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	<title>FidesVita.org &#187; Parsifal</title>
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	<description>Sito Ufficiale  del Movimento Fides Vita</description>
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		<title>Se&#8217; di speranza fontana vivace</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 17:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“A donarci Cristo, nostra Speranza, è sempre lei, la Madre di Dio: Maria santissima… le sue braccia e ancor più il suo cuore continuano ad offrire al mondo Gesù, Suo Figlio e nostro Salvatore” (Benedetto XVI)




Pubblichiamo i video delle meditazioni che Nicolino ha tenuto a Lourdes nel corso del pellegrinaggio che si è svolto dal 22 al 28 aprile scorso.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/41208907?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0&amp;color=bd1d1d" frameborder="0" width="540" height="304"></iframe></p>
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		<title>Libertà religiosa madre di tutte le libertà</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 21:58:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Parsifal]]></category>

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		<description><![CDATA[Mozione al Parlamento Europeo in difesa dei cristiani perseguitati, con la chiara richiesta che la Camera con il suo voto impegni il Governo “ad assumere ogni iniziativa di competenza affinché la persecuzione contro i cristiani sia considerata un’emergenza internazionale gravissima in ogni consesso e diventi oggetto di condanna esplicita, e di interventi coordinati ed efficaci da parte delle autorità e delle organizzazioni sovranazionali e internazionali”.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/05/mappa_cristiani_perseguitati.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-13030" title="mappa_cristiani_perseguitati" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/05/mappa_cristiani_perseguitati-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>“L’ansia di libertà che si è manifestata un anno fa deve essere corrisposta garantendo la libertà di religione nelle costituzioni di questi Paesi&#8230; Le statistiche ci dicono che per ogni 100 persone uccise nel mondo per motivi legati alla religione, 75 sono cristiani”.<br />
Questo è un drammatico tratto del recente intervento di Mario Mauro, Presidente dei Deputati Pdl al Parlamento europeo, durante la conferenza organizzata dal Gruppo PPE mercoledì 9 maggio dal titolo: “I cristiani nel mondo arabo: un anno dopo la primavera araba”.<br />
Il Presidente continua dicendo con forza: “In Iraq ad esempio, che è un Paese chiave nello scacchiere mediorientale, i cittadini di fede cristiana sono presi in ostaggio per progetti di potere. E&#8217; il nome stesso di Dio ad essere preso in ostaggio&#8230; Si vuole far credere che i cristiani di questi Paesi del mondo arabo siano i rappresentanti dell&#8217;occidente, i rappresentanti di una sorta di progetto neocolonialista. Questo è falso! Questi cristiani sono a tutti gli effetti cittadini di questi Paesi, che pregano in arabo, che cantano in arabo. Cittadini a tutti gli effetti con la sola differenza di professare una religione di minoranza in quel Paese”.<br />
Questo intervento è senz’altro la dimostrazione viva del concreto impegno del Parlamento Europeo (che è l’assemblea parlamentare dell’Unione Europea che insieme al Consiglio dell’Unione Europea, costituisce una delle due camere che esercitano il potere legislativo nell’Unione) assunto in particolar modo dal partito popolare, di interloquire con le forze di governo di questi Paesi esteri al fine di riconoscere a tutti la sacrosanta libertà religiosa come diritto fondamentale di ogni uomo; sarebbe difficile infatti lavorare per scrivere una costituzione se non si parte innanzitutto dal rispetto dell’originalità di ciascuno e della piena e assoluta libertà di religione. “Non ci sarà libertà per il mondo arabo se non ci sarà libertà per i cristiani del mondo arabo”, ha concluso Mario Mauro.<br />
Sulla stessa linea è la<a href="http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=53316&amp;stile=6&amp;highLight=1" target="_blank"> mozione n. 1-01029 </a>che l’Onorevole Renato Farina ha presentato, il giorno precedente, al Parlamento Europeo, unitamente ai colleghi cofirmatari Enrico Pianeta e Simone Balzelli, in difesa dei cristiani perseguitati, con la chiara richiesta che la Camera con il suo voto impegni il Governo “ad assumere ogni iniziativa di competenza affinché la persecuzione contro i cristiani sia considerata un’emergenza internazionale gravissima in ogni consesso e diventi oggetto di condanna esplicita, e di interventi coordinati ed efficaci da parte delle autorità e delle organizzazioni sovranazionali e internazionali”.<br />
Renato Farina è stato eletto parlamentare europeo il 29/04/2008 e dal 11/03/2009 è Componente della Commissione permanente III Affari Esteri; da subito ha manifestato, insieme al suo gruppo politico, il grande desiderio di ottenere che la persecuzione contro i cristiani venisse considerata una emergenza internazionale gravissima.<br />
Più di una volta ha fatto sentire la sua voce in tal senso ed oggi chiede all’Europa una mossa concreta presentando alla Camera dei Deputati una mozione che spinga l’organo legislativo a definire in una legge, che l’Unione Europea possa rendere esecutiva, il principio che “La persecuzione ai danni dei cristiani e ogni persecuzione religiosa sono intollerabili non solo da un punto di vista confessionale, ma soprattutto in ragione della garanzia e della tutela della giustizia e della libertà di tutti”; ecco perché “occorre assumere iniziative perché queste vittime, come ha sostenuto il Cardinale Scola, non siano oltraggiate, oltre che dalla barbara uccisione, anche con il silenzio e l’indifferenza”.<br />
Lo stesso Farina, introducendo la presentazione della mozione in assemblea, ha ricordato che “la libertà religiosa è il diritto di ciascun uomo, famiglia, popolo, nazione di interrogare e lasciarsi interrogare dal Mistero sul significato del nostro esistere. E’ l’essenza dell’essere uomini, la relazione con il Totalmente Altro, anche quando fosse per negarlo. Nessuno può impedire, deviare, con la violenza o con l’inganno questo diritto senza cui la vita sarebbe schiavitù sotto il potere dominante. Oggi questo sangue è spessissimo sangue di battezzati. Un sangue che è stato annunciato come inevitabile insieme al centuplo da Gesù Cristo nel Vangelo. Il centuplo è il gustare la pienezza della libertà anche mentre la tolgono, perché sei amato&#8230;”.<br />
Il 16 maggio, poi, lo stesso Farina ha anche presentato, con la firma di numerosi deputati del Pdl, <a href="http://parlamento.openpolis.it/atto/documento/id/80965" target="_blank">un’interrogazione parlamentare</a> (strumento attraverso cui il Parlamento svolge la sua attività di ispezione e controllo sull’operato del Governo) al Governo italiano, nello specifico al Ministro degli affari esteri, per essere informato sui provvedimenti che il Governo stesso intende adottare sul tema della libertà religiosa ed in particolare per chiedere che le nostre autorità politiche si facciano valere presso le autorità tunisine e presso l’Alto Commissario per i Rifugiati così da rendere effettiva nel campo di Shousha la libertà religiosa e la tolleranza.<br />
Questo intervento prende spunto dall’occasione del viaggio del presidente Napolitano e del ministro Terzi a Tunisi, per firmare un accordo di “partenariato rafforzato” tra Italia e Tunisia, che deve necessariamente tenere in considerazione la difesa della libertà religiosa, tanto lacerata in quei Paesi.<br />
<a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/05/IMG_0038_1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-13031" title="IMG_0038_1" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/05/IMG_0038_1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Introducendo l’interrogazione l’on. Farina ricorda come “l’Agenzia Habesha, guidata da padre Mussie Zerai, denuncia con prove circostanziate, che nel campo profughi di Shousha, in Tunisia, appena oltre il confine libico, dove da un anno hanno trovato rifugio migliaia di profughi eritrei, etiopi, sudanesi e somali, da tempo vige un regime di terrore cristianofobico. Qualche tempo fa è stata distrutta la tenda dove pregavano i cristiani, ora ci vengono segnalati episodi di aggressioni verbali e fisiche a danno dei cristiani fuori dai campi profughi. Anche all’interno si verificano limitazioni della libertà religiosa, fino ad impedire ai missionari di accedere al campo profughi. Inoltre ai profughi che portavano sul collo il segno cristiano della Croce è stato intimato dai militari tunisini di toglierlo. Tutti questi episodi stanno accadendo in un campo profughi sotto la responsabilità dell’UNHCR, Alto Commissariato per i rifugiati, nel silenzio delle autorità tunisine”.<br />
Proprio il Santo Padre è intervenuto di recente sulla questione della libertà religiosa nel suo viaggio a Cuba nel mese di marzo e particolarmente nell’ omelia tenuta alla Plaza de la Revolución di La Habana dove ha affermato: “la Chiesa vive per rendere partecipi gli altri dell’unica cosa che possiede, e che non è altro che Cristo stesso, speranza della gloria (cfr Col 1,27). Per poter svolgere questo compito, essa deve contare sull&#8217;essenziale libertà religiosa, che consiste nel poter proclamare e celebrare anche pubblicamente la fede, portando il messaggio di amore, di riconciliazione e di pace, che Gesù portò al mondo”. Quando la Chiesa mette in risalto questo diritto, non sta reclamando alcun privilegio, ha sottolineato Benedetto XVI ma “pretende solo di essere fedele al mandato del suo divino Fondatore, cosciente che dove Cristo si rende presente, l&#8217;uomo cresce in umanità e trova la sua consistenza”. Siamo dunque grati a chi in questo momento sta risvegliando le coscienze europee anche sul dramma delle persecuzioni religiose, anche perché la legittimazione del diritto alla libertà religiosa, sia nella sua dimensione individuale sia in quella comunitaria, legittima pure che i credenti offrano un contributo all&#8217;edificazione della società. “Il suo rafforzamento – sono sempre le parole del Papa -  consolida la convivenza, alimenta la speranza in un mondo migliore, crea condizioni propizie per la pace e per lo sviluppo armonioso e, contemporaneamente, stabilisce basi solide sulle quali assicurare i diritti delle generazioni future” (Benedetto XVI – <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2012/documents/hf_ben-xvi_hom_20120328_la-habana_it.html" target="_blank">omelia 28 marzo 2012</a>).</p>
