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Libia, capitale in mano agli islamisti

- Tempi - 11/09/14

Da quando gli islamisti di Alba libica, insieme alle brigate di Misurata, hanno conquistato l’aeroporto e la capitale della Libia a fine agosto, costringendo il Parlamento e il governo a fuggire a Tobruk, la sicurezza a Tripoli è un miraggio. Molto «spaventati», perché «senza protezione», sono soprattutto i cristiani.

«MESSE IN CASE PRIVATE». Il vicario dei francescani a Tripoli, padre Amado Baranquel, ha dichiarato a Catholic News Service che i cristiani da due settimane non escono più di casa per paura di essere rapiti. «Non c’è legge né sicurezza in città e non sappiamo chi ci proteggerà. Ormai celebriamo quasi tutte le Messe in case private o in appartamenti come si faceva nei tempi antichi», ha aggiunto. I combattimenti, infatti, continuano ogni giorno tra gli islamisti e le forze fedeli al governo.

«DI CHI POSSIAMO FIDARCI?». Le strade sono piene di checkpoint e come riferito dal padre francescano i cristiani escono solo se accompagnati in macchina da musulmani locali, «che verso di noi si stanno dimostrando molto gentili». La situazione però è drammatica: «Di chi possiamo fidarci, a chi possiamo chiedere aiuto? Non si saprà fino a quando non è chiaro chi sarà a governare. Fino a quando le Nazioni Unite non faranno qualcosa, sono le persone con le armi in braccio che comanderanno qui».

LA CHIESA RIMANE COL POPOLO. Nonostante la situazione difficile, Sylvester Magro, vicario apostolico di Bengasi, altra città nella parte orientale del paese conquistata dagli islamisti, ha affermato che «la Chiesa rimarrà con il suo popolo» anche se le chiese copto-ortodosse e greco-ortodosse hanno già evacuato tutti i loro sacerdoti dalla città. Anche la Chiesa cattolica ha deciso di spostare le tante suore che vivevano a Bengasi.
«Tutti si chiedono cosa succederà ma il problema è che ora ci sono due governi e noi non vediamo via d’uscita. Fino a quando non sapremo con chi dobbiamo parlare, possiamo solo pregare», conclude padre Baranquel.

GOVERNO IN FUGA. Il paese è sull’orlo del disastro. I 115 membri del Parlamento e le loro famiglie vivono su un traghetto greco riservato per loro a 1.500 chilometri dalla capitale. Segno che potrebbero presto essere costretti a una fuga tempestiva. La Nato e gli Stati Uniti di Obama, che hanno contribuito a creare la dissoluzione dello Stato libico, non si sono ancora pronunciati mentre il ministro della Difesa francese Jean Yves Le Drian ha dichiarato che un intervento terrestre in Libia è necessario ma che c’è bisogno della collaborazione di tutti i paesi europei.