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Meditazioni 28 aprile 2014

E Gesù passa. Nel suo procedere tra la folla non mostra alcuna intenzione di fermarsi. Invece inaspettatamente, ad un certo punto, si ferma. E prende l’iniziativa. L’iniziativa di volgere lo sguardo dalla parte di Zaccheo che vede accovacciato sull’albero. E lo chiama per nome come se lo conoscesse da sempre. Per Zaccheo è un imprevisto vertiginoso. Essere guardato e chiamato per nome da Gesù. Davanti a tutta la folla che lo odiava e lo temeva. Immedesimiamoci con Zaccheo, che non si aspetta nemmeno di essere notato e che invece si sente chiamato per nome. E non solo chiamato. Perché Gesù gli dice: “Zaccheo, presto, vieni giù perché oggi debbo fermarmi a casa tua”. Gesù guardandolo intensamente, come solo Lui era capace di fare, lo chiama per nome e lo invita a scendere dall’albero perché desidera andare a casa sua. Quell’istante rappresenta per Zaccheo l’avvenimento decisivo della sua vita. […] Zaccheo adesso è il nome di ciascuno di noi. È il mio nome che, nel suo, viene chiamato da Gesù. Lui sa benissimo dove siamo arrampicati e nascosti. Lui conosce il nostro cuore e il nostro umano. E ci chiama adesso per nome dicendoci come a Zaccheo: Scendi, presto, perché desidero venire a casa tua. Adesso. È proprio necessario che io entri a casa tua. È necessario ed è conveniente per te come per ogni uomo. Per la tua salvezza, per la tua felicità come per quella di ogni uomo. Dopo questa chiamata è necessario scendere, lasciare e perdere la propria posizione conquistata e dominante e lasciarsi guidare ed afferrare da un Altro. E Zaccheo, già come un uomo nuovo e libero, scende commosso dal sicomoro per andare incontro a Gesù e aprirgli le porte della sua casa (Nicolino Pompei, Guardate a Lui e sarete raggianti).

Nella gioia e nella gratitudine per la grande festa che ieri abbiamo vissuto con tutta la Chiesa, affidiamo ciascuno di noi e Nicolino all’intercessione dei Santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, perché ci ottengano la Grazia di aprire a Gesù le porte della nostra vita come Zaccheo e come tutti i Santi ci testimoniano. In comunione con Nicolino e con i nostri amici che sono a Lourdes, continuiamo a pregare per tutte le intenzioni che attraverso questo pellegrinaggio abbiamo raccolto e portato alla Madonna, perché come nostra Madre dolcissima interceda per noi.

O Dio, vieni a salvarmi!
Signore, vieni presto in mio aiuto!
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo
Come era nel principio è ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen

Invocazione allo Spirito Santo

Nel primo mistero della gloria contempliamo la resurrezione di Gesù
“Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato” (Lc 24, 5-6). Così l’Angelo rincuora le donne accorse al sepolcro. Così ripete la liturgia pasquale a noi, uomini e donne del terzo millennio: Cristo è risorto, Cristo è vivo tra noi! Il suo nome ormai è “il Vivente”, la morte non ha più alcun potere su di lui. Resurrexit! È risorto! Oggi Tu, Redentore dell’uomo, dal sepolcro ti ergi vittorioso per offrire anche a noi, turbati da tante ombre che incombono, il tuo augurio di gioia e di pace (San Giovanni Paolo II).

Nel secondo mistero della gloria contempliamo l’ascensione di Gesù al cielo
Rasserenati: Dio è con te. Soffri, è vero, ma Egli ti è vicino, fidati di Lui, come ti fideresti di tuo padre. Se ha permesso che tu soffra è perché ne scorge un bene che tu oggi non conosci ancora. La tua serenità è nel “fidarti di Dio” che non è capace di deludere mai (San Giovanni XXIII).

Nel terzo mistero della gloria contempliamo la discesa dello Spirito Santo
Veni, Sancte Spiritus! Preghiamo così con Maria, santuario dello Spirito Santo, preziosissima dimora di Cristo fra noi, perché ci aiuti ad essere tempio vivo dello Spirito e testimoni infaticabili del Vangelo. Veni, Sancte Spiritus! Amen! (San Giovanni Paolo II)

Nel quarto mistero della gloria contempliamo l’assunzione in cielo di Maria
Nel trionfo della Vergine, la Chiesa contempla Colei che il Padre ha scelto come vera Madre del suo Figlio unigenito, associandola intimamente al disegno salvifico della Redenzione. È per questo che Maria è segno consolante della nostra speranza. Guardando a Lei, rapita nell’esultanza delle schiere degli angeli, l’intera vicenda umana, frammista di luci e di ombre, si apre alla prospettiva dell’eterna beatitudine. Se l’esperienza quotidiana ci fa toccare con mano quanto il pellegrinaggio terreno sia sotto il segno della incertezza e della lotta, la Vergine assunta nella gloria del Paradiso ci assicura che mai ci verrà meno il soccorso divino (San Giovanni Paolo II).

Nel quinto mistero della gloria contempliamo Maria coronata regina
Il mio pensiero torna alle parole dell’umile figlia d’Israele che resta sempre la voce dei nostri cuori e delle nostre labbra, ripetute fino all’entusiasmo, alla Madre di Gesù e nostra: “Beate, beate le viscere di Maria Vergine che portarono il Figlio dell’Eterno Padre”. Ed io trovo dolce conforto nella risposta di Gesù che è l’assicurazione rinnovata per noi, figli della Chiesa Cattolica, di poter trovare qui sulla terra, pegno dell’eterna felicità del cielo, la prosperità, la gioia e la pace, nella misura della nostra fedeltà indefettibile all’insegnamento della parola divina, sempre meglio appresa e approfondita. “Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”. O Maria, Madre di Gesù e Madre nostra! Noi vi salutiamo con questa invocazione di tutte le generazioni umane, attraverso il mistero della vostra vita, nello splendore della vostra assunzione. Ancora una volta vi salutiamo beata; intercedete per noi, o gloriosa Regina del mondo e siateci sempre propizia, e particolarmente nei p