"Voglio solo un posto ai piedi di Gesù"

Fino al dono della vita. Pakistan: terra di martirio

Libertà religiosa in Pakistan. Mostra itinerante. Shabhaz Bhatti. Video dell'incontro con Paul Bhatti, fratello di Shabhaz, al nostro XXII Convegno.

29 Luglio 2022

Durante il secondo Vertice Internazionale sulla Libertà Religiosa, svoltosi dal 28 al 30 giugno a Washington D.C. , il professore di origini pakistane Shahid Mobeen, che insegna Metafisica alla Pontificia Università Urbaniana di Roma ed è impegnato con la denuncia dell’estremismo radicale nel suo Paese natale e al di fuori di esso, ha parlato delle leggi pakistane sulla blasfemia e sul crescente numero di sequestri e conversioni forzate di bambine. Se, infatti, spesso sentiamo parlare delle leggi sulla blasfemia, meno sappiamo del fenomeno delle conversioni forzate delle bambine: il professor Mobeen ha riferito in questa occasione che, in base a rapporti locali di alcune ONG, questo fenomeno criminale, che spesso include gravi abusi sessuali, interessa in Pakistan più di 2.000 vittime all’anno: per il 40% cristiane, per il 40% induiste, per il 15% sikh e per il 5% sciite o di altre fedi.
“La chiave per esercitare pressione sul Governo pakistano perché renda giustizia risiede nella visibilità internazionale”, ha affermato Mobeen. “Se non appari sui mezzi di comunicazione, il tuo problema diventa invisibile. Dobbiamo levare la voce”. “Quello che ha dimostrato il caso di Asia Bibi senza dar luogo a dubbi - ha dichiarato il professore - è il potere e l’importanza della pubblicità, di far correre la voce e attirare l’attenzione internazionale, scatenando l’azione delle Nazioni occidentali ed esercitando pressioni sul Governo pakistano perché risolva le gravi ingiustizie”.

Nell’occasione del prossimo Avvenimento in piazza, che si terrà a San Benedetto del Tronto dall’8 al 15 agosto, verrà esposta la mostra itinerante “Fino al dono della vita. Pakistan: terra di martirio”, occasione preziosa per incontrare la testimonianza di Shahbaz Bhatti, ministro delle Minoranze del Pakistan, ucciso il 2 marzo 2011 a 42 anni, dopo aver speso la sua vita per proteggere tutte le minoranze e incoraggiare il dialogo (di lui è in corso la causa di beatificazione), e di alcune figure emblematiche della più recente storia pakistana.
Riproponiamo il video dell’Incontro tenuto al nostro Convegno del 2012 dal fratello di Shahbaz Bhatti, Paul, allora Ministro dell’armonia e delle minoranze del Pakistan, in continuità con l’opera di suo fratello.

Questo incontro si è tenuto dieci anni fa ma la situazione del Pakistan rimane alquanto drammatica: lo scorso mese di maggio è stato lanciato l’ultimo sos all’Agenzia missionaria vaticana Fides di Joseph Jansen, presidente di “Voice for Justice” (VFJ). L’organizzazione pakistana è impegnata per i diritti umani e la libertà religiosa. “La condizione della libertà religiosa in Pakistan desta preoccupazione – ha infatti denunciato Joseph Jansen-. Assistiamo a dozzine di episodi di violenza della folla. All’uso improprio delle leggi sulla blasfemia. Conversioni forzate. E profanazione dei luoghi di culto. La violenza in nome della religione è in aumento. A causa della mancanza della capacità del governo di fermare la radicalizzazione. E l’estremismo religioso. Nonostante il Piano d’azione nazionale per la lotta al terrorismo”.
A questo proposito proponiamo alcuni recenti articoli di rassegna stampa.

Meerab vittima 16enne della libertà religiosa negata. Allarme in Pakistan per le persecuzioni delle minoranze
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Pakistan: otto anni nel braccio della morte, l'epopea di una coppia cristiana
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Il testamento spirituale di Shahbaz Bhatti

“Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia.
Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico.
Mi sono state proposte alte cariche al governo e mi è stato chiesto di abbandonare la mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa: «No, io voglio servire Gesù da uomo comune».

Questa devozione mi rende felice. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora — in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan — Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita.
Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.
Credo che i cristiani del mondo che hanno teso la mano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento in positivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione.
Voglio dirvi che trovo molta ispirazione nella Sacra Bibbia e nella vita di Gesù Cristo. Più leggo il Nuovo e il Vecchio Testamento, i versetti della Bibbia e la parola del Signore e più si rinsaldano la mia forza e la mia determinazione. Quando rifletto sul fatto che Gesù Cristo ha sacrificato tutto, che Dio ha mandato il Suo stesso Figlio per la nostra redenzione e la nostra salvezza, mi chiedo come possa io seguire il cammino del Calvario. Nostro Signore ha detto: «Vieni con me, prendi la tua croce e seguimi».
I passi che più amo della Bibbia recitano: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi». Così, quando vedo gente povera e bisognosa, penso che sotto le loro sembianze sia Gesù a venirmi incontro.
Per cui cerco sempre d’essere d’aiuto, insieme ai miei colleghi, di portare assistenza ai bisognosi, agli affamati, agli assetati. Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarLo senza provare vergogna”.

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