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		<title>Il lavoro va riformato?</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 08:38:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
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		<description><![CDATA["La dignità della persona e le esigenze della giustizia richiedono che, soprattutto oggi, le scelte economiche non facciano aumentare in modo eccessivo e moralmente inaccettabile le differenze di ricchezza e che si continui a perseguire quale priorità l'obiettivo dell'accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti" (Benedetto XVI). ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/05/Lavoro.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-12967" title="Lavoro" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/05/Lavoro-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il governo Monti ha presentato al Capo dello Stato nel mese di gennaio un piano di riforma del lavoro a 360 gradi che vorrebbe essere uno strumento utile a ridurre le rigidità del sistema italiano e aumentare la sua produttività senza andare ad intaccare le tutele dei lavoratori conquistate nel tempo.<br />
Si tratta in particolare di un disegno di legge a firma del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Elsa Fornero, composto da circa 70 articoli, le cui maggiori novità consistono nel ritorno del reintegro nel posto di lavoro del lavoratore nei licenziamenti economici «insussistenti», nella fissazione a 24 del numero di mensilità indennizzabili in caso di allontanamenti disciplinari, nella riduzione al 30% per i prossimi tre anni delle stabilizzazioni per l’assunzione di nuovi apprendisti, nell’applicazione della stretta sulle partite Iva solo a partire dal prossimo anno, nella limitazione del giro di vite sui co.co.pro ai nuovi contratti.<br />
In questo momento di crisi economica non tutti, specie i sindacati, hanno accolto con fiducia questa ipotesi di riforma, perché è sembrato un attacco diretto alla Legge n. 300 del 1970, cioè al famoso Statuto dei lavoratori, che da sempre rappresenta un traguardo intoccabile di riconoscimento di diritti e doveri per tutti i lavoratori, ottenuto con molti sacrifici.<br />
Ed è per questo che il Governo ha utilizzato la forma del disegno di legge, affidando così all’Aula legislativa e, quindi, al confronto politico, il compito di mediare in via definitiva sui diversi aspetti legati al nuovo modello di mercato del lavoro. Inoltre ha nel tempo riscritto alcuni particolari a seguito delle audizioni, in via informale, dei rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Confindustria.<br />
In particolare il 23 marzo scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato, con la formula “salvo intese”, il “documento di policy”, il testo base, relativo alla riforma del mercato del lavoro, a fronte delle forti contrarietà emerse in sede politica, sindacale e sociale, rispetto ad alcuni contenuti della riforma. Quindi questo documento dal titolo “Riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita” è stato trasmesso alle Camere per dare avvio all’iter legislativo il 5 aprile ed è stato quindi incardinato in Commissione Lavoro del Senato lo scorso martedì 10 aprile.<br />
In questi ultimi giorni è così iniziato l’esame del testo con la presentazione delle relazioni da parte dei senatori Maurizio Castro (PdL) e Tiziano Treu (PD), relatori al provvedimento.</p>
<p><strong>L’art. 18: caposaldo dello Statuto dei lavoratori</strong><br />
All’interno di questa importante e complessa riforma fa molto discutere, più di tutto il resto, la modifica del famoso art. 18 (<a href="http://www.fidesvita.org/articoli-vari/il-testo-attuale-dellarticolo-18.html" target="_blank">il testo attuale dell&#8217;art. 18</a>), che già in precedenza è stato sottoposto a diversi tentativi di riforma, mai andati a buon fine.<br />
Ma di cosa stiamo parlando?<br />
Tale norma si occupa di disciplinare e risolvere la questione del licenziamento illegittimo, vale a dire cosa può chiedere il lavoratore a sua tutela e cosa deve concedere il datore di lavoro in caso di scorretto comportamento riconosciuto dal giudice del lavoro su ricorso dello stesso lavoratore. Insomma afferma che il licenziamento è valido solo se avviene per giusta causa o giustificato motivo.<br />
Per capire l’importanza dell’art. 18 occorre specificare che lo stesso fa parte del cosiddetto Statuto dei lavoratori, vale a dire della legge n. 300 del 20 maggio 1970, recante “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”, che è una delle norme principali del diritto del lavoro italiano.<br />
L’esigenza di una regolazione precisa ed equitativa dei meccanismi del mondo del lavoro è cresciuta di importanza nella seconda metà del Novecento quando, dovendosi ripensare la strutturazione dello stato post-fascista, il Parlamento nel rivedere i rapporti sociali dovette tener conto dell’accresciuta rilevanza del mondo del lavoro fra i temi importanti nel nuovo regime di democrazia. Questo perché in un regime democratico non poteva più funzionare una struttura corporativistica introdotta sotto il regime fascista.<br />
Il testo dello Statuto dei lavoratori contiene norme relative a numerose previsioni specifiche, su alcune delle quali si sofferma in modo dettagliato. Si divide in cinque titoli, di cui un titolo dedicato al rispetto della dignità del lavoratore, due titoli dedicati alla libertà ed all’attività sindacali, un titolo sul collocamento ed uno sulle disposizioni transitorie.<br />
Lo Statuto ha sancito tutti i principi che sono alla base di un dignitoso rapporto di lavoro, subordinato e non, si pensi alla libertà di opinione del lavoratore, al divieto di discriminazione per fede, razza, sesso, politica, alla tutela della maternità e paternità nel luogo di lavoro, alla difesa del lavoratore ingiustamente licenziato, alla regolarità di un contratto che riconosca chiaramente i diritti e i doveri, ma non è mancato chi in politica lo ha visto come un “limite” alla libertà degli imprenditori.<br />
<a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/04/opportunita-lavoro.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-12976" title="opportunita-lavoro" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/04/opportunita-lavoro-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Lo Statuto dei Lavoratori si applica alle aziende con almeno 15 dipendenti nell’ambito dello stesso comune, alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro.<br />
Nel corso di questi quarant’anni si è spesso sentita l’esigenza, sia da destra che da sinistra, di un adeguamento del testo della legge o comunque l’esigenza di una tutela differenziata e approfondita di quelle categorie di lavoratori non rientranti nelle casistiche previste dall’attuale previsione dello Statuto dei lavoratori; ciò nasce anche dal fatto che storicamente l’Italia non è stata sede di aziende con un elevato numero di dipendenti; la maggior parte delle aziende italiane rientrano, infatti, nel novero delle “piccole e medie imprese” alle quali buona parte dello Statuto non si applica.<br />
Questo tentativo di riforma è passato anche per la via dei referendum, spesso senza esito perché non si è raggiunto il quorum elettorale; si pensi a quando nel 2000 si è svolto un referendum per abolire le garanzie previste dall’art. 18 ai lavoratori delle aziende con più di 15 dipendenti; ed ancora a quando nel 2003 si è svolto un referendum per estendere le garanzie previste dall’art. 18 ai lavoratori delle aziende con meno di 15 dipendenti.<br />
Ora il voler rivedere la disciplina del lavoro, specie dell’art. 18, ha di nuovo messo a confronto le due fazioni di pensiero: da un lato, coloro che considerano questo articolo un baluardo intoccabile, nell’ambito del lavoro subordinato, ritenendo che abrogarlo o modificarlo significherebbe indebolire anche le altre forme di tutela dei diritti dei lavoratori; dall’altro, chi invece ritiene che si debba rendere più flessibile il rapporto di lavoro stabile, superando il dualismo che caratterizza un diritto del lavoro, troppo generoso con i dipendenti e troppo avaro con i lavoratori precari.</p>
<p><strong>Le novità principali</strong><br />
<a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/04/Articolo-18-570x427.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-12980" title="Articolo-18-570x427" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/04/Articolo-18-570x427-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Rispetto al passato due sono le novità principali (<a href="http://www.fidesvita.org/articoli-vari/il-testo-dellarticolo-18-a-seguito-della-riforma.html" target="_blank">il testo dell&#8217;art.18 a seguito della riforma</a>): da una parte, l’ampliamento dei casi in cui è previsto il reintegro nel posto di lavoro del lavoratore licenziato (punto sul quale forte è stato lo scontro) e, dall’altra, la diminuzione a 12 e 24 mensilità dell’indennizzo minimo e massimo previsto nei casi in cui invece il giudice nega il rientro sul posto di lavoro.<br />
È evidente come le due disposizioni vadano in direzioni diametralmente opposte: la prima amplia la tutela a vantaggio dei lavoratori, la seconda è invece la contropartita pagata alle aziende, come per dire “un colpo al cerchio, uno alla botte”!<br />
Al centro del dibattito era finito il licenziamento per motivi economici che, nelle intenzioni originarie, a differenza di quello per motivi disciplinari, non contemplava l’ipotesi del reintegro. Oggi, invece, il testo presentato a Napolitano accomuna le due ipotesi (licenziamento disciplinare e licenziamento economico) quantomeno nella parte relativa alla tutela per licenziamento illegittimo. Nel caso in cui accerti la «manifesta insussistenza» del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo (economico), il giudice, oltre al risarcimento pari a 12 stipendi, “può” infatti disporre anche il reintegro. Resta salva la facoltà del lavoratore di optare per l’indennizzo economico.<br />
Negli altri casi di annullamento del licenziamento economico per il datore di lavoro resta solo la condanna al pagamento dell’indennità tra 12 e 24 mensilità. E questa è un’altra novità: infatti, la precedente bozza di modifica dell’art. 18, nella parte in cui prevedeva l’indennizzo per il licenziamento annullato, anche quale alternativa al reintegro, lo fissava nella misura variabile tra 15 e 27 mensilità.<br />
Resta invariata, invece, la disciplina del licenziamento discriminatorio. Qui il reintegro resta praticamente d’obbligo, salvo il caso il lavoratore non scelga l’indennizzo (<a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/05/Tipo-di-licenziamento.pdf" target="_blank">schema di sintesi</a> che spiega la disciplina dell’art. 18 prima e dopo la riforma in atto).<br />
