HOME > Affidamento a Maria > Meditazioni 10 aprile 2017

Meditazioni 10 aprile 2017

L’infinito Amore di Cristo Gesù ci primerea sempre, non smette mai di ardere per noi e di prendere iniziativa su di noi. Continua pazientemente e indomabilmente ad attenderci sempre e a mostrarci il suo essere solo Misericordia e la sua fedeltà proprio adesso, (…) donandoci questo luogo, questo tempo (…) per poter ricominciare a cercare la sua presenza ed essere risollevati e rigenerati dall’abbraccio del suo perdono. Proprio ora Gesù dice a ciascuno di noi: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”. Con il medesimo abbandono fiducioso che abbiamo visto in quella donna malata di perdite di sangue, nel lebbroso guarito che torna da Gesù – fossimo anche pieni di emorragie e segnati dalla lebbra di peccati e tradimenti ripetuti – torniamo adesso a mendicare Gesù. Torniamo a cercarlo, a bussare al suo cuore per attingere tutta la Vita da Lui e anche una rigenerata e rinnovata sequela al nostro cammino. Per attingere, come quella donna malata, tutta la forza sanante e redentiva di Gesù e lasciargli sanare, redimere e rigenerare tutta la nostra vita (Nicolino Pompei, …tutti Ti cercano).

“A Cristo, che [in questa settimana] entra nella Passione, e alla Vergine Santa affidiamo le vittime dell’attentato terroristico avvenuto venerdì scorso a Stoccolma, come pure quanti sono ancora duramente provati dalla guerra, sciagura dell’umanità. E preghiamo per le vittime dell’attentato compiuto purtroppo ieri mattina, al Cairo, in una chiesa copta: preghiamo per i defunti e i feriti, per i loro familiari e l’intera comunità. Il Signore converta il cuore delle persone che seminano terrore, violenza e morte, e anche il cuore di quelli che fanno e trafficano le armi” (cfr Papa Francesco, Angelus del 9/04/17). Affidiamo a Maria Santissima ciascuno di noi, Nicolino e tutte le persone per cui ci è stato chiesto di pregare: Alessandro, Alfredo, Anna, Chiara, Cristina, Franco, Giovanni, Giuseppe, Lorena, Maria Pia, Marco e Nunzia.

O Dio, vieni a salvarmi
    Signore, vieni presto in mio aiuto
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo
    Come era nel principio è ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen

Invocazione allo Spirito Santo
Nel primo mistero del dolore contempliamo l’agonia di Gesù nell’Orto degli Ulivi
Il male non è definitivo – ha aggiunto il Santo Padre – affidiamoci alle mani di Dio perché Lui non delude, mai. (…) Gesù al Getsemani: ‘Padre, questo calice, no. Ma si faccia la Tua volontà’. Si affida alla volontà del Padre. Gesù sa che non finisce tutto, con la morte o con l’angoscia, e l’ultima parola dalla Croce: ‘Padre, nelle Tue mani mi affido!’, e muore così. Affidarsi a Dio, che cammina con me, che cammina con il mio popolo, che cammina con la Chiesa: e questo è un atto di fede. Io mi affido. Non so: non so perché accade questo, ma io mi affido. Tu saprai perché” (Papa Francesco, Omelia del 14/03/16).

Nel secondo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene flagellato
Gesù non entra nella Città Santa per ricevere gli onori riservati ai re terreni, a chi ha potere, a chi domina; entra per essere flagellato, insultato e oltraggiato, come preannuncia Isaia nella Prima Lettura (cfr Is 50,6); entra per ricevere una corona di spine, un bastone, un mantello di porpora, la sua regalità sarà oggetto di derisione; entra per salire il Calvario carico di un legno. E allora ecco la seconda parola: Croce. Gesù entra a Gerusalemme per morire sulla Croce. Ed è proprio qui che splende il suo essere Re secondo Dio: il suo trono regale è il legno della Croce! (Papa Francesco, Omelia del 24/03/13).

Nel terzo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene coronato di spine
In questa Settimana, la Settimana Santa, che ci conduce alla Pasqua, noi andremo su questa strada dell’umiliazione di Gesù. E solo così sarà “santa” anche per noi! Sentiremo il disprezzo dei capi del suo popolo e i loro inganni per farlo cadere. Assisteremo al tradimento di Giuda, uno dei Dodici, che lo venderà per trenta denari. Vedremo il Signore arrestato e portato via come un malfattore; abbandonato dai discepoli; trascinato davanti al sinedrio, condannato a morte, percosso e oltraggiato. Sentiremo che Pietro, la “roccia” dei discepoli, lo rinnegherà per tre volte. Sentiremo le urla della folla, sobillata dai capi, che chiede libero Barabba, e Lui crocifisso. Lo vedremo schernito dai soldati, coperto con un mantello di porpora, coronato di spine. E poi, lungo la via dolorosa e sotto la croce, sentiremo gli insulti della gente e dei capi, che deridono il suo essere Re e Figlio di Dio. Questa è la via di Dio, la via dell’umiltà. È la strada di Gesù, non ce n’è un’altra. E non esiste umiltà senza umiliazione (Papa Francesco, Omelia del 29/03/15).

Nel quarto mistero del dolore contempliamo Gesù che sale al Calvario portando la croce
Perché la Croce? Perché Gesù prende su di sé il male, la sporcizia, il peccato del mondo, anche il nostro peccato, di tutti noi, e lo lava, lo lava con il suo sangue, con la misericordia, con l’amore di Dio. Guardiamoci intorno: quante ferite il male infligge all’umanità! Guerre, violenze, conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro, che poi nessuno può portare con sé, deve lasciarlo. Mia nonna diceva a noi bambini: il sudario non ha tasche. Amore al denaro, potere, corruzione, divisioni, crimini contro la vita umana e contro il creato! E anche – ciascuno di noi lo sa e lo conosce – i nostri peccati personali: le mancanze di amore e di rispetto verso Dio, verso il prossimo e verso l’intera creazione. E Gesù sulla croce sente tutto il peso del male e con la forza dell’amore di Dio lo vince, lo sconfigge nella sua risurrezione. Questo è il bene che Gesù fa a tutti noi sul trono della Croce. La croce di Cristo abbracciata con amore mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e di fare un pochettino quello che ha fatto Lui quel giorno della sua morte (Papa Francesco, Omelia del 24/03/13).

Nel quinto mistero del dolore contempliamo Gesù che muore in croce
Chi non guardava il serpente di bronzo dopo essere ferito da un serpente nel deserto moriva nel peccato, il peccato di mormorazione contro Dio e contro Mosè. Allo stesso modo, chi non riconosce in quell’uomo innalzato, come il serpente, la forza di Dio che si è fatto peccato per guarirci, morirà nel proprio peccato. Perché la salvezza viene soltanto dalla croce, ma da questa croce che è Dio fatto carne: non c’è salvezza nelle idee, non c’è salvezza nella buona volontà, nella voglia di essere buoni. In realtà l’unica salvezza è in Cristo crocifisso, perché soltanto lui, come il serpente di bronzo significava, è stato capace di prendere tutto il veleno del peccato e ci ha guarito lì. (…) Ognuno di noi oggi guardi il crocifisso, guardi questo Dio che si è fatto peccato perché noi non moriamo nei nostri peccati (Papa Francesco, Omelia del 6/04/17).