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Formia: l’Inferno qui è indifferenza

di Luisella Saro - Cultura Cattolica - 18/06/13

«Il peggiore degli atteggiamenti è l’indifferenza, dire “io non posso niente, me ne infischio”. Comportandovi così, perdete una delle componenti essenziali che ci fa essere uomini. Una delle componenti indispensabili: la facoltà di indignazione e l’impegno che ne è la diretta conseguenza». (Stéphane Hessel, Indignatevi!)

Ho visto quell’immagine e credo di aver capito cos’è l’inferno: indifferenza.
Non c’è distanza più grande dall’amore, non c’è livello più basso dell’umano. Non provo compassione per te. Nemmeno indignazione se qualcosa non va come dovrebbe. Neanche rabbia, astio, odio. Niente. Mi sei indifferente. Che tu ci sia o non ci sia, che tu stia bene o stia soffrendo, fa lo stesso.
Ho visto la turista russa colpita da un malore a Formia: il suo corpo coperto da un telo bianco in riva al mare e i bagnanti che impassibili continuavano a giocare a racchettoni poco più in là.
Sì, l’inferno deve essere così. Disumano.
Gli uomini che chiedono aiuto ma non ne ricevono. Nessuno che si guarda (più) in volto.
Una sorta di contrappasso dell’egoismo e dell’ignavia qui in terra. Sordi ciechi non sentiremo più che il nostro dolore, la nostra angoscia, le nostre ferite nel corpo e nel cuore. Nulla per cui valga la pena un sussulto del cuore.
L’inferno che stiamo costruendo quaggiù, brutta copia di quel che ci attende.
Abbiamo scelto l’indifferenza di fronte agli altri uomini, di fronte alla vita, di fronte alla realtà e ai suoi problemi. Indifferenza sia! E solitudine eterna.
E così si accascia qualcuno e voltiamo la testa dall’altra parte: il suo dolore non ci riguarda. The show must go on.
«Vogliamo tutto!» è lo slogan postmoderno. Ma riguarda noi, il bozzolo che siamo. Non c’è più “bene comune”, solo desideri individuali da esaudire per legge. Nella lotta del più forte, i deboli soccomberanno.
L’indifferenza è già il baratro.
Lontani, i tempi della compassione. Quando l’uomo stava accanto all’altro uomo: ai più piccoli, alle donne, alle madri in difficoltà, agli anziani, ai malati… Indifferenti. Stiamo scegliendo la strada più breve. Aborto ed eutanasia eliminano i “problemi” in men che non si dica. E i sensi di colpa insieme a loro.
Mi è indifferente se L’Ultima Cena di Leonardo diventa la rappresentazione grottesca di un festino gay. Mi è indifferente la blasfemia. Mi è indifferente la sfilza di suicidi omicidi tragedie familiari di cui danno conto i media, e la persecuzione quotidiana dei cristiani nel mondo. Gli esseri-umani-altro-da-me sono numeri. Null’altro.
Mi è indifferente il disagio dei giovani, il proliferare di nuove “dipendenze”, questo vagare senza meta. Ciascuno si autodetermini: la vita è sua.
Mi è indifferente la mutazione antropologica che si sta compiendo sotto i nostri occhi. Che i bambini vengano usati e abusati. Che la famiglia sia sotto attacco. Che gli imperfetti siano eliminati. Che un animale valga più di un essere umano. Che si varino leggi contro la vita…
Arrivano queste notizie mescolate alla politica, agli show, al gossip. Le leggo distrattamente, indifferentemente. Tutte sono – ormai – sullo stesso piano. Scorrono davanti agli occhi. Reset. Avanti la prossima. (Dovessi sentirlo, il cuore che batte più forte, involontaria rivolta alla reificazione e all’indistinto, eccola la pillola che porta all’oblio. Perché il potere vuole uomini senza empatia. E monadi, non più fratelli.)
Nel mondo che verrà, frutto maturo della nostra quotidiana indifferenza, non aspettiamoci la flora dei monti diversa dalla vegetazione equatoriale, lacustre, marittima… Solo deserto. Granelli di sabbia tutti uguali.
Questo, deve essere l’inferno. Il deserto del cuore.