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“Cristiani a rischio”, l’allarme del Papa

- La Stampa - 16/06/14

Un «Ave Maria» per l’Iraq in fiamme. Ieri all’Angelus il Papa ha invitato i fedeli a pregare «per la cara nazione irachena» e in particolare per «le molte persone, tra cui tanti cristiani, che hanno dovuto lasciare la propria casa». Ha espresso «viva preoccupazione» auspicando «un futuro di riconciliazione e di giustizia» per una terra che ha visto il padre dei tre monoteismi Abramo aprire una nuova epoca dell’umanità.

Proprio da Ur dei Caldei voleva iniziare il Giubileo Karol Wojtyla che per primo mise in guardia l’Occidente da un intervento militare nel Golfo, proprio come nove mesi fa Bergoglio si è opposto ai raid Usa sulla Siria, dove a causa della guerra civile e all’avanzata di gruppi estremisti come il Fronte al-Nusra e lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante è cresciuta l’influenza dell’islamismo radicale e di conseguenza le persecuzioni contro i cristiani. Il rapimento delle suore di Maalula (l’antica città dove si parla ancora l’aramaico) e le fosse comuni a Sadad sono stazioni di una «Via Crucis» infinita. Molti cristiani stati costretti alla fuga in Libano e negli altri paesi confinanti al punto che, dopo oltre tre anni di guerra civile, in Siria i cristiani sono il 5% della popolazione. Erano il 15% prima dello scoppio della rivolta anti-Assad.

Anche in Egitto i cristiani sono finiti sotto attacco, in particolare dopo la destituzione dell’ex presidente Mohamed Morsi, salito al potere nel 2012 dopo la vittoria elettorale dei Fratelli Musulmani. Dopo l’intervento delle forze armate che hanno arrestato Morsi, sono aumentati in modo esponenziale gli attacchi contro i cristiani, come confermato anche dalla commissione di esperti incaricata dal Consiglio nazionale per i diritti umani di fare il punto sulla situazione dei copti nel paese. I membri della minoranza religiosa subiscono molte violenze, soprattutto nei governatorati di Luxor, Sohag e Assuan. Il documento parla di rapimenti, incendi appiccati alle abitazioni dei copti, vandalismo contro i loro negozi, ostacoli alla pratica dei loro riti religiosi. Ma la situazione per i cristiani è drammatica anche in Iran e soprattutto in Iraq, dove oggi i caldei rappresentano solo l’1% della popolazione. Qui i cristiani sono finiti sotto attacco a Baghdad nel giorno di Natale (37 morti).

Il caso di Meriam Yahia Ibrahim ha scosso le coscienze, ma la drammatica storia della 27enne cristiana sudanese condannata a morte per apostasia è solo la punta di un iceberg e accende i riflettori sulle condizioni in cui vivono i cristiani in decine di paesi africani e asiatici. Secondo un recente rapporto dell’ong americana «Open Doors», nell’ultimo anno la persecuzione contro i cristiani è aumentata globalmente, in particolare in Africa. Nel nord-est della Nigeria (il «paese più pericoloso per i cristiani») si moltiplicano le stragi del gruppo estremista Boko Haram.

«L’allarmante aumento della violenza contro i cristiani in Nigeria negli ultimi mesi mette in evidenza l’assenza di libertà religiosa nel paese», commenta il presidente dell’ong David Curry. Quella di Boko Haram è una vera offensiva contro i cristiani su larga scala. L’attacco più eclatante è avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 aprile, quando alcuni miliziani della setta salafita hanno rapito 270 ragazze, prelevandole dal campus di una scuola di Chimbok. Le ragazze, costrette a convertirsi all’islamismo, sono state forzate a sposarsi con i miliziani del movimento estremista. Dal Sudan alla Siria, dalla Nigeria all’Iraq si estende il «campo di battaglia per le Chiese cristiane nel terzo millennio».