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Madre Speranza è Beata

-di Lorenzo Bertocchi - La nuova bussola quotidiana - 31/05/14

Oggi, a Collevalenza di Todi (Pg), il Cardinale Angelo Amato proclama Beata la Venerabile Madre Speranza (1893-1983), fondatrice della Congregazione religiosa della Famiglia dell’Amore Misericordioso. Qui si trova il famosissimo santuario, meta di centinaia di migliaia di pellegrini, e qui riposano le spoglie mortali della Beata. Il Cardinale  Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia, ha ricordato che nell’epoca attuale, “in cui gli uomini si allontanano sempre più dalla pratica religiosa e vivono come se Dio non esistesse, Madre Speranza diventa segno profetico di annuncio e di testimonianza che Dio ci ama.”
Madre Speranza, al secolo Giuseppa Alhama Valera, nasce a Santomera in Spagna nel 1893, maggiore di nove fratelli di una famiglia molto povera. A ventuno anni decide di realizzare il sogno della sua vita: consacrarsi a Dio. Il 15 ottobre, festa di S. Teresa d’Avila, “ … lasciai la casa paterna con la grande aspirazione di essere santa, di assomigliare un poco a Santa Teresa”. Da quel giorno seguiranno una serie ininterrotta di prove e segni straordinari, tra cui malattie gravissime e guarigioni inspiegabili, testimonianza della particolare predilezione del Signore. I suoi direttori e confessori la guideranno verso la comprensione della particolare chiamata a lei riservata: diffondere nel mondo la devozione all’Amore Misericordioso. Come tante altre anime sante non mancano diffidenze, anche da parte della Chiesa. Nel 1930 a Madrid emette i voti per la nascente congregazione delle Ancelle dell’Amore Misericordioso, ma vive l’ostruzionismo del Vescovo della città che ordina e comanda che nessuno l’aiuti o collabori con lei. Madre Speranza va avanti, nell’obbedienza, ma prosegue il cammino. Nel giro di pochi anni apre in Spagna dodici case per bambini poveri e bisognosi, per anziani e malati assistiti anche a domicilio.
Nel 1936, in piena guerra civile spagnola, fa i suoi primi viaggi a Roma dove opererà fra i poveri della periferia romana, sulla via Casilina. Contemporaneamente deve difendersi davanti al Sant’Ufficio per accuse e diffamazioni sulla sua persona e sulla Congregazione appena nata. Intanto scoppia la Seconda Guerra Mondiale e la sua attività caritativa a Roma assume dimensioni fuori dal comune. Tra i bombardamenti e le minacce dei tedeschi, insieme alle suore accoglie bambini, nasconde profughi senza badare alle loro ideologie, cura i feriti dei bombardamenti, dà da mangiare a migliaia di operai e bisognosi in mense improvvisate, consola tutti.
Nel 1950 è completata la casa generalizia di Roma e si aprono diverse realtà in Italia; il 15 agosto del 1951, su divina ispirazione, fonda i Figli dell’Amore misericordioso. Saranno in tre ad emettere i voti e tre giorni dopo, il 18 agosto, Madre Speranza si stabilisce con loro e alcune Suore a Collevalenza, paesino dell’Umbria. Era un borgo di nemmeno mille abitanti sparsi nella campagna, famoso nei dintorni per un boschetto di lecci detto il “Roccolo”, dove i cacciatori si divertivano a prendere gli uccelli con le reti. Gesù le spiegò: “Speranza, trasformeremo questo “roccolo” in un luogo di conquista delle anime. Verranno a stormi più numerosi di questi passerotti”. Proprio sul terreno del Roccolo sorgerà il santuario di Collevalenza, una rete che ha rapito migliaia di anime.
I Figli dell’Amore Misericordioso ricevono, tra le altre, una particolare missione. Nel verbale di riunione della comunità dei Padri di Collevalenza del 21 Marzo 1955 si legge: “Comunica poi la Madre un incarico avuto dal Signore. I religiosi esercitino un atto di carità eroica consistente nell’offerta totale di ogni azione per la santità del Clero e delle anime a Lui consacrate. (…) Questo, prosegue la Madre, è il secolo di più santi, ma è pure il secolo in cui il Clero e le anime consacrate offendono di più il Signore perché è il secolo che dà più occasione di peccato. Chi rimane in piedi, conclude la Madre, disarmi il Signore”.
Madre Speranza ben sapeva che l’amore di Dio non ha limiti, ma la sua via è quella del sacrificio, dell’offerta di sé, non un sentimento qualsiasi. “Mi dici, Gesù mio, che l’amore se non soffre e non si sacrifica non è amore. – scrive nel 1941 – Che insegnamento, Dio mio! Adesso mi rendo conto perché il tuo amore è così forte ed è fuoco che brucia e consuma”.
Quel fuoco era quello che ha scaldato Madre Speranza, e la sua vita è un unico interminabile tentativo di portare ad esso più anime possibile. Per far bruciare il peccato. “Care figlie – ha scritto – è necessario riconoscere e confessare che la Legge divina, naturale e positiva è giusta e pertanto che la sua infrazione è peccato, è lesione della giustizia, è iniquità, male gravissimo e sopra ogni altro detestabile. È necessario che il peccatore confuso e pentito esclami davanti a Dio misericordioso: Signore, ho peccato contro di te! Ho fatto il male ai tuoi occhi. Perdonami, Gesù mio”.