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Meditazioni 17 marzo 2014

Senza l’avvenimento di Dio fatto carne che abita in mezzo a noi, senza la reale presenza di Gesù Cristo, “desperarem”: sarei disperato. Saremmo tutti disperati. Non ci si dispera perché manca un’idea della vita, un’opinione o un discorso su di essa. Non ci si dispera perché manca una conoscenza teologica o filosofica: ci si dispera perché manca una reale presenza e l’esperienza di una reale presenza che concretamente possa abbracciare la nostra miseria e debolezza mortale, soddisfare il cuore, allargare la ragione, esaltare la portata della libertà sino alla sua soddisfazione. Ed è per questo che solo la reale presenza e l’esperienza del Verbo fatto carne diventa ciò che si ha di più caro, e senza cui ci si dispera (Nicolino Pompei, Quello che abbiamo di più caro è Cristo stesso).

…Invocazione allo Spirito Santo
Domandando al Signore la grazia di riconoscerlo sempre presente nella nostra vita e di sentirlo parlare al nostro cuore, affidiamo alla Madonna ciascuno di noi, Nicolino e tutte le intenzioni che porta nel suo cuore, in particolare preghiamo per Alessandra e Giancarlo, e per Laura di cui venerdì ricorrerà l’undicesimo anniversario della morte.

Nel primo mistero del dolore contempliamo l’agonia di Gesù nell’Orto degli Ulivi
Dio non si rivela con i mezzi della potenza e della ricchezza del mondo, ma con quelli della debolezza e della povertà: «Da ricco che era, si è fatto povero per voi…». Cristo, il Figlio eterno di Dio, uguale in potenza e gloria con il Padre, si è fatto povero; è sceso in mezzo a noi, si è fatto vicino ad ognuno di noi; si è spogliato, “svuotato”, per rendersi in tutto simile a noi (cfr Fil 2,7; Eb 4,15). È un grande mistero l’incarnazione di Dio ¹!

Nel secondo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene flagellato
È un grande mistero l’incarnazione di Dio! Ma la ragione di tutto questo è l’amore divino, un amore che è grazia, generosità, desiderio di prossimità, e non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate. La carità, l’amore è condividere in tutto la sorte dell’amato. L’amore rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze. E Dio ha fatto questo con noi. Gesù, infatti, «ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 22).

Nel terzo mistero del dolore contempliamo Gesù che viene coronato di spine
“Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà” (cfr 2Cor 8,9). Non si tratta di un gioco di parole, di un’espressione ad effetto! E’ invece una sintesi della logica di Dio, la logica dell’amore, la logica dell’Incarnazione e della Croce. Dio non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, come l’elemosina di chi dà parte del proprio superfluo con pietismo filantropico. Non è questo l’amore di Cristo! Quando Gesù scende nelle acque del Giordano e si fa battezzare da Giovanni il Battista, non lo fa perché ha bisogno di penitenza, di conversione; lo fa per mettersi in mezzo alla gente, bisognosa di perdono, in mezzo a noi peccatori, e caricarsi del peso dei nostri peccati. E’ questa la via che ha scelto per consolarci, salvarci, liberarci dalla nostra miseria. Ci colpisce che l’Apostolo dica che siamo stati liberati non per mezzo della ricchezza di Cristo, ma per mezzo della sua povertà. Eppure san Paolo conosce bene le «impenetrabili ricchezze di Cristo» (Ef 3,8), «erede di tutte le cose» (Eb 1,2).

Nel quarto mistero del dolore contempliamo Gesù che sale al Calvario portando la croce
La povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo farsi carne, il suo prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, comunicandoci la misericordia infinita di Dio. La povertà di Cristo è la più grande ricchezza: Gesù è ricco della sua sconfinata fiducia in Dio Padre, dell’affidarsi a Lui in ogni momento, cercando sempre e solo la sua volontà e la sua gloria.

Nel quinto mistero del dolore contempliamo Gesù che muore in croce
Gesù è ricco come lo è un bambino che si sente amato e ama i suoi genitori e non dubita un istante del loro amore e della loro tenerezza. La ricchezza di Gesù è il suo essere il Figlio, la sua relazione unica con il Padre è la prerogativa sovrana di questo Messia povero. Quando Gesù ci invita a prendere su di noi il suo “giogo soave”, ci invita ad arricchirci di questa sua “ricca povertà” e “povera ricchezza”, a condividere con Lui il suo Spirito filiale e fraterno, a diventare figli nel Figlio, fratelli nel Fratello Primogenito (cfr Rm 8,29).

¹Le meditazioni sono tratte dal Messaggio di Quaresima 2014 di Papa Francesco