nel frammento

NUMERO 4 / ANNO 2014

SEGNO DI SICURA SPERANZA

di Barbara Braconi

È sempre impressionante vedere venir su il nostro Convegno in un luogo in cui fino al giorno prima c’erano solo asfalto e breccia e dove il giorno dopo resterà nuovamente solo la “strada”. È un segno che continua a parlare delle meraviglie del Signore.

Proprio il primo giorno del lavoro di quest’anno un carissimo amico di San Benedetto, che coordina il montaggio insieme ad altri, mi scriveva in un messaggio: “Cristo ha continuato a vivere in mezzo a noi e per questo siamo qui…Per questo mistero di fedeltà inaudita, ancora una volta, possiamo vedere le tende del nostro Convegno venire su ed in questo scenario, che è sempre lo stesso, cogliere la meraviglia e lo stupore che tutto questo è PER ME… Commuoversi per essere ancora qui (non tanto per l’essere in vita ma per non essersi persi!) e non trovare in questo una briciola di capacità bensì un Amore senza sponde che ti alza e ti investe ogni giorno e che oggi particolarmente mi rimette di fronte – attraverso questo inizio di montaggio del Convegno – il dono stupendo e immeritato di un carisma e di un’amicizia per andargli incontro”.

In un momento storico in cui la strada si fa sentire più drammatica, mentre l’orda barbarica avanza travestita da valori apparentemente fatti passare come umani (penso ad esempio alla trascrizione di una ventina di matrimoni tra persone dello stesso sesso da parte dell’attuale sindaco di Roma, non a caso proprio in coincidenza con la chiusura del Sinodo dei Vescovi sul tema della famiglia e con la beatificazione di Paolo VI, il Papa dell’Umanae vitae…) o in altri casi nell’orrore di gesti terroristici chiari, compiuti addirittura da occidentali convertiti all’Islam, (altro volto della stessa medaglia coniata da secoli di relativismo e nichilismo)… in un momento così, in una “strada” così, continua a sorgere inesorabilmente e fedele un gesto come il nostro 24° Convegno, segno – innanzitutto per me, per noi – di una speranza sicura, frutto “di quella infinita tenerezza, di quella infinita misericordia con cui il Mistero, Dio, il Padre buono investe e abbraccia in ogni momento la vita di ciascuno di noi. È un gesto [il Convegno] attraverso cui Cristo ancora una volta si presenta alla soglia della nostra vita a mendicare il nostro cuore, la nostra libertà, la nostra ragione, tutto noi stessi, perché possiamo cedere al suo onnipresente e redentivo Amore, a cui ci chiama, con cui ci abbraccia e ci pervade in ogni momento. Dentro ogni momento del rapporto con la realtà segnato da persone, cose, scelte, gioie e dolori…” (Nicolino Pompei, Chi perderà la propria vita per Me la troverà). Un gesto attraverso il quale possiamo incontrare – e rincontrare – quella Parola senza la quale la vita muore. Un gesto attraverso il quale poter ripetere: “Signore, io non sono degna di partecipare alla Tua mensa, ma dì soltanto una parola ed io sarò salvata”. Un gesto attraverso il quale incontrare e portare quella Presenza, quella Compagnia in cui “tutto, ma proprio tutto, è pienamente abbracciato, veramente spiegato, riconosciuto nel suo vero e pieno significato. È veramente amato, posseduto, sopportato e sopportabile, affrontato e affrontabile, possibile e resistente; ragionevole e libero, totale e compiuto. Tutto emerge sempre come occasione e strada” (Nicolino Pompei, Senza di me non potete fare nulla).

IL CARDINALE FRANÇOIS-XAVIER NGUYÊN VAN THUAN

Dovunque emerge la sua testimonianza
di Moina Maroni

Durante le vacanze estive vissute con la Compagnia, Nicolino ci ha aiutato ad incontrare ciò che è decisivo nella nostra vita e in quella di ogni uomo: l’essenziale, cioè Gesù Cristo, attraverso la sua stessa vita e la testimonianza di alcuni amici in Paradiso. Nicolino ha fatto riferimento all’insegnamento di Papa Francesco che, nel discorso ai partecipanti alla assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, ha posto senza mezzi termini l’urgenza di “risvegliare nel cuore e nella mente dei nostri contemporanei la vita della fede. La fede è un dono di Dio ma è importante che noi cristiani mostriamo di vivere in modo concreto la fede, attraverso l’amore, la concordia, la gioia, la sofferenza, perché questo suscita delle domande, come all’inizio del cammino della Chiesa: perché vivono così? Che cosa li spinge?… Ciò di cui abbiamo bisogno, specialmente in questi tempi, sono testimoni credibili che con la vita e anche con la parola rendano visibile il Vangelo, risveglino l’attrazione per Gesù Cristo per la bellezza di Dio… c’è bisogno di cristiani che rendano visibile agli uomini la misericordia di Dio, la sua tenerezza per ogni creatura…”. Fra tutti gli amici in Paradiso, desidero riporre all’attenzione di ciascuno la testimonianza del cardinale François Xavier Nguyên Van Thuan, per la sua vita segnata radicalmente dall’esperienza dell’amore di Cristo e del “quidi sit Iesum diligere” di ciò che si amare Gesù perché sono certa che possa sostenere il mio passo quotidiano e quello di tanti carissimi amici che stanno vivendo l’ora della prova.

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