Dall’apice del successo alla confessione di un’inquietudine che nulla sembra colmare: nella nuova canzone di Ultimo riaffiora la domanda più profonda del cuore umano, quella su che cosa possa davvero essere “tutto”. Riceviamo e pubblichiamo un contributo di Barbara Braconi.
Venerdì sera, guardando il telegiornale, mi sono imbattuta in un’intervista a Ultimo, che presentava la sua canzone in uscita, dal titolo “Tutto”.
Mi ha colpito sentire che l’aveva scritta subito dopo il concerto del 4 luglio scorso a Tor Vergata. “La notte dei record” è stata definita dai giornalisti quella serata, per la presenza di 250.000 spettatori, cifra a cui neppure Vasco Rossi era mai finora arrivato. Tra i cantanti italiani il primato era infatti, finora, detenuto dal “Komandante”, che il 1° luglio 2017, al Modena Park, aveva radunato 225.173 spettatori paganti. Ultimo lo ha superato con questo concerto intitolato “La favola per sempre”.
Nell’intervista, a cui facevo inizialmente riferimento, il giovane artista ha raccontato di aver sentito dentro di sé una sensazione strana, quella notte, finito il concerto. Una persona a lui vicina, vedendolo, gli ha detto: “Non piangere che hai tutto!”. Proprio quest’invito e l’insoddisfazione emergente nonostante questo tutto, lo hanno spinto a scrivere la canzone pubblicata il 18 settembre. “Io non ho ancora capito cosa voglia dire tutto, come si possa riuscire ad avere un senso di completezza interiore” – diceva al giornalista che l’intervistava. Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, appena trentenne, ha un figlio di due anni, Enea, con la compagna Jacqueline Luna Di Giacomo, figlia della nota soubrette Heater Parisi. Detiene anche il primato per essere il cantante italiano con il più alto fatturato del momento. Amore, paternità, fama, successo, ricchezza, giovinezza, bellezza, sanezza: cosa manca a questo ragazzo che apparentemente ha tutto?
“Io non sono bravo / a fare quello che ride / nelle foto di gruppo / e nelle sere estive” – dice nella canzone, tradendo già l’immagine della gioia che il mondo vorrebbe appioppargli addosso. E poi confessa: “Tutto / Che cos’è tutto / Io non so cos’è tutto… Dio, vorrei un mio concerto / la gente sotto e la mia voce al centro / E adesso qui c’è tutto, ma continua il freddo. / Io so che puoi trovarlo assurdo / ma io sento freddo anche se per te ho tutto”. È profondamente umano e vero ciò che Ultimo canta in questa canzone, scritta all’apice del successo, nel momento in cui aveva raggiunto tutto quello che il mondo stabilisce come il massimo a cui un cantante possa aspirare. Eppure non basta. Al cuore non basta. C’è anche un altro passaggio della canzone “Tutto” che mi colpisce: è la distanza, la frattura che Ultimo ammette tra la quotidianità e i momenti in cui ad esempio scrive canzoni o tiene un concerto. Lo dice così in questo suo ultimo testo: “Quando mi siedo al piano / è come se non fossi / quello lì sul divano, quello di tutti i giorni”.
Semplicemente una canzone leale, sincera, che porta la verità del fallimento a cui tutte le cose sono di per sé votate e l’incapacità di essere un io intero, compiuto, maturo, sempre e dappertutto, realmente.
Il concerto del 4 luglio è addirittura diventato un film, che esce oggi nelle sale cinematografiche italiane e sarà proiettato fino al 30 settembre. Intitolato “Ultimo-Tutto. Live a Tor Vergata”, raccoglie le immagini del mega concerto, unite a backstage esclusivi e momenti privati dell’artista. Probabilmente sarà un nuovo ed ulteriore business. Ma intanto il cuore, indomabile, continua a gridare a Ultimo – come a me, come a ciascuno – “Adesso qui c’è tutto, eppure io ho ancora freddo”. Un’esperienza comune a chiunque sia sincero e leale con la propria umanità.
Ma – grazie a Dio – non è tutto qui. C’è nella storia, nella realtà, una Presenza, che si è fatta Carne ed e venuta ad abitare in mezzo a noi, che accende il cuore e la vita, che si può sperimentare come il Tutto che permette di vivere tutto. Ascoltando la canzone di Ultimo, mi è tornato in mente il nostro volantino di Natale del 2000, che s’intitola proprio “Egli è il nostro Tutto!”. Un passaggio finale del brano di Nicolino Pompei che lì pubblicammo dice, a proposito dei pastori che seguendo l’annuncio degli angeli andarono a cercare Gesù la notte di Natale: “riconobbero la Carne del Mistero presente. Lui è veramente il tutto da noi ardentemente, assolutamente desiderato e atteso. In quel Bambino tutto si chiarisce e si capisce, tutto è nuovo, comincia e ricomincia. Tutto è possibile. La vita diventa ciò che è e deve essere: la Gloria di Cristo”.
Barbara Braconi