Dunque il Governo intende ridistribuire la tutela reale dell’art. 18 proponendo di lasciare il reintegro per i soli licenziamenti discriminatori, che si estende però a tutte le imprese, anche quelle sotto i 15 dipendenti, attualmente escluse salvo che per i licenziamenti discriminatori.<br />
Sui quelli disciplinari, la proposta del ministro Fornero consiste nel fatto che sia previsto il rinvio al giudice che deciderà il reintegro “nei casi gravi” o l’indennità con massimo 27 mensilità, tenendo conto dell’anzianità. Per i licenziamenti dettati da motivi economici è previsto solo l’indennizzo, che va da un minimo di 15 mensilità a un massimo di 27, facendo riferimento all’ultima retribuzione.<br />
Ovviamente la reintegrazione deve avvenire riammettendo il dipendente nel medesimo posto che occupava prima del licenziamento, salva la possibilità di procedere al trasferimento in un secondo momento, se ricorrono apprezzabili esigenze tecnico-organizzative o in caso di soppressione dell’unità produttiva cui era addetto il lavoratore licenziato.<br />
Quindi la riforma sembra voglia allargare questa tutela del legittimo licenziamento alle aziende con meno di 15 dipendenti nei casi più gravi di licenziamento discriminatorio, mentre per quelli di tipo economico o disciplinare rimarrebbe la precedente disciplina, vale a dire che, se il giudice dichiara illegittimo il licenziamento, il datore può scegliere tra la riassunzione del dipendente o il versamento di un risarcimento; la riassunzione, però, si differenzia dalla reintegrazione, in quanto il dipendente riassunto perde l’anzianità di servizio e i diritti acquisiti col precedente contratto.</p>
<p><strong>Consensi e critiche alla riforma</strong><br />
Come ci insegna la storia ogni riforma, buona o cattiva che sia, può essere accolta con grandi plausi come invece essere denigrata punto per punto.<br />
Qui di seguito riportiamo un tratto di un articolo pubblicato sul quotidiano <em>La Repubblica</em> del 21 marzo scorso che ben riassume le diverse fazioni.<br />
“…  La Ue, invece, sostiene la riforma:«Ha intenzione di dinamizzare il mercato del lavoro, corrisponde al nostro obiettivo di creare un mercato più dinamico e la sua direzione è degna di sostegno», dice il commissario Ue all&#8217;Occupazione, Lazlo Andor, precisando come la riforma abbia un&#8217; ambizione notevole. Il commissario europeo ha, poi, sottolineato che è stata «un&#8217;ottima cosa investire un sacco di tempo nel dialogo con le parti sociali». Un fattore chiave del piano del Governo Monti è, per il commissario, quello di «affrontare la segmentazione del mercato del lavoro, una delle sfide più importanti» (&#8230;) Se la Cgil annuncia battaglia, la Cisl plaude all&#8217;intesa, definita «un compromesso onorevole». Per il segretario Raffaele Bonanni «su abusi e discriminazioni si rafforza la protezione anche per i lavoratori»di aziende con meno di 15 dipendenti, e «al giudice si dirà che dovrà utilizzare le norme contrattuali, che i sindacati liberamente costruiscono con le imprese». (&#8230;) Vede spazi di miglioramento nella trattativa il dg di Confcommercio, Francesco Rivolta: «Dopo un avvio molto difficile della trattativa, dobbiamo registrare che il governo ha raccolto alcune tra le nostre proposte» e questo è «un fatto positivo perché viene riconosciuto il valore del terziario di mercato». «Spiace &#8211; prosegue &#8211; che la Cgil non abbia voluto cogliere l&#8217;importanza di condividere l&#8217;impianto della riforma. L&#8217;annuncio di scioperi non favorisce certo il dialogo».(&#8230;) E si fa sentire anche il segretario nazionale dell&#8217;associazione  funzionari di polizia, Enzo Letizia. Che segnala un rischio:«In piena recessione è evidente il rischio di una spaccatura sociale del Paese che può alimentare pericolose derive anche di natura eversiva. Con il solo indennizzo per il lavoratore licenziato ingiustamente passerebbe  un messaggio assai negativo quello che con un pò di denaro si ha la libertà di togliere illegittimamente il futuro alle persone». Pronti alla mobilitazione sono anche i sindacati dei bancari (Fabi): «Gli imprenditori si sono ripresi quello che i lavoratori erano riusciti a conquistare: un principio di civiltà che è stato gettato nella spazzatura in nome dell&#8217;Europa e del Libero Mercato». Se il governo non cambia rotta sull&#8217;art.18, non esiteranno a dare battaglia&#8221;.</p>
<p><strong>In conclusione</strong><br />
<a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/04/cordai-a-lavoro1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-12978" title="cordai-a-lavoro1" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/04/cordai-a-lavoro1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il lavoro rappresenta nel nostro Paese, come in tutti quelli democratici, un diritto fondamentale per ogni uomo, tanto che nella Costituzione non solo si definisce l’Italia come una Repubblica democratica fondata sul lavoro, ma all’art. 4 è previsto che “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un&#8217;attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.<br />
Ed è proprio questa presa di coscienza che è alla base dello Statuto dei lavoratori, in cui è stata data attuazione ad una disciplina che per la prima volta riconosceva dignità ad ogni lavoratore, concedendo gli strumenti idonei ai datori di lavoro al fine di operare seriamente e legittimamente.<br />
Lo Statuto poi ha dato il via a tutta la contrattazione collettiva nazionale tra i lavoratori e i datori di lavoro unitamente ai rispettivi rappresentanti sindacali, perché tutti potessero conoscere i diritti e i doveri del mestiere che si voleva intraprendere.<br />
Anche la Chiesa non ha mai mancato di far sentire la sua voce in sostegno dell’uomo che lavora; infatti nell&#8217; enciclica <em>Caritas in Veritate del papa Benedetto XVI </em> il concetto di dignità del lavoro viene richiamato in diversi punti. Al n. 63 il Papa sottolinea come la parola &#8220;decente&#8221; applicata al lavoro stia ad indicare &#8220;un lavoro che, in ogni società, sia l&#8217;espressione della dignità essenziale di ogni uomo e di ogni donna: un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunità; un lavoro che, in questo modo, permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione; un lavoro che consenta di soddisfare le necessità delle famiglie e di scolarizzare i figli, senza che questi siano costretti essi stessi a lavorare; un lavoro che permetta ai lavoratori di organizzarsi liberamente e di far sentire la loro voce; un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale; un lavoro che assicuri ai lavoratori giunti alla pensione una condizione dignitosa». Al n. 32 si sottolinea invece come come &#8220;la dignità della persona e le esigenze della giustizia richiedono che, soprattutto oggi, le scelte economiche non facciano aumentare in modo eccessivo e moralmente inaccettabile le differenze di ricchezza e che si continui a perseguire quale priorità l&#8217;obiettivo dell&#8217;accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti&#8221;. E sempre al n. 63, Benedetto XVI sviluppa il tema della dignità del lavoro connettendolo di nuovo alla questione della giustizia con un riferimento esplicito al tema della povertà, affermando che: &#8220;I poveri in molti casi sono il risultato della violazione della dignità del lavoro umano, sia perché ne vengono limitate le possibilità (disoccupazione, sotto-occupazione), sia perché vengono svalutati i diritti che da esso scaturiscono, specialmente il diritto al giusto salario, alla sicurezza della persona del lavoratore e della sua famiglia&#8221;.<br />
Per riconoscere ed attribuire dignità ad ogni persona che lavora è necessario salvaguardare da un lato i diritti  già acquisiti e riconosciuti e dall’altro ampliare e promuovere una serie di diritti e tutele di cui molti lavoratori oggi sono privi.<br />
Alla luce di queste parole ci auguriamo che i nostri governanti, in questo clima di riforma ancora tutta in itinere, continuino a rispettare innanzitutto la dignità di ogni uomo, sia del datore di lavoro che crea e offre posti di lavoro sia del lavoratore stesso che mette a servizio la sua competenza, dando la possibilità di costruire una civiltà sana e libera, capace di creare beni e servizi a sostegno del bisogno che si incontra ogni giorno.</p>
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		<title>Carissimi auguri, Santo Padre!</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 17:49:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Beatissimo Padre,
nell’occasione del Suo 85° compleanno, ci uniamo commossi a Lei nella lode filiale a Dio Padre per il dono che la Sua vita è stata e continua ad essere per la Santa Chiesa e per il mondo intero.
Profondamente grati per il Suo chiarissimo ed esaltante Magistero e per la Sua testimonianza sempre (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/04/benedetto1031.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-12806" title="benedetto1031" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/04/benedetto1031-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><br />
<em>Pubblichiamo il telegramma inviato al Santo Padre in occasione del suo 85° compleanno</em></p>
<p>Beatissimo Padre,<br />
nell’occasione del Suo 85° compleanno, ci uniamo commossi a Lei nella lode filiale a Dio Padre per il dono che la Sua vita è stata e continua ad essere per la Santa Chiesa e per il mondo intero.<br />
Profondamente grati per il Suo chiarissimo ed esaltante Magistero e per la Sua testimonianza sempre più struggente, Le assicuriamo la nostra continua preghiera perché la Grazia del Signore La preceda e L’accompagni sempre nel Suo cammino e nel Suo ministero.<br />
Carissimi auguri, Santo Padre!</p>
<p>Nicolino Pompei e tutta la Compagnia di Fides Vita</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;Annunciazione, l&#8217;istante del sì&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 21:33:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo il video dell'incontro dal titolo  "L'Annunciazione, l'istante del sì" che Il 10 dicembre 2010, Nicolino, invitato dal parroco don Marco Di Giosia, ha tenuto nella chiesa di S. Egidio alla Vibrata (TE).
Nel suo “Eccomi” Maria ha acconsentito a che il tempo  diventasse realmente la residenza dell’Eterno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/32935808?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0&amp;color=bd1d1d" frameborder="0" width="540" height="405"></iframe></p>
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		<title>Benedetto XVI messaggero di pace e d&#8217;amore in Messico e a Cuba</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 09:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 23 al 28 marzo prossimi Benedetto XVI visiterà il Messico e Cuba durante il suo 23° viaggio internazionale.
