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Quegli esseri umani sospesi nell’azoto liquido

- Avvenire - 26/07/13

Come ogni anno, il Movimento per la vita italiano presenterà all’opinione pubblica una dettagliata interpretazione di quanto sta accadendo in materia di procreazione medicalmente assistita (Pma) sulla base dei dati contenuti nella relazione ministeriale presentata pochi giorni fa per il 2011.
Una autonoma relazione è opportuna per usare il criterio di valutazione che giustificò il sostegno della Legge 40\2004. In sintesi si ritenne che fosse urgente eliminare il far west procreatico in cui tutto era permesso e che – fermo restando il giudizio negativo su qualsiasi forma di fecondazione extracorporea – la Legge dovesse almeno assicurare una speranza di vita a ogni embrione artificialmente generato. Questo era lo scopo della disposizione secondo la quale non dovrebbero essere generati più di 3 embrioni in un ciclo e tutti dovrebbero essere trasferiti in utero. Purtroppo la Corte Costituzionale (sentenza 151/2009) ha annullato questo limite dei 3 embrioni consentendo il congelamento di quelli sovrabbondanti (cosiddetti soprannumerari) con la giustificazione che essi sono “una scorta” qualora da un primo trasferimento nel seno materno non derivi la nascita sperata. In realtà la Corte ha subordinato la generazione soprannumeraria ad un giudizio medico sulla salute della donna e ha mantenuto il limite rigoroso che a tale metodica si possa ricorrere soltanto quando essa appaia «strettamente necessaria». Ma la breccia è stata aperta e purtroppo le brecce possono essere allargate.
Per dare un primo giudizio su quanto sta accadendo basta leggere la tabella 3.55 della relazione ministeriale del 19 luglio 2013. Su 18.798 embrioni congelati nel 2011 solo 4.221 sono stati trasferiti nel seno materno. Ne deriva che ci sono 14.577 esseri umani nei “frigoriferi” dei vari laboratori d’Italia. È possibile che di questi alcuni possano sopravvivere se qualche coppia, a causa dell’insuccesso di un primo tentativo, vorrà utilizzarli, ma resterà comunque un alto numero di piccoli figli destinati alla morte nel gelo, senza tener conto di quelli che, anche se richiesti, moriranno nella fase di scongelamento, come è documentato che avviene anche nella Relazione ministeriale. I 14.577 di cui abbiamo parlato si riferiscono al solo 2011, ma nei “frigoriferi” vi sono anche gli embrioni crioconservati dall’entrata in vigore della sentenza costituzionale e cioè dal 2009 fino al 2011 e quelli del 2012 e 2013. Tutta la fecondazione artificiale umana suscita inquietudine, ma l’accumulo di embrioni crioconservati è l’aspetto più drammatico e disumano.
Che fare? Le decisioni della Consulta non possono essere mutate neppure dal legislatore, anche se, forse, una norma che precisasse meglio cosa significa «strettamente necessario» sarebbe utile. Una cosa, però, si può fare. Se la coscienza collettiva riconoscesse che il concepito è sempre un essere umano, che, come tale, non può essere oggetto di discriminazione; che è portatore di una dignità uguale a quella dei già nati, la breccia non verrebbe allargata, ma probabilmente ridotta. Ma la coscienza collettiva è condizionata da quella forma di razionalità sociale che è la legge. Ecco perché tanto insistiamo sulla necessità di riformare l’art. 1 del codice civile riconoscendo la capacità giuridica del concepito fin dal concepimento. Evidentemente non è stato sufficiente riconoscere la qualità di soggetto al concepito, come fa l’art. 1 della Legge 40. Ma ora la Corte di giustizia europea (18 ottobre 2011) ha riconosciuto il momento della fecondazione come quello di inizio dell’essere umano e ha chiamato embrione anche il concepito non impiantato. Ecco perché l’iniziativa dei cittadini europei “Uno di noi” in pieno svolgimento ha un significato culturale e pratico di primo ordine. La tabella 3.55 della Relazione ministeriale ci dice che nel solo 2011 sono stati collocati sotto azoto liquido a 196 gradi sottozero – in una sorta di camera della morte – 14.577 esseri umani. Ciascuno di loro è “uno di noi”.