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Nigeria, distrutti due villaggi: è strage di cristiani

di Anna Bono - La nuova bussola quotidiana - 29/01/14

74 morti e decine di feriti è il bilancio, destinato a crescere, di due nuovi attentati compiuti in Nigeria dagli integralisti islamici Boko Haram.
La prima strage è avvenuta nel villaggio di Waga Chakawa, nell’Adamawa, uno degli stati settentrionali a maggioranza musulmana della federazione. I terroristi, ancora una volta, hanno attaccato i cristiani che ancora osano, sfidando la morte, testimoniare pubblicamente la loro fede. Domenica mattina 26 gennaio hanno fatto irruzione in una chiesa cattolica, in quel momento piena di fedeli che partecipavano alla messa, sparando sulla folla e lanciando granate. Per quattro ore hanno tenuto in ostaggio una parte degli abitanti del villaggio. Prima di andarsene, hanno incendiato e distrutto decine di abitazioni e di negozi. Le vittime sono almeno 22 e diversi i feriti, molti dei quali gravi.
Poche ore dopo un altro attentato è stato messo a segno nel villaggio di Kawuri, situato nel vicino stato di Borno. Lì i terroristi – più di 50, pesantemente armati – dopo aver fatto esplodere degli ordigni collocati tutt’attorno al centro abitato, hanno raggiunto il mercato e hanno aperto il fuoco. Non contenti, hanno poi proseguito la carneficina con una caccia all’uomo, casa per casa. Gli abitanti scampati alla strage che sono riusciti a raggiungere la capitale dello stato, Maiduguri, distante quasi 40 chilometri, hanno contato almeno 52 morti. Dicono inoltre che l’intero villaggio è stato raso al suolo.

È possibile che, come già altre volte, i terroristi abbiano voluto colpire i vigilantes che tentano di contrastarli e impartire una lezione alla popolazione che li sostiene. I vigilantes sono gruppi di adolescenti e di giovani, sia cristiani che musulmani, organizzati per difendere la popolazione dalla violenza di Boko Haram. Si sono moltiplicati negli ultimi mesi, dopo che lo scorso maggio il governo ha decretato lo stato di emergenza nel Borno, nell’Adamawa e nel Yobe. Per lo più collaborano con l’esercito, assai bene accetti in quanto molti dei militari provengono da altri stati della federazione e non conoscono il contesto in cui devono operare. Si incaricano soprattutto di formare dei posti di blocco allo scopo di individuare i terroristi e consegnarli alle autorità.

Alcuni gruppi di vigilantes, quando sospettano che qualcuno sia un Boko Haram, invece di affidarlo ai militari, si limitano a costringerlo a giurare su un testo del Corano di non appartenere al movimento, convinti che morirà nel caso abbia mentito. Altri, però, ormai troppo esasperati dagli scarsi risultati finora ottenuti dalle truppe governative per attendere il corso della giustizia, decidono di giustiziare i terroristi. Per vendicarsi Boko Haram non risparmia nessuno, neanche i bambini.
Di recente l’esercito ha intensificato le operazioni registrando in realtà alcune vittorie sui terroristi. Il 30 dicembre 68 miliziani sono stati uccisi dai raid dell’aviazione militare mentre attaccavano una caserma a Bama, nel Borno. Altri 38 sono morti il 9 gennaio allorché i militari hanno respinto un loro tentativo di penetrare nell’accampamento militare di Damboa, sempre nel Borno. Tuttavia gli attentati continuano.
Nello stato di Adamawa, in una sola settimana, 30 comunità sono state aggredite dai terroristi: uno stillicidio di morti a cui si accompagna la fuga temporanea, e, nel caso dei cristiani, spesso permanente, di decine di migliaia di persone.
Nel Borno, dove Boko Haram è stato fondato nel 2002, gli attentati più cruenti si sono verificati il 12 e il 14 gennaio. Il primo ha colpito un villaggio nei pressi di Maiduguri dove i terroristi hanno attaccato un mercato uccidendo cinque persone e dando fuoco a molti negozi e automobili. Due giorni dopo, mentre si celebrava il Maulid, l’anniversario della nascita di Maometto, un attentatore suicida si è fatto esplodere in un mercato della capitale, in mezzo a una folla di commercianti, provocando 15 morti e numerosi feriti
Cadono sotto i colpi di Boko Haram tanti cristiani, ma anche dei musulmani. L’8 gennaio è stata presa di mira la moschea del villaggio natale di Rabiu Musa Kwankwaso, il governatore dello stato settentrionale di Kano. Un commando, penetrato nell’edificio, ha sparato sui presenti, tra i quali si trovava anche il padre dello stesso governatore, uccidendo tre fedeli e ferendone 12.
Da maggio, secondo le Nazioni Unite, le vittime del terrorismo islamico sono state più di 1.200.