Grande l’attesa nei due Paesi per un viaggio che vuole essere un abbraccio a tutta l’America. “Messaggero di pace, messaggero d’amore, che doni la speranza al mio cuore, questo popolo ti è fedele” è l'inciso dell'inno ufficiale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 23 al 28 marzo prossimi Benedetto XVI visiterà il Messico e Cuba durante il suo 23° viaggio internazionale.<br />
Grande l’attesa nei due Paesi per un viaggio che vuole essere un abbraccio a tutta l’America.<br />
Di certo si tratta di un viaggio impegnativo, che durerà ben quattordici ore solo per l’andata, ma il Santo Padre, pur avendo compiuto già ottantacinque anni, ha manifestato una forza e una gioia nel decidere e poi mettere in pratica questo viaggio che dice tutto il suo ardore e struggimento per l’umano che altro non desidera che conoscere Cristo e vivere della Sua Compagnia sulla Terra che è la Santa Chiesa.<br />
Difatti Padre Lombardi ha fatto sapere che nella scelta di queste due tappe il Santo Padre ha tenuto presente anche la ricorrenza dei duecento anni dell’indipendenza messicana e della maggior parte dei Paesi latinoamericani, il grande desiderio dei messicani di ospitare il Papa, il ventennio dei rapporti diplomatici fra Messico e Santa Sede, il 400° anniversario della scoperta dell’immagine della Virgen de la Caridad del Cobre, patrona di Cuba e il conseguente anno giubilare.<br />
Ha comunque aggiunto Padre Lombardi: &#8220;Queste sono le occasioni della visita, ma al centro di ogni viaggio del Papa c’è anzitutto il suo servizio di pastore della Chiesa universale, che &#8211; secondo il mandato di Cristo &#8211; conferma nella fede i suoi fratelli. Tuttavia si può forse indicare un’intonazione specifica di questo viaggio al cuore del continente americano. Sarà certamente un viaggio per la speranza. Per la speranza dei messicani, popolo di immense risorse e possibilità, ma travagliato oggi da problemi gravissimi che pesano sul suo presente e sul suo futuro, a cominciare da una drammatica violenza. Per la speranza dei cubani, che si sentono alle soglie di una possibile epoca nuova, in cui le parole profetiche di Giovanni Paolo II sull’apertura reciproca di Cuba e del mondo si avverino in un clima di sviluppo, di libertà e di riconciliazione. Per la speranza dell’America Latina intera, dove una Chiesa impegnata nella «missione continentale» avviata dall’Assemblea di Aparecida, vuole continuare a dare il suo contributo ispiratore al cammino del continente, perché i valori umani e cristiani garantiscano uno sviluppo integrale delle persone, nonostante le difficoltà e i rischi del nostro tempo”.<br />
Sia in Messico che a Cuba cresce, dunque, il fermento per l’imminente visita del Papa, un momento per riconfermare nella fede due Paesi dalla profonda tradizione cristiana, alla luce della missione continentale lanciata dallo stesso Benedetto XVI nel 2007 ad Aparecida, in Brasile, in occasione della Conferenza dei vescovi dell’America Latina.<br />
Nel ricordare i momenti principali dell’agenda papale, il portavoce vaticano ha ricordato che, in Messico, <a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/03/Caridad_del_Cobre.jpg"><img class="alignnone  wp-image-12610" title="Caridad_del_Cobre" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/03/Caridad_del_Cobre-150x150.jpg" alt="" width="122" height="122" /></a>Benedetto XVI visiterà le città di Leon e Guanajuato, centro geografico del territorio messicano, dove Giovanni Paolo II non era mai stato. E proprio a Leon, domenica 25 marzo, è in programma la Messa nel Parco del Bicentenario, uno spazio che può accogliere circa 350 mila persone. Santiago e l’Avana saranno invece le tappe cubane, con la visita al Santuario della Virgen de la Caridad del Cobre, immagine di Maria alla quale si rivolge la grande devozione del popolo cubano.<br />
Nel programma sono previsti incontri con autorità civili e religiose, e in particolare è da ricordare che ai vari appuntamenti saranno presenti quasi tutti i vescovi del Continente. Non è in programma, ma non viene escluso anche un incontro con Fidel Castro, l’anziano e malato leader cubano che quattordici anni fa accolse papa Wojtyla e che da qualche anno ha ceduto la presidenza al fratello Raoul.<br />
È stato anche composto un inno ufficiale per questa tanto attesa visita del Santo Padre, dal titolo “Messaggero di pace”, il cui inciso dice “Messaggero di pace, messaggero d’amore, che doni la speranza al mio cuore, questo popolo ti è fedele”. Il canto, presentato ieri dalla Conferenza episcopale messicana, nasce dalla musica di Carlos Lara, mentre il testo è interpretato da diversi cantanti, tra cui l’italiana Filippa Giordano.<br />
Nei due Paesi, specie a Cuba, è di certo ancora vivo il ricordo delle visite di Giovanni Paolo II: cinque in Messico e una, nel 1998, nell’isola caraibica.<br />
<a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/03/images.jpg"><img class="alignnone  wp-image-12611" title="images" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/03/images-150x150.jpg" alt="" width="116" height="116" /></a>Difatti il viaggio di papa Wojtyla, primo Pontefice a posare il piede sul suolo cubano, fu una pietra miliare nella storia dell’isola,<br />
Fu la visita di Giovanni Paolo II a segnare un punto di svolta. Nei cinque discorsi e nelle tre omelie pronunciate in quei cinque giorni storici, il Pontefice parlò di libertà “che include il riconoscimenti dei diritti umani e giustizia sociale”, definì la democrazia “il progetto politico più consono alla natura umana” ma invitò tutti a “percorrere un cammino di riconciliazione, dialogo e accoglienza fraterna”. Certo, il Papa criticò l’embargo imposto dagli Usa e denunciò senza mezzi termini gli abusi del capitalismo selvaggio.<br />
Il suo messaggio, sintetizzato nella frase “Che Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba”, offrì ai cittadini una prospettiva nuova. Sulla linea tracciata da Wojtyla si è mossa, in questi 14 anni, la Chiesa cubana. Che usa i maggiori spazi disponibili &#8211; l’apertura di un nuovo seminario e dei centri culturali, la diffusione delle proprie riviste, oltre al ruolo di mediatrice assunto dal cardinale Jaime Ortega y Alamino nel 2010 per la liberazione dei prigionieri politici &#8211; proprio per favorire il dialogo. Per promuovere una cultura di riconciliazione e di responsabilità nella società civile.<br />
Nessun cubano potrà mai dimenticare questo storico incontro di pace. E lo stesso accadrà ora con Benedetto XVI.</p>
<ul>
<li><a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/travels/2012/index_messico-cuba_it.htm" target="_blank">I  Discorsi del Santo Padre</a></li>
<li><a href="http://www.fidesvita.org/articoli-vari/rassegna-stampa-9.html" target="_blank">Rassegna stampa</a></li>
</ul>
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		<title>La conversione: uno stravolgimento di conoscenza, di giudizio e quindi di vita</title>
		<link>http://www.fidesvita.org/tutti-i-parsifal/la-conversione-uno-stravolgimento-di-conoscenza-di-giudizio-e-quindi-di-vita.html</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 00:29:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Parsifal]]></category>

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		<description><![CDATA[La Quaresima porta a ciascuno di noi un forte richiamo alla conversione. 
Una conversione che inizia da un Incontro imprevisto, da un Fatto impensabile ma dura poi tutto il cammino della vita. 
Riattraversiamo l’esperienza esemplare di san Paolo attraverso un tratto della relazione con cui Nicolino aprì il nostro 19° Convegno. 
È un aiuto importante che sostiene in noi la dinamica e la realtà dell’esperienza della conversione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/03/67-Conversione_di_San_Paolo_Odescalchi_.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-12485" title="67-Conversione_di_San_Paolo_Odescalchi_" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/03/67-Conversione_di_San_Paolo_Odescalchi_-243x300.jpg" alt="" width="182" height="197" /></a>da Nel Frammento anno X numero 1</em></p>
<p><em>“Strada facendo, mentre stava avvicinandosi a Damasco, d’improvviso una luce dal cielo gli sfolgorò dintorno: caduto a terra, udì una voce che gli diceva: Saulo, Saulo perché mi perseguiti? Egli rispose: chi sei, o Signore? E quegli: io sono Gesù che tu perseguiti; ma alzati in piedi entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare&#8230; Saulo si alzò da terra e aperti gli occhi non poteva vedere nulla. Allora, prendendolo per mano, lo condussero a Damasco. Vi stette tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda&#8230;”</em> (At 9, 3-9). Questo è il Fatto. Come è un fatto che da lì in poi Saulo diviene Paolo, cioè un uomo nuovo. Da persecutore accanito diventa l’Apostolo delle Genti, per qualcuno addirittura il Primo dopo l’Unico. Da quel momento tutto quello che nella sua vita era risultato appassionatamente e accanitamente un valore assoluto e incontestabile, ora è giudicato perdita e spazzatura. Ponendo tutto se stesso mobilitando tutto se stesso al servizio e nell’amore &#8211; fino all’immedesimazione &#8211; di quella Presenza che lo ha investito e afferrato e in cui trova tutta la sua nuova definizione di sé. Quello che accade a san Paolo è normalmente riferito come conversione. Ma occorre che, ancora una volta, ci intendiamo bene su questa parola e usiamo di questa circostanza per poter rinnovare in noi la dinamica e la realtà dell’esperienza della conversione. Un’esperienza che è nel cuore dell’annuncio e della missione della Chiesa ed è così decisiva, come richiamo e come continua e positiva tensione, nella vita di ogni uomo. Anche in questo ci viene in aiuto il Santo Padre Benedetto XVI.<br />
Ritorniamo alle sue parole pronunciate nell’Udienza Generale del 3 settembre 2008, che abbiamo già citato e che desidero completare: <em>“&#8230; Il Cristo risorto appare come una luce splendida e parla a Saulo, trasforma il suo pensiero e la sua stessa vita&#8230; San Paolo quindi è stato trasformato non da un pensiero ma da un evento, dalla presenza irresistibile del Risorto, della quale mai potrà in seguito dubitare tanto era stata forte l’evidenza dell’evento di questo incontro. Esso cambiò fondamentalmente la vita di Paolo; in questo senso si può e si deve parlare di una conversione&#8230; Questa svolta della sua vita, questa trasformazione di tutto il suo essere non fu frutto di un processo psicologico, di una maturazione o evoluzione intellettuale e morale, ma venne dall’esterno: non fu il frutto del suo pensiero ma dell’incontro con Cristo Gesù. In questo senso non fu semplicemente una conversione, una maturazione del suo io, ma fu morte e resurrezione per lui stesso: morì una sua esistenza e un’altra nuova ne nacque con il Cristo risorto&#8230; Tutte le analisi psicologiche non possono chiarire e risolvere il problema. Solo l’avvenimento, l’incontro forte con Cristo, è la chiave per capire che cosa era successo: morte e resurrezione, rinnovamento da parte di Colui che si era mostrato e aveva parlato con lui. In questo senso più profondo possiamo e dobbiamo parlare di conversione. Questo incontro è un reale rinnovamento che ha cambiato tutti i suoi parametri&#8230; ciò che prima era per lui essenziale e fondamentale è diventato spazzatura, non è più guadagno, ma perdita, perché ormai conta solo la vita in Cristo&#8230; Cosa vuol dire questo per noi? Vuol dire che anche per noi il cristianesimo non è una nuova filosofia</em> <em>o una nuova morale. Cristiani siamo soltanto se incontriamo Cristo&#8230; solo in questa relazione personale con Cristo, solo in quest’incontro con il Risorto diventiamo realmente cristiani. E così si apre la nostra ragione, si apre a tutta la saggezza di Cristo e a tutta la ricchezza della verità”.</em><br />
