nel frammento

NUMERO 1 / ANNO 2016

… la prima sono io!

di Barbara Braconi

La prima sono io! – è l’esclamazione spontanea che mi è emersa dal cuore ripensando alla testimonianza di san Paolo che abbiamo messo a titolo del nostro Volantino della Santa Pasqua di quest’anno. Non penso innanzitutto ai carcerati - dicevo a Nicolino parlando del brano del Papa che abbiamo scelto – ma penso davvero a me. In quel discorso del 10 luglio dell’anno scorso, il Santo Padre si rivolge effettivamente agli ospiti del centro di rieducazione “Santa Cruz” di Palmasola, ma sono parole che io sento indirizzate a me e che credo ciascuno debba e possa sentire per sé. Che struggimento sentirlo affermare “Non potevo lasciare la Bolivia senza venire a trovarvi”. È un segno della permanenza e del rinnovarsi nella storia di quell’Avvenimento che san Paolo testimonia quando dice: “Cristo Gesù è venuto nel mondo”. Nel mondo cioè qui, da me, dove sono io, dove siamo noi… “giuso intra i mortali” – direbbe Dante. Già questo è un fatto sconvolgente: Cristo viene nel mondo e il Papa, come segno supremo della Sua presenza, va in Bolivia e non può lasciare il Paese senza andare in carcere a trovare i detenuti. È una cosa dell’altro mondo in questo mondo! E “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori”, non i bravi, i sani, quelli che sono già a posto… ma i peccatori. Ha detto il Papa in quell’occasione: “Non potevo lasciare la Bolivia senza venire a trovarvi, senza condividere la fede e la speranza che nascono dall’amore offerto sulla croce”. Questo discorso di Francesco mi è particolarmente caro e più volte in questi mesi mi era capitato di riprenderlo e di meditarlo. Mi è tornato in mente, mi è rivenuto incontro proprio in un momento in cui ne avevo grande bisogno. Era un lunedì in cui sentivo crescere in me un grande travaglio. Il giorno prima avevo vissuto una domenica che mi viene spontaneo definire “da Vangelo”, uno di quei giorni in cui per grazia vedi particolarmente che Cristo è una presenza reale e contemporanea e che la vita testimoniata dal Vangelo continua e si centuplica nel presente. Proprio per questa esperienza di Grazia, salutando Nicolino la sera prima di ripartire, avevo colto un grande richiamo a me, avevo preso più coscienza della mia scontatezza, della mia ingratitudine, di tanti miei tradimenti… Tornando a casa in macchina, poi, mi ero ritrovata ad arrabbiarmi al telefono con un amico carissimo per una questione relativa al mio lavoro ed era stato un ulteriore momento in cui avevo visto meglio tanti miei limiti e difetti che ancora tanto assecondo. Tutto questo aveva provocato in me un grande travaglio vissuto poi in un lunedì come tanti altri, in una giornata lavorativa piena di tutti quegli incontri, problemi, questioni che normalmente la segnano; in particolare in quel giorno ho dovuto accogliere la difficoltà di una mamma che di fronte alla convocazione straordinaria per un colloquio con i docenti ha reagito riempiendomi di messaggi e telefonate. Proprio in un lunedì così, mentre stavo così, così in ginocchio, così in lacrime, così denudata di tante mie immagini e false sicurezze, ho risentito questo brano del Papa mi è tornato in mente e immediatamente l’ho desiderato per il nostro Volantino di Pasqua. Avevo già raccolto anche altri tratti, altri spunti, che senz’altro erano comunque belli e adeguati, ma quando parla Lui è tutta un’altra esperienza. “Egli è venuto a mostrarci, a rendere visibile l’amore che Dio ha per noi… Un amore che si avvicina e restituisce dignità. Una dignità che possiamo perdere in molti modi e forme (quanto è vero per me! E quanto lo sanno bene – per quel che mi riguarda – le persone più care e familiari che con me condividono il quotidiano). Ma Gesù è ostinato in questo: ha dato la vita per questo, per restituirci l’identità perdita. Per rivestirci con tutta la sua forza di dignità… Gesù vuole risollevarci sempre”. È l’esperienza che ho vissuto quel lunedì e che, grazie a Dio, segna tutte le mie giornate. Il “La cattura di Cristo” di Caravaggio è l’immagine che sposa magnificamente questo titolo di san Paolo e questo brano del Papa… Quel traditore sono anch’io, quel figlio, quell’amico, amato come Giuda anche in quel momento di tradimento, sono io… E quella presenza di Gesù che si lascia avvicinare sempre, anche così, che si lascia afferrare così, baciare così, tradire così… è la presenza che, quando la vedo, mi fa piangere di commozione ed è la presenza con la quale tutto mi si rivela bello, possibile, affrontabile… è la presenza che fa la Pasqua.

Barbara Braconi

Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io

Il nostro volantino della Santa Pasqua 2016

XXXI Giornata Mondiale della Gioventù

Messaggio del Santo Padre Francesco

15 agosto 2015

Giubileo straordinario della Misericordia

Papa Francesco
  • Omelia dell’8 dicembre 2015
  • Omelia del 18 dicembre 2015
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