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Meditazioni 16 dicembre 2013

Nella vita di un uomo che ha avuto la grazia del sorprendente e travolgente incontro con Cristo, come è accaduto a ciascuno di noi, non c’è nient’altro da domandare, da attendere, da favorire e da vivere se non lui e il rimanere nel suo amore. Un amore permanentemente presente e fedele che non attende altro che un minimo spazio nel nostro cuore, un accenno del nostro desiderio, una mossa della nostra libertà per continuare ad attrarci e ad investirci del suo amore. Possiamo essere venuti qui contrassegnati ancora da ammaccature e ferite sanguinanti, da una pesantezza di testa dovuta all’incombenza di pensieri fuorvianti, da un’angoscia profonda e dominante, da paure incalzanti e opprimenti, dal peso di tradimenti e peccati ripetuti, dal dominio di una ostinata resistenza fatta di “se, ma, però”, comunque niente di tutto questo può sottrarci – se non drammaticamente noi stessi – dalla sua iniziativa di Grazia sempre più forte e sempre vincente, che ci sta investendo proprio ora attraverso questo incontro (Nicolino Pompei, Senza di me non potete fare nulla).

…Invocazione allo Spirito Santo
Questa sera preghiamo per tutti i nostri fratelli cristiani in Siria che, perseguitati a causa della loro fede, stanno vivendo giorni drammatici. Preghiamo per tutte le persone malate, in particolare per Delan, Domenico, Filippo, Giancarlo, Gino, Milena e Patrizia. Preghiamo per tutti i nostri cari defunti ed in particolare per Federico Sciocchetti, carissimo amico della famiglia Pompei, e per Roberto, uno zio di Serena. Preghiamo anche per Nino e Mariella, che festeggiano il loro anniversario di matrimonio, e per la loro famiglia. Affidiamo alla Madonna tutti questi amici, ciascuno di noi, Nicolino e tutte le intenzioni che porta nel suo cuore; in particolare vogliamo affidare a Maria il Santo Padre Francesco, che domani festeggerà il Suo 77° compleanno.

Nel primo mistero della gioia contempliamo l’annuncio dell’Angelo a Maria
Il Vangelo di san Luca ci presenta Maria, una ragazza di Nazareth, piccola località della Galilea, nella periferia dell’impero romano e anche nella periferia di Israele. Un paesino. Eppure su di lei, quella ragazza di quel paesino lontano, su di lei, si è posato lo sguardo del Signore, che l’ha prescelta per essere la madre del suo Figlio. In vista di questa maternità, Maria è stata preservata dal peccato originale, cioè da quella frattura nella comunione con Dio, con gli altri e con il creato che ferisce in profondità ogni essere umano. Ma questa frattura è stata sanata in anticipo nella Madre di Colui che è venuto a liberarci dalla schiavitù del peccato. L’Immacolata è inscritta nel disegno di Dio; è frutto dell’amore di Dio che salva il mondo. E la Madonna non si è mai allontanata da quell’amore: tutta la sua vita, tutto il suo essere è un “sì” a quell’amore, è un “sì” a Dio (Papa Francesco, Angelus del 8.12.13).

Nel secondo mistero della gioia contempliamo la visita di Maria alla cugina Elisabetta
In che modo Maria è per la Chiesa esempio vivente di amore? Pensiamo alla sua disponibilità nei confronti della parente Elisabetta. Visitandola, la Vergine Maria non le ha portato soltanto un aiuto materiale, anche questo, ma ha portato Gesù, che già viveva nel suo grembo. Portare Gesù in quella casa voleva dire portare la gioia, la gioia piena. Elisabetta e Zaccaria erano felici per la gravidanza che sembrava impossibile alla loro età, ma è la giovane Maria che porta loro la gioia piena, quella che viene da Gesù e dallo Spirito Santo e si esprime nella carità gratuita, nel condividere, nell’aiutarsi, nel comprendersi (Papa Francesco, Udienza 23.10.13).

Nel terzo mistero della gioia contempliamo la nascita di Gesù
La Vergine Maria ci aiuti ad affrettare il passo verso Betlemme, per incontrare il Bambino che è nato per noi, per la salvezza e la gioia di tutti gli uomini. A lei l’Angelo disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28). Lei ci ottenga di vivere la gioia del Vangelo in famiglia, al lavoro, in parrocchia e in ogni ambiente. Una gioia intima, fatta di meraviglia e di tenerezza. Quella che prova una mamma quando guarda il suo bambino appena nato, e sente che è un dono di Dio, un miracolo di cui solo ringraziare! (Papa Francesco, Angelus del 15.12.13).

Nel quarto mistero della gioia contempliamo la presentazione di Gesù al tempio
La vita della Vergine Santa è stata la vita di una donna del suo popolo: Maria pregava, lavorava, andava alla sinagoga… Però ogni azione era compiuta sempre in unione perfetta con Gesù. Questa unione raggiunge il culmine sul Calvario: qui Maria si unisce al Figlio nel martirio del cuore e nell’offerta della vita al Padre per la salvezza dell’umanità. La Madonna ha fatto proprio il dolore del Figlio ed ha accettato con Lui la volontà del Padre, in quella obbedienza che porta frutto, che dona la vera vittoria sul male e sulla morte. È molto bella questa realtà che Maria ci insegna: l’essere sempre uniti a Gesù (Papa Francesco, Udienza 23.10.13).

Nel quinto mistero della gioia contempliamo il ritrovamento di Gesù nel tempio
Come ha vissuto Maria la fede? L’ha vissuta nella semplicità delle mille occupazioni e preoccupazioni quotidiane di ogni mamma, come provvedere il cibo, il vestito, la cura della casa… Proprio questa esistenza normale della Madonna fu il terreno dove si svolse un rapporto singolare e un dialogo profondo tra lei e Dio, tra lei e il suo Figlio. Il “sì” di Maria, già perfetto all’inizio, è cresciuto fino all’ora della Croce. Lì la sua maternità si è dilatata abbracciando ognuno di noi, la nostra vita, per guidarci al suo Figlio. Maria è vissuta sempre immersa nel mistero del Dio fatto uomo, come sua prima e perfetta discepola, meditando ogni cosa nel suo cuore alla luce dello Spirito Santo, per comprendere e mettere in pratica tutta la volontà di Dio (Ibi).