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Meditazioni 10 giugno 2013

Sì, Egli è qui. Egli è qui ora e ci raggiunge con il Suo sguardo, la Sua voce, la Sua presenza. Ma come? Come poter rintracciare il Suo sguardo ora? Come poterlo riconoscere ora davanti a noi nella medesima esperienza di Zaccheo? Come potergli dare del “Tu” ora? Come sentirsi accalorati dal Suo sguardo e dal Suo abbraccio perché abbia pietà anche di noi? “Sono solo un uomo, ho bisogno quindi di segni sensibili, il costruire scale di astrazioni mi stanca presto. Ho chiesto più volte, lo sai, che la figura in Chiesa levasse per me la mano, una volta, un’unica volta. Capisco però che i segni possono essere soltanto umani. Desta dunque un uomo, in un posto qualsiasi della terra… E permetti che guardandolo io possa ammirare Te”. Così sospirava il cuore del grande poeta polacco Czesław Miłosz rappresentando il grido più profondo di ogni uomo, confermando l’assoluta ed urgente esigenza del cuore di incontrare e di essere raggiunto sensibilmente, nel presente, dallo sguardo di Cristo […] Cercare, guardare e seguire ogni giorno il volto dei santi, così come l’umanità radiosa di uomini e di donne semplici, di testimoni segnati non da particolari capacità ascetiche e morali ma solo da una permanente e radicale tensione alla presenza di Gesù, è l’esperienza reale e facile per continuare ad incontrare e a lasciarsi incontrare dal Suo sguardo, dalla luce del Suo volto, dallo splendore della Sua presenza. Perché possa attirarci a Lui e ardere in noi. È l’avvenimento della Sua contemporaneità, attraverso cui continua a parlare, a chiamare, toccare, abbracciare, perdonare e sanare i cuori e la vita di ogni uomo dentro ogni momento, rapporto o circostanza della realtà (Nicolino Pompei, Guardate a Lui e sarete raggianti).

Invocazione allo Spirito Santo…
Nella gioia e nella gratitudine per il dono infinito che Nicolino è per ciascuno di noi, desideriamo questa sera pregare particolarmente per lui e per tutte le intenzioni che porta nel suo cuore; uniti nella preghiera, chiediamo alla Madonna di custodire maternamente Nicolino e di accompagnarlo nella responsabilità del carisma che il Signore gli dona.  Preghiamo particolarmente anche per il piccolo Pietro e per i nostri carissimi amici Maria e Marco; preghiamo per la piccola Flavia e per i suoi genitori; preghiamo per Cristiano, che si sta avvicinando all’incontro definitivo con l’Eterno Padre, e preghiamo per tutti i suoi cari che gli sono vicini, in particolare per la fidanzata Francesca.

Nel primo mistero del dolore contempliamo l’agonia di Gesù nel Getsemani
In Cristo Gesù l’Amore di Dio, il suo essere Misericordia, accade in un Uomo. Accade e si rivela come Uomo: ha lo sguardo di un Uomo, ha l’abbraccio di Uomo che va incontro al figlio perduto, confuso, sconfitto, abbandonato a se stesso; ha la presenza umana di un Uomo che si riversa commosso sull’umano caduto e sconfitto, senza forza e direzione. E soprattutto ha lo sconvolgente documento di un Uomo che ama sino a consegnarsi alla morte, a morire della morte che non conosce, non può conoscere, perché è Dio. Perché? Solo per Amore dell’uomo che muore e a vantaggio della salvezza dell’uomo che muore (Nicolino Pompei, Caritas Christi urget nos).

Nel secondo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene flagellato
Cristo è l’inaudito amore di Dio che accade e si dimostra nella storia in tutto il suo essere Misericordia. Misericordia… “parola” sconosciuta ed impossibile all’uomo perché attinente solo a Dio, all’Essere di Dio che in Gesù, nella presenza di Gesù, diventa uno sguardo umano incontrabile e sperimentabile. Uno sguardo di Uomo che investe e rialza anche l’umanità più sfinita e sfibrata dal male mentitore e menzognero – di cui così spesso siamo insensati seguaci. L’Amore di Cristo è tutta la sconvolgente manifestazione, nella carne di un Uomo, dell’Amore di Dio per ogni uomo, dell’Amore che si lascia abbattere da ciò da cui siamo sempre battuti ed abbattuti, per rialzarci e risollevarci al livello dell’Infinito da cui siamo creati e di cui siamo immagine e somiglianza e quindi costitutiva e continuativa esigenza esistenziale (Ibi).

Nel terzo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene coronato di spine
Il suo essere Amore è il suo agire. Il suo essere Amore che solo per Amore “annientò se stesso prendendo natura di servo, diventando simile agli uomini; e apparso in forma umana si umiliò facendosi obbediente fino alla morte in croce”, come afferma san Paolo nella Lettera ai Filippesi. La spogliazione di se stesso e l’accadere come Uomo non significa togliersi la natura divina, cessare di essere Dio, ma è il documento sconvolgente del suo Mistero di Amore che in Gesù assume la natura umana soggetta alla sofferenza, al dolore, ai patimenti e alla morte. Che nella carne di Gesù assume tutta l’infamia del peccato e delle sue conseguenze sull’uomo, fino a morire, solo per Amore e solo a vantaggio della salvezza di ogni uomo (Ibi).

Nel quarto mistero del dolore contempliamo Gesù che sale al Calvario
Un Amore che si dimostra coinvolto con noi fin dentro le minime fessure del nostro umano straziato dal dolore e dal male, e sino alla commozione per questo umano. Un Amore che si rivela come Amore che ci ama sino alla pietà e allo struggimento per il nostro umano straziato, disintegrato dalla sofferenza a causa del male e della nostra empietà ostinata. Un Amore così coinvolto con l’umano afflitto, atterrito e sotterrato dalla morte da consegnare se stesso gratuitamente e liberamente alla morte, e alla morte di croce. Un Amore che si consegna all’amato sino a morire per dissotterrare, rialzare, rimettere in piedi e in cammino la vita di ognuno (Ibi).

Nel quinto mistero del dolore contempliamo Gesù che muore in croce
Gesù crocifisso, squarciato nella sua carne fino alla morte, diventa il documento inaudito dell’Essere di Dio: Dio è Misericordia, Amore, solo Amore, Amore mosso e commosso solo dal suo essere Amore a vantaggio dell’umano flagellato dalla miseria che siamo… Nella carne di Cristo crocifisso c’è “quel volgersi di Dio contro se stesso” – come ha affermato in maniera struggente Benedetto XVI – che solo per Amore, puro e assoluto Amore, assume tutto quello che di misero, marcio e mortale affligge e sprofonda l’uomo e da cui l’uomo stesso si lascia affliggere e sprofondare; affinché, liberato dal tremendo giogo del male, sempre riprenda a camminare nella vita, dentro ad ogni istante della sua vita; incessantemente riammesso alla Vita, riammesso – dentro ad ogni passo terreno – al cammino di felicità e al suo compimento definitivo nella Vita eterna: suo vero destino (Ibi).