Insomma, come ha affermato anche il grande teologo Hans Urs Von Balthasar,<em> “non si può comprendere Paolo se non ci si lascia persuadere da lui che a Damasco ha contemplato la bellezza suprema, così come la contemplarono i profeti nelle visioni della loro vocazione, per riuscire quindi a vendere tutto in cambio dell’unica perla”.</em> Quello che accade a Paolo sulla via di Damasco è proprio il sorprendente incontro con la Bellezza suprema, con Gesù risorto, che spalanca la ragione di Paolo alla Sua piena rivelazione, alla nuova e vera conoscenza di Cristo. Mandando per aria tutto quello che aveva sempre pensato di Lui e provocandogli quell’attrazione di tutto se stesso all’immedesimazione assoluta e piena di struggente amore con quella Presenza che lo ha chiamato per nome. Quanto è accaduto a san Paolo non è lo sviluppo logico di una riflessione e nemmeno di un’ascesi morale, ma il frutto di un imprevisto, di una imprevedibile e gratuita iniziativa della Grazia divina. La conversione di Paolo non è né morale né religiosa. Perché evidentemente emerge come un uomo moralmente ineccepibile, altamente devoto a Dio e alla Legge: la sua formazione farisea, il suo zelo per la tradizione dei padri, la sua assoluta passione per la Legge di Dio, costituivano il suo bene più prezioso, insieme a tutto l’insegnamento che aveva ricevuto dal più famoso e rispettato maestro del tempo, chiamato Gamaliele. Ed è questo che giustifica il suo accanimento come persecutore di coloro che lui considerava immorali, blasfemi, eretici. Nella sua furia persecutoria è certo di essere nella volontà di Dio, nella coerenza della Legge e a difesa dell’unica Legge, come una testimonianza per il suo popolo. La sua furia persecutoria non era sentita come una violenza, ma come una lotta di liberazione per il popolo d’Israele da un’eresia, da una menzogna. Che aveva il suo capo in Gesù di Nazareth e la sua propagazione nella Chiesa. Quindi la sua conversione non è il passaggio da un uomo immorale ad un uomo morale, da un uomo empio ad uno devoto, da un uomo agnostico o ateo ad uno religioso e credente in Dio. A questo proposito desidero proporvi ancora un altro stupendo momento dell’insegnamento di Papa Benedetto XVI, che abbiamo ricevuto durante la preghiera dell’<em>Angelus</em> il 25 gennaio 2009, festa della conversione di san Paolo. Ha detto il Santo Padre: <em>“&#8230; Egli era già credente, anzi ebreo fervente, e perciò non passò dalla non fede alla fede, dagli idoli a Dio&#8230; In questo consiste la sua e la nostra conversione: nel credere in Gesù morto e risorto e nell’aprirsi all’illuminazione della Sua Grazia divina. In quel momento &#8211; cioè nell’incontro sconvolgente con Gesù che gli dice: «Io sono Gesù che tu perseguiti» &#8211; Saulo comprese che la sua salvezza non dipendeva dalle opere buone compiute secondo la Legge, ma dal fatto che Gesù era morto anche per lui &#8211; il persecutore &#8211; ed era, ed è, risorto. Questa verità ribalta completamente il nostro modo di vivere. Convertirsi significa, anche per ciascuno di noi, credere che Gesù ‘ha dato se stesso per me’, morendo sulla croce e, risorto, vive con me e in me”.</em><br />
Tutto questo insegnamento del Santo Padre è uno splendido aiuto a risentire la verità sulla natura del cristianesimo e sul valore e la necessità dell’esperienza della vera conversione. Quella di san Paolo è certamente un parametro e un aiuto a riconoscere in cosa consiste l’esperienza della conversione. La sua è evidentemente una conversione a Cristo, determinata dall’incontro reale e sconvolgente con Cristo risorto. Uno sconvolgente incontro in cui la sua vita viene spalancata all’avvenimento di una conoscenza nuova proprio di Gesù Cristo, che gli rivela tutta la verità di ciò che fino ad allora aveva ritenuto eresia e menzogna da combattere e perseguire. Facendolo emergere in un cambiamento radicale e integrale in tutto il suo modo di guardare, pensare, giudicare e vivere. Come ci ha detto il Santo Padre, la conversione di Paolo sta nel passaggio dal ritenere che la salvezza &#8211; il senso, la pienezza, il guadagno, la felicità… &#8211; dipende dalle sue opere buone, compiute secondo la Legge di Dio, al riconoscere che questa dipende dal fatto che “Gesù era morto anche per lui” (<em>ha amato me e ha dato se stesso per me…</em>) “ed era, ed è, risorto” &#8211; è stupefacente e di conforto questa sottolineatura, che pone il Papa, del verbo al presente dell’avvenimento della Risurrezione! La conversione di san Paolo non è il passaggio da un non credente in Dio ad un credente, ma da un credente in Dio, com’era Paolo, ad un uomo che riconosce &#8211; grazie alla luce divina del Risorto che lo ha investito &#8211; la presenza di Dio e di tutto il suo inaudito Amore nella presenza di Gesù morto e risorto per noi, sempre vivo tra noi. È proprio uno stravolgimento che comporta uno stravolgimento di conoscenza, di giudizio e quindi di vita. Ce ne parla lui stesso nella seconda Lettera ai Corinzi: <em>“Cosicché ormai noi non conosciamo più nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne ora non lo conosciamo più così&#8230; Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova” (2 Cor 5, 16-17). Conoscere Cristo “secondo la carne” è uguale a dire “secondo la propria misura”</em>, secondo una invalida e inadeguata capacità umana di conoscere, secondo un insufficiente, inadeguato e condizionato punto di vista umano, che è sempre segnato da pregiudizi e dalla mentitrice mentalità del mondo (in lui riferibile alla sua condizione di fariseo). Ora, conoscere Cristo è riconoscere Colui che si è fatto incontrare, che lo ha atterrato, lo ha colpito nel cuore, lo ha attratto tutto a Sé portandolo alla piena rivelazione di Sé. Quella Presenza che Paolo voleva abbattere proprio in coloro che erano intimamente connessi a Lui formando la Sua Chiesa, ora è la Presenza in cui consiste tutta la sua vita, per cui arde il suo cuore e in cui tende ad identificare tutto se stesso. Seguendo san Paolo siamo molto lontani dal cliché di una conversione intesa, anche da molti di noi, in senso moralistico o spiritualistico.<br />
In tal senso è di aiuto ascoltare un tratto di una meditazione tenuta dal nostro amico don Giacomo Tantardini sulla conversione di san Paolo e san Agostino:<em> “La conversione di Paolo (e qui permettetemi di riprendere le parole che sant’Agostino usa per indicare la propria conversione) è semplicemente il passaggio dalla sua dedizione a Dio al riconoscimento di quello che Dio ha compiuto e compie in Gesù. Agostino così descrive la propria conversione: «Quando ho letto l’apostolo Paolo [e subito dopo - perché non basta neppure leggere le Scritture - aggiunge:] e quando la tua mano ha curato la tristezza del mio cuore, allora ho compreso la differenza inter praesumptionem et confessionem / tra la dedizione e il riconoscimento». Praesumptio non indica inizialmente una cosa cattiva. Alla lunga decade in presunzione cattiva; ma inizialmente indica il tentativo dell’uomo di voler raggiungere l’ideale buono intuito. La conversione cristiana è il passaggio da questo tentativo dell’uomo di compiere il bene al semplice riconoscimento della presenza di Gesù. Dalla praesumptio, dedizione, alla confessio, al riconoscimento”.</em> In san Paolo questo passaggio è proprio un’esperienza stravolgente &#8211; come non può che esserlo anche in noi. Ma stravolgente non nel senso morale, bensì nel senso di questo sconvolgente riconoscimento della presenza di Gesù tutto avviato dalla Grazia divina, che attirandoci a Lui ci spalanca alla conoscenza della verità e della salvezza di ogni uomo proprio nella Sua presenza. Un riconoscimento a cui san Paolo dà evidentemente il valore di conoscenza, di una conoscenza nuova. Di una conoscenza nuova come avvenimento, di una conoscenza nuova come esperienza dell’Avvenimento di Cristo risorto che lo ha travolto, lo ha chiamato, lo ha attratto e a cui consegna tutto se stesso. Lo ritroviamo documentato particolarmente nel brano che abbiamo scelto come tema del nostro Convegno:<em> “Circonciso all’ottavo giorno, della stirpe d’Israele,della tribù di Beniamino, ebreo figlio di ebrei; quanto alla legge, fariseo, quanto a zelo, persecutore della Chiesa, quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della legge, irreprensibile. Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore; per Lui ho lasciato perdere tutte queste cose valutandole rifiuti, per guadagnare Cristo ed essere trovato in Lui”</em> (Fil 3, 5-9).</p>
<p><strong>NICOLINO POMPEI</strong></p>
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		<title>Al nostro carissimo padre Frederick</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 23:36:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per il completamento dell’Istituto St.Theresa vocational e secondary school di Mayhoro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest’anno, in occasione del tempo di Avvento e di Natale, abbiamo vissuto nelle nostre famiglie un gesto di educazione alla carità e al sacrificio, il cui frutto potesse essere destinato al nostro carissimo amico Padre Frederick Tusingire e alla sua comunità in Uganda.<br />
<a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/02/1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12281" title="1" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/02/1.jpg" alt="" width="151" height="101" /></a>Perché non scadesse in un gesto sentimentale e moralistico, con il quale acquietare la coscienza dando un po’ del superfluo, abbiamo voluto che questo gesto ci accompagnasse fino al termine del Natale, tenendo nel cuore delle nostre case un salvadanaio stampato per l’occasione con le foto di Padre Frederick e della sua comunità. Coinvolgendo ogni persona della nostra famiglia, compresi i nostri figli, ci siamo accompagnati giorno per giorno a vivere piccole e grandi rinunce, nella tensione a riconoscere l’altro – chiunque esso sia, dal più prossimo al più estraneo – come un dono, perché dato e dato a me.<br />
<a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/02/2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12283" title="2" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/02/2.jpg" alt="" width="151" height="100" /></a>Questo gesto di carità è stato animato dal richiamo che Gesù ci dona quando nel Vangelo dice: “Ogni volta che avrete fatto una di queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avrete fatto a me”. Le offerte che abbiamo raccolto ci hanno consentito di mettere insieme 5.240 € che sono stati donati al nostro padre Frederick e alla sua parrocchia, la cattedrale Virika, nella Diocesi di Fort Portal, una parrocchia composta da 150.000 abitanti di cui 75.000 cristiani. Le offerte saranno impiegate per il completamento dell’Istituto St. Theresa vocational e secondary school di Mayhoro.<br />
<a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/02/3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12284" title="3" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/02/3.jpg" alt="" width="151" height="100" /></a>Questo piccolo gesto, vissuto come aiuto e richiamo alla nostra vita, vuole essere anche un piccolo segno che esprime l’amicizia e la gratitudine per il dono che Padre Frederick è per la nostra vita e per il nostro cammino di Fides Vita. Ringraziando tutti coloro che hanno partecipato alla raccolta, pubblichiamo, dall’ultimo numero di <em>nel frammento</em>, <a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/02/p_frederick_p10.pdf" target="_blank">l’articolo</a> sulla testimonianza che Padre Frederick ha portato al nostro ultimo Convegno lo scorso 29 ottobre, (<a href="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=31589131" target="_blank">clicca qui</a> per vedere il video della sua testimonianza) e la <a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2012/02/p_frederick_11.pdf" target="_blank">lettera</a> che successivamente ci ha scritto per condividerci cosa è stata per lui l’esperienza del Convegno.</p>
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		<title>L’Amore senza misura</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 00:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peppe</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Nella presenza di quell’Uomo di nome Gesù si rivela e si compie l’Amore di Dio per l’uomo...".
