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Crimea, tensione e persecuzione latente

di Stefano Magni - La nuova bussola quotidiana - 21/03/14

Come avevamo documentato sulle colonne di questo giornale le due chiese ortodosse ucraine, quella del Patriarcato di Kiev e quella del Patriarcato di Mosca, avevano trovato un loro momento di unità, prima affiancando i manifestanti del Maidan e poi condannando senza mezzi termini la politica repressiva dell’ex presidente filo-russo Viktor Yanukovych.
Ora questa atmosfera pare cambiare in Crimea, soprattutto da quando i russi hanno preso direttamente il controllo della penisola nel Mar Nero. Secondo quanto riportava ieri il quotidiano Moscow Times, la chiesa ortodossa che risponde al Patriarcato di Mosca, sta iniziando a far pressioni per requisire le proprietà del Patriarcato di Kiev. In un caso recente, come riferisce il giornale moscovita, un prete della chiesa ortodossa russa, accompagnato da uomini armati, ha fatto irruzione nella chiesa di un comune della Crimea, Perevalnoye, chiedendo di vedere tutta la documentazione sulle Proprietà del patriarcato di Kiev. Gli uomini, secondo quanto riferisce l’arcivescovo Kliment, «hanno iniziato a sequestrare l’inventario delle nostre proprietà e ci hanno avvertito che i religiosi ucraini devono lasciare al più presto Perevalnoye, perché la chiesa nel territorio della base militare appartiene al Patriarcato di Mosca».
Come si è verificata questa improvvisa rottura fra le due chiese? Un cambiamento al vertice è già avvenuto, anche se pochissimi lo hanno rilevato: il 24 febbraio scorso, il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Patriarcato di Mosca, ha rimosso il metropolita della chiesa ucraina Vladymyr Sobodan (da tempo malato) e lo ha sostituito con Onofrio Tchernivtsi, uomo molto vicino al patriarca di Mosca Cirillo e conosciuto come un pro-russo. Inizialmente il dialogo, già ben avviato, fra il Patriarcato di Mosca e quello di Kiev è continuato, prova ne era la costituzione di un’apposita Commissione per il dialogo con i rappresentanti delle altre Chiese. Ma dal momento in cui la Crimea si è avviata verso l’annessione alla Russia, la divisione fra le due anime dell’ortodossia ucraina sembra approfondirsi invece che ridursi. Non è un mistero che il patriarca Cirillo, a Mosca, non veda di buon occhio la riunificazione dell’ortodossia locale, perché questa potrebbe portare a una sua nazionalizzazione. Il Patriarca Cirillo, non a caso, ha riconosciuto che l’Ucraina ha il diritto all’autodeterminazione, ma ha invitato a pregare perché «i fratelli di una stessa fede e di un unico sangue non portino mai la distruzione l’uno dell’altro» e perché l’ex repubblica sovietica non si separi «spiritualmente» dalla Russia.
Il problema più grave, comunque, possono viverlo i cattolici della Chiesa greco-cattolica ucraina. Monsignor Shevchuk, un religioso che fu collaboratore del cardinal Bergoglio, in Argentina, non usa mezzi termini per condannare l’occupazione russa della Crimea. Ora i cattolici temono per le “rappresaglie” dei russi, soprattutto in Crimea. E gli allarmi di intimidazioni e violenze aumentano. Il 15 marzo, alla vigilia del referendum per l’annessione della Crimea alla Federazione Russa, un prete cattolico, padre Mykola Kvych, è stato rapito da uomini armati. Giovane cappellano di una base della Marina militare ucraina, padre Kvych è stato portato in una località segreta. Un parrocchiano, che è riuscito a contattare il suo telefono cellulare, ha sentito solo insulti in russo contro il prete tenuto sotto sequestro.
Negli stessi giorni pre-referendari, un altro prete cattolico si è ritrovato con l’abitazione vandalizzata, la porta divelta e una scritta intimidatoria sul muro: “Vattene, spia del Vaticano!”. In questo clima di intimidazione e violenza, i sacerdoti cattolici rimangono sul posto, a confortare i fedeli, nonostante i loro familiari siano stati già trasferiti in altre regioni dell’Ucraina.
A Odessa, mons. Jacek Pyl, vescovo della Chiesa romana cattolica, dichiara che: «Noi abbiamo bisogno di un sostegno spirituale, chiediamo di pregare durante questa Quaresima, per avere un miracolo, un miracolo di pace». Monsignor Bronislaw Bernacki, esprime la sua preoccupazione per l’escalation di violenza anche nelle altre regioni dell’Ucraina: «La situazione è molto pericolosa, speriamo tutti che le forze politiche occidentali fermino Putin».