Proponiamo questo brano della relazione tenuta da Nicolino Pompei al nostro XVII Convegno, iniziata con l’approfondimento dell’inno pasquale proposto dalla nostra corale in quell’occasione.
In occasione del 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto dal 19 giugno 2009 al 19 giugno del 2010 uno speciale Anno Sacerdotale, con tema: “Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote”. In questo Anno giubilare San Giovanni M. Vianney sarà proclamato “Patrono di tutti i sacerdoti del mondo”.
“Rifiutarsi di partecipare a commettere un’ingiustizia è non solo un dovere morale, ma è anche un diritto umano basilare. Se così non fosse, la persona umana sarebbe costretta a compiere un’azione intrinsecamente incompatibile con la sua dignità e in tal modo la sua stessa libertà, il cui senso e fine autentici risiedono nell’orientamento al vero e al bene, ne sarebbe radicalmente compromessa” (Evangelium Vitae par. 7.4).
“…mi farò pellegrino ai principali luoghi santi della nostra fede. Con la mia visita mi propongo di confermare e di incoraggiare i cristiani di Terra Santa, che devono affrontare quotidianamente non poche difficoltà. Quale Successore dell’apostolo Pietro, farò loro sentire la vicinanza e il sostegno di tutto il corpo della Chiesa. Inoltre, mi farò pellegrino di pace, nel nome dell’unico Dio che è Padre di tutti…” (Benedetto XVI)
“In queste ore drammatiche in cui un’immane tragedia si è riversata su codesta terra, mi sento spiritualmente presente in mezzo a voi per condividere la vostra angoscia, implorare da Dio il riposo eterno per le vittime, la pronta ripresa per i feriti, per tutti il coraggio di continuare a sperare senza cedere allo sconforto.(…) In momenti come questi, fonte di luce e di speranza resta la fede, che proprio in questi giorni ci parla della sofferenza del Figlio di Dio fattosi uomo per noi: la sua passione, la sua morte e la sua risurrezione siano per tutti sorgente di conforto ed aprano il cuore di ciascuno alla contemplazione di quella vita in cui «non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate»”. (Benedetto XVI)
Esistono problematiche complesse nell’attuale situazione ecclesiale in Cina, “che derivano non solamente dalle difficoltà all’interno della Chiesa ma anche dai rapporti non facili con le autorità civili. In questo contesto si è appresa con profondo dolore la notizia del nuovo arresto di S.E. Mons. Giulio Jia Zhiguo, Vescovo della diocesi di Zhengding”.
La lettera scritta dal Santo Padre Benedetto XVI ai confratelli del ministero episcopale per chiarire il gesto discreto di misericordia verso quattro Vescovi lefebvriani: “una parola chiarificatrice, che deve aiutare a comprendere le intenzioni che in questo passo hanno guidato me e gli organi competenti della Santa Sede”.
“Ritornate a me con tutto il cuore - ci ripete la Santa Chiesa all’inizio della Quaresima -
Laceratevi il cuore e non le vesti” (Gl 2,12).
Soffermiamoci su questo richiamo attraverso la parabola del fariseo e del pubblicano, che Nicolino ci accompagna e ci guida a riconsiderare e ad approfondire in questo passaggio della sua relazione al nostro XVII Convegno
Pieghiamo le nostre ginocchia di fronte Padre Eterno e buono, affidando alla Sua Misericordia la carissima Eluana. Preghiamo per tutti coloro che sono responsabili della sua morte, perchè si convertano e si pentano.
Proponiamo questo magnifico brano di Nicolino Pompei, tratto dal suo intervento al nostro XIII Convegno, perché ci accompagni realmente a risorprendere, ad approfondire e meditare il sorprendente metodo con cui il Mistero decide di rispondere definitivamente all’uomo nel suo assoluto e costitutivo desiderio, di ammetterlo al definitivo rapporto con Lui e di salvarlo: facendosi Uomo.
Vi sono richieste di gruppi di persone che sollecitano il riconoscimento giuridico di aspirazioni soggettivistiche che non sono “diritti”. “I diritti dell’uomo sono ultimamente fondati in Dio creatore” ha affermato Benedetto XVI. Parlare di “vecchi” e “nuovi” diritti è solo un pretesto per provare ad aprire un compromesso su qualcosa che invece è assolutamente non negoziabile.














