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Gesuita rapito in Afghanistan, il padre: Aiutava i poveri, perché l’hanno rapito?

di Nirmala Carvalho - AsiaNews - 06/06/14

“Perché qualcuno dovrebbe sequestrare un sacerdote gesuita? Alexis lavorava con i poveri, non faceva nulla di male”. È quanto chiede a chiunque incontri o lo stia ad ascoltare A.S.M. Anthony (v. foto), 77 anni, padre di p. Alexis Prem Kumar sj, missionario indiano rapito in Afghanistan il 2 giugno scorso da una banda di uomini armati non ancora identificati. Da allora la polizia e le forze di sicurezza locali sono sulle sue tracce, ma non ci sono novità sul caso. Intanto in Tamil Nadu, lo Stato indiano in cui è nato, il telefono del vecchio padre non smette di squillare. “Io però – aggiunge – non posso rispondere, perché non so nulla”.
Anthony è un insegnante in pensione e vive con uno dei suoi cinque figli. La moglie è morta un anno fa. “Alexis ha 47 anni adesso – spiega – ed è il mio figlio più grande. Anche una delle mie figlie, Elizabeth, è al servizio di Dio”.
L’ultima volta che il gesuita ha rivisto i suoi cari è stato lo scorso febbraio, quando si è preso un mese di vacanza. “È stato nel suo ufficio di Delhi per una settimana – ricorda il padre – e poi ha passato tre settimane con noi. Era felice di essere a casa. Mi diceva che anche se l’Afghanistan era ancora sotto il giogo di violenze continue, l’area in cui lui lavorava era pacifica e non dovevo preoccuparmi per lui”.
P. Alexis è a capo della sezione afghana del Jesuit Refugee Service (Jrs) e si occupa di sostenere i rifugiati rientrati dall’Iran e dal Pakistan attraverso programmi educativi e sanitari. “In genere – spiega Anthony – ci chiamava una volta a settimana, di sabato o di domenica. Parlava con tutti quelli che erano a casa. Io non l’ho mai chiamato: non ho il suo numero, né il suo indirizzo. Non glieli ho mai chiesti”.
La famiglia ha saputo del rapimento il giorno stesso, da un funzionario del ministero indiano degli Affari esteri: “Mi hanno detto che era con altre tre persone del luogo quando è stato rapito da cinque uomini armati. Questi hanno detto ai suoi compagni di andarsene e lo hanno portato via. Perché lo hanno fatto?”.
Intanto, ieri il chief minister del Tamil Nadu, Jayalalithaa, ha chiesto l’intervento personale di Narendra Modi, neoeletto Primo ministro dell’India, per garantire il rilascio di un operatore umanitario indiano. In una lettera, la donna ha spiegato che in tutto lo Stato p. Alexis Prem Kumar è ricordato con affetto, per lo straordinario lavoro fatto con i tribali, in particolare donne e bambini.
“C’è il timore – ha sottolineato Jayalalithaa – che la sua vita possa essere in pericolo mortale”.