lambert. Le Mené (Fondazione Lejeune): «In Francia si uccide “per compassione”, come faceva Hitler»

di Leone Grotti - Tempi - 27/06/14

«I nostri amici italiani devono capire quello che i francesi hanno visto il 24 giugno: nello stesso giorno, il dottor Bonnemaison che aveva ucciso con l’eutanasia sette pazienti è stato assolto e il paziente Vincent Lambert è stato condannato a morte!». Jean-Marie Le Mené, presidente della Fondazione Jérôme Lejeune, critica duramente le due sentenze con cui i giudici hanno di fatto sancito che in Francia l’eutanasia è legale e la vita, se malata, sofferente o colpita da handicap come quella di Lambert, in stato di minima coscienza, non è degna di essere vissuta. I giudici del Consiglio di Stato hanno deciso di togliere a Lambert, che risponde agli stimoli e respira in modo autonomo, alimentazione e idratazione. La sentenza per ora è stata sospesa dalla Corte europea per i diritti umani. «Siamo entrati nell’era del post-umanesimo. Usiamo gli stessi argomenti adottati da Hitler per uccidere gli handicappati», dichiara Le Mené a tempi.it.
I giornali scrivono che Vincent Lambert è in fin di vita. È così?
No, «Vincent Lambert non è in fin di vita. Non c’è nessun peggioramento delle sue funzioni vitali. Lui vive. Una vita diversa, in base al suo handicap. La vita conserva un senso fintanto che una persona la ama». Queste sono le parole dell’avvocato dell’Unione nazionale delle associazioni delle famiglie dei malati di trauma cranico e dei cerebrolesi che sono intervenuti su questo caso. L’argomento della sofferenza intollerabile non può più essere evocato. E anche se questa sofferenza esiste in certi casi, non sarà la privazione di alimentazione e idratazione ad alleviarla.

Per alcuni giornali lasciare morire Vincent di fame e di sete è un atto «compassionevole».
Uccidere per compassione è un altro modo di dare la morte. Parlo di “altro modo” e non di “nuovo modo” perché la compassione è esattamente l’argomento usato da Hitler per uccidere gli handicappati ben prima della guerra. Ci sono momenti nella storia in cui alcune società sono talmente erose dall’interno che si ritrovano inerti davanti all’assurdità, alla violenza, al crimine. Queste società sono capaci di affermare che donare la morte non è uccidere, se lo si fa per compassione, o che la vita umana che è stata distrutta non era davvero vita, o che non era davvero umana.

I genitori di Vincent vogliono tenerlo in vita e per questo sono descritti in modo dispregiativo come “ultra cattolici” dai giornali francesi.
Chi si oppone a questo orrore, come i genitori di Vincent, vengono descritti volontariamente come dei pazzi pericolosi. Il papà diventa così un ginecologo militante antiabortista che avrebbe finito per sposare una donna “ultra cattolica”. Ciò che dovrebbe normalmente essere considerato come una qualità (essere a favore della vita e cattolico) viene trasformato in un’aggravante.

Perché?
Ci sono due motivi. Da una parte, il male viene presentato come un bene, senza che nessuno abbia niente da ridire, e sempre più persone attentano volontariamente alla vita umana (nel momento in cui comincia e sta per finire). Dall’altra, noi non siamo più in una democrazia. La libertà di espressione è fortemente ridotta e rimpiazzata da un indottrinamento statale e una propaganda mediatica permanenti. Le élite politiche e morali sono deboli. Il popolo è disilluso e si accascia davanti alla fatalità.

Vincent Lambert non ha lasciato volontà anticipate: perché allora lo si vuole lasciar morire di fame e di sete?
Siamo davanti a una battaglia escatologica. La natura umana non esiste più: c’è solo la grande catena dei viventi. I più forti comandano sui più deboli. L’uomo sempre più potente diventa una sorta di divinità, rafforzato dal progresso della tecnica e dal mercato. Noi siamo entrati nell’era del post-umanesimo dove chi ha ancora la debolezza di parlare di diritto lo fa solo per utilitarismo. La massa va avanti al passo del terrorismo compassionevole: agisco in base a come mi sento. E se questo mi porta a uccidere, è una mia scelta che deve essere garantita dalla legge.

La società francese è d’accordo con la messa a morte di Lambert?
La società francese non è d’accordo con niente di quello che viene votato da un potere social-comunista ultra minoritario. Ma resta buona per paura della rappresaglia. Qualunque sia l’argomento che si affronta in Francia (immigrazione, alterità sessuale, omosessualità, aborto, eutanasia, scuola, educazione, ecc.) chi dice la verità rischia la morte mediatica, professionale e politica.

Il governo di François Hollande approverà l’eutanasia dopo queste due sentenze?
Questo governo social-comunista marcia verso l’eutanasia tanto più facilmente perché gode del sostegno di una parte della destra: il deputato Leonetti (Ump) è infatti l’autore della legge del 2005 in nome della quale Vincent Lambert sarà giustiziato. La classe politica francese è sempre più confusa.

Una vita come quella di Lambert è sempre degna di essere vissuta?
Questo problema non si pone in una società fondata su un’antropologia dell’eteronomia, che si riferisce cioè a norme esteriori a sé come Dio, la legge naturale, la ragione illuminata dalla verità, ecc. Al contrario, la questione diventa un preoccupante dilemma quotidiano in una società “autonoma” che non riconosce come legge nient’altro se non se stessa. In questa società fondata sul più totale arbitrio, tutto assume un nuovo significato: la vita, la morte, ciò che è essere umano, i limiti nei quali è autorizzato a vivere, la felicità, ecc.

I vescovi francesi, riferendosi alla sentenza, hanno scritto: «I più deboli sono forse diventati indegni di essere accompagnati?».
Con lo sviluppo della genetica, e il suo sfruttamento commerciale che termina in uno screening di massa, la lista delle patologie e delle predisposizioni di un embrione sarà accessibile, alla velocità della luce, a partire da un piccolo campione di sangue della madre incinta. È preoccupante che molte vite saranno giudicate come non meritevoli di essere vissute. La sorte delle persone come Vincent Lambert sarà decisa sulla base di una intolleranza generalizzata a ciò che non corrisponde allo standard sanitario ma l’equazione tra felicità e salute non è mai stata dimostrata da niente e nessuno.