Ci lasciamo accompagnare da questo brano di Nicolino, tratto dall’approfondimento “Caritas Christi urget nos”, ulteriore e prezioso aiuto a verificare se Gesù è realmente ciò che di più caro abbiamo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella presenza di quell’Uomo di nome Gesù si rivela e si compie l’Amore di Dio per l’uomo che è già certamente presente e rivelato nella figura del popolo di Israele, nella figura degli uomini prescelti a guidare e a richiamare il popolo eletto. Amore documentato, in tutto l’Antico Testamento, con parole immense e struggenti, che spesso fanno uso delle analogie dell’amore di un padre o di una madre verso il figlio, di un uomo verso la propria donna, di uno sposo verso la sua sposa. Amore di Dio che già si afferma ripetutamente come Misericordia. Pensiamo solo al salmo 135, nell’incedere di: “Eterna è la sua Misericordia”&#8230; Ma ecco l’inaudito, l’Avvenimento sconvolgente<br />
ed inconcepibile: “… Tale rivelazione dell’amore e della misericordia ha nella storia dell’uomo una forma e un nome: si chiama Gesù Cristo”. Così affermò Giovanni Paolo II nella Enciclica <em>Redemptor Hominis</em>. Si rivela in “carne e sangue” &#8211; come ci ha confermato il Papa Benedetto XVI nell’Enciclica <em>Deus Caritas est</em>. In Cristo Gesù l’Amore di Dio, il suo essere Misericordia, accade in un Uomo. Accade e si rivela come Uomo: ha lo sguardo di un Uomo, ha l’abbraccio di Uomo che va incontro al figlio perduto, confuso, sconfitto, abbandonato a se stesso; ha la presenza umana di un Uomo che si riversa commosso sull’umano caduto e sconfitto, senza forza e<br />
direzione. E soprattutto ha lo sconvolgente documento di un Uomo che ama sino a consegnarsi alla morte, a morire della morte che non conosce, non può conoscere, perché è Dio. Perché? Solo per Amore dell’uomo che muore e a vantaggio della salvezza dell’uomo che muore. “Non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici”, disse Gesù ai Suoi, sapendo di dirlo innanzitutto di sé che andava a morire per noi.<em> “Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli… Chi non ama rimane nella morte… Chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio, chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è Amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui”</em> (1 Gv 3,16.14; 4,8-9). Questa è la <em>Caritas Christi</em> che ci deve spingere. Questo è l’Amore di Cristo che non può che essere seguito fino all’immedesimazione, perché la vita trovi il suo<br />
massimo esistenziale e realizzativo e la sua massima misura nell’Amore di Cristo che non ha misura. San Giovanni ci aiuta a guardare anche un altro fattore decisivo di<br />
questo Amore di Dio per noi: <em>“In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione…Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo…”</em> (1 Gv 4,10.19). Sentiamo la medesima verità da san Paolo ai Romani: <em>“Dio dimostra il suo amore per noi perché, mentre eravamo peccatori, Cristo è morto per noi”</em> (Rm 5,6-8.10). Il merito e la massima capacità di questo Amore sono tutti in Dio che ci ha amati gratuitamente per primo e senza merito alcuno. E non solo senza alcun merito, ma mentre eravamo ancora peccatori. Investendoci di questo assoluto e gratuito Amore nell’amore crocifisso del suo figlio Gesù. E noi siamo capaci di corrispondere a questo Amore perché amati e investiti sempre e gratuitamente da questo Amore. Un Amore che ci chiama a  corrisponderlo per parteciparci il suo Essere solo per amore nostro, solo a vantaggio e per l’esaltazione della nostra vita, e per imparare ad amare con il suo stesso amore. E Gli possiamo corrispondere solo in quanto amati sempre e gratuitamente, e messi da Lui in condizione di corrispondere a questo Amore, senza alcun merito. Solo in uanto è il suo Amore che mi attira a sé e che arde dal desiderio di unirsi a me. Infatti “corrispondere” trova la sua più esatta significazione nella dinamica del lasciarsi afferrare da chi mi ama gratuitamente e che mi attira a sé senza alcun merito. Dal suo Amore che mi desidera attirandomi a sé, perché io mi immedesimi nel suo Amore, nel suo essere Amore che ama. Dove, capiamo bene, in noi il punto è non resistere ma cedere, lasciarci afferrare come tensione permanente. Una tensione che ha innanzitutto la sua capacità e la sua forza costante e realistica nella Grazia e nella nostra domanda della Grazia. La Grazia è la stessa ausiliare iniziativa dell’Amore di Dio che gratuitamente e incessantemente investe la nostra vita a vantaggio di questo nostro cedimento a Lui, di questa nostra corrispondenza al suo Amore. Ed ecco perché questa corrispondenza è sempre possibile nella stabile posizione del bambino e del mendicante: di chi sa che la capacità di questa risposta di adesione, sino all’aderenza, è nell’iniziativa di questo Amore, nella gratuità e nella fedeltà di questo Amore; e in noi nell’accoglienza e nel cedimento, nel lasciarsi afferrare e portare<br />
continuamente da questo Amore. Solo da questa corrispondenza insorge l’esigenza di una vita che desidera amare e chiede di amare tutto in Lui e come Lui. In Lui e come Lui: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù”, ci dice san Paolo nella Lettera ai Filippesi. Questo significa “immedesimarsi” o “sino<br />
all’immedesimazione”. Avere gli stessi sentimenti di Cristo significa avere lo stesso sentire, la stessa disposizione, lo stesso atteggiamento del cuore come sguardo, affezione, gratuità, attaccamento, tenerezza, compassione, pietà e perdono… che furono in Cristo Gesù e che segnano tutto l’Amore di Gesù. Significa proprio immedesimarsi con Lui, con il suo Essere, con il suo essere Amore, con l’Avvenimento della sua Presenza che investe tutto e tutti dell’Amore del Padre. Immedesimarsi nel suo Amore e nel modo in cui ha amato. Lui è l’Amore che ha amato fino a commuoversi per la miseria, per il peccato e per il tradimento dell’uomo, fino a commuoversi per le loro devastanti conseguenze nell’umano; che ha amato fino a perdonare e a perdonare sempre, fino a consegnarsi totalmente e fino alla morte, per il riscatto, il recupero, l’affermazione e la salvezza dell’io di ciascuno e della vita in noi. Ed è questa la vera imitazione di Cristo. Una imitazione sino alla immedesimazione, che non è questione sentimentale o sforzo di coerenza moralistico comportamentale, ma un semplice lasciarsi afferrare &#8211; come un bambino con la sua mamma, guardando proprio come fa un bambino che si lancia verso la mamma e che da lei si lascia afferrare. Un semplice lasciarsi afferrare dalla sua Presenza per lasciarsi immedesimare nel suo Amore. Un semplice lasciarsi afferrare come tensione incessantemente segnata da una preghiera semplice: insistente e persistente semplice domanda, come<br />
quella di un bambino. Adesso riprende forza il richiamo &#8211; che abbiamo lasciato in sospeso &#8211; di san Giovanni: <em>“Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un</em><br />
<em> bugiardo… Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da Lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello”</em> (1 Gv 20-21). La verifica di questo Amore è nel rapporto con l’altro e nell’amore all’altro. Il corrispondere all’Amore di Dio rivelato nell’Amore di Cristo è una vita segnata dall’amore all’uomo. Dice il Papa: <em>“…Viene sottolineato il collegamento inscindibile tra amore di Dio e amore del prossimo. Entrambi si richiamano così strettamente che l’affermazione dell’amore di Dio diventa una menzogna, se l’uomo si chiude al prossimo o addirittura lo odia”</em> (DCE, 16). Non è concepibile l’amore di<br />
Dio senza l’amore all’uomo, come l’amore all’uomo senza l’amore di Dio. Dicevamo, qualche istante fa, che l’ambito proprio e peculiare, oserei aggiungere coincidente di questo Amore è l’amore all’altro. Non si può dire di amare Dio, di essere mossi dall’Amore di Cristo se non si è commossi verso l’uomo ed ogni uomo prossimo. E prossimo<br />
è ogni uomo che ci accade come prossimità: la propria donna, i figli&#8230; ma anche chi ci accade per strada o andando al lavoro. Dai più prossimi fino al più estraneo. Che solo per questo cominci a non sentire più estraneo e di inciampo, secondo i soliti disumani canoni di fiducia o diffidenza, simpatia o antipatia. Ma come un dono che<br />
partecipa dello stesso Amore e dello stesso Destino eterno per cui Cristo è morto ed è risorto. L’altro come un dono attraverso cui Cristo ti chiama a partecipare del suo essere Amore, e del suo Amore che perdona sempre. L’altro che ti ritrovi a guardare e a riconoscere &#8211; a partire da tua moglie e dai tuoi figli &#8211; nella sua vera consistenza che è l’Amore di Dio che l’ha creato. Nella tensione ad imparare ad amarlo sempre con il medesimo Amore con cui tu sei amato da Dio e con cui Dio lo ama. Dio ama e basta. Ama e si dona gratuitamente, e basta. Ama, si dona, perdona e salva, e basta. Ed è sempre fedele. Questo è l’Amore da cui noi stessi per primi siamo continuamente investiti e con cui siamo chiamati ad investire l’altro. Investirlo di un amore contrassegnato dalla gratuità e dal perdono come tensione e sguardo<br />
continuo. Gratuità, in cui solo può emergere e riemergere la vera fisionomia originale, il valore e il segno infinito dell’altro, il suo essere originalmente e continuamente amato e voluto da Dio; e il dinamismo positivo di una vicendevole accoglienza, di un rispettoso e devoto attaccamento e di una fedele e feconda reciprocità. E perdono, in cui solo è possibile accogliere veramente un altro sempre diverso da me, mai coincidente con ciò che è stabilito da me; e in cui, solo, l’altro può<br />
prendere e riprendere nuovamente spazio, fisionomia e vita come io, sentirsi recuperato come essere sempre amato e perdonato da Dio; e come dono e segno per me, come dono e segno in cui l’Amore di Dio mi chiama e mi richiama a sé, mi educa a sé, mi cambia e mi partecipa il suo essere Misericordia. Anche qui avvertiamo che solo nella Grazia e in una incessante domanda di questa &#8211; una domanda caratterizzante l’intera posizione del cuore &#8211; lo sconvolgente Amore di Cristo si può<br />
