NUMERO 1 / ANNO 2026
Cosa siete andati a vedere?
Un mucchietto di ossa, seppur ricomposte a formare uno scheletro umano, è tutto quello che resta della natura terrena di Francesco d’Assisi.
Nell’ottavo centenario della sua morte, sono stati esposti alla venerazione dei fedeli i resti del corpo del patrono d’Italia, il primo amico santo della nostra Compagnia.
Quando, attraverso i video e le foto, mi sono trovata di fronte quell’urna di vetro con le ossa di Francesco, mi sono chiesta perché oltre quattrocentomila persone avevano già prenotato la loro visita? Ho sentito risuonare in me la domanda che Gesù fece alla folla, riferendosi a Giovanni Battista: “Cosa siete andati a vedere nel deserto?” (Mt 11,7).
Da ottocento anni la testimonianza di Francesco d’Assisi attira uomini e donne da ogni parte del mondo. Era l’ottobre del 1982, quando Nicolino accolse l’invito ad andare al convegno Giovani verso Assisi, dove accadde l’incontro decisivo con Francesco. Così lui stesso lo narra nell’approfondimento Dieci anni di Fides Vita: un piccolo popolo dentro l’Avvenimento del Cristianesimo del 2000: “La figura di S. Francesco è stata profondamente stringente per me. […] Quell’irresistibile ‹‹carne›› di uomo che mi sono trovato davanti e che aveva ottocento anni più di me, mi costringeva a domandarmi, a gridare: ‹‹Perché? Perché tu – così pienamente soddisfatto da tutto quello che la mentalità comune e del mondo (quella del 1200 come d’altra parte quella di oggi… cambia solamente l’espressione) indica come la soddisfazione e il massimo – hai posto, ad un certo momento, la tua vita radicalmente dalla parte opposta? […] La familiarità che decisi di avere con la sua figura, quella di Francesco, arrivò ad un punto che mi costrinse a guardare la Carne di Uno”, l’avvenimento della presenza di Cristo.
È questa l’esperienza che ancora attrae. Francesco è morto, come muore ogni uomo, ma anche i suoi resti mortali richiamano, a chi se ne lascia provocare, che c’è “qualcosa” che non muore mai e che mostra una vitalità, una pienezza, una bellezza, una gioia, un amore che restano e continuano nel tempo, divenendo anche cammino e metodo per altri, per chiunque accolga l’esperienza di cui il santo è testimone. Quell’esperienza per cui ciò che prima gli sembrava troppo amaro (come baciare un lebbroso) gli fu mutato in dolcezza d’animo e di corpo. Quell’esperienza per cui ha potuto parlare di perfetta letizia laddove altri avrebbero visto solo pioggia, ingiustizia, sfinimento, motivo di rabbia e delusione. Quell’esperienza per cui ha potuto addirittura chiamare sorella la morte. Quell’esperienza per cui Francesco è l’unico della storia ad essere definito l’alter Christus.
Per quest’esperienza ci si mette in fila per andare di fronte alla sua tomba.
Così sia!
Barbara Braconi
