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Zhejiang: ancora croci e chiese demolite. Chiese ufficiali e domestiche nella persecuzione

di Bernardo Cervellera - AsiaNews - 20/05/14

Una fonte di AsiaNews in Cina ci ha inviato una nuova serie di croci ed edifici religiosi demoliti nella regione del Zhejiang. Dopo la distruzione della chiesa di Sanjiang a Wenzhou, la campagna contro croci ed edifici troppo vistosi prende sempre più piede e colpisce edifici protestanti e cattolici, chiese ufficiali e sotterranee (v. foto). Fra le foto vi è anche un’ordinanza che ordina la chiusura di una chiesa domestica e la proibizione ai fedeli di radunarsi. Due giorni prima che i bulldozer massacrassero l’imponente chiesa di Sanjiang (protestante), è stata la volta del santuario cattolico di Longgang, dove le autorità hanno distrutto molte statue della Via Crucis obbligando i fedeli a trasferire le statue più grosse in un magazzino. Il padiglione centrale, occupato dalle statue del Cristo, della Madonna e di san Giuseppe è stato murato per nascondere alla vista i segni religiosi. Anche in questo caso la ragione data dall’autorità è che tutte quelle costruzioni sono “illegali”. Dal 2013, da quando si è stabilito che il Zhejiang sarà un’area di grande sviluppo economico entro il 2020, è stata lanciata una campagna per “abbellire” la regione eliminando le strutture illegali. La campagna è chiamata delle “Tre revisioni e una demolizione”, indicando così la percentuale di edifici da distruggere, recuperando terreni da utilizzare per un ricco sviluppo edilizio.
Secondo il governo provinciale le demolizioni riguardano tutte le comunità e luoghi privati in modo indistinto. Ma è un fatto che la campagna sta prendendo di mira soprattutto i luoghi cristiani. I fedeli fanno notare che gli avvisi di distruzione sono iniziati a circolare dopo che Xia Baolong, segretario del Partito del Zhejiang all’inizio dell’anno, ha compiuto un’ispezione e ha notato a Baiquan una chiesa con una croce che svettava in modo “troppo evidente” e offensivo alla vista. Vedendo poi in altre città una selva di croci nello skyline, ha dato ordine di “rettificare” quella visione. Da allora, demolire le croci, distruggere statue e radere al suolo chiese è divenuto l’impegno più cospicuo del Partito. Croci sono state strappate via ad Hangzhou, nella contea di Yongjia e anche nel vicino Anhui.
Il “consiglio” del Partito è di mettere le croci non su una guglia, ma in basso, sulle pareti dell’edificio, o ancora meglio, all’interno della chiesa. Il governo si difende dicendo che tutte quelle croci ed edifici demoliti andavano oltre le misure del piano urbanistico e che, prima della distruzione forzata, hanno dato tempo alle comunità di rettificare l’abuso. Ma i fedeli lamentano che il tempo concesso è stato troppo breve: la chiesa di Sanjiang, per distruggere oltre 500 mq “illegali” ha avuto solo 4 giorni per la “rettifica” spontanea.
Che le demolizioni di chiese facciano parte di un disegno più grande è evidente dal fatto che lo stesso segretario Xia Baolong, in un’intervista a Xinhua lo scorso 17 febbraio, ha denunciato l’infiltrazione di “forze ostili dell’occidente” nelle comunità cristiane. E nel luglio 2013 ha messo in guardia il Partito di Wenzhou contro l’influenza delle comunità sotterranee. Quasi a confermare le sue “preoccupazioni”, il 6 maggio scorso è stato pubblicato un “Libro blu” da parte dell’Università delle relazioni internazionali e dell’Accademia delle scienze sociali. In esso si afferma che le religioni sono una delle più grandi sfide alla sicurezza nazionale e che “le forze occidentali ostili si stanno infiltrando nelle religioni della Cina”. Ormai, soffocare le religioni, controllarle e demolire o ridurre i loro edifici fa parte di una campagna a livello nazionale. In una delle foto che mostriamo nella sequenza legata a questo articolo, vi è un’ordinanza in cui le autorità ordinano la chiusura di una chiesa domestica sotterranea, che si radunava in un appartamento. E si esige:
1) di fermare subito ogni pratica religiosa;
2) Eliminare tutti gli oggetti religiosi dell’edificio;
3) disperdere tutti i partecipanti alle funzioni.
Lo stesso avviene a diverse comunità sotterranee cattoliche.
Sembra quasi che il governo cinese tema la previsione fatta da alcuni studiosi, secondo cui entro il 2025 la Cina sarà il Paese con più cristiani al mondo, con circa 165 milioni di fedeli. Tale “profezia”, basata su proiezioni socialogiche è stata fatta da Yang Yanggang, professore di sociologia alla Purdue University (Indiana, Usa).
L’ostilità verso i cristiani non è tanto di tipo ideologico, basato ancora sui vecchi schemi marxisti. Essa ha ragioni economiche e di potere: si tolgono terreni ed edifici ai cristiani per nutrire la fame di spazio delle speculazioni edilizie; si riduce la loro visibilità e unità per evitare che essi divengano interlocutori del potere. Sempre più infatti, i cristiani divengono attivisti per i diritti umani, impegnati nella società civile contro la corruzione, i soprusi, le violenze, l’inquinamento, tutte piaghe che il Partito comunista cinese di Xi Jinping dice di combattere, senza cambiare una virgola, o colpendo solo i propri nemici politici.
Vale la pena notare che anche nel 2003-2004 nel Zhejiang è stata lanciata una campagna per demolire centinaia di chiese. Da allora, le comunità del Zhejiang e di Wenzhou sono cresciute ancora di più e oggi i cristiani della città di 9 milioni di abitanti sono circa il 15% della popolazione.
La loro forza sta nella fede e non negli edifici. Uno di loro, il pastore Yang,  commentando la distruzione della chiesa di Sangjiang ha detto: “Se parliamo della nostra fede, la parola ‘jiaohui’ (chiesa come comunità) non è la stessa di ‘jiaotang’ (chiesa come edificio). Si può sopprimere una jiaotang, ma non la jiaohui. I cristiani non devono essere tristi… Ora che la jiaotang è distrutta, dobbiamo concentrare i nostri sforzi a costruire la jiaohui”.