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Francia. I bambini nati con l’utero in affitto (illegale) sono cresciuti da 40 a 2000 in un anno

di Leone Grotti - Tempi - 31/12/14

«Quaranta, erano solo 40 nel gennaio del 2013 i bambini nati all’estero con l’utero in affitto e portati in Francia dalla coppia all’origine della loro nascita». E oggi quanti sono invece? «Oggi sarebbero 2000 (Libération, 16 dicembre) (…) e domani quanti saranno se non si pone alcun freno allo sviluppo di questo turismo procreativo?». Così si inquieta Astrid Marais, docente di giurisprudenza presso l’università della Bretagna occidentale, in una lettera aperta al primo ministro Manuel Valls pubblicata dalla versione francese dell’Huffington post.
CIRCOLARE E CORTE EUROPEA. Come si è arrivati a questo punto ormai è storia vecchia: il primo passo è stato fatto dall’allora ministro della Giustizia Christiane Taubira, la stessa che ha promosso la legge sul matrimonio omosessuale (mariage pour tous). Con una circolare, appena definita “legale” dal Consiglio di Stato, Taubira ha chiesto a tutti gli ufficiali di riconoscere i bambini nati all’estero con utero in affitto. La richiesta non va solo contro la legge francese, che proibisce la maternità surrogata, ma anche contro diverse sentenze della Corte di cassazione, «che si era rifiutata di riconoscere i legami di filiazione tra i bambini e gli adulti che si erano consegnati al turismo procreativo all’estero». Poi, a giugno, la Francia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e il governo di François Hollande si è rifiutato di fare ricorso, legalizzando di fatto i viaggi all’estero dei francesi facoltosi che potevano permettersi di affittare l’utero di una donna indiana, ucraina o thailandese.
DA 40 A 2000. Ma già quando era stata inviata la “circolare Taubira”, scrive la docente, «a chi si inquietava delle sue ripercussioni veniva detto di non esagerare: la circolare avrebbe riguardato solo bambini già nati e non avrebbe liberalizzato il mercato delle madri surrogate». Però si è passati da 40 bambini a duemila in un solo anno: «Le cifre parlano da sole e attestano che la realtà è molto diversa: (…) non è forse la prova di uno sviluppo spettacolare di questo mercato? Coloro che permettono questa [deriva] hanno coscienza che così si viola il diritto francese e si conclude un patto che riduce la donna a un utero e i bambini a una merce?».
UTERO IN AFFITTO “ETICO”. Marais, che tiene un blog per l’Huffington Post, già prevede quello che succederà a breve nel suo Paese: «I militanti diranno: siccome il divieto francese è totalmente “inefficace”, perché non autorizzare l’utero in affitto per creare i bambini anche in Francia? Poi (…) insisteranno sulla necessità di rendere questa pratica “etica”. Ma per farla diventare “etica” bisognerebbe sotterrare i principi della dignità e indisponibilità del corpo umano sui quali il divieto francese si fonda… E bisognerebbe anche imporre la gratuità. Non è forse utopico?».
SOLO LE DONNE RICCHE. Se in Grecia si è già creato un ricco mercato “etico”, che vale decine di migliaia di euro a bambino, «per evitare che la donna si senta attratta finanziariamente dal mettere il proprio utero a disposizione altrui, i militanti francesi vorrebbero riservare la pratica solo alle madri che dispongono di un minimo di risorse (ameno 30 mila euro)… La madre surrogata “etica” deve dunque essere ricca… Questo è forse etico?».
«SIGNOR PRIMO MINISTRO». La docente conclude con un appello a Manuel Valls: «Signor Primo ministro, (…) a ottobre lei si è opposto alla commercializzazione dei corpi e alla normalizzazione dell’utero in affitto (anche se nel 2011 si era detto favorevole, ndr), (…) per cui lei è l’unico in grado di frenare la strumentalizzazione delle donne e dei bambini. Signor Primo ministro, la legge non le impone di andare contro il diritto delle donne e dei bambini, la legge non le impone di andare contro le sue convinzioni».