radicare in noi e sfondare e trasfigurare continuamente la nostra meschina e perversa misura, il nostro ridotto e finito orizzonte con cui ci rapportiamo con l’altro.<em> Caritas Christi urget nos</em>, sino a partecipare del suo struggimento di Amore per ogni uomo. Uno struggimento per ciò che l’uomo non vive, anche nell’apparenza di una vita tranquilla. Per il suo bisogno fondamentale in cui quasi sempre è solo, confuso, si perde, è ostinato nella presunzione e rimane deluso. <em>Caritas Christi urget nos</em>, sino a sentire l’esigenza di consegnare la vita, di donare tutto se stessi perché altri incontrino e abbiano la Vita, la risposta al loro bisogno di speranza e di felicità. Perché “quelli che vivono non vivano più per se stessi”, nella prigione di se stessi, riversi su se stessi, sulla propria misura mortale, ma per Colui che è la verità e la libertà della vita; Colui che è la verità e la libertà dell’amore, che libera la libertà perché la vita sia adesione alla fonte dell’amore e della gioia e della sua eternità. “Per Colui che è morto e resuscitato” per noi. Questa è la più grande carità verso ogni uomo. Ed è ciò che abbiamo incontrato nello sguardo e nell’umanità di chi &#8211; come ci dice il Papa &#8211; lo ha reso trasparente e attraente nella nostra vita. Ed è quello che ci urge e ci spinge, dice san Paolo. Anche noi siamo chiamati ad essere questa trasparenza del suo Amore nel nostro amore, nel nostro amare ed amarci: come io vi ho amato &#8211; in quanto io vi ho amato e nel modo in cui io vi ho amato &#8211; così sia il vostro amore. E da questo mi riconosceranno. In Gesù: la piena rivelazione di Dio, dell’Amore di Dio per noi. In noi: la trasparenza di questo Amore ad ogni uomo. Ed è qui che dobbiamo sentire emergere l’amorevole urgenza di tessere questa nostra amicizia &#8211; a cui Cristo ci ha chiamato e ci chiama nella Chiesa &#8211; in ogni fenditura in cui la vita degli uomini drammaticamente si svolge. Se abbiamo riconosciuto Cristo come Colui che rivela tutto l’Amore di Dio a noi, se questo suo sguardo d’amore permanente sulla nostra vita è una esperienza permanente che ci segna radicalmente nel rapporto con la realtà, che stabilisce il senso e la ragione della nostra adesione al cammino della nostra Compagnia, la nostra continua mobilitazione deve essere per una presenza umana e operosa dentro la realtà, che tessa la nostra amicizia in Cristo nel segno della carità. <em>Caritas Christi urget nos</em>.<br />
<strong>NICOLINO POMPEI</strong></p>
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		<title>Un contrasto stridente</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 23:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>milena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Nel cuore dell’estate si è esplicitato un contrasto stridente tra ciò che avveniva per le vie di Madrid e certe turbolenze in atto nel mondo”. Così ha scritto il Card. Bagnasco riferendosi da un lato alla ultima GMG vissuta insieme al Papa Benedetto XVI e a cui hanno partecipato due milioni di giovani, i cosiddetti Papa boys, provenienti da 193 Paesi, e dall’altro alle manifestazioni sfociate in violenza e in vere scene di guerriglia urbana che invece hanno interessato diversi Paesi europei per mano sempre di ragazzi e giovani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2011/12/studenti_di_spalle-400x300.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-11472" title="studenti_di_spalle--400x300" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2011/12/studenti_di_spalle-400x300-300x225.jpg" alt="" width="189" height="142" /></a>“<em>Nel cuore dell’estate si è esplicitato un contrasto stridente tra ciò che avveniva per le vie di Madrid e certe turbolenze in atto nel mondo</em>”.<br />
Così ha scritto il Card. Bagnasco nella sua ultima prolusione di fine settembre riferendosi da un lato alla ultima GMG vissuta appunto a Madrid insieme al Papa Benedetto XVI e a cui hanno partecipato due milioni di giovani, i cosiddetti Papa boys, provenienti da 193 Paesi, e dall’altro  alle manifestazioni sfociate in violenza e in vere scene di guerriglia urbana che invece hanno interessato diversi Paesi europei per mano sempre di ragazzi e giovani.<br />
E proprio riferendosi a questi episodi e manifestando il suo accorato dolore il Cardinale ha affermato: “<em>Non può essere un caso fortuito, né si può spiegare con la semplicistica teoria del contagio sociale, il fatto che sullo scacchiere internazionale siano scoppiate nell’arco degli ultimi dieci mesi una serie di manifestazioni che hanno avuto i giovani come protagonisti indiscussi. Avvertendosi tagliati fuori dai luoghi decisionali in cui si vanno affrontando i problemi dell’assetto economico e non solo, i giovani manifestano la loro incomprimibile esistenza</em>”.<br />
Il Presidente della CEI non ha potuto non ricordare il sanguinoso episodio di Oslo dicendo che “<em>il seme del bene e quello del male sono presenti senza eccezioni nell’animo umano, catturabile talora da un estremismo che corrompe ogni fibra dell’essere, fino ad esplodere in tragedie che superano la stessa immaginazione”. Per non parlare del fatto che “situazioni altrimenti incresciose si sono verificate nelle capitali di vari Paesi europei, con risvolti tuttavia più complessi del passato. In particolare, la tipologia dei saccheggi ha interrogato le rispettive società, specialmente per quell’aspetto consumistico che fa intendere come si sia giunti ad un’ulteriore fase di individualismo esasperato e possessivo. «Prendo quello che voglio, perché posso»: sembra questa la spiegazione più pertinente di quanto accaduto</em>”.</p>
<p><strong>La strage di Oslo e i saccheggi in Europa</strong><br />
Che cosa è accaduto nella capitale della Norvegia e nei suoi dintorni nel mese di luglio? Un’autobomba è esplosa nel centro di Oslo, a pochi passi dal palazzo che ospita gli uffici del primo ministro e dalla redazione di un quotidiano, causando 7 morti e diversi feriti, tra cui alcuni in condizioni particolarmente gravi. E poco più tardi raffiche di mitra si sono abbattute sui giovani del partito laburista, radunati per un campo estivo nell’isola di Utoya, a una cinquantina di chilometri dalla capitale, ad opera di un uomo di 32 anni, vestito da poliziotto, Anders Behring Breivik (definitosi estremista cristiano, conservatore, amante della musica classica e di videogame di guerra), autore reo confesso dell’omicidio di novantatre persone, fermato ed arrestato. Breivik ha cercato di spiegare la sua “missione” sostenendo che il terrorismo è un “mezzo per risvegliare le masse” e ha manifestato il malsano desiderio di essere ricordato come “il più grande mostro dopo la Seconda Guerra Mondiale”.<br />
Qualche giorno dopo sono scoppiate rivolte a Londra, nei diversi quartieri della capitale, da nord a sud, Peckham, Croydon, Clapham, Hackney oltre che a Ealing, Camden e Nottingh Hill, fino ad arrivare a Liverpool dove ci sono stati scontri ed edifici ed auto date alle fiamme da gruppi di giovani rivoltosi incappucciati (cosiddetti hoodies). Anche in altre zone sono scoppiati gravi incendi a negozi simbolo come il McDonald&#8217;s, e non sono mancati i saccheggi, specie nella periferia sud di Londra dove decine di persone hanno depredato alcuni esercizi commerciali dove erano state rotte le vetrine.<br />
Insomma una vera e propria guerriglia urbana, con sassaiole, cariche della polizia e un inferno di fuoco quasi ovunque.<br />
A scatenare la guerriglia urbana sarebbe stata l’uccisione, il giorno prima, da parte della Metropolitan Police di un uomo di colore, Mark Duggan, durante una operazione di arresto per furto, a seguito di un conflitto a fuoco. Ma la protesta aveva anche a tema la crisi economica, l’aumento della disoccupazione e la rabbia verso il Governo per i tagli ai servizi sociali, il tutto esasperato da tensioni razziali e un evidente e datato rancore nei confronti della polizia.<br />
Almeno 215 giovani sono stati arrestati e 25 sono stati ufficialmente incriminati in seguito a questi disordini. In particolare due giovani ventenni sono stati accusati e condannati a quattro anni di carcere ciascuno per aver istigato alla rivolta su Facebook: si tratta di Jordan Blackshaw, 20 anni, che sul social network aveva creato un evento intitolato “Distruggere la città di Northwich”, nel nord-ovest dell’Inghilterra, e di Perry Sutcliffe-Keenan, 22 anni, che aveva a sua volta esortato alla rivolta nel suo quartiere a Warrington, nell’Inghilterra nord-occidentale, aprendo una pagina Facebook chiamata “Organizziamo un tumulto”.</p>
<p><strong>La protesta in Italia</strong><br />
Questo scenario di morte e distruzione non è affatto lontano da quello che abbiamo visto il 15 ottobre a Roma, ad opera di un manipolo di giovani “blac block”, durante una manifestazione del movimento degli “indignados”.<br />
Quest’ultimo è un movimento sociale di origine spagnola, formato da cittadini per protestare pacificamente contro il governo spagnolo di fronte alla grave situazione economica in cui versa il Paese. Mentre il termine black bloc (blocco nero, o meglio una massa di persone con vestiti e cappucci neri), coniato negli anni ‘80 dalla polizia tedesca, si riferisce ad un gruppo di individui, prevalentemente di stampo anarchico, dediti ad azioni di protesta spesso caratterizzate da atti vandalici, disordini e scontri con le forze dell’ordine; i black bloc sono comparsi in Italia per la prima volta nel 2001 in occasione del G8 di Genova.<br />
Le proteste degli indignados si sono diffuse in varie nazioni europee, tra cui l’Italia, e proprio durante questa manifestazione romana autorizzata, in origine pacifica, 800 giovani blac block tra i manifestanti, nella zona di piazza San Giovanni e dintorni, hanno iniziato la loro opera di devastazione causando 135 feriti, oltre un milione e mezzo di euro di danni alla città tra vetrine di negozi in frantumi, auto bruciate, devastamenti della linea metropolitana e danneggiamenti a qualunque cosa si trovasse lungo il loro cammino e su cui scaricare l’impeto di violenza e odio. Per non parlare dei violenti scontri con le forze dell’ordine e del sacrilego gesto di entrare nella chiesa di Santi Marcellino e Pietro per fare scempio di un crocifisso e di una statua della Madonna, che è stata distrutta e gettata in mezzo alla strada.<br />
Si muovevano in gruppi di 12-15 individui, ognuno con un compito preciso: chi armava i compagni, chi lanciava pietre, chi piazzava bombe di carta, a garanzia di un’azione continuata, muniti di caschi e bandane per evitare il riconoscimento.<br />
Tra gli arrestati e i fermati ci sono tutti giovani sotto i trent’anni, addirittura anche 6 minorenni e 4 ragazze, accusati di reati di devastazione, incendio e lesioni, oltre alla resistenza a pubblico ufficiale pluriaggravata.</p>
<p><strong>Testimonianze di un&#8217;invasione radiosa</strong><br />
<a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2011/12/gmg-2011-a-madrid3_459823.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-11473" title="gmg-2011-a-madrid3_459823" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2011/12/gmg-2011-a-madrid3_459823-300x225.jpg" alt="" width="162" height="122" /></a>E pensare che giovani della stessa età, di Paesi e razze diverse, qualche mese prima si radunavano a Madrid per conoscere meglio Colui su cui hanno poggiato la loro vita, Gesù Cristo, e per testimoniare al mondo la gioia di averlo incontrato.<br />
Anche a Madrid gli indignados non sono mancati, perché hanno protestato con una marcia nel centro della città  alla vigilia dell’incontro del Papa con i giovani denunciando uno scandaloso spreco di soldi pubblici per un festival giovanile che interessa soltanto i cristiani, in un Paese sull’orlo del fallimento economico; la realtà dei fatti è invece che l’incontro a Madrid si autofinanzia, e nello stesso tempo ha portato un evidente beneficio economico alla città.<br />
È innegabile la drammatica spaccatura tra questi due volti di giovani, da una parte quello sanguinario che manifesta la sua rabbia dovunque e comunque, dall’altra quello gioioso che ascoltando il proprio desiderio del cuore si mette insieme alla ricerca del senso della vita.<br />
Rilevava il Card. Bagnasco che <em>“hanno colpito, come dato esterno, la massiccia affluenza, quasi due milioni di giovani, provenienti da 193 Paesi, tanti quanti sono quelli rappresentati all’Onu. Ma ha sorpreso soprattutto la qualità della partecipazione, il fascino che questi giovani riescono a</em> <em>esprimere con i loro volti sorridenti, la serietà nei momenti giusti, i loro linguaggi, la loro buona educazione, persino la loro saggezza… Certo, hanno invaso Madrid, ma è stata ancora una volta un’invasione non solo pacifica, ma anche pacificante rispetto ad un contesto attraversato da varie</em> <em>tensioni, e ad un tempo è stata un’invasione radiosa”.</em><br />
<a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2011/12/20082011-IMG_4354-1600x1200.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-11474" title="20082011-IMG_4354 [1600x1200]" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2011/12/20082011-IMG_4354-1600x1200-300x200.jpg" alt="" width="162" height="108" /></a>Il Cardinale ha continuato ricordando che si trattava di un raduno di ragazzi dell’età media di 22 anni, di cui il 70% alla sua prima GMG, ma senza nemmeno l’ombra di disordini, confusioni o rappresaglie: solo allegria lungo le strade, attenzione in chiesa, durante le catechesi e nonostante il caldo o a volte una pioggia fastidiosa e la scomodità dei vari luoghi d’incontro. “<em>Si pensi allo scompiglio tipicamente giovanile con cui hanno accolto l’inclemenza del tempo, il sabato sera, e al silenzio intensissimo e prolungato che subito dopo sono riusciti a realizzare per l’adorazione eucaristica. In questa sorprendente capacità di silenzio c’è una delle connotazioni più marcate della recente GMG, insieme ai dialoghi che seguivano le catechesi. Difficile davvero pensare che quello fosse un popolo inconsapevole e manovrabile… questa è la generazione giovanile scaturita dalle GMG di Benedetto XVI”</em>.</p>
<p><a href="http://www.fidesvita.org/articoli-vari/alcune-testimonianze-dalla-gmg.html" target="_blank">ALCUNE TESTIMONIANZE DALLA GMG</a></p>
<p><strong>Gli angeli del fango</strong><br />
Con la stessa baldanza che ha avuto il cammino dei giovani a Madrid, i ragazzi di Genova e non solo hanno reagito alla tremenda e catastrofica alluvione che ha colpito la città di Genova e la Lunigiana i primi di novembre.<br />
Una di loro, di nome Manuela, con l’aiuto di altri amici genovesi, ha voluto aprire una pagina su Facebook il 4 novembre con il titolo “gli angeli del fango” prima per fornire aggiornamenti e poi per raccogliere l’entusiasmo di tutti quelli che volevano e si sentivano di dare una mano alla Genova devastata dall’alluvione.<br />
<a href="http://www.fidesvita.org/uploads/2011/12/fotoArticolo_3331.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-11475" title="fotoArticolo_3331" src="http://www.fidesvita.org/uploads/2011/12/fotoArticolo_3331-300x224.jpg" alt="" width="173" height="130" /></a>Il passa parola è stato così veloce che ci sono stati più di ventimila contatti e tantissimi giovani, studenti dai quindici anni in su hanno chiesto di fare i volontari ed andare a spalare via il fango.<br />
Grazie poi alla immediata coordinazione con il Comune di Genova e la Protezione civile, sono stati inviati sul posto migliaia di giovani e giovanissimi, che, insieme a loro coetanei genovesi, umilmente si sono messi a disposizione con il sorriso sulla bocca per ripulire negozi, garage, case, per buttare via i rifiuti, insomma per aiutare tutti quelli in difficoltà.<br />
Anche l’ex ministro della Gioventù Giorgia Meloni è stato tempestato da richieste di intervento da parte di singoli ragazzi ed associazioni giovanili desiderosi di scendere in campo “per fare qualcosa” in favore della popolazione locale. L’allora ministro ha quindi iniziato a raccogliere sulle pagine Facebook e Twitter le candidature dei giovani disposti a fare la loro parte. “I<em>l loro impegno in prima persona</em> – ha affermato la Meloni &#8211; <em>è una mano tesa a quegli italiani che oggi hanno più bisogno del loro aiuto. Ma è anche un sonoro schiaffo a tutti coloro che si ostinano a denigrare i giovani italiani, dipingendoli come apatici e indolenti, senza valori né principi. Questi ragazzi stanno dando una grande lezione di cittadinanza e senso del dovere a tutta l’Italia</em>”.<br />
Questo slancio di gratuità, questa carità è stata lampante nel volto di molti ragazzi italiani anche subito dopo il terremoto in Abruzzo del 2009, quando in cinquemila  inviarono il loro curriculum al database della Protezione Civile, e oltre mille sono partiti nei mesi successivi per la ricostruzione.</p>
<p><strong>Guardare al futuro</strong><br />
Il momento che stiamo vivendo è un momento veramente difficile. Quasi ci si sente attanagliati da qualcosa che è troppo difficile da spiegare e a volte sembrano pure troppo noiosi i discorsi di chi anche autorevolmente cerca di farlo. Eppure ci toccano personalmente e sono sotto gli occhi di tutti le amare conseguenze di famiglie che fanno fatica ad arrivare a fin mese, di persone e amici che perdono il lavoro, di un senso di incertezza per il futuro che rischia di prenderci alla gola.<br />
“<em>La situazione del lavoro, la disoccupazione, il precariato, l’inattività di molti giovani: sono un nostro assillo costante</em> – ha continuato il Presidente della CEI-. <em>Conosciamo da vicino l’angoscia e i drammi, l’inquietudine e la rabbia di molti. Vorremmo avere una speciale capacità taumaturgica per risolvere in particolare questi problemi, tanto siamo convinti che la dignità della persona passa per il lavoro riconosciuto nella sua valenza sociale, così come matura nel grembo della famiglia che però deve essere posta al centro di politiche di sostegno dirette, concrete, efficaci. Non si tratta di una degnazione del mercato: il lavoro è un diritto-dovere iscritto nell’ordine creaturale, e dunque la società ha l’obbligo di porre le condizioni perché esso possa esplicarsi per tutti</em>”.<br />
Non è a forza di distruzione di quello che evidentemente non corrisponde e non va bene che realmente accade un cambiamento. Distruggendo si distrugge e basta.<br />
Il paragone che inevitabilmente è emerso rispetto a questi ultimi mesi non serve a sottolineare quella che sembrerebbe una irrimediabile spaccatura tra ragazzi buoni e cattivi. Semmai ci responsabilizza,  drammaticamente ci convoca e ci fa sentire di più l’urgenza di essere i testimoni del Risorto.<br />
Ma cosa c’è di così “incomprimibile”, irriducibile  nell’esistenza di ogni uomo e quindi di ogni giovane tale da strabordare in maniera così sconfinata e in fondo anche improvvisa e inaspettata?<br />
Scrive Nicolino: “<em>La Misericordia di Dio, creandoci, ha posto in noi un fattore di positività irriducibile e ineludibile: il cuore. Il nostro cuore, in tutto il suo essere desiderio inesauribile e irriducibile dell’amore infinito di Dio, non è stato creato e posto da noi. Ma da Dio stesso. E quindi non è mai fino in fondo manipolabile, da niente e da nessuno. Ed è così vero e oggettivo che qualsiasi menzognera immagine  e risposta cerchiamo di dargli o di imporgli, prima o dopo la rigetta svelandone l’inganno e la menzogna. Il cuore rivela il suo carattere oggettivo proprio nel fatto che è incontentabile se non dall’Infinito, dall’Eterno, dalla Verità, dalla presenza di Cristo</em>”.<br />
Il cuore è incontentabile se non dal Signore ed è inquieto finché non riposa in Lui.<br />
E se la realtà sta ponendo alla vita di un popolo, quello italiano, e di un intero continente, l’Europa, una sfida e una crisi definita a tutti gli effetti epocale è sempre questo desiderio del cuore, questo fattore di positività irriducibile e ineludibile,  che dobbiamo seguire e che ci muove  a ribaltare quelle logiche di individualismo e profitto, oltre che di sopruso, che sembrano schiacciarci: i ragazzi del fango ci hanno dato l’ultima testimonianza di quanto sia appunto connaturato nell’essere uomo lo slancio di gratuità e di amore, di carità e solidarietà. Sono stati la testimonianza di come attenga all’io di ogni uomo quel mettersi in gioco dalla parte del cuore così inteso che apporta alla vita un guadagno che non è immediatamente quantificabile in euro. Solo nell’Incontro con Colui che il nostro cuore attende e desidera possiamo seguire l’invito del Papa che chiama ciascun uomo, tanto più in questo momento, a essere “s<em>egno di speranza, capace di guardare al futuro con la certezza che viene da Cristo Gesù</em>”.</p>
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