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Meditazioni 22 settembre 2014

Grazie a Dio – perché è Dio che ci ha fatti così – la profonda struttura del nostro umano è così irriducibile che può riaccendersi in tutto il suo imperioso bisogno in un qualsiasi momento del nostro procedere esistenziale, e farci sentire tutta la sua assoluta pretesa e mostrarsi in tutta la sua natura di mistero. Basta essere seri con un qualsiasi momento della nostra esperienza umana, con quell’esperienza di drammaticità e problematicità che emerge dal rapporto con la realtà, per essere richiamati alla reale natura e dimensione del nostro umano. Ed è proprio qui che, allora, il nostro umano si mostra come un alleato formidabile. Perché, lasciato emergere per quello che è, non può sopportare mai una minima riduzione, a qualsiasi livello, della presenza di Gesù. Il nostro cuore non sopporta mai meno o qualcos’altro della sua presenza reale. Tutta la sua assoluta pretesa è proprio la presenza di Cristo, e la sua presenza momento per momento. Per questo, se preso sul serio, può risultare un alleato formidabile per allertarci e farci riconoscere qualsiasi espressione di riduzione della presenza di Gesù in noi (Nicolino Pompei, Senza di me non potete fare nulla).

Chiediamo di accogliere questo richiamo ad essere sempre leali e seri con noi stessi e chiediamo di essere realmente amici aiutandoci a questo lavoro di giudizio, nella certezza che l’iniziativa della Grazia su di noi è incessante e sempre più forte di qualsiasi riduzione o estraneità (cfr. Ibi). Ringraziando il Signore per come particolarmente nell’incontro di ieri ha continuato a parlarci, preghiamo per Nicolino e per tutte le intenzioni che porta nel suo cuore; in particolare preghiamo per Alessandra, per il piccolo Pietro e per i nostri carissimi amici Marco e Maria, per Rossella, per Stefania, per i nostri carissimi amici Erika e Fabio che sabato si sposeranno, per la nostra carissima amica Antonella che mercoledì scorso il Signore ha improvvisamente richiamato a sé e per Giuseppe, un amico di Fano che ieri sera è morto improvvisamente.

O Dio, vieni a salvarmi!
Signore, vieni presto in mio aiuto!
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo
Come era nel principio è ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen
…Invocazione allo Spirito Santo

Nel primo mistero della gloria contempliamo la resurrezione di Gesù
La tentazione di non credere alla risurrezione dei morti è nata nella prima Chiesa, nei primi giorni della Chiesa. Paolo, nell’anno 50 circa, deve chiarire lo stesso ai Tessalonicesi e parlarne due volte. E alla fine, per consolarli, incoraggiarli, dice una delle frasi più piene di speranza che ci sono nel Nuovo Testamento: “Alla fine saremo con lui”. E sarà uno stare con il Signore, così, con il nostro corpo e con la nostra anima. Questa è la nostra identità cristiana: stare con il Signore. Un’affermazione che non è certo una novità. Anzi, è la prima cosa che si dice dei primi discepoli. Infatti quando Giovanni Battista segnala Gesù come l’agnello di Dio e i due discepoli vanno con lui, dice il Vangelo: “E quel giorno stettero con lui”. Noi risusciteremo per stare con il Signore e la risurrezione incomincia qui, come discepoli, se noi stiamo con il Signore, se noi camminiamo con il Signore. Questa è la strada verso la risurrezione (Papa Francesco, Omelia a Santa Marta del 19.09.14).

Nel secondo mistero della gloria contempliamo l’ascensione di Gesù al cielo
Se noi siamo abituati a stare con il Signore, questa paura della trasformazione del nostro corpo si allontana. In realtà la risurrezione sarà come un risveglio: “Al risveglio mi sazierò della tua presenza” – ci dice il Salmo 16. E anche Giobbe ci dice: “Io lo vedrò coi miei occhi. Non spiritualmente: con il mio corpo, con i miei occhi trasformati. Per questo non si deve avere paura dell’identità cristiana, che non finisce con un trionfo temporale, non finisce con una bella missione. Perché l’identità cristiana si compie con la risurrezione dei nostri corpi, con la nostra risurrezione: lì è la fine, per saziarci dell’immagine del Signore. L’identità cristiana è una strada, un cammino dove si sta con il Signore, come quei due discepoli che stettero con il Signore tutta quella serata. Così anche tutta la nostra vita è chiamata a stare con il Signore per rimanere, stare con il Signore (Ibi).

Nel terzo mistero della gloria contempliamo la discesa dello Spirito Santo
Lo Spirito Santo ci ricorda, ci ricorda tutto quello che Gesù ha detto. È la memoria vivente della Chiesa. E mentre ci fa ricordare, ci fa capire le parole del Signore. Questo ricordare nello Spirito e grazie allo Spirito non si riduce a un fatto mnemonico, è un aspetto essenziale della presenza di Cristo in noi e nella sua Chiesa. Lo Spirito di verità e di carità ci ricorda tutto ciò che Cristo ha detto, ci fa entrare sempre più pienamente nel senso delle sue parole. Noi tutti abbiamo questa esperienza: un momento, in qualsiasi situazione, c’è un’idea e poi un’altra si collega con un brano della Scrittura… è lo Spirito che ci fa fare questa strada: la strada della memoria vivente della Chiesa. E questo chiede da noi una risposta: più la nostra risposta è generosa, più le parole di Gesù diventano in noi vita, diventano atteggiamenti, scelte, gesti, testimonianza (Papa Francesco, Omelia dell’8.06.14).

Nel quarto mistero della gloria contempliamo l’assunzione di Maria in cielo
L’Assunzione di Maria ci mostra il nostro destino quali figli adottivi di Dio e membri del Corpo di Cristo. Come Maria nostra Madre, siamo chiamati a partecipare pienamente alla vittoria del Signore sul peccato e sulla morte e a regnare con Lui nel suo Regno eterno. Questa è la nostra vocazione (Papa Francesco, Omelia del 15.08.14).

Nel quinto mistero della gloria contempliamo Maria coronata regina
Guardiamo a Maria come Madre della nostra speranza. Il suo cantico di lode ci ricorda che Dio non dimentica mai le sue promesse di misericordia. Maria è beata perché “ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”. In lei tutte le promesse divine si sono dimostrate veritiere. Intronizzata nella gloria, ci mostra che la nostra speranza è reale; e fin d’ora tale speranza si protende “come un’ancora sicura e salda per la nostra vita” (Eb 6,19) là dove Cristo è assiso nella gloria